XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 25
Onorevoli Colleghi! - La presente proposta di legge ha
lo scopo di allinearsi al clima di sacrifici e rinunzie che
tutto il Paese è stato chiamato a sopportare a causa di una
politica che per cinquant'anni ha malgovernato e dissipato
miliardi e miliardi di lire di risorse pubbliche. L'entrata in
Europa dell'Italia, pur rappresentando un grande traguardo, ha
determinato l'imposizione di grandi sacrifici che si sono
ripercossi negativamente sui redditi familiari e sui redditi
d'impresa.
Quali eletti dal popolo non possiamo restare indifferenti,
dobbiamo dare il buon esempio, riducendo almeno in parte la
nostra indennità di parlamentari ma provvedendo anche a
riequilibrare i cosiddetti "stipendi da favola" che i
manager pubblici percepiscono a spese del bilancio dello
Stato.
Non è pensabile che il lavoratore dipendente, il
pensionato e il lavoratore autonomo siano tartassati da ogni
strumento fiscale che il legislatore ha creato, mentre ci sono
personaggi che percepiscono stipendi milionari, ma non solo
(tanto che sono colti in flagrante per via di truffe, appalti
truccati e tangenti).
E' quindi necessario, oltre che politicamente e moralmente
doveroso, mettere fine a tale situazione, operando in modo da
(prima di aumentare ulteriormente la pressione fiscale)
iniziare a tagliare la spesa pubblica là dove lo sperpero è
più evidente. Si propone quindi, che il limite massimo della
retribuzione annua dei manager pubblici non possa
superare l'indennità annua percepita dai parlamentari.
Se si devono "sudare lacrime e sangue", perché, una volta
tanto, non iniziamo dal vertice?
La presente proposta di legge tende anche a costituire uno
strumento al fine di arginare il fenomeno delle tangenti e del
finanziamento pubblico ai partiti, che tanto ha animato le
cronache degli anni passati riguardo a "mani pulite" e che è
continuamente riemerso nel corso di numerose inchieste della
magistratura.
Onde evitare, o quantomeno circoscrivere, tale fenomeno
proponiamo di dare la facoltà a chi, parlamentari o
consiglieri regionali, lo desideri di finanziare palesemente
il proprio partito o movimento politico con quote della
propria indennità, attraverso il sistema della deducibilità
dal reddito delle persone fisiche. In questo modo quelle forze
politiche che beneficiano delle contribuzioni dei propri
eletti, potranno continuare a beneficiarne senza pericolo che
la riduzione alle indennità da noi proposta comporti un
contestuale minor introito.
Nell'articolo 1, comma 1, si propone la riduzione
dell'indennità parlamentare di un decimo. Al comma 2, si
rafforza questa linea attraverso il blocco della rivalutazione
di tale indennità fino all'anno 2003, con l'obiettivo di dare
un segnale forte di partecipazione, soprattutto da parte di
quella classe privilegiata quale è quella politica, al
particolare momento di necessità che il Paese si trova ad
affrontare.
All'articolo 2, comma 1, viene data la facoltà
summenzionata di poter contribuire al proprio partito o
movimento politico, devolvendo parte della propria indennità
sia in qualità di parlamentare che di consigliere
regionale.
Il comma 2 dell'articolo 2 prevede che tale contribuzione
non entri a far parte della base imponibile di chi si avvale
della facoltà stabilita al comma 1.
L'ultimo comma, infine, serve per dare un limite
all'eventuale contributo, al fine di evitare che, attraverso
questo sistema, si operi una evasione delle imposte da parte
di chi ne ha facoltà.
Infine, l'articolo 3 impone la parificazione degli
stipendi percepiti dai manager pubblici alla
retribuzione annua dei parlamentari, con la conseguenza che
non potranno più essere percepiti stipendi favolosi con i
risultati che abbiamo visto fino ad ora.