Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 745 del 6/2/2006
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(Stato del trasporto ferroviario in Italia - nn. 2-01799 e 2-01802)

PRESIDENTE. Avverto che le interpellanze Violante n. 2-01799 e Castagnetti n. 2-01802 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 3), che vertono sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente.
L'onorevole Raffaldini ha facoltà di illustrare l'interpellanza Violante n. 2-01799, di cui è cofirmatario.

FRANCO RAFFALDINI. Signor Presidente, si tratta di un tema di particolare


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attualità, che meriterebbe risposte adeguate e che il Presidente del Consiglio, invece di fare tanti comizi in televisione, andasse a parlare con i pendolari per portarli a conoscenza dei risultati raggiunti in tale materia dal suo Governo. Noi lo abbiamo fatto, recandoci sui treni a parlare con i pendolari!
Ci troviamo in una situazione davvero disastrosa. Ad ogni nostro atto di sindacato ispettivo ci è stato sempre risposto con delle slide; ormai abbiamo la testa piena di slide, che tuttavia non fanno girare i treni! E, se non si guarda in faccia la realtà, non vi saranno azioni giuste ed adeguate.
I problemi del trasporto ferroviario che si sono manifestati negli scorsi mesi sono ormai esplosi e siamo prossimi alla linea di guardia, vale a dire al tracollo. Il 2005 si chiude in un modo drammatico sia a livello regionale e locale sia sulla media e lunga percorrenza. Solo nel mese di dicembre sono stati soppressi 7 mila treni, inoltre aumentano i ritardi e la decurtazione dei singoli treni per recuperare carrozze. Si rubano i manovratori, si rubano coloro che guidano i treni! Sono state distribuite mille coperte al giorno perché non funzionava il riscaldamento.
Le soppressioni dei treni avvengono nel 75 per cento dei casi per la mancanza o la rottura di locomotori e nel 25 per cento dei casi per la mancanza di personale, che già lavora con turni straordinari. La puntualità, nel mese di dicembre 2005, è peggiorata di 15 punti rispetto ai mesi precedenti e l'indice di soddisfazione si è abbattuto di 20 punti. La perdita di esercizio di Trenitalia supera i 400 milioni di euro.
Sono state compiute scelte organizzative sbagliate: è saltata la pianificazione del rapporto tra treni e linee; la catena di comando anziché ridursi si è allungata, perché da una parte si è centralizzato e dall'altra si è deresponsabilizzato il lavoro con il territorio; l'organizzazione del personale è stata separata dagli impianti. In tal modo, è stata depotenziata la dirigenza tecnica e la competenza ferroviaria, ci si è liberati delle più belle competenze ferroviarie per dotarsi di persone competenti nelle società di consulenza americane, che mai hanno visto una ferrovia.
Si è pensato che la produzione ferroviaria potesse essere standardizzata, computerizzata, senza conoscere la diversità degli impianti e la pluralità dei vincoli. Dunque, quando è entrato in vigore l'orario invernale, con questa computerizzazione abbiamo trovato il treno da una parte e i macchinisti in un altro paese. Sono stati violati i regolamenti europei; delle 508 carrozze ritirate a causa delle zecche ne sono state recuperate poco più di 70; si sono separati gli intercity dagli interregionali, dimenticando che, oltre ai disagi e ai costi per i pendolari, sarebbero aumentate le coincidenze.
Così con l'entrata in vigore del nuovo orario il sistema è esploso, proprio in occasione delle festività natalizie e, di fronte al dilagare del disservizio, non vi è stata alcuna reazione. I problemi in ferrovia non si sommano, si moltiplicano. Il materiale rotabile è vecchio, scarso, addirittura in alcuni luoghi - ad esempio, a Genova - non vi sono i pezzi per la manutenzione, per la sostituzione. Piccoli pezzi, come il pulsante per chiudere le porte, mancando il quale, non potendosi procedere con le porte aperte, si sopprime il treno, o come una centralina. Questa è la realtà che abbiamo davanti.
Non possiamo prendercela con le Ferrovie, ma con il Governo (vedo qui presente il Vicepresidente Fini). Oltre a partecipare a dibattiti televisivi, vada a parlare con i pendolari! Guardiamo che cosa avete fatto sul tema del trasporto locale! Qual è il bilancio del Governo?
Ve lo dico io cosa avete fatto: in questa ultima finanziaria, avete tolto 3 miliardi di euro per investimenti e cassa alle Ferrovie dello Stato! Una grande azienda, che dovrebbe vivere con 176 milioni di euro per il 2006! Queste sono le tabelle dell'ultima legge finanziaria, che seguono quelle degli altri anni: 1,3 miliardi in meno nel 2003, 1 miliardo in meno nel 2004.
Il nuovo contratto di programma presentato alle Commissioni di Camera e Senato per l'approvazione prevedeva in


