XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 330




        Onorevoli Colleghi! - E' innegabile che in un Paese industrializzato i servizi ed i prodotti dell'informatica e delle telecomunicazioni rivestano un ruolo strategico. Lo sviluppo socio-economico è pesantemente influenzato dalla capacità di adeguamento, di comprensione e di utilizzo delle nuove tecnologie, il cui tasso di crescita a volte supera le previsioni degli stessi operatori. I dati indicano, per la sola Europa occidentale, una spesa di centinaia di miliardi di Euro, cumulando hardware, software e servizi; ma già cominciano a risultare non definibili geograficamente, né quantificabili economicamente, molte transazioni, visto lo sviluppo di INTERNET e del telelavoro.
        Occorre però rilevare che, in un sistema complesso, una crescita tumultuosa non sempre equivale ad un aumento di efficienza e di affidabilità. Leggi di mercato, stabilite altrove, spesso penalizzano il nostro Paese, in cui parte della società si trova a subire una sorta di "analfabetismo informatico", con la conseguenza di un allontanamento tra chi "fa" informatica e chi "subisce" le idiosincrasie dell'informatica: troppe volte il cittadino si sente ancora rispondere di "ripassare perché il terminale è bloccato".
        La disponibilità di servizi e prodotti informatici e telematici segue da una corretta progettazione e pianificazione di adeguate infrastrutture territoriali, di opportune metodologie aziendali, ma soprattutto, come in altri settori avanzati, da una forte attenzione alla risorsa umana. La presente proposta di legge intende quindi regolamentare le attività delle diverse componenti professionali del settore informatico mediante l'istituzione di un ordine con un accesso basato, a regime, sul titolo di studio, salvaguardando ovviamente le professionalità attualmente sul mercato grazie ad un articolato regime transitorio.
        L'istituzione di un ordine nasce ovviamente dalla necessità di adeguarsi innanzitutto al mondo del lavoro del nostro Paese; ordini professionali sono presenti, infatti, per quasi tutte le categorie affini a quelle informatiche. Ma la proposta di legge nasce anche nell'ottica di avvicinare il nostro Paese all'Europa. Infatti la ripartizione delle attività fra gli appartenenti ai diversi albi dell'ordine (che comunque dovrà essere continuamente aggiornata) è nata partendo dal documento European Informatics Skill Structure del Council of European Professional Informatics Societies (CEPIS), organismo che, nato a Bruxelles per iniziativa della British Computer Society, riunisce le principali associazioni europee di professionisti informatici. La missione del CEPIS è, infatti, quella di "elaborare una unica opinione rappresentativa degli informatici europei di fronte alla Commissione europea e ad altre istituzioni cui spettano decisioni politiche (...)", e fra i suoi principali obiettivi risulta il mutuo riconoscimento nell'ambito dell'Unione europea delle qualificazioni professionali ed il coordinamento e l'armonizzazione di leggi e regole che riguardano la professione informatica.
        Le professionalità dell'informatica in Italia risultano oggi fortemente penalizzate dall'attuale mancanza di una regolamentazione in grado di distinguere chiaramente i requisiti e le competenze delle diversissime figure che convivono in tale settore, ed è ovvio come tale mancanza si ripercuota fortemente anche su chi, a qualunque livello, debba beneficiare delle prestazioni professionali offerte dai diversi operatori. La mancanza di una legislazione chiara svilisce inoltre tutti quei titoli di studio altamente specializzati che, istituiti con lungimiranza dal mondo scolastico ed accademico, non hanno mai trovato un adeguato riscontro nel mondo del lavoro, sia dipendente che libero-professionale.
        L'informatica è sicuramente una delle discipline che più velocemente si evolvono. Abbiamo già accennato ad un necessario aggiornamento continuo delle competenze degli iscritti al nuovo ordine, ma molto più importante è quello che l'ordine stesso può fare per i suoi iscritti, prima fra tutte la formazione permanente. In questo ambito professionale è infatti impensabile confidare sulle sole conoscenze acquisite durante il corso degli studi, tenuto conto che molte di queste sono soggette ad una rapida obsolescenza. I temi della formazione (a distanza, di qualità, permanente), che vanno dallo studio di adeguati percorsi scolastici ed universitari al corretto inquadramento dei diversi profili professionali, alla creazione di opportuni meccanismi che offrano una continua possibilità di aggiornamento, di riqualificazione e di partecipazione attiva alla crescita delle imprese, dovrebbero quindi costituire la preoccupazione centrale di chi, legislatore o amministratore, si trovi a dover stabilire indirizzi politici e programmi operativi.
        Una delle principali innovazioni della presente proposta di legge sta nella previsione di ben tre albi all'interno dello stesso ordine, rispettivamente costituiti dai possessori di diploma di scuola media superiore, di diploma universitario e di diploma di laurea. Altra novità assoluta è l'articolazione dei requisiti previsti per ciascun albo, che, forse per la prima volta, cerca di riunire in un unico ordine possessori di titoli erogati da diverse scuole medie superiori e da diverse facoltà universitarie, senza voler curare gli interessi di una piccola minoranza di professionisti, ma puntando a far convergere le esperienze di tutte le professionalità affini.
        La proposta di legge qui proposta è, infatti, il frutto di lunghi mesi di lavoro, collaborazione e discussione all'interno del Coordinamento interassociativo nazionale informatici, coordinamento appositamente creato per la predisposizione dei princìpi di questa proposta di legge che racchiude le associazioni di categoria di tutti i livelli previsti nell'articolato, sia nel pubblico che nel privato (Associazione informatici professionisti; Associazione nazionale laureati in scienze dell'informazione ed informatica; Associazione nazionale informaticiper la pubblica amministrazione; Associazione nazionale periti in informatica). La proposta di legge è quindi il risultato del confronto critico delle precedenti proposte supportate nelle passate legislature dalle singole associazioni.
        La proposta di è suddivisa in cinque capi:

            nel primo (Capo I - Albi) si stabiliscono le modalità di creazione dell'ordine, la sua strutturazione in tre albi e la sua distribuzione sul territorio nazionale;

            nel secondo (Capo II - Ordine, consiglio dell'ordine e consiglio nazionale) si fissano competenze e modalità di elezione dei diversi organi dell'ordine;

            nel terzo (Capo III - Giudizi disciplinari) sono descritte le procedure di giudizio all'interno dell'ordine;

            nel quarto (Capo IV - Oggetto e dei limiti della professione di dottore informatico, di tecnico informatico e di perito informatico) si stabiliscono le competenze degli iscritti ai diversi albi costituenti l'ordine.

        La difficoltà maggiore nel passaggio da un regime di quasi anarchia, quale quello attuale, ad un regime chiaro e regolamentato da un ordine (necessariamente basato in primo luogo sui titoli di studio) sta ovviamente nel rispetto e nella tutela delle professionalità di tutti coloro che, pur lavorando da anni nel campo dell'informatica con estrema competenza, non sono in possesso di titoli abilitanti all'iscrizione all'istituendo ordine.
        Al riguardo, la proposta di legge prevede un intero capo (Capo V - Norme transitorie) per regolamentare l'inserimento delle persone nei vari albi, soprattutto sulla base dell'esperienza accumulata nell'area specifica di competenza. Ad esempio, anche un possessore del solo diploma di scuola media superiore, purché dimostri all'entrata in vigore della legge un'adeguata esperienza lavorativa nel settore, potrà iscriversi all'albo dei dottori informatici, e quindi svolgere tutte le attività di competenza di un dottore.




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