XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 249
Onorevoli Colleghi! - La necessità di salvaguardare
l'ambiente costituisce una priorità ormai da tutti
riconosciuta.
La presentazione della proposta di legge è connessa
all'opportunità di valutare se il nostro patrimonio forestale
svolga in modo adeguato l'insieme di funzioni con le quali la
foresta provvede a mantenere in equilibrio l'ecosistema delle
nostre valli.
Dal primo inventario forestale, completato nel 1986 dal
Corpo forestale dello Stato, risultava che la superficie
forestale era di ettari 8.675.100, così ripartiti: fustaia,
ettari 2.178.900 (25,1 per cento); ceduo, ettari 3.673.800
(42,3 per cento); formazioni particolari, produzioni speciali,
altre superfici, ettari 2.822.400 (36,6 per cento).
Secondo le statistiche della FAO, le produzioni legnose
medie annue per ettaro, in Italia, sono circa 3 metri cubi,
mentre in Germania salgono a circa 5,65 metri cubi.
Eppure l'Italia usufruisce di un'irradiazione solare
certamente superiore a quella disponibile in Germania.
La bassa produttività, in Italia, è dovuta alla notevole
estensione dei boschi cedui. In Germania, invece, le fustaie
prevalgono largamente interessando l'89 per cento della
superficie forestale all'ovest e il 91,50 per cento all'est; e
ciò eleva la produttività. Per produrre un metro cubo di legno
occorrono anche 820 metri cubi di anidride carbonica assorbita
dall'atmosfera; perciò la produzione legnosa riduce il tasso
di anidride carbonica nell'atmosfera. Per di più, l'anidride
carbonica stivata nel legno è esclusa dal suo ciclo se il
legno non è bruciato.
Inoltre, la produzione di bioenergia delle foreste
condiziona la conservazione e la fertilità del suolo, la
regimazione delle acque meteoriche e il rimpinguamento delle
falde freatiche, rende ameno il paesaggio e incrementa la vita
animale.
Alcuni privati hanno già realizzato nel nostro Paese
interventi silvicolturali dimostrando la fattibilità e
l'utilità della pratica di restauro delle foreste nei boschi
cedui.
Valga l'esempio del "Rotary Club" di Parma che, con
fondi propri, a decorrere dalla metà degli anni novanta,
attuando il dirado selettivo di un bosco ceduo, radicato nel
Cornigliese (Parma), ha avviato il restauro naturale della
foresta, per farla divenire, con il fluire degli anni, simile
a quella preesistente alla ceduazione.
In seguito, anche per ottenere un legittimo ritorno
d'immagine, la Federazione italiana delle industrie del legno,
del sughero, del mobile e dell'arredamento (Federlegno-Arredo)
e il Comitato organizzatore del salone del mobile italiano
(Cosmit) di Milano hanno risposto all'invito del "Rotary
Club" e hanno finanziato, con 90 milioni di lire, il
restauro delle foreste su diciotto ettari di boschi cedui al
Passo dello Zovallo di Bedonia (Parma); nell'anno 1993 sono
stati programmati interventi su circa 266 boschi cedui posti
nel parmense, in Brianza e in provincia di Reggio Emilia, con
una spesa di oltre un miliardo di lire, compresi i contributi
comunitari.
Al fine di incrementare questi interventi e diffondere la
pratica dei restauri delle foreste nei boschi cedui dalle Alpi
agli Appennini da parte di singoli e di società private, pare
opportuno estendere i benefìci previsti dalla legge 2 agosto
1982, n. 512, anche alle somme spese per i restauri delle
foreste, come disposto con legge 6 dicembre 1991, n. 394, per
le elargizioni in denaro a favore degli enti parco.
Lo Stato, oltre a promuovere la salvaguardia
dell'ambiente, beneficerà di alcuni vantaggi.
In sintesi, per ogni 100 lire di spese, 50 lire
proverrebbero dai contributi comunitari, 25 lire sarebbero
offerte dai privati e dagli sponsor e 25 lire sarebbero
conseguenti alla defiscalizzazione.
Peraltro alle somme fatturate per i lavori di restauro si
applica l'aliquota IVA del 19 per cento; pertanto lo Stato per
ogni 100 lire di lavori avrebbe un costo reale di 6 lire, in
quanto 19 lire sarebbero recuperate con l'imposta IVA.
Inoltre le agevolazioni comunitarie consentirebbero il
ritorno di parte dei fondi che lo Stato italiano versa
all'Unione europea stessa. Altri e ben più positivi riscontri
sono dati dalla creazione di nuovi posti di lavoro, a costo
zero, in zone in cui occorre sostenere l'attiva presenza
dell'uomo, e l'agricoltore potrà migliorare il bilancio della
sua azienda di montagna prestando la sua opera per restaurare
la foresta nei boschi cedui.
Il Corpo forestale dello Stato, ai sensi della la legge 8
luglio 1986, n. 349, avrà il compito di controllare il
corretto investimento nell'ambiente di una quota del prodotto
interno lordo; di garantire ai privati, agli sponsor ed
a quanti li hanno attivati l'avvenuta esecuzione dei lavori,
nonché di certificare il restauro delle foreste nei boschi
cedui per consentire, ai loro proprietari, di fruire
dell'esenzione, per venticinque anni, dall'imposta locale sul
reddito dominicale.
Si rendono necessarie due differenti esplicite norme, a
seconda che si tratti di privati contribuenti o di imprese
vere e proprie; per quanto si riferisce ai privati
contribuenti si propone l'inserimento della fattispecie
oggetto della presente proposta di legge fra gli oneri
deducibili mediante l'introduzione della lettera l-ter)
del comma 1 dell'articolo 10 del testo unico delle imposte sui
redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22
dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni; per quanto
si riferisce alle imprese si prevede la totale deducibilità
delle spese sostenute per il restauro delle foreste nei boschi
cedui con l'inserimento, nell'articolo 65 del citato testo
unico, tra gli oneri di utilità sociale, del richiamo anche
delle spese di cui alla lettera l-ter) del comma 1
dell'articolo 10.