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cinque anni un costo di investimenti di 147 miliardi di euro. Visto che sono effettivamente disponibili solo 12 miliardi di euro, sperando in una assegnazione attuale di 3 miliardi di euro - quest'anno ciò non è stato fatto (anzi, sono stati tolti 3 miliardi di euro) -, servirebbero 31 anni per realizzare le infrastrutture ferroviarie promesse da Berlusconi!
Questa è la situazione, questo è il fallimento del contratto con gli italiani sul punto delle infrastrutture. Il Presidente del Consiglio dovrebbe andare a parlare di queste cose!
Di fronte ad una simile situazione, cosa sta succedendo? Qual è il tipo di reazione? Dovrebbe esserci una iniziativa volta a valorizzare i ferrovieri, le migliori competenze ferroviarie, per rimettere in moto una azienda, che ha ancora una solidità, una parte sana importante. Invece, di fronte a questa situazione, nei giorni scorsi, che cosa fa il ministro Lunardi? Un atto amministrativo! Che - lui lo chiama un decreto - , sostanzialmente, mette le mani di Lunardi, insieme a Catania, sugli investimenti di Rete Ferroviaria Italiana, che ha la concessione per questi investimenti.
Ma cosa c'entra Lunardi (e Catania) con questi investimenti? Quando passa davanti a RFI, ogni giorno, dovrebbe fare un gesto di gratitudine per l'elevatissima competenza ferroviaria e capacità di investimento di RFI, che ha tenuto alto il buon nome di FS! Quindi, è bene che Lunardi e Catania tolgano le mani da una cosa di cui non sono titolari, per la quale non hanno la concessione!
Questa è la realtà: pendolari infuriati, presi in ostaggio, milioni di cittadini presi in ostaggio! Qual è stata la risposta? Cercare di mettere le mani su qualche investimento! Questa è l'Italia che dovrebbe promettere un ingresso prorompente nel nuovo secolo? Questa è l'Italia con il volto peggiore; questa è l'Italia che non vogliamo vedere; questa è un'Italia che noi vogliamo cambiare!
È su questi temi, non sulle chiacchiere ideologiche, che gli italiani oggi vogliono avere una risposta.
Il Governo, nella risposta, ci dica come stanno andando le ferrovie! Come stanno andando i servizi mobilità per i pendolari? La puntualità, il materiale rotabile, il comfort, in questi due anni, sono precipitati a fronte dell'aumento dei costi.
È stato fatto addirittura uno studio, definito culturale, per stabilire quanti milioni di chilometri di trasporto su rotaia potrebbero essere trasferiti al trasporto su gomma; in sostanza, hanno cominciato a pensare di spostare le Ferrovie dello Stato sugli autobus! Una cosa che non sta né in cielo né in terra!
Abbiamo la possibilità di riprendere per i capelli la situazione, ma non la si riprende con le slide, bensì rivolgendo un appello ai ferrovieri e chiedendo loro di prendere in mano questa azienda, che ha tutte le capacità e le professionalità per essere rilanciata. Servitevi dei ferrovieri, delle grandi competenze ingegneristiche o di altro genere che avete, a tutti i livelli, dal centro alla periferia, e, contemporaneamente (ma credo che questo compito spetterà a noi), stanziate nuove risorse, perché per ora li avete lasciati in braghe di tela! Con le risorse messe a disposizione da voi si può andare avanti al massimo fino a giugno; da quel momento in poi, si bloccheranno gli investimenti ed i pagamenti. Questo vuol dire inchiodare le ditte per i lavori già realizzati.
Si tratta di una situazione drammatica per un'azienda che in questi anni è stata promotrice del più grande cantiere europeo, quello dell'alta velocità, totalmente finanziato dai Governi del centrosinistra, che nel 2008 entrerà nel suo pieno esercizio. Un'azienda, quella delle ferrovie, che ha grandi potenzialità internazionali, ma ha a che fare con un ministro che la sta bloccando e con un presidente che non prende in mano una situazione che rischia di degenerare.

