XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 78
Onorevoli Colleghi! - Se il nostro Paese non vuole nel
giro di un decennio conoscere il declino e il degrado del
proprio sistema produttivo, la frammentazione sociale e
dell'unità nazionale, deve abbandonare ogni velleità di
conseguire la competitività dei propri prodotti sui mercati
tramite il dumping sociale, i bassi salari, la
precarizzazione del lavoro.
La via "sudcoreana" allo sviluppo, oltre a essere
intrinsecamente debole sul medio-lungo periodo, implicherebbe
costi inaccettabili in termini di qualità della vita dei
nostri cittadini e di tenuta del nostro sistema
democratico.
Dobbiamo viceversa competere - superando un notevole
gap- sul piano dell'innovazione tecnologica, della
ricerca e della formazione. In quest'ambito, le nuove
tecnologie informatiche, telematiche e multimediali,
rappresentano la nuova frontiera per consentirci di sviluppare
un settore trainante per l'economia con notevoli sinergie con
l'insieme della vita produttiva e sociale del nostro Paese.
Occorrerà dunque con la programmazione pubblica,
predisporre un piano pluriennale per le comunicazioni
multimediali, la cablatura dell'intero territorio nazionale,
la costituzione di un polo nazionale ed europeo
pubblico-privato, l'informatizzazione massiccia delle
pubbliche amministrazioni, la generalizzazione delle reti
civiche, l'alfabetizzazione della popolazione, costruire, in
parallelo, sia l'offerta - garantendo l'autonomia e il
controllo nazionale ed europeo di questo ambito strategico -
che la domanda, sia sotto l'aspetto della massa critica minima
da garantire per avviare il processo, che sotto quello della
sua diffusione per evitare l'emergere di una nuova e moderna
disuguaglianza tra chi sa utilizzare le nuove tecnologie
multimediali e chi ne rimane escluso. Per la prima volta la
figura del consumatore, nella sua molteplice veste di utente
di servizi, cittadino e individuo, è oggi in grado di porsi
come committente dei grandi processi di innovazione, tutti
tarati sui plausibili consumi futuri. Tanto più ciò è
possibile quando prendono forma entità di consumo collettivo
delle nuove tecnologie digitali.
Il comune che concede autorizzazioni a cablare il proprio
territorio, il sindacato che allestisce una rete telematica,
le scuole che si collegano con centri di ricerca, sono tutti
spezzoni di possibili circuiti di committenza progettuale.
Nel corso dell'iter in Parlamento della legge
finanziaria triennale 1996-1998 il gruppo dei deputati
comunisti unitari aveva sollevato con forza questa esigenza
ottenendo, tra l'altro, un ampliamento dell'accantonamento in
tabella B (Fondo speciale per le spese in conto capitale
relative a provvedimenti legislativi in corso) relativamente
alla voce Ministero della pubblica istruzione per 150 miliardi
di lire nel triennio.
In particolare nella seduta del 21 dicembre 1995 della
Camera dei deputati, il sottosegretario al tesoro Piero Giarda
ha ufficialmente dichiarato che la finalizzazione dello
stanziamento iscritto alla suddetta voce nella tabella B
è quella di un "piano di alfabetizzazione informatica".
Certo con lo stanziamento previsto è possibile avviare
solo una sperimentazione limitata negli obiettivi e nel tempo.
Occorrerebbe una iniziativa a più largo raggio, un vero e
proprio programma pluriennale e plurisettoriale per lo
sviluppo della cultura digitale nel nostro Paese. Ma il piano
sperimentale delineato nella nostra proposta di legge - pur
modesto - ne può rappresentare un valido ed indifferibile
momento propedeutico.
Il piano può essere rivolto agli allievi della scuola
secondaria di primo grado, specie le classi ultimative, in
quanto tale grado di istruzione è al momento escluso da
maxi-sperimentazioni di tipo informatico (almeno di massima);
sono allievi che spesso nelle scuole secondarie di secondo
grado seguono al contrario sperimentazioni del Piano nazionale
informatico (PNI) e sono già a contatto, almeno in una
dimensione ludica, con i personal computer. Non offrono
però un immediato ritorno in termini di applicazione pratica,
individuale o collettiva. Ulteriore difficoltà è rappresentata
dall'assenza di laboratori informatici.
