XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 176
Onorevoli Colleghi! - E' diventato necessario
legiferare per contrastare il fenomeno dilagante della
prostituzione, alla luce di un esame comparato della
legislazione europea ed in un momento in cui la prostituzione
viene esercitata in tutti i Paesi d'Europa in modo
preponderante da persone legate a varie forme di schiavitù,
determinate, nel più tipico dei casi, da particolari
situazioni di indigenza. Si prenda, ad esempio, la situazione
dei Paesi africani dove la decolonizzazione ha favorito
spaventose guerre civili e violente dittature tribali, che,
unite ad endemici stati calamitosi di siccità ed alla
diffusione di malattie nuove ed antiche, hanno determinato
l'impoverimento insostenibile di intere popolazioni.
Così pure la fame, la violenza, l'anarchia, la mancanza di
sbocchi culturali e sociali, seguite al crollo delle dittature
comuniste, hanno portato sulle strade d'Europa un numero
inimmaginabile di giovani donne, ed addirittura di bambine,
che, ridotte in schiavitù più o meno accettata in vista di
eventuali sperati sbocchi di indipendenza economica, si sono
trovate sottoposte alle più atroci violenze da parte della
criminalità organizzata che, dalla Russia all'Albania, fa
commercio di carne umana a fini di sfruttamento sessuale.
Il numero delle prostitute straniere in Italia è stimato
in 30 mila con percentuali enormemente superiori a quelle
della prostituzione locale, circa 5 mila, ormai più legata al
fenomeno della droga che non a quello della gestione a scopo
di lucro della propria sessualità.
Tutta la legislazione europea mira a colpire, oltre
"all'adescamento attivo", lo sfruttamento della prostituzione
e, talvolta, prevede misure sociali e di accoglienza a favore
di persone in pericolo di prostituzione o che vogliono
abbandonare la prostituzione stessa (articoli da 185 a 185-3
della legge francese del 1996).
Nella legge tedesca, gli articoli 180b e 181 del codice
penale recanti "Tratta di esseri umani aggravata", tenendo
conto della Convenzione per la repressione della tratta degli
esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione,
adottata a New York il 21 marzo 1950, resa esecutiva con legge
23 novembre 1966, n. 1173, si tutelano sia i cittadini
tedeschi che quelli stranieri dallo sfruttamento del loro
corpo e della loro libertà personale, quindi non soltanto si
colpisce la prostituzione in senso stretto, ma si sottolinea
lo stato di necessità o di abbandono preesistente ad essa che
la determina.
Ma la legislazione che con più coraggio ha invertito gli
obsoleti termini della questione prostituzione ed ha risolto
in maniera definitiva la stessa è quella svedese, con la legge
n. 408 del 1998, recante "Proibizione dell'acquisto di servizi
sessuali" entrata in vigore il 1^ gennaio 1999 e che ha dato
risultati sorprendenti. La novità è che tale legge considera
l'acquisto di servizi sessuali una violenza grave contro la
persona umana e quindi coloro che si avvalgono di prestazioni
sessuali offerte da persone che esercitano la prostituzione
sono puniti con una multa o con la reclusione fino a sei
mesi.
Il concetto nuovo è quello di considerare non vendibile il
corpo umano e questo significa ridare valore alla libertà dei
rapporti sessuali ed evitare che le prostitute comprate e
vendute, più o meno consenzienti, più o meno in stato di
bisogno fisico e psichico, più o meno soggette alla
"protezione" di uno sfruttatore che può essere anche un
parente o un amico, non siano relegate in quartieri ghetto,
lontano dagli occhi dei benpensanti e controllate
igienicamente come animali da stalla.
La presente proposta di legge, pertanto, si ispira
direttamente alla citata legge svedese, che ha come titolo
"Proibizione dell'acquisto di servizi sessuali" e come
sottotitolo "Norme sulla violenza contro le donne".
L'unica forma di contrasto del fenomeno della
prostituzione non può pertanto che recare, come la presente
proposta di legge, un solo articolo che colpisce quei 9
milioni di clienti che annualmente, in Italia, comprano
prestazioni sessuali da persone umane utilizzate come semplici
oggetti privi di dignità.