PRESIDENTE. L'onorevole Pasetto ha facoltà di illustrare l'interpellanza Castagnetti n. 2-01802, di cui è cofirmatario.

GIORGIO PASETTO. Signor Presidente, credo che la situazione delle Ferrovie dello


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Stato richieda, da parte delle forze politiche e dei rappresentanti dei gruppi, così come abbiamo fatto noi della Margherita e, prima di noi, il collega Raffaldini, rappresentante dei Democratici di sinistra, un richiamo forte alle responsabilità di fronte ad una situazione di una gravità senza precedenti.
Siamo giunti a maturare le ragioni di questa interpellanza attraverso una serie di constatazioni riguardanti il disagio, per non dire la rabbia, che esplode ogni giorno e, sostanzialmente, non soltanto blocca il traffico dei lavoratori, degli studenti e dei pensionati, ma paralizza l'economia del nostro paese. Partendo da questa constatazione e con una responsabile preoccupazione di Governo, il nostro richiamo riguarda la funzionalità e la richiesta di intervenire per quanto possibile, pur senza farsi illusioni, in questo settore.
La verità, però, è che manca qualsiasi azione da parte del Governo e che in tutti questi anni è mancata una politica del trasporto. Questa è l'amara constatazione: in questo paese non vi è stata alcuna politica dei trasporti e il ministro Lunardi di tutto si è interessato - anzi, più che di tutto, si è occupato di alcune cose specifiche -, tranne che della politica del trasporto.
Vi è stata un'escalation degli incidenti ferroviari, molti dei quali sono stati mortali e hanno riguardato soprattutto il Mezzogiorno del nostro paese. Ne ricordo soltanto alcuni: l'incidente in provincia di Messina, con otto morti; l'incidente di Crevalcore, con dieci morti; l'incidente di Roccasecca, e altri ancora. Le nostre ferrovie sono tutt'altro che le più sicure d'Europa! Considerando il numero di incidenti ferroviari, si può affermare che nel corso degli ultimi tre anni si è registrato un incremento di tali incidenti.
La situazione è, quindi, di totale abbandono. E l'abbandono riguarda soprattutto le linee ferroviarie cosiddette minori, quelle regionali, che collegano i piccoli e medi centri del nostro paese, con particolare riferimento alle realtà esistenti nel Mezzogiorno. Si registrano ritardi, sporcizia e, soprattutto, abbandono del processo di ammodernamento tecnologico destinato ad innalzare i livelli di sicurezza nel trasporto ferroviario e, in generale, in tutto il sistema dei trasporti del paese. Ma cosa si è abbandonato? Si è abbandonata una linea di condotta coerente con il piano generale dei trasporti. Non si tratta, quindi, di casi isolati, ma di una scelta politica di fondo.
L'obiettivo di ridurre il peso del trasporto su gomma attraverso un trasferimento di passeggeri e di merci su ferrovia non è stato perseguito nel corso di questa legislatura. Ciò ha finito per far pagare tutti questi disagi, in termini di mobilità, di sviluppo, di crescita e di sicurezza, al paese.
Delle scelte effettuate dai Governi di centrosinistra in tema di alta velocità, di grandi collegamenti, di grandi investimenti destinati al settore dei trasporti, oggi Berlusconi tenta di attribuirsi, con continue inaugurazioni, i meriti. Il Presidente del Consiglio dei ministri, infatti, spera di ottenere risultati attraverso una sua continua presenza nei mass media. Ciò a noi non interessa. La verità è un'altra, e cioè che nel comparto del trasporto ferroviario si è registrata una regressione. Si sostiene, da parte della maggioranza, che le opere programmate nel corso della XIII legislatura sono andate avanti - a questo proposito si fa riferimento, ad esempio, alla cosiddetta legge obiettivo, ai 240 progetti elaborati e a quant'altro -, avvalorando a parole tutto e il contrario di tutto, ad iniziare, ad esempio, dal ponte sullo Stretto; ma la sostanza è quella che giorno per giorno si osserva. Una realtà che registra disagi e ribellioni degli utenti nel settore dei trasporti.
Colleghi, il nostro vuole essere soltanto un tentativo di dare voce a questa situazione di grave difficoltà che si ripete ogni giorno, in particolare, sui treni che viaggiano nel nostro paese. Nel corso di questa legislatura abbiamo chiesto ripetutamente, faticando non poco per essere ascoltati, sia in Commissione sia in Assemblea, un confronto con il ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Abbiamo sollecitato non soltanto il Ministero delle infrastrutture e


