XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 79
Onorevoli Colleghi! - La presente proposta di legge ha
quale obiettivo principale lo sviluppo socio-economico e
territoriale delle aree interessate dall'antica presenza di
Matilde di Canossa attraverso il recupero e la valorizzazione
del loro ingente patrimonio artistico. A tale scopo: 1) si
favorisce, attraverso l'opera di recupero storico-culturale ed
ambientale, l'occupazione di aree soggette a decremento
demografico e a scarsità abitativa, quali quelle presenti
nelle valli dell'Appennino tosco-emiliano e laziale, al fine
di avviarne un più equilibrato processo economico; 2) si
favorisce, attraverso lo sviluppo del turismo a matrice
culturale ed ambientale, un più generale processo di
integrazione e scambio sociale, economico e culturale delle
regioni interessate con il contesto europeo, specialmente con
la Germania e la Francia; 3) si valorizzano, sulla base di una
pluralità coerente e coordinata di prodotti definiti, le
attività artigianali di tradizione.
La storia dei Canossa emerge ad altissimo livello con
Matilde, la gran contessa, la cui attività politica ha avuto
significato nazionale ed europeo. La sua funzione, prima di
intermediaria fra imperatore e papa, poi di alleata di
quest'ultimo, fu essenziale durante la lotta per le
investiture nella seconda metà del secolo XI e nei primi anni
del successivo. Ricchezza e forza militare vennero da Matilde
di Canossa messe a disposizione del pontefice e furono
determinanti per la sua vittoria, che contribuì incisivamente
alla separazione fra la sfera spirituale ed il potere
politico.
Premessa a tutto questo fu l'edificazione di uno Stato, ad
opera dei Canossa, nell'arco di circa un secolo, dalla metà
del X secolo agli anni quaranta del secolo successivo. Il
nucleo di tale organismo politico si trovava nell'area tra
Reggio Emilia, Modena e Mantova, dall'Appennino alle rive del
Po e si espanse in larghe fasce della Lombardia, della
Romagna, della Toscana, del Lazio e del Veneto. Dalle Alpi
bresciane a poche decine di chilometri da Civitavecchia, lo
Stato dei Canossa divenne il più grande assetto pubblico della
penisola controllando l'asse viario-fluviale del Po, allora in
gran parte navigabile, ed i passi appenninici fra il Nord
dell'Italia e la Toscana in direzione di Roma: una prerogativa
di primaria importanza.
In tutto questo territorio, spesso per diretta iniziativa
canossana, dalla metà del secolo X agli inizi dell'XI furono
costruite chiese, monasteri, castelli, borghi, ponti e strade:
il paesaggio odierno ha ancora in questi la sua trama di
fondo. Monumento e simbolo principale della vicenda storica è
la rupe di Canossa, cuore dello Stato matildico posto in
provincia di Reggio Emilia, di fortissime risonanze storiche
per l'incontro tra il papa Gregorio VII e l'imperatore Enrico
IV.
Non esiste, tuttora, una precisa ricognizione dei siti
canossani in Italia data la numerosa presenza di vestigia
nell'area dell'antico Stato che comprendeva, da nord a sud,
Brescia, Mantova, Cremona, Volta Mantovana, San Benedetto in
Polirone, Ferrara, le Valli di Comacchio, Guastalla, Reggiolo,
Carpi, Nonantola, Modena, Monteveglio, Reggio Emilia, Parma,
Canossa, Rossena, Carpineti, Marola, Frassinoro, Scurano,
Luni, Pistoia, Lucca, Firenze, Pisa, Livorno, Volterra,
Arezzo, Perugia, Populonia, Tuscania. Oltre a Reggio Emilia, è
a Lucca e a Mantova che sono più vive a tutt'oggi le
testimonianze e le tradizioni matildico-canossane: a Mantova,
Bonifacio di Canossa, padre di Matilde e grande conquistatore
di terre, trasferì la capitale del suo Stato intorno agli anni
trenta dell'XI secolo; Lucca fu, oltre che il centro della
zona d'origine della dinastia, la sede più importante
dell'amministrazione canossana nell'Italia centrale. Il legame
profondo fra la regione emiliana e quella toscana é
ulteriormente sottolineato dall'adozione del conte toscano
Guido Guerra, come figlio di Matilde di Canossa.
La compagine statale creata dai Canossa nel tempo di
quattro generazioni assunse al rango di principato già dal
tempo di Bonifacio, che ricevette dall'imperatore il titolo
ducale.
La cultura rappresenta un tratto caratteristico della
storia canossana: sono noti i legami intercorsi tra Matilde e
la città e l'università di Bologna al suo nascere, quando due
fra i primi dottori giuristi, Pepone e Irnerio, facevano parte
della corte della contessa.
A Modena la contessa presenziò alla posa della prima
pietra della nuova cattedrale, iniziativa cui certo ella
dovette fortemente contribuire.
Ma alla cultura dei dotti si accompagnò quella cosiddetta
popolare, per cui il nome di Matilde si legò alle tradizioni
locali, a sottolineare l'incidenza che il suo governo e il suo
Stato ebbero in un vasto territorio. Leggende e verità furono
collegate al suo nome: tra Toscana ed Emilia ancora si parla
della regina, rango cui Matilde non giunse probabilmente
nemmeno nel senso di viceregina, ma che attesta l'alta
considerazione in cui era tenuta.
Sulla stessa linea evocativa vanno collocate le
rappresentazioni folkloriche del Preappennino reggiano, dove
maggiore fu la concentrazione di fortezze erette dalla
dinastia canossana, al punto da trasformare radicalmente il
territorio. Il suo nome è legato a luoghi, strade ed altri
elementi del paesaggio, a indicare il permanere di un'impronta
sensibile e ben caratterizzata anche da uno stile iconografico
che ancora oggi prende il suo nome: il romanico matildico.
Non v'è bisogno di sottolineare il potenziale di
attrazione storico-artistica, culturale ed ambientale che
rende tali siti meritevoli di una opera di tutela,
conservazione e valorizzazione a fini turistici e di sviluppo
economico.
La presente proposta di legge risponde a tali obiettivi
nella consapevolezza che l'opera di valorizzazione
territoriale comporterà ulteriori benefìci in termini
occupazionali.
E' necessario, per le finalità di questo provvedimento,
che lo Stato riconosca il preminente interesse nazionale dei
territori matildico-canossani, come richiede l'articolo 1,
anche al fine di ulteriori interventi finanziari in loro
sostegno. Inoltre, si ritiene utile, per un più snello e
omogeneo "cammino" del progetto di risanamento, che ciascuna
regione provveda alla redazione di un piano che definisca le
aree di intervento e ne valuti gli effetti economici e
occupazionali.