XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 81
Onorevoli Colleghi! - Negli anni scorsi, in seguito
all'incendio di una vettura ferroviaria le cui fiamme
dispersero nell'aria polveri di amianto, la procura di Napoli
ha iscritto nel registro degli indagati il responsabile della
manutenzione e "correnti rotabili" del compartimento delle
Ferrovie dello Stato di Napoli, nonché un dirigente della
ditta "Slataper" di Trieste alla quale le Ferrovie dello Stato
avevano appaltato la decoibentazione delle vetture
ferroviarie.
Nei mesi precedenti a questo evento, il pubblico ministero
Casella aveva disposto il sequestro di decine di vetture
parcheggiate nello scalo ferroviario di Gianturco in attesa di
essere decoibentate. Un'altra inchiesta giudiziaria era stata
aperta dalla procura di Torre Annunziata in seguito ad una
denuncia di lavoratori delle Ferrovie dello Stato che hanno
segnalato la presenza di carrozze dismesse "contaminate" nello
scalo torrese, documento che sottolinea "le condizioni di
estrema pericolosità per la salute dei lavoratori dello scalo
ma anche per quella degli utenti e degli abitanti che vivono
nella zona".
A nove anni dalla data di entrata in vigore della legge 27
marzo 1992, n.257, c'è da chiedersi qual è la reale situazione
delle carrozze da decoibentare o decoibentate e se esistono
pericoli e quali per la salute pubblica.
Occorre che il Parlamento, su una materia così delicata ed
importante, sia in grado di sapere quali siano le modalità di
decontaminazione delle vetture e qual'è il luogo di
stoccaggio, successivo alla rottamazione, dell'amianto
stesso.
Ma il problema non è certo limitato alle carrozze
ferroviarie. Le circa tremila applicazioni dell'amianto vanno
dall'edilizia ai rivestimenti antincendio, agli isolanti, alle
condotte, ai tubi per acquedotti, ai tetti ed alle coperture
di edifici, alle pavimentazioni ed alle soffittature. Esiste
dunque una larga esposizione a questa sostanza per lavoratori
e cittadini che vivono nelle vicinanze dei luoghi di
produzione o a contatto di queste applicazioni.
Le fibre di amianto sono assunte per inalazione oppure
tramite ingestione. L'a sbestosi è la malattia dovuta a queste
fibre che provoca la cicatrizzazione del sistema polmonare con
perdita della capacità funzionale e grave compromissione
dell'apparato digerente.
L'amianto provoca tumori maligni della pleura e del
peritoneo, chiamati mesoteliomi.
Il mesotelioma ha un tempo di latenza valutato in
venti-trenta anni. L'amianto è dunque una vera e propria
sostanza cancerogena che non ha alcun livello di soglia o
limite che possa garantire la salute di coloro che ne
dovessero essere esposti.
Sono imputabili all'amianto più di quattrocento morti
l'anno. Considerando la lunga latenza delle malattie connesse
all'esposizione all'amianto, si possono prevedere un numero
crescente di decessi nei prossimi anni.
La citata legge n.257 del 1992 recepiva dopo un grave
ritardo la direttiva 87/217/CEE, del Consiglio, del 19 marzo
1987, che regolamentava l'estrazione, l'importazione la
lavorazione, l'utilizzazione, la commercializzazione, il
trattamento e lo smaltimento nel territorio nazionale, nonché
l'esportazione dell'amianto e dei prodotti che lo contengono e
dettava norme per la dismissione dalla produzione e dal
commercio, per la cessazione dell'estrazione,
dell'importazione, dell'esportazione e dell'utilizzazione
dell'amianto e dei prodotti che lo contengono, per la
realizzazione di misure di decontaminazione e di bonifica
delle aree interessate dall'inquinamento da amianto, per la
ricerca finalizzata alla individuazione di materiali
sostitutivi e alla riconversione produttiva e per il controllo
sull'inquinamento da amianto.
In seguito ad una delega legislativa contenuta nella legge
comunitaria 1993 (articolo 41 della legge 22 febbraio 1994,
n.146) veniva emanato un decreto con ulteriori norme per
l'attuazione della citata direttiva 87/217/CEE, nel quale, con
una operazione scientificamente discutibile, venivano fissati
dei valori limite per le emissioni di amianto in atmosfera e
per la presenza dello stesso materiale negli effluenti
liquidi.
Riteniamo che sia non più rinviabile una verifica puntuale
e severa dell'attuazione di queste norme, delle loro carenze,
facendo scaturire da un bilancio dell'esperienza fin qui
condotta in merito alla cessazione dell'impiego dell'amianto e
alla bonifica conseguente, ulteriori proposte per rendere più
incisiva l'iniziativa delle amministrazioni statali e degli
enti locali.