XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 235




        Onorevoli Colleghi! - E' ormai un dato certo e incontestabile che tra i fattori della mancata crescita economica del sud, vi sia il nodo irrisolto del sistema creditizio.
        Accanto all'assenza di infrastrutture, all'inefficienza burocratica, alla mancata utilizzazione delle risorse finanziarie dello Stato e dell'Unione europea, quella del credito è una delle fondamentali ragioni che spiegano il perché (pur in presenza di un travolgente ritmo produttivo che caratterizza la situazione del nord del Paese, giunto in testa alle classifiche europee) il meridione d'Italia non risenta, invece, in alcun modo degli effetti positivi dell'attuale congiuntura.
        E' persino superfluo ricordare le ricorrenti e innumerevoli prese di posizione politiche, confindustriali o sindacali sul divario che contraddistingue su questo aspetto le due aree del Paese. In tal senso, molto più espliciti ed illuminanti risultano, infatti, i dati ufficiali pubblicati anche di recente dalla Banca d'Italia.
        Rispetto alle aziende del nord, gli imprenditori meridionali, su un prestito inferiore a 100 milioni pagano, in media, più del 4 per cento in più, con scarti che arrivano in alcune regioni anche a più del 6 per cento!
        Di converso, un cittadino siciliano, calabrese, napoletano o pugliese, riceve sul suo denaro depositato in banca oltre l'1,5 per cento in meno di remunerazione lorda rispetto a un risparmiatore del nord!
        Le aziende e i cittadini del sud sono costretti a dare garanzie pari a non meno del 90 per cento dei crediti ottenuti. Al centro-nord questa percentuale, specie per le imprese, si abbassa al 55 per cento!
        Le banche impiegano nel sud solo il 60 per cento dei depositi raccolti in loco, contro l'80 per cento delle regioni del nord!
        La ricorrente litania dell'Associazione bancaria italiana sul trattamento "coloniale" riservato al sud, è fondata, com'è noto, sulla maggiore rischiosità degli impieghi nel meridione.
        Come spiegare, allora, il fatto che, negli ultimi tempi, nonostante questa preoccupante "rischiosità o sofferenza", la Banca di Roma, il Banco Ambrosiano-Veneto, la Cariplo, la Banca Commerciale Italiana, il Monte dei Paschi di Siena, il San Paolo di Torino, la Banca popolare Emiliano-Romagnola, eccetera, stanno facendo incetta di sportelli bancari al sud?
        Come si spiega che perfino la Deutsche Bank, dominatrice incontrastata del mercato finanziario e creditizio europeo, sbarchi in Campania, Puglia e Sicilia, se non per le stesse regioni che spingono al sud le banche italiane?
        Ebbene, a parte il fatto che studi e analisi approfondite, non certo di parte, hanno indiscutibilmente dimostrato che per le banche nel Mezzogiorno a parità di rischio corrisponde un più elevato rendimento degli impieghi, il motivo di tanto interesse è più che evidente.
        L'obiettivo sono gli oltre 200.000 miliardi che i meridionali risparmiano ogni anno e che, tramite il sistema bancario, devono essere drenati per finanziare lo sviluppo del nord.
        E si badi bene. Ciò dimostra non soltanto la stupida pretestuosità di chi parla di un sud assistito contro un nord autosufficiente ma, soprattutto, che è in atto un preciso disegno dei poteri economici e finanziari di questo Paese che vogliono caricare e far pagare alle popolazioni del sud una fortissima quota del costo del rilancio delle aree forti!
        Per questo il Meridione deve fare solo e soltanto il donatore di sangue fresco!
        Per questo il sistema produttivo meridionale deve essere dissuaso dall'investire, attraverso inaccettabili condizioni capestro di accesso al credito!
        Per questo la macchina burocratica meridionale deve rimanere in condizioni tali da impedire un regolare e tempestivo utilizzo delle risorse dello Stato e dell'Unione europea!
        Ecco perché la questione della uniformità di accesso al credito per le aziende e i cittadini del nostro Paese, indipendentemente dalla loro ubicazione territoriale diventa, oggi, la cartina di tornasole della effettiva volontà delle forze politiche, sociali, imprenditoriali di volere realmente lavorare per il superamento di un divario che diventa ogni giorno di più un abisso difficilmente colmabile.
        Si tratta, quindi, di ribadire, con l'aggiunta di ipotesi sanzionatorie, quanto già il Parlamento ebbe a solennemente sancire con l'articolo 8 della legge 1^ marzo 1986, n. 64, per altro scandalosamente mai attuato ed infine abrogato dall'articolo 4 della legge 12 dicembre 1992, n. 488, e cioè che l'obiettivo dell'uniformità dei tassi è una decisione che non può basarsi unicamente su valutazioni di carattere tecnico, ma al contrario, su una irrinunciabile scelta strategica e politica, per chi vuole, con fatti concreti e non a parole, il riequilibrio territoriale delle aree depresse del Paese. Ecco perché, infine, non è più differibile una piena assunzione di responsabilità del Parlamento che risponda alla legittima richiesta del sud di partecipare da protagonista e non da colonizzato alla rinascita dell'intero Paese. Entrando nel merito, la proposta, all'articolo 1, fissa l'obbligo per gli istituti bancari e di credito di praticare in tutte le sedi, filiali ed agenzie, tassi e condizioni uniformi e di integrale parità di trattamento per ciascun tipo di operazione bancaria nei confronti dei clienti, a parità di condizioni soggettive.
        Il comma 2 dell'articolo 1 introduce il divieto di applicare disparità di condizioni contrattuali fondate su criteri geografici di insediamento o di operatività territoriale dei clienti, mentre il comma 3 fissa in due mesi dalla data di entrata in vigore della legge il termine entro cui la Banca d'Italia deve emanare i regolamenti attuativi delle norme in questione.
        L'articolo 2 precisa le sanzioni applicate in caso di inosservanza al disposto normativo, prevedendo, al comma 2, l'inasprimento delle stesse in caso di ripetute violazioni.
        L'articolo 3, infine, prevede che il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica presenti al Parlamento una relazione semestrale sull'attuazione della legge, sulle violazioni riscontrate e sulle sanzioni irrogate.
        La presente proposta di legge riprende i contenuti di una proposta presentata nella XIII legislatura dall'onorevole Bono e da altri deputati del centro-destra (atto Camera n. 1241). La sua ripresentazione tende da un lato a manifestare consenso sul tema in oggetto, dall'altro a ricordare ai presentatori di allora che, facendo attualmente parte dello schieramento di maggioranza, sono in grado di approvarla.




Frontespizio Testo articoli