Gli allievi della scuola secondaria di secondo grado,
specie delle classi ultimative, consentirebbero di ovviare a
tali due limiti ma, per converso, occorrerebbe individuare
classi non già operanti nel quadro del PNI. D'altro canto,
offrirebbero il vantaggio di poter differenziare i corsi tra
uno di base ed uno più specifico nelle sue applicazioni,
distinguendolo in ordine agli indirizzi di studi ormai
consolidati. Qualche difficoltà in più si pone per gli utenti
universitari (per la difficile realizzazione, il controllo,
l'eccessiva mobilità) o addirittura per gli adulti, a meno che
non si configurino i corsi come vere e proprie realizzazioni
nell'ambito delle 150 ore di studio-lavoro.
Se rivolti a studenti di età compresa entro l'obbligo o ad
adulti, potrebbe trattarsi di corsi eminentemente pratici, di
base, volti soprattutto a rendere fattivo l'approccio al
calcolatore, con finalità essenzialmente operative. Se,
viceversa, rivolti a studenti compresi tra gli ultimi tre anni
della scuola superiore e l'università (16-20 anni di età)
potrebbero differenziarsi in corsi operativi di base, corsi
per la strutturazione di piccoli programmi in linguaggio
basic, corsi specialistici dell'indirizzo di studio
(creazione di ipertesti; di disegno e progettazione
computerizzata; di sviluppo matematico).
E' anche possibile immaginare un modello di attuazione
delle 150 ore basato sul classico meccanismo
dell'alfabetizzazione modulare, con l'obiettivo di estendere
una rete di consapevolezza sul territorio, a partire dai
luoghi di lavoro e formazione.
Si possono peraltro ipotizzare come obiettivi la
formazione-riqualificazione dei disoccupati, lavoratori in
cassa integrazione o in mobilità, oppure corsi propedeutici a
lavori socialmente utili o ad iniziative di imprenditoria
giovanile e così via.
Utenti finali dunque universali, tendenzialmente non
segmentati in target e bacini d'utenza. Puntiamo perciò
alla creazione di laboratori, luoghi del saper fare, dove
perseguire istanze di cultura digitale nel mondo della scuola,
del lavoro, dell'entertainment e della formazione,
installati in ognuna delle 50 città interessate dal programma
di alfabetizzazione.
La scelta delle priorità e la selezione degli obiettivi
deve avvenire, per definire un progetto sperimentale
triennale, in ambito locale, coinvolgendo le istituzioni
territoriali, le commissioni regionali per l'impiego, le
associazioni imprenditoriali, del lavoro autonomo, sindacali,
le università, ma anche le società pubbliche e private:
soggetti che potrebbero partecipare con finanziamenti
aggiuntivi.
La nostra proposta di legge prevede dunque la costituzione
di consorzi da parte dei provveditori agli studi con tutti i
soggetti già citati ed altri, per la messa in essere di 50
"laboratori telematici e multimediali" locali. I consorzi
dovranno predisporre un programma che sulla base delle
esigenze locali scelga le sue priorità e le relative modalità
di realizzazione. La gestione - a scelta del consorzio - potrà
essere affidata ad un istituto universitario piuttosto che ad
una cooperativa, od altro.
Saremmo lieti che si creasse l'occasione per fare emergere
le micro-imprese dei giovani informatici al fine di
valorizzare le energie già presenti e diffuse nel territorio,
per garantire dinamicità al progetto ed il continuo
aggiornamento professionale, delle tecnologie e del
software.
E' chiaro che lo sforzo di alfabetizzazione non può
semplicemente esaurirsi in una diffusione della pratica
dell'uso di computer. Questo servirebbe solo a procurare
clienti alle case produttrici. Occorre, viceversa, intrecciare
competenze e culture globali, a partire dalle nuove
tecnologie.
Si potrebbe anche ipotizzare che il laboratorio lavori
attorno ad un modello di simulazione-pre-realizzazione di una
rete civica collocando immediatamente gli utenti nel cuore dei
problemi teorici e pratici della progettazione e della
gestione di una rete locale digitale.
Il programma potrebbe anche prevedere che i laboratori
costituiscano 50 siti tra di loro collegati (che concordino
una serie di link).