XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 420
Onorevoli Colleghi! - Il Parlamento europeo, nella
seduta del 7 settembre 2000, con una decisione di grande
rilevanza politica e morale, ha approvato una risoluzione
sulla clonazione umana.
Nel consesso europeo ha prevalso una concezione della
politica che si lascia guidare dalla morale e dai valori per
un progresso scientifico eticamente orientato.
Si tratta di un importante, rilevante atto di indirizzo di
cui i Parlamenti nazionali devono tenere conto, assumendo
iniziative coerenti e conseguenti, e rivedendo decisioni già
assunte - come nel caso della proposta del Governo della Gran
Bretagna di autorizzare la ricerca medica che fa uso di
embrioni creati mediante la tecnica di sostituzione nei nuclei
cellulari (la cosiddetta "clonazione terapeutica") - e da
assumere, come nel caso italiano.
La risoluzione del Parlamento europeo si pone in linea con
le precedenti risoluzioni del 16 marzo 1989 sui problemi etici
e giuridici dell'ingegneria genetica e sulla inseminazione
artificiale "in vivo" e "in vitro", del 28 ottobre
1993 sulla clonazione degli embrioni umani, del 12 marzo 1997,
del 15 gennaio 1998, del 30 marzo 2000 e del 7 settembre 2000
sulla clonazione umana.
Non si tratta di una decisione estemporanea, ma di una
precisa linea che afferma senza ambiguità che l'embrione è a
tutti gli effetti un soggetto che possiede una propria
dignità. Essa considera la dignità umana e il conseguente
valore di ciascun essere umano come obiettivi primari degli
Stati membri dell'Unione europea, come sancito nella
Costituzione della Repubblica italiana e in altre Carte
costituzionali dei Paesi membri.
Non vi è dubbio che nella opinione pubblica vi sia allarme
per gli esperimenti di clonazione dell'embrione umano e
ripulsa morale nei confronti delle manipolazioni genetiche
senza limiti.
Il legislatore non può rimanere inerte rispetto ad una
tale situazione senza sentire la necessità di definire
princìpi, regole, divieti, controlli e sanzioni.
Non viene sottovalutata la indiscutibile esigenza di
ricerca medica derivante dai progressi realizzati nella
conoscenza della genetica umana, che, tuttavia, riteniamo
debba essere controbilanciata da rigorose limitazioni etiche e
sociali.
Non si vuole, da parte dei proponenti, porre impedimenti
alla ricerca quanto, piuttosto, indirizzarla, orientarla verso
princìpi etici chiari e rispettosi della persona umana.
Di fronte alla sperimentazione selvaggia e di fronte alla
via della biotecnologia che avanza negli Stati Uniti e che
rappresenta più gli interessi delle multinazionali che quelli
della persona umana, si intende affermare una via europea alla
ricerca attraverso metodologie che rispettino la dignità della
persona umana.
E' evidente la gravità del problema etico aperto dalla
volontà di estendere al campo umano la produzione e l'uso di
embrioni umani anche in prospettiva umanitaria. Non va,
infatti, dimenticato che vi sono metodi alternativi alla
clonazione embrionale per curare patologie gravi come, ad
esempio, le tecniche che implicano l'estrazione di cellule
staminali da individui adulti o dal cordone ombelicale dei
neonati, e che vi sono altre cause patologiche esterne che
devono essere oggetto di ricerca e di verifica.
Occorre esplicare i massimi sforzi a livello politico,
scientifico ed economico a favore della ricerca tecnologica
volta a realizzare terapie che impiegano cellule staminali
derivate da adulti in attuazione degli indirizzi del
Parlamento europeo. Non vi è, infatti, differenza tra
clonazione a fini terapeutici e clonazione a fini di
riproduzione e qualsiasi allentamento del divieto attuale
creerà pressioni per ulteriori sviluppi nella produzione e
nell'utilizzo di embrioni.
Riteniamo che i diritti dell'uomo e il rispetto della
dignità umana e della vita umana debbano costituire
l'obiettivo costante dell'attività politica legislativa.
L'avvio della "clonazione terapeutica", che implica la
creazione di embrioni umani esclusivamente per scopi di
ricerca, pone un profondo dilemma etico e rappresenta un passo
senza ritorno per quanto riguarda le norme della ricerca.
Si è sottolineata con forza l'esigenza di introdurre in
tempi brevi norme vincolanti che vietino le forme di ricerca
su qualsiasi tipo di clonazione umana sul nostro territorio e
prevedano sanzioni penali per ogni violazione. Durante la XIII
legislatura, i ritardi registrati al Senato della Repubblica
(vedi Atto Senato n. 4048) dopo l'approvazione da parte della
Camera dei deputati del progetto di legge sulla procreazione
medicalmente assistita, rappresentano una grave lacuna che il
nuovo Parlamento è chiamato a colmare per porre fine ad una
situazione di grave vuoto legislativo.
Con la presente proposta di legge, per la quale si auspica
una rapida approvazione, in linea con gli orientamenti
espressi dal Parlamento europeo, si ribadisce l'esigenza di
affermare la esclusione degli elementi umani dalla
brevettabilità e dalla clonazione. Dagli studi delle cellule
staminali dell'adulto è emerso come esse possano essere
efficaci per tante patologie e aprano serie speranze per il
futuro.
Con l'articolo 1 è fissato il principio della tutela della
persona umana fin dal suo concepimento.
Con l'articolo 2 è definita la tipologia di cellula
staminale e nell'articolo 3 sono definiti gli ambiti di
applicazione terapeutica. Lo stesso articolo 3 consente la
ricerca esclusivamente sulle cellule staminali adulte
prevedendo altresì la istituzione di un apposito fondo
speciale per la ricerca genetica e per la sua utilizzazione ai
fini di trapianto. Con l'articolo 4 sono disciplinate la
ricerca e la sperimentazione nell'ambito degli xenotrapianti.
Con l'articolo 5 sono introdotti nel codice penale i divieti e
le specifiche sanzioni per la clonazione umana e la
sperimentazione genetica mediante l'uso di cellule staminali
embrionali, prevedendo pene particolarmente severe per i
trasgressori.
Con l'articolo 6 il Ministro della sanità è incaricato di
esercitare controlli sui centri di sperimentazione pubblici e
privati.
Con l'articolo 7 è ribadita la centralità del Parlamento
rispetto alle problematiche connesse alla bioetica, prevedendo
l'istituzione di una Commissione bicamerale di controllo per
verificare l'azione del Governo rispetto agli atti di
indirizzo adottati in materia dall'Unione europea e per
esaminare le questioni etiche e giuridiche sollevate dai nuovi
sviluppi della genetica umana al fine di rafforzare l'azione
di controllo del Parlamento nei confronti del Governo su una
materia che altrimenti verrebbe sottratta all'azione
parlamentare.