XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 300




        Onorevoli Colleghi! - Il più antico segno della presenza umana è senza dubbio la costruzione delle strade che rappresentano il principale coefficiente di cementazione delle varie regioni, soddisfano necessità economiche e spirituali e costituiscono una parte importante nella difesa dello Stato.
        Le strade furono opera particolare del mondo romano, e fu anche per esse che si poté reggere così a lungo la potenza di Roma. Infatti, erano queste che rendevano possibili spostamenti assai rapidi da un capo all'altro d'Italia e d'Europa; era su di esse, fornite anche di "stationes" dove ci si poteva riposare e ristorare, che si potevano inviare le legioni là dove se ne fosse presentata la necessità; era attraverso queste, in fine, che si potevano mantenere i rapporti con i popoli assoggettati.
        Quando i romani dopo la definitiva sconfitta dei Galli Senoni a Sentinum (295 avanti Cristo) decisero di allargare il loro dominio colonizzando questa regione con la distribuzione di terre ai veterani mediante l'applicazione della lex Flaminia de agro Gallico et Piceno viritim dividuando del 232 avanti Cristo, si trovarono a dovere intervenire in un tessuto fortemente italicizzato, che presentava una certa organizzazione, che non poteva essere ignorata.
        Il viaggiatore che si fosse voluto recare, per affari o per diletto, in uno dei tanti insediamenti romani nel Piceno o avesse voluto intraprendere un viaggio per mare verso l'oriente, aveva a disposizione due guide stradali, l'Istituzione provinciorum Antonini Augusti e posteriormente la cosiddetta "Tabula Peutingeriana", quest'ultima addirittura illustrata per calcolare le distanze tra le varie stazioni di tappa e per conoscere le caratteristiche dei luoghi attraversati.
        La quarta strada, definita nel testo "Flaminia", dopo aver lasciato l'Umbria a Dubios presso Nocera, raggiungeva le seguenti località: Prolaque (Pioraco) Septendana (San Severino), Trea (Treia), Auximum (Osimo), Ancona, per poi proseguire verso sud.
        E' evidente che non si trattava della via Flaminia dell'omonimo console, quella che univa Roma a Rimini, ma c'è da rilevare come questa denominazione sia stata attribuita nell'antichità a numerose strade che sono spesso solo diverticoli della consolare.
        Memoria di questo tracciato si trova anche negli scritti di Cicerone e di Tacito che a proposito di Calpurnio Pisono, tornato dalla Siria, narra che sbarcò nel porto di Ancona e si incamminò per la via Flaminia, al seguito di una legione, alla volta di Roma.
        Lo stesso itinerario lo ritroviamo anche in un codice del XII secolo: si tratta del Geographica di Guidone che riprende le fonti precedenti e che corrisponde all'attuale via Settempedana.
        La diffusione delle abazie maggiori e quella capillare delle loro dipendenze fa sì che una moltitudine di pellegrini si mobiliti verso i luoghi venerati.
        Francesco, partendo da Assisi alla volta di Ancona per imbarcarsi verso la Terrasanta, percorse la via Settempedana dove si fermò, e ne rimane traccia, al foro di Jano che divenne il convento francescano di Forano. Nel 1294 in un boschetto di lauro, a qualche chilometro di distanza dalla via Settempedana, comparve miracolosamente una casetta dall'aspetto forestiero che fu subito riconosciuta come la casa natale della vergine Maria di Nazareth.
        Ancora nel 1829 le popolazioni di Pioraco, Fiuminata, San Severino e Nocera si rivolsero al governo pontificio per sistemare l'antica strada romana più comoda di altre, allora in funzione, in quanto consentiva il traffico anche nei tempi invernali.
        Tutto quanto descritto sottolinea l'importanza della via Settempedana in epoca romana e in relazione alle mete religiose. In un periodo come quello che stiamo vivendo, nel quale il recupero di forme di cultura e di ritmi di vita di tempi passati è attuato ed auspicato da una larghissima fascia della popolazione, appare quindi di rilievo intervenire per la valorizzazione delle testimonianze archeologiche e culturali della via Settempedana.
        La presente proposta di legge è composta da quattro articoli. Nell'articolo 1 si definiscono le finalità dell'intervento.
        Nell'articolo 2 si prevede che il Ministro per i beni e le attività culturali, su istanza delle soprintendenze per i beni archeologici, ambientali ed architettonici competenti per territorio, di intesa con la regione Marche e sentiti i comuni interessati, provveda con proprio decreto, alla definizione del piano di intervento.
        Nell'articolo 3 si prevede la costituzione, da parte della regione Marche, di un organismo di coordinamento per garantire una realizzazione unitaria degli interventi stabiliti dalla legge.
        Nell'articolo 4 sono indicate la spesa necessaria all'attuazione della legge e la relativa copertura finanziaria.




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