XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 313




        Onorevoli Colleghi! - In Italia (e nel mondo) il consumo di cartone animato è in prevalenza televisivo, con il 70 per cento di quota parte; seguono il mercato dell'home video, in forte crescita, con il 25 per cento, e la distribuzione cinematografica, con il 5 per cento.
        Delle circa 30 mila ore annue di programmazione televisiva di cinema di animazione consumate dall'insieme dei Paesi europei, l'Italia assorbe da sola più di 6 mila ore e di esse meno del 2 per cento è di produzione italiana. Il 90 per cento dei programmi di cartoon trasmessi in Italia proviene da Paesi extraeuropei (prevalentemente USA e Giappone).
        Da Francia, Belgio, Inghilterra, Germania e Spagna - dove il cartoon è una consolidata e lucrosa industria - giungono pressanti richieste di personale specializzato; la Walt Disney, la Warner Bros e altri produttori statunitensi hanno creato studi a Parigi e a Dublino, offrendo la possibilità di inserimento a disegnatori e scenografi europei; il regista e produttore statunitense Spielberg ha realizzato due dei suoi ultimi lungometraggi a Londra; nella maggior parte dei Paesi dell'Europa orientale il cartone animato è stato, e in parte ancora è, un'industria di Stato; in Italia, nonostante le grandi potenzialità, il cinema di animazione nazionale è misconosciuto, non sostenuto e del tutto sottovalutato quale settore produttivo di un made in Italy.
        In un mercato globale caratterizzato da una domanda in costante crescita, tale da spingere ultimamente le majors cinematografiche statunitensi a creare propri studi di produzione di cartoon, questo è il momento giusto per avviare lo sviluppo di una industria italiana competitiva che, sino dall'inizio, avrà la necessità di assorbire nel più breve tempo possibile centinaia di diplomati degli istituti artistici, qualificandoli presso scuole professionali specifiche.
        Ma non solo. Legato all'industria del cartoon c'è un ulteriore mondo del lavoro in fase di esplosione nel cosiddetto "villaggio globale": il multimediale, che sta invadendo gli ambiti dello studio, del lavoro e del divertimento quotidiani. Nascono nuove società che sviluppano e commercializzano siti INTERNET, intrattenimento, informazione e formazione on line, software per cd-rom, video e progetti multimediali-interattivi. Secondo uno studio commissionato negli Stati Uniti dall'Empire State Development Corporation, queste nuove società impiegano ormai più personale di tutto il settore della televisione e dell'editoria tradizionale di libri e di giornali. E della realtà multimediale, interdisciplinare, il cartoon e l'animazione grafica sono uno dei cardini. Non a caso il piano europeo MEDIA destina una notevole parte delle sue risorse finanziarie alla riorganizzazione e allo sviluppo del settore del cartone animato in Europa.
        Se tutto quanto esposto ha un senso, per favorire la creazione di studi e di centri di produzione è indispensabile che lo Stato predisponga una norma mirata a tale fine, coordinando pubblico e privato, in uno stretto rapporto tra finalità sociali e imprenditoriali. Non c'è nulla da inventare, basta consultare le leggi esistenti e collaudate in altri Paesi europei, Francia in testa.
        I princìpi cui si ispira la presente proposta di legge sono stati elaborati dal dottor Sergio Pattrich, esperto di cinematografia specializzata e di cartone animato, che ha adattato alle esigenze italiane del settore la normativa francese: specificamente, Le Compte de soutien à l'industrie des programmes audiovisuels (COSIP), creato nel 1984 e attualmente regolato dal decreto n. 95-110 del 2 febbraio 1995, che ha lo scopo di favorire la produzione di opere audiovisive destinate alla diffusione su reti televisive francesi.
        Il Fondo di sostegno all'industria del cartone animato per la televisione ha lo scopo di favorire anche in Italia la produzione di un genere di programmi "familiari", che rappresenta attualmente almeno il 30 per cento del mercato mondiale dell'audiovisivo.
        Per quanto riguarda i lungometraggi in cartoni animati, questi non vengono presi in considerazione dalla presente proposta di legge poiché rientrano nella normativa che regolamenta il settore cinematografico, che prevede incentivi e sostegni economici a carico del bilancio dello Stato e dalla quale sono escluse le produzioni di cartoni animati destinati alla televisione.
        Mentre lo Stato italiano ha stanziato e stanzia migliaia di miliardi di lire per la creazione di qualche migliaio di posti di lavoro, la presente proposta di legge crea opportunità reali di lavoro senza aggravi di bilancio, come specificato all'articolo 12. E, poiché le attività che interagiscono nella produzione del cartone animato sono molteplici, sarà possibile inserire anche giovani provenienti da studi non artistici e utilizzare autori e personale tecnico di quell'industria cinematografica italiana, che ormai è "in coma".
        Vale la pena ricordare alcuni dati: la produzione italiana annua di cartoon è di alcune decine di ore, quella francese di circa mille; uno studio di realizzazione di cartoni animati in Italia è composto da circa dieci unità, con punte eccezionali di trenta-quaranta, nei Paesi europei si superano anche le trecento unità; nel sud-est asiatico si va dalle trecento alle millecinquecento unità.
        Una mozione approvata all'unanimità dal Senato della Repubblica il 2 ottobre 1995 evidenziava i pericoli connessi ad un uso non corretto della televisione da parte dei bambini e alla diffusione di programmi "a rischio" e impegnava il Governo ad attivarsi in iniziative legislative che regolamentassero i programmi televisivi destinati all'infanzia. In perfetta sintonia con essa, la presente proposta di legge incentiva la produzione nazionale di cartoni animati di qualità con particolare attenzione per le opere di espressione originale italiana (che facciano, cioè, riferimento ad usi, costumi, tradizioni e cultura nazionali).
        La proposta di legge, nell'istituire il Fondo di sostegno all'industria del cartone animato destinato alla televisione e gestito da un'apposita Agenzia, prevede che esso sia articolato con le seguenti modalità:

            a) gli aiuti selettivi di "investimento" sono riservati alle nuove imprese sulla base della qualità dei progetti e non della disponibilità patrimoniale;

            b) gli aiuti automatici di "reinvestimento" riguardano i produttori che hanno già prodotto e trasmesso cartoon sulle reti televisive italiane; tale diffusione permette loro di ottenere, a determinate condizioni, l'apertura di un "conto automatico" utilizzabile sotto forma di sovvenzioni di reinvestimento, al fine di finanziare la produzione (o la preparazione) di nuovi cartoni animati;

            c) gli aiuti di "reinvestimento complementare" sono destinati alle imprese che hanno esaurito la loro capacità di reinvestimento o che non hanno accesso al meccanismo degli aiuti selettivi; tali imprese possono così beneficiare di anticipi sul sostegno automatico che avranno a loro disposizione l'anno o gli anni successivi;

            d) gli aiuti alla promozione concorrono al finanziamento delle spese di doppiaggio, edizione, sottotitolazione in lingua straniera, traduzioni, e sono destinati alla realizzazione di promo e di presentazioni per promuovere, far conoscere e sostenere produttori e opere italiane sul mercato internazionale del cartoon.

        Inoltre, tra le competenze dell'Agenzia, è prevista la concessione di ulteriori aiuti:

            1) aiuti per i numeri zero, che assicurano in parte i rischi dei progetti particolarmente innovativi o complessi condividendo i costi, con riferimento alla creazione e alla realizzazione di soggetti, sceneggiature, presentazioni e prototipi;

            2) aiuti per le opere prime, che supportano totalmente nuovi autori non ancora affermati o nuove imprese di produzione nella loro realizzazione;

            3) aiuti e iniziative di formazione professionale, (con il concorso delle regioni e degli enti locali) a sostegno degli studi di produzione e delle scuole che avviano giovani alle varie professionalità del cartone animato;

            4) aiuti alle nuove tecnologie, per contribuire alla modernizzazione delle attrezzature tecniche per la realizzazione dei cartoon, all'informatizzazione e alla industrializzazione degli studi, allo sviluppo dei sistemi, dei nuovi supporti di diffusione, eccetera;

            5) aiuti alla sceneggiatura (script e story-board), accessibili all'autore senza che vi sia un accordo preliminare con un produttore o con una emittente televisiva.




Frontespizio Testo articoli