XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 125
Onorevoli Colleghi! - La presente proposta di legge ha
quale obiettivo principale lo sviluppo socio-economico e
territoriale dell'area del Monte Fumaiolo e del Monte Comero
mediante il recupero e la valorizzazione del suo patrimonio
artistico, storico, culturale e ambientale. A tale fine, si
propone di intervenire sulla situazione occupazionale
dell'area, soggetta a decremento demografico e a scarsità
abitativa, al fine di avviarne un più equilibrato processo
economico; di innescare, attraverso lo sviluppo del turismo di
matrice culturale e ambientale un generale processo di
integrazione, di scambio sociale e di avanzamento economico e
culturale dei paesi interessati; di valorizzare, sulla base di
una pluralità coerente e coordinata di prodotti definiti, le
attività artigianali tradizionali.
Il Monte Fumaiolo è una delle cime più alte dell'Appennino
tosco-emiliano-romagnolo e per la qualità e la peculiarità
della sua morfologia, la zona è considerata di notevole valore
ambientale - tanto da meritare l'inserimento tra i siti di
importanza comunitaria - e da circa un secolo richiama uno
stabile numero di turisti, grazie anche alla presenza di
numerosi alberghi, circostanza che non è usuale riscontrare
alla quota di mille metri.
Merita ripercorrere brevemente le ricche vicende di questo
piccolo territorio, grazie ad una ricostruzione che dobbiamo,
nel nostro caso, alla ricerca appassionata di un architetto e
di due giovani studiosi, profondi cultori e conoscitori della
storia e della cultura antica.
La storia della zona del Monte Fumaiolo è molto antica,
attestata dalla presenza dei Romani intorno alle sorgenti del
Tevere, fiume per loro sacro ed oggetto di culto. Sàrsina era
municipio romano e il Passo di Montecoronaro collegava Roma
alle province a nord. Per secoli, fino alla caduta dell'Impero
Romano, le terre del Monte Fumaiolo rifornivano i villaggi
della pianura con i prodotti dell'allevamento.
Dopo i secoli di decadenza abitativa dell'Alto Medioevo,
intorno all'anno Mille, attratti dai luoghi adatti alla
rigenerazione spirituale, sorgono i primi romitori, le prime
pievi e i monasteri che in seguito polarizzano l'insediamento
stabile di agricoltori e pastori che formano i primi villaggi.
Sull'asse principale delle strade consolari romane e delle vie
dei pellegrini verso Roma, che ebbero nel Passo Serra un punto
di passaggio fondamentale nell'Alto Savio, sorsero pievi,
piccoli eremi e luoghi di culto mariano, per cercare di
rendere più sicuro il viaggio. Luoghi di culto che custodivano
anche pregevoli opere d'arte giunte fino a noi, quali la bella
statua raffigurante la Madonna col bambino, modellata da
Giovanni della Robbia, oggi presso la parrocchiale di Balze di
Verghereto.
Negli anni la tradizione monastica cresce e si allarga
oltre le pendici del Monte Fumaiolo, dove sorgono i monasteri
della Verna, di Camaldoli, di Vallombrosa, formando centri di
vita monastica e religiosa di importanza sovranazionale che
oggi continuano ad attirare migliaia di visitatori.
Tra il 1200 e il 1300 prende vita una rete di
comunicazione fra le vallate e fra i crinali, con
l'individuazione di percorsi di collegamento fra le varie
abbazie, i monasteri ed i grandi luoghi di culto come la
Verna; lungo le strade sterrate che valicavano alture e
torrenti furono costruiti oratori ed erette Mestadine nei
crocicchi dei sentieri. Possiamo ricordare l'Abbazia del
Trivio, della quale non rimangono tracce, ma che ha segnato la
storia di quest'area e l'eremo di Sant'Alberico, ancora oggi
luogo di silenziosa preghiera, la cui storia si intreccia nel
tempo con quella dei monasteri di Camaldoli e della Verna. Tra
le testimonianze architettoniche civili merita di essere
ricordato il nucleo storico di Montione, antica podesteria e
oggi piccola frazione di campagna del comune di Verghereto,
estremamente interessante per alcuni elementi tipologici ed
ambientali, come il notevole arco a tutto sesto in pietra che,
nel Medioevo, costituiva la porta della Podesteria di
Verghereto verso il Casentino e dunque verso Firenze. Non
lontano da Montione, in località Rotta dei Cavalli, un passo
appenninico tra i più alti, posto a 1168 metri di altitudine
fra Verghereto e Chiusi della Verna, si svolse, verso la fine
di gennaio del 1499, un'importante battaglia destinata a
caratterizzare alquanto gli equilibri politici dell'Italia
centrale: questo passo fece da sfondo alla battaglia tra
veneziani e fiorentini e condottieri, per gli opposti
schieramenti, furono Guidobaldo di Urbino ed il monaco
militare Basilio Nardi, il quale riuscì ad annientare
l'esercito veneziano.
