XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 32
Onorevoli Colleghi! - La salvaguardia del territorio
del nostro Paese è ormai un valore imprescindibile da cui
nessuno, e tantomeno il legislatore, può esimersi o restare
indifferente.
Gli interventi riparatori al territorio di danni derivanti
da eventi naturali sono stati negli ultimi anni sempre più
numerosi e onerosi per le casse dello Stato: le alluvioni al
nord (Piemonte e Lombardia) e al sud (Campania) - tanto per
fare un esempio - e l'esondazione dei corsi d'acqua,
ingrossatisi oltre misura, con l'incomparabile perdita di
centinaia di vite umane, hanno provocato anche un danno
ecologico all'ambiente che a tutt'oggi non è ancora stato
risanato, per la difficoltà degli interventi da effettuare, ma
anche a causa di una politica della prevenzione che nel nostro
Paese ha finora avuto davvero poca presa.
Appare logico che prevenire sia meglio che intervenire a
danno subìto ed è proprio per questo che una legge a favore
dell'ambiente lagunare e della costa dell'Alto Adriatico
servirà ad evitare danni maggiori in futuro, ma anche e
soprattutto a salvaguardare determinate attività produttive,
incidenti sull'economia del territorio, che altrimenti
sarebbero penalizzate per cause determinate dalla natura, non
dipendenti direttamente dalla gestione dell'uomo, ma
sicuramente ingerenti nella sua opera di urbanizzazione e di
tutela del patrimonio ambientale.
Per la salvaguardia della laguna di Venezia e del
territorio di Chioggia è stata approvata la legge 8 novembre
1991, n. 360, recante "Interventi urgenti per Venezia e
Chioggia", che ha dato i suoi buoni frutti proprio nella
tutela e nel recupero del territorio, sia dal punto di vista
ambientale che socio-economico.
Il territorio della laguna di Marano Lagunare e di Grado e
la costa dell'Alto Adriatico - dalla foce del fiume
Tagliamento al porto di Monfalcone - orograficamente e come
composizione (sabbia e laguna) sono molto simili al territorio
della laguna di Venezia, mentre dopo la città dei cantieri la
costa dell'Adriatico è prevalentemente rocciosa. Nella zona
costiera delimitata dalla foce del Tagliamento alla foce
dell'Isonzo sorgono due realtà molto importanti del turismo
nazionale: Lignano Sabbiadoro e Grado, e Marano Lagunare,
cittadina che vive dell'attività della pesca, mentre poco dopo
la foce cosiddetta dei "due fiumi" sorge la città di
Monfalcone, centro cantieristico nazionale, dotata di un porto
turistico molto funzionale ed attivo.
Il comparto nautico di Lignano Sabbiadoro, in provincia di
Udine, è parte integrante del suo comprensorio turistico e,
tramite un consorzio di marine, rappresenta la più alta
concentrazione di posti-barca del Mediterraneo (oltre 6 mila
di varie dimensioni), mentre le darsene che ne fanno parte
anche nel 1999 sono state insignite della "bandiera blu
d'Europa", il prestigioso riconoscimento che è assegnato dalla
Commissione europea solo alle realtà nautiche che possono
mettere a disposizione dell'utenza un elevato livello di
servizi.
Il settore della nautica da diporto rappresenta per la
realtà turistica di Lignano Sabbiadoro un fatto economico di
notevole rilevanza, sia per l'entità di capitali pubblici e
privati investiti, che per il numero degli addetti (circa
1.000), ma anche per il fatturato e l'indotto - cantieristica,
riparazioni, alaggio, rimessaggio, componentistica, yacht
broker, ristorazione, ricettività, eccetera - che si è
venuto a produrre anche nell'immediato retroterra. Sussistono,
purtuttavia, notevoli e gravi problemi relativi alle precarie
condizioni di navigabilità sia dello specchio acqueo o bacino
interno alle darsene dove sono situati i posti-barca, che dei
canali di accesso alle stesse, soggetti sempre più
frequentemente a un fenomeno di interramento o insabbiamento,
tanto che in alcuni casi la fruibilità delle darsene può
essere garantita per non più di sei mesi all'anno, mentre in
altri l'insufficiente pescaggio nei canali di accesso, a causa
di mancati interventi di manutenzione, ha provocato la "fuga"
di gran parte delle imbarcazioni verso altri approdi. Si
ritiene quindi necessario stabilire norme e procedure per
poter permettere ai gestori dei porti turistici esistenti o di
futura realizzazione di effettuare una programmata e
continuativa attività di manutenzione, nella fattispecie, di
dragaggio, dei fondali, incombenza peraltro resa obbligatoria
dagli atti concessori del demanio marittimo o dalle
convenzioni regionali, e realizzare un'attività di prevenzione
a tutela di tutto il territorio lagunare, con un ambiente
protetto.
