XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 339




        Onorevoli Colleghi! - L'Italia è rimasta l'unico Paese civile al mondo che non dà la possibilità di votare all'estero ai cittadini residenti fuori dai propri confini.
        Dopo l'approvazione della legge costituzionale n. 1 del 2001 recante "Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione concernenti il numero di deputati e senatori in rappresentanza degli italiani all'estero" e nel doveroso tentativo di consentire l'esercizio del diritto di voto ai nostri connazionali all'estero, dopo una attesa di decenni si è predisposta la presente proposta di legge per consentire una rapida entrata in vigore delle norme volte a regolare l'esercizio del voto stesso.
        Con l'istituzione dell'anagrafe dei cittadini italiani residenti all'estero (AIRE) sono state da tempo superate in gran parte le difficoltà derivate dalla necessità di "conoscere" e raggiungere i cittadini italiani nelle varie aree del mondo.
        Eppure, dopo più di dieci anni dalla data di entrata in vigore della legge istitutiva dell'AIRE (1988) e nonostante la riforma costituzionale recata dalla citata legge n. 1 del 2001, il Governo allo scadere della XIII legislatura si è accorto improvvisamente che non era ancora pronto "per affrontare gli adempimenti tecnici". E' stata una vera mistificazione. Nessuno doveva parlare di "ristrettezze dei tempi", considerato che il problema, cioè quello della bonifica dei dati dell'anagrafe elettorale (AIRE e Anagrafe consolare) tra il Ministero dell'interno e quello degli affari esteri, era dibattuto da oltre dieci anni.
        Si trattava di votare in pochi giorni la legge ordinaria di attuazione delle norme costituzionali. Lo abbiamo fatto presente, unitamente al segretario generale del Consiglio generale italiani all'estero, Narducci, e ai vice segretari, Macrì e Farina, in un colloquio con il Presidente della Repubblica. In effetti, è stata ignorata la priorità assoluta della legge che rendeva attuali e attuabili quelle norme costituzionali. Avevamo ottenuto la vittoria dopo decenni, ma tutto è divenuto inutile. Il Senato della Repubblica, ha concluso l'esame delle numerose iniziative legislative in materia di esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani all'estero in Commissione affari costituzionali il 22 febbraio 2001, rinviandole all'Aula, per una votazione impossibile, in data 7 marzo. Al di là delle singole responsabilità, si è compiuta una congiura e gli italiani all'estero sono stati defraudati del loro sacrosanto diritto.
        Si è trattato di un vero scandalo internazionale. Dopo aver dedicato tutta la vita e aver raggiunto, grazie alla politica dell'intesa, il successo con la revisione della Costituzione, dopo tante promesse, è arrivata questa ignobile pugnalata che mi ha profondamente colpito. Sono rimasto molto amareggiato e addolorato, senza parole. Ho detto a me stesso: "il sogno è finito".
        Il Capo dello Stato nel prestigioso viaggio in America Latina ha dichiarato ai nostri connazionali solennemente: "Questa è l'ultima volta che non votate". Ho ringraziato il Capo dello Stato e ho pensato molto ai nostri connazionali, a questa meravigliosa famiglia nella quale ho imparato a vivere e dico a tutti loro di non rassegnarsi. Ho reagito duramente. Il bene assolutamente deve vincere sul male. Le proteste sono giunte da tutto il mondo contro tale infamia. Ho avuto l'assicurazione che nei primi mesi di questa legislatura verrà finalmente approvata la presente proposta di legge che è la sostanziale riproduzione del testo unificato messo a punto al Senato, relatrice D'Alessandro Prisco, che ringrazio, dell'atto Senato n. 4768, della XIII legislatura, a firma Pasquali e altri, e della proposta di legge A.C. n. 104, presentata alla Camera dei deputati il 9 maggio 1996 a firma Tremaglia e altri, con una aggiunta significativa che riguarda la previsione della formazione, revisione e conservazione degli elenchi degli elettori italiani residenti all'estero presso la Direzione centrale per i servizi elettorali del Ministero dell'interno.
        Ora non rimane che superare gli ostacoli di carattere tecnico-legislativo, considerato che il principio del voto all'estero non può essere più messo in discussione.
        A tale fine si rileva che i nostri elettori all'estero, al contrario di quanto previsto in proposte di legge presentate nella scorsa legislatura, non dovranno più votare per circoscrizioni che si trovano in Italia e per i loro comuni di origine (nel qual caso eserciterebbero sì l'elettorato attivo, ma per eleggere candidati che non conoscono e che sono scelti dai partiti politici in Italia), ma, ai sensi di quanto previsto dalla legge di modifica all'articolo 48 della Costituzione (legge costituzionale 17 gennaio 2000, n. 1), i nostri connazionali voteranno invece nella circoscrizione Estero, così che i rappresentanti in tale modo eletti in Parlamento saranno rappresentanti specifici della numerosissima comunità italiana all'estero.
        Si rileva inoltre che è indispensabile giungere al voto per corrispondenza, dopo aver compreso che non può essere possibile, anche per motivi di ordine pubblico internazionale e per insufficienza di strutture, l'esercizio del voto presso le nostre sedi diplomatiche.
        Il voto per corrispondenza fa salvi i princìpi della personalità, della segretezza e della libertà.
        Gli uffici diplomatici e consolari, infatti, vengono coinvolti nel procedimento elettorale solamente in relazione alle preziose funzioni di assistenza ed informazione che anche attualmente svolgono al servizio dei cittadini italiani all'estero.
        Con la presente proposta di legge nell'ambito della circoscrizione Estero sono individuate le seguenti ripartizioni comprendenti Stati e territori afferenti a: Europa (compresi i territori asiatici della Federazione russa e della Turchia); America meridionale; America settentrionale e centrale; Africa, Asia, Australia, Oceania e Antartide. In ciascuna delle ripartizioni è eletto un deputato e un senatore mentre gli altri seggi sono distribuiti tra le stesse ripartizioni in proporzione al numero dei cittadini italiani che vi risiedono, secondo l'anagrafe unica di cui all'articolo 5, comma 1, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.
        All'articolo 9 si prevede che siano dati voti di preferenza; anche questa è un'esigenza sentita per equilibrare i risultati elettorali, tenuto conto della diversa presenza numerica nelle varie aree geografiche.
        Cari colleghi deputati, per un atto di giustizia, di democrazia e per far cessare ogni discriminazione nei confronti di milioni di nostri concittadini residenti all'estero, per dare attuazione alle norme costituzionali di revisione degli articoli 48, 56 e 57 che hanno istituito la circoscrizione Estero e determinato nel numero di 12 deputati e di 6 senatori i membri del Parlamento da eleggere direttamente dai nostri connazionali, vi chiediamo di approvare la presente proposta di legge. Lo chiediamo ai deputati rappresentanti di tutte le forze politiche con una intesa che già si è verificata con grande sensibilità quando abbiamo votato la revisione costituzionale.




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