XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 274




        Onorevoli Colleghi! - La thalassemia e altre emoglobinopatie sono patologie endemiche la cui origine si perde nella notte dei tempi e le cui cause non sono state scoperte e, comunque, non sono state collegate con sicurezza a fenomeni patologici particolari.
        La scienza pensa che, con molta probabilità, tali patologie siano collegate alla malaria e l'ipotesi è suffragata dal fatto che il fenomeno si presenta più marcato nelle zone fluviali, lagunari e marittime, aree a forte concentrazione malarica.
        La thalassemia, chiamata anche "anemia mediterranea" perché più diffusa nei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, in Italia ha la sua maggiore concentrazione nelle regioni insulari, meridionali e lungo il Po ed il delta padano e, a causa della forte emigrazione, dalle predette zone si è diffusa lungo tutta la penisola.
        Tra le forme eclatanti delle patologie citate particolare rilievo ha la beta-thalassemia, che è un'emoglobinopatia consistente in un'alterazione della sintesi delle due catene polipeptidiche che costituiscono la molecola tetramerica dell'emoglobina per l'assenza o la forte riduzione della sintesi della catena beta. Nei soggetti thalassemici si manifesta in una quasi totale assenza di produzione di globuli rossi da parte degli organi emopoietici. Se il soggetto thalassemico non viene adeguatamente curato, va incontro ad una morte prematura nei primissimi anni di vita e, cioè, nel momento in cui si arresta la produzione di emoglobina fetale e dovrebbe cominciare la produzione di emoglobina cosiddetta "adulta".
        La thalassemia è caratterizzata, in sintesi, da mancanza assoluta o quasi assoluta di produzione di globuli rossi, così volgarizzando la terminologia medica.
        Nei soggetti colpiti da altre emoglobinopatie gli organi emopoietici producono emoglobina adulta falciforme che, a causa di stress o di concause patogene di qualsiasi natura, precipita, cosicché i globuli si aggregano tra di loro, provocando delle trombosi nei vasi capillari più piccoli, con dolori atroci in varie parti del corpo (muscoli, scheletro, eccetera), con danno, talvolta, delle parti colpite.
        I soggetti colpiti dalle due forme patologiche esaminate sono stati stimati, in Italia, in qualche decina di migliaia ed attualmente vengono curati con emotrasfusioni, infusioni e con il farmaco Desferal in infusione a goccia lentissima, che va ad eliminare l'accumulo di ferro in vari organi vitali; ferro che, se non eliminato, provocherebbe in breve tempo dapprima gravi malformazioni scheletriche e successivamente il decesso. Esistono anche patologie combinate ed intermedie.
        Esiste una popolazione, portatrice delle due gravi forme patologiche, che è stata stimata in circa il 14 per cento della popolazione ed è questo un fenomeno socialmente rilevante in considerazione del quale si rende necessario approntare una legislazione che prenda atto della situazione e preveda i mezzi necessari, anche economici, per favorire, attraverso la ricerca scientifica, la soluzione del grave fenomeno patologico socialmente rilevante.
        Le patologie, per la scarsa conoscenza scientifica, sono rimaste "sommerse" e sconosciute, poco osservate e niente affatto curate e le stesse famiglie in cui c'erano soggetti thalassemici trascuravano il grave fenomeno o ne avevano vergogna.
        Dal momento in cui uno scienziato (Cooley) circa settanta anni fa scoprì la causa delle malformazioni ossee di alcuni soggetti thalassemici da lui osservati, la scienza e la medicina, in particolare in Italia (Bianchi, Silvestroni, Vullo, eccetera), si sono interessate alla patologia, tentando vie scientifiche per la cura e la prevenzione fino ad arrivare ai giorni nostri.
        Le famiglie dei thalassemici hanno preso coscienza della possibilità di guarigione, per cui hanno "svelato" il problema, lo hanno posto all'attenzione pubblica e lo hanno evidenziato, facendolo emergere e vedere, così come effettivamente è, un problema sociale grave, che affligge la nostra popolazione.
        Anche il mondo medico scientifico, presa coscienza che la patologia si può efficacemente contrastare, si è fortemente interessato alla soluzione del problema non solo dell'universo thalassemico esistente, attraverso strutture e cure appropriate, ma si è posto alacremente a disposizione, puntando gli occhi verso la soluzione definitiva e finale della patologia (prevenzione e ricerca).
        Poiché in materia specifica non esiste né regolamentazione né vi sono sostegni economici specifici, se non qualche intervento regionale (Sicilia, Sardegna, eccetera) occorre che il legislatore nazionale prenda coscienza della rilevanza sociale della patologia (14 per cento della popolazione è portatrice sana) e crei strutture, fornisca mezzi e solleciti la ricerca scientifica da parte del disponibile mondo medico-scientifico.
        Ecco, onorevoli colleghi, la ragione umanitaria, sociale, civile e morale che sta a fondamento della presente proposta di legge, la quale va a riparare i danni di millenni di trascuratezza del grave problema thalassemico, che investe una notevole fascia della popolazione nazionale e va a fornire i mezzi necessari per una ricerca mirata alla prevenzione, alla cura ed alla ricerca per la soluzione definitiva del grave problema.




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