XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 396
Onorevoli Colleghi! - Le richieste di recupero della
cittadinanza italiana da parte di discendenti di emigrati
italiani hanno registrato nel corso del 1999 un forte
aumento.
Il riacquisto della nazionalità di origine dei padri da
parte delle nuove generazioni non è un fatto di per sé nuovo:
come a noi noto, la discussione della legge costituzionale n.
1 del 2000 concernente il voto degli italiani all'estero ha
evidenziato sia quanto le comunità italiane all'estero siano
legate emotivamente all'Italia, sia il fatto che gli italiani
all'estero dovrebbero essere tra i 4 e i 5 milioni, mentre gli
oriundi circa 50 milioni.
Anche se i figli dei nostri emigrati sono cresciuti, hanno
avuto una scolarizzazione e lavorano all'estero, i genitori
hanno tenuto vive le tradizioni, la lingua, la cultura
d'origine, per cui oggi le nuove generazioni sono un
melting-pot culturale del Paese in cui vivono ed il
Paese di origine dei loro padri, o meglio delle loro regioni
di provenienza.
Se pensassimo ad un ritorno di queste persone in Italia, i
maggiori ostacoli all'integrazione sociale, la lingua e
l'identità culturale e di valori, non rappresenterebbero un
problema per esse che infatti già parlano l'italiano, o un
dialetto delle nostre regioni, o che possono facilmente
riapprenderlo, e che quanto ai valori li conservano come
retaggio culturale.
Il dibattito parlamentare nella scorsa legislatura non si
è soffermato sulla questione di incoraggiare attraverso una
iniziativa legislativa nazionale articolata, oggettivamente
eseguibile in breve tempo e non demagogica, il ritorno in
patria degli italiani, o anche di coloro che sono di origine
italiana.
Non è ovviamente prevedibile che vi sia un ritorno di
massa dai Paesi di destinazione degli italiani residenti
all'estero, molti dei quali vivono all'estero da decenni e la
quasi totalità è perfettamente integrata nelle società in cui
vive. Non è possibile nemmeno stimare quanti siano gli
italiani, anche di origine, residenti all'estero che sarebbero
disposti a vivere e a lavorare in Italia per un breve o per un
lungo periodo. Si ricorda, a tale proposito, che anche se è
difficile pensare che la necessità di manodopera di cui le
aziende abbisognano in Italia possa venire completamente
soddisfatta dagli italiani residenti all'estero, la
possibilità di offrire loro prioritariamente occupazione in
Italia, attraverso un'informazione capillare data dalle nostre
rappresentanze diplomatiche e dalle associazioni di migranti,
non dovrebbe venire disattesa, considerato che è proprio la
necessità di manodopera, talvolta anche specializzata, per la
quale vi è una scarsità di offerta da parte dagli italiani
residenti in patria, a spingere le aziende italiane a
chiedere, per non fare diminuire l'apparato produttivo ed i
loro investimenti, l'ingresso in Italia di migliaia di
cittadini stranieri, che il Governo italiano anche con altre
motivazioni ha accolto e soddisfatto prontamente.
La presente proposta di legge intende proporre ed
inserirsi in un, auspichiamo prossimo, dibattito parlamentare
che analizzi la possibilità di addivenire ad una legislazione
nazionale articolata che, di concerto con le vigenti leggi
regionali, sia di incentivo ed aiuto agli italiani residenti
all'estero che vorrebbero ritornare a vivere e a lavorare in
Italia.