Dal 1404, anno della conquista fiorentina della zona, alla
fine dello Stato mediceo e al Granducato di Toscana e poi ai
giorni nostri, le realtà territoriali e amministrative
insistono sugli stessi confini tracciati secoli fa: una
continuità storico-amministrativa che vede il comune di
Verghereto insistere sullo stesso territorio della vecchia
Podesteria del XV secolo.
Nel primo Novecento si assiste ad una rinascita
dell'interesse, in parte sopito, per questi luoghi: gli
scrittori prendono a considerare il Monte Fumaiolo, il Tevere
ed il Monte Comero tappe obbligate del loro peregrinare lungo
la nostra penisola, in cerca di sapori antichi ed inconsueti.
Scrittori di temperamento ed atteggiamento diseguali, ma che
insieme tratteggiano un profilo ricco e composito di questi
luoghi. Il più autorevole cantore del Tevere e della sua
sorgente è il Carducci, in una lettera scritta dopo la visita
al Fumaiolo nell'agosto del 1867. Sui passi del maestro, molti
altri letterati giungeranno in questi luoghi: Alfredo Panzini,
che invia al Corriere della Sera, nel 1924, un
reportage dedicato al Tevere ed al piccolo villaggio di
Monte Coronaro; Pietro Pancrazi, che nelle sue memorie di
viaggi e di passeggiate menziona la sosta "tra le amene
faggete di quel monte"; Giovanni Papini, assiduo frequentatore
di questi luoghi vicini alla sua casa natia; Gabriele
D'Annunzio, che qui trascorreva lunghi periodi di
soggiorno.
Intorno agli anni trenta del nostro secolo cominciarono i
lavori di sistemazione idraulica e forestale che portarono
grandi benefici alle categorie sociali affrancatesi
dall'agricoltura e dalla mezzadria, ma nel dopoguerra, negli
anni cinquanta e sessanta, ha avuto inizio il lento ed
inarrestabile esodo dalla montagna, senza che il "piano
Fanfani" ed altre opere pubbliche riuscissero a tamponare il
fenomeno.
Oggi la montagna del Fumaiolo è segnata da una grave crisi
e sperimenta duramente la perdita massiccia di abitanti e, pur
scongiurando il degrado ambientale, i vincoli paesaggistici,
legati all'esclusiva salvaguardia ambientale, non hanno potuto
recare alcun beneficio economico né occupazionale. I soli
vincoli, se non legati ad interventi di recupero e sostegno,
possono solo considerarsi un primo, piccolo passo volto alla
valorizzazione di quest'area che potrebbe trarre grandi
vantaggi dalle sue peculiarità storiche, architettoniche e
ambientali.
Non v'è bisogno di sottolineare il potenziale di
attrazione storica, artistica, culturale e ambientale che
rende tale area meritevole di un'opera di tutela,
conservazione e valorizzazione a fini turistici nonché di
sviluppo economico, tenendo anche in considerazione la
rinnovata attenzione che la comunità nazionale ed europea
presta ai valori naturali e culturali.
E' già stato lanciato dal Ministero dell'ambiente, e
sostenuto da una estesa ed articolata platea di soggetti
istituzionali, il "Progetto APE" (Appennino parco d'Europa),
che rappresenta, oggi, una chance tra le più rilevanti
per dare concretezza ad una strategia di sviluppo sostenibile
della montagna appenninica. Il progetto pilota prevede la
mobilitazione e l'inedita cooperazione di province, parchi e
comunità montane transregionali per la realizzazione di una
serie di interventi, già definiti, di recupero ecologico,
ambientale e paesaggistico.
La presente proposta di legge intende intervenire per
rafforzare ed affiancare gli strumenti della programmazione
negoziata già previsti, tra gli altri il patto territoriale
dell'Appennino centro-settentrionale, nonché il citato
"Progetto APE", per valorizzare al meglio tutte le
potenzialità e le peculiarità del territorio, consapevoli che
l'opera di valorizzazione territoriale comporterà ulteriori
benefici in termini occupazionali.
Per una piena rivitalizzazione del territorio, ai fini
ambientali, turistici e produttivi nonché storici e culturali,
è necessario un provvedimento legislativo di più alta portata,
finalizzato non solo al sostegno delle singole iniziative
locali, ma anche al raccordo con i grandi progetti, anche di
ambito comunitario, che interessano l'area.