Nella regione Friuli-Venezia Giulia, con particolare
riferimento ai tre centri nautici di Lignano Sabbiadoro, Grado
e Monfalcone, la suddetta problematica è particolarmente
sentita rispetto, come si è detto, alla regione Veneto (con
costa dalle caratteristiche simili al Friuli-Venezia Giulia:
sabbia e laguna), che è dotata di un'apposita legge, il
cosiddetto "protocollo Venezia", la legge n. 360 del 1991, che
permette lo scarico a mare dei materiali di risulta dei
dragaggi (sabbie, limo, fanghi, eccetera) o l'eventuale loro
riutilizzo per ricreare le barene in laguna. Inoltre, dalla
data di entrata in vigore del cosiddetto decreto "Ronchi"
(decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22), che introduce
severi limiti e divieti allo scarico a mare dei materiali
dragati nei fiumi o negli specchi acquei delle darsene, una
normale attività di manutenzione dei fondali delle darsene e
dei canali di accesso è diventata un'operazione estremamente
complicata oltreché onerosa, con costi che incidono
pesantemente sulle spese di gestione dei porti turistici, con
conseguente aggravio delle tariffe di ormeggio, tale da
rendere poco concorrenziali gli approdi regionali rispetto a
quelli delle vicine Repubbliche di Slovenia e di Croazia, che
con un litorale prevalentemente roccioso non sono afflitte
dalla problematica evidenziata.
E' da sottolineare che la norma in vigore per la laguna di
Venezia rende possibili le opere di manutenzione di fondali
(dragaggi) con l'individuazione di soluzioni pratiche e utili
al problema del riutilizzo dei materiali di risulta, che
consentono lo scarico a mare in punti prestabiliti o la
formazione ex novo delle barene in laguna, tramite la
semplificazione del regime autorizzativo attualmente affidato
al Ministero dell'ambiente. Le autorizzazioni analoghe
richieste dalle marine friulane al Ministero dell'ambiente
sono invece quasi sempre negate, mentre qualora
eccezionalmente siano rilasciate si riscontra una sensibile
dilatazione dei tempi di concessione (minimo dieci-dodici mesi
dalla richiesta), certamente non compatibili con le esigenze
dei diportisti, ma anche limitanti l'opera di prevenzione e di
tutela dell'ambiente per eventuali danni maggiori che
potrebbero verificarsi a causa di esondazioni dei corsi acquei
o a causa di maree di elevata portata.
Va considerato, oltretutto, che le problematiche legate
alla salvaguardia e alla tutela del patrimonio ambientale del
territorio lagunare incidono pesantemente sull'economia
generale del comparto turistico e nautico specialmente di
Lignano Sabbiadoro e di Grado, in qualche caso rendendo
difficile e onerosa la continuità operativa delle imprese
interessate.
Per queste ragioni, quindi si intende assumere la presente
iniziativa legislativa, che consente di superare le
problematiche in questione, e prevedere anche per la regione
Friuli-Venezia Giulia, specificamente per le lagune di Marano
Lagunare e di Grado e per tutta la costa dell'Alto Adriatico
interessante i comparti nautici di Lignano Sabbiadoro, Grado e
Monfalcone, una normativa analoga a quella già esistente per
la laguna di Venezia e per la gronda lagunare.
L'onere derivante dall'attuazione della legge è pari a
lire 30 miliardi, ai sensi dell'articolo 1.
L'articolo 2 prevede la corretta ripartizione dei fondi
per tutte le realtà locali interessate.
L'articolo 3 istituisce una apposita Commissione per la
salvaguardia della laguna di Marano Lagunare e di Grado e
della costa dell'Alto Adriatico, cui partecipano
rappresentanti degli enti locali interessati e del Ministero
dell'ambiente, nonché personale tecnico per il controllo
igienico-sanitario degli interventi previsti.