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dei trasporti, ma anche quello dell'economia e delle finanze, al fine di aprire un confronto costruttivo sulle scelte operate, che sono poi rappresentate soprattutto da tagli alle risorse, a totale svantaggio del trasporto ferroviario. Ma, alle nostre sollecitazioni, ha fatto riscontro una latitanza dei responsabili ministeriali e, in particolare, del ministro Lunardi.
E questo problema, lo ricordo, non l'abbiamo sollevato soltanto noi, parlamentari dell'opposizione, ma anche moltissimi parlamentari della maggioranza. A questo riguardo, sarebbe interessante raccogliere l'insieme degli atti di sindacato ispettivo con i quali si è cercato di richiamare l'attenzione del Governo su questa problematica. Noi registriamo, ormai, la costante del ritardo dei treni. Si può dire che è puntuale il ritardo dei treni regionali, dei treni locali e, in generale, di tutti quelli che percorrono tratte secondarie: fatta eccezione per gli Eurostar, tutto il resto è contrassegnato dalla costante del ritardo!
Ho già detto della sporcizia. Le Ferrovie dello Stato sono state costrette a ritirare 500 carrozze (che sarebbe bastato disinfettare). Quindi, al disagio si è aggiunto altro disagio.
Il collega Raffaldini ha illustrato le problematiche relative agli impianti, al raccordo tra orari e scambi, all'utilizzo del personale: la confusione regna sovrana!
Questo l'elenco delle disfunzioni, alle quali stanno tentando di dare qualche risposta le ferrovie regionali. In altre parole, i problemi sono stati scaricati sulle ferrovie regionali e sulle regioni, che da anni non ottengono l'incremento del fondo per i trasporti. Si pensi che proprio qui, nel Lazio, la provincia di Roma ha acquistato i treni a proprio carico, con proprie risorse: l'amministrazione provinciale di Roma si è vista costretta, a causa dell'insufficienza di motrici e vagoni, a distogliere ingenti risorse per destinarle all'acquisto di treni, onde assicurare un minimo di dignità a quanti usufruiscono del servizio.
Allora, si tratta di avere riguardo alla condizione generale delle ferrovie. Parlare, oggi, di grandi opere, dei trafori, delle progettazioni - del «libro dei sogni» -, a fronte di una realtà che ha condotto al degrado un servizio nazionale così rilevante, significa veramente non guardare in faccia la realtà, non rendersi conto di ciò che sta accadendo, a partire dalle piccole e medie stazione, anch'esse in uno stato di totale abbandono. Perché è avvenuto tutto ciò? Perché sono state fatte alcune scelte politiche, tra cui quella del taglio del 40 per cento di risorse, che erano destinate soprattutto alle tratte regionali.
I tagli hanno avuto ripercussioni anche sulla sicurezza. Gli incidenti che si sono verificati sono stati causati da un livello non sufficiente di sicurezza, dal mancato ammodernamento dei meccanismi di sicurezza. Signor sottosegretario, anche il problema della sicurezza non si risolve con le commissioni di inchiesta (che pure ci vogliono), ma fornendo risposte: mettendo in campo investimenti; mettendo in campo tecnologie; utilizzando meglio il personale e la qualità delle prestazioni che il personale delle Ferrovie dello Stato del nostro paese è in grado di assicurare. Ma di tutto ciò non si ha notizia.
Intanto, noi chiediamo che, prima che si rischi il crollo complessivo delle Ferrovie dello Stato, siano accelerati e portati a conclusione i progetti, le proposte, le opere che possano essere completate con le risorse disponibili, derivanti, molte volte, da stanziamenti disposti nella passata legislatura. Occorrono nuove tecnologie, subito, rapidamente! Bisogna far presto in tutto ciò che è stato preventivato e finanziato.
Vorremmo delle assicurazioni. Anzi, siamo qui per averle, perché siamo al limite: parlando con i lavoratori del settore, con i pendolari, con gli utenti del servizio, abbiamo constatato che siamo giunti vicini ad un punto di non ritorno. Avremmo bisogno di risposte, ma siamo certi che esse non verranno. Abbiamo faticato anche questa mattina: la trattazione delle interpellanze è stata possibile grazie alla sensibilità del sottosegretario Ventucci, il quale si trova in evidente imbarazzo.


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Il fatto che il sottosegretario Ventucci sia qui oggi per darci una risposta - egli ha probabilmente avvertito l'imbarazzante realtà di cui sto parlando - è emblematico.
Nulla avviene mai per caso: è fisiologico che, rispetto ad una questione attinente alla politica dei trasporti, che in qualche modo investe la politica economica del nostro paese, sia il rappresentante del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, sia il responsabile del Ministero dell'economia e delle finanze (quest'ultimo, azionista di maggioranza, che in qualche modo, esercita il controllo e la vigilanza economica sulla rete, l'altro, il primo, colui che avrebbe dovuto sviluppare la politica del trasporto) non siano presenti, né in grado di risponderci. Questo è il dramma, e così è stato nel corso di questi cinque anni. Dovranno aspettare gli studenti, i lavoratori, i pensionati (coloro che utilizzano maggiormente il sistema ferroviario nel nostro paese) che le risposte arrivino.
In realtà, non ci saranno risposte da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, né da parte di quello dell'economia e delle finanze. Anzi, si è tentato, negli anni passati, di rompere l'unità della holding delle Ferrovie dello Stato e oggi si tenta soltanto di concentrare l'attenzione sui grandi investimenti ed appalti, magari ancora non definiti da un punto di vista tecnico e formale, perché si vuole fare presto: si vuole chiudere il discorso su alcune situazioni.
La nostra è quindi una denuncia grave, urgente rispetto a ciò che sta avvenendo in questo comparto. Ma l'azienda resiste, così come i lavoratori e il management. Soprattutto, ci auguriamo che in questo scorcio di fine legislatura le Ferrovie dello Stato non si avviino - come sembra che stia accadendo - verso il cosiddetto rischio Alitalia. Infatti, tale eventualità si tradurrebbe in una crisi delle Ferrovie dello Stato, pari a quella dell'Alitalia. Tuttavia, questi due fenomeni, sommati insieme, rappresentano la crisi dell'intera mobilità per un paese che continuiamo a considerare fortemente industrializzato, in crescita e sulla via dello sviluppo.
La verità, però, è un'altra. Infatti, la condizione nella quale si è posto il trasporto in questo paese ne paralizza le funzioni essenziali. Il blocco della mobilità rischia - pensiamo al trasporto pubblico locale - di rappresentare l'anello mancante di congiunzione nel sistema (con conseguente crisi della mobilità all'interno e all'esterno delle aree metropolitane e con i piccoli e medi centri).
Insomma, la crisi delle Ferrovie dello Stato si aggiunge al rischio di fallimento della situazione in Alitalia e alla condizione drammatica del trasporto pubblico locale e della mobilità in generale nel nostro paese.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, senatore Ventucci, ha facoltà di rispondere.

COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, mi sia permesso leggere alcuni dati che mi sono stati forniti e che non costituiscono di certo una scusante rispetto ai rilievi degli onorevoli Raffaldini e Pasetto (alcuni anche condivisibili), i quali fanno riferimento ad una situazione endemica, che parte da molto lontano (compreso il periodo 1996-2001, in cui l'attenzione al bilancio dello Stato era solo un'opzione per i passati Governi). I rappresentanti oggi presenti in Parlamento si lamentano persino del fatto che gli italiani siano informati in merito alle opere che questo Governo - finalmente - ha cantierizzato o portato a termine.
Si premette, innanzitutto, che, a seguito delle intese intervenute in occasione di un incontro svoltosi il 18 gennaio scorso presso la Conferenza delle regioni, il vertice del gruppo delle Ferrovie dello Stato e i rappresentanti delle regioni hanno avviato specifici tavoli tecnici regionali, finalizzati sia ad individuare possibili eventuali criticità dell'offerta oraria in corso, verificandone la situazione relativa


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alle singole realtà territoriali, sia ad apportare, per quanto possibile e necessario, gli opportuni correttivi.
Per quanto riguarda le problematiche sollevate dagli onorevoli Raffaldini e Pasetto e dagli altri firmatari dell'interpellanza, si precisa quanto segue. Relativamente al personale, a seguito di un recente accordo con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative su base nazionale, in coerenza con gli obiettivi di sviluppo della produzione ed in ordine all'esigenza di migliorare la qualità del servizio, si è deciso di attuare un piano che prevede l'assunzione di 350 unità di personale di macchina e l'assunzione di 450 unità di personale di bordo.
Quanto agli investimenti in materiale rotabile, è in corso un piano per il rinnovo del parco rotabile, sