XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 427




        Onorevoli Colleghi! - Il legislatore, con la legge 3 maggio 1982, n. 203, ha inteso disciplinare compitamente la materia dei contratti agrari e, in conseguenza, ha predisposto la cessazione del regime di proroga, ha abrogato le disposizioni di legge che prevedono la proroga di contratti agrari o disciplinano le eccezioni alla proroga stessa e ha scaglionato la durata residua dei contratti agrari al fine di dare luogo al necessario rinnovamento.
        Il disegno del legislatore si è realizzato, purtroppo, solo parzialmente.
        La liberalizzazione e promozione dell'affitto è iniziata con l'applicazione di quelle norme quando si è registrata una equilibrata convenienza fra concedente e concessionario definita con gli accordi collettivi.
        L'accordo quadro, infatti, è uno strumento negoziale in cui l'autonomia privata si riconosce per autoregolamentarsi ed instaurare un rapporto proficuo, sicuro nella certezza dei diritti e dei doveri.
        La politica comunitaria degli incentivi alle produzioni ha reso la dimensione della azienda una variabile, mentre l'acquisto della terra rimane un dato definitivo ed oneroso; l'affitto è diversamente un contratto elastico per la sua temporalità ed è più sopportabile nel capitolo degli investimenti finanziari dell'investitore.
        Nella stima quantitativa dei contratti esistenti si nota che la maggior parte di essi è frutto di accordi in deroga, sin dall'inizio del rapporto o successivamente alle rinegoziazioni avvenute, sia nella conversione delle ultime mezzadrie e colonie nel 1989 e nel 1993, che nei contratti storici scaduti negli anni novanta.
        L'accordo quadro e i patti in deroga rappresentano anche una possibilità di nuovo insediamento per i giovani imprenditori agricoli, non compresi nel numero delle imprese familiari garantite dall'affitto.
        Tuttavia, i dati statistici positivi e le possibilità favorevoli per nuove imprese di per sé non risolvono il problema legato all'atteggiamento di quanti, enti, fondazioni, grandi proprietari preferiscono, anziché concedere in affitto i terreni, lasciarli a riposo o addirittura metterli sul mercato contando, in alcune aree, su una elevata remunerazione e mettendo fuori causa gli affittuari.
        Si impone, dunque, un provvedimento che consenta di evitare alle imprese diretto-coltivatrici esistenti la rottura della continuità di impresa e costituisca uno strumento decisivo per l'iniziativa dei giovani imprenditori.
        Questo è il fine della presente proposta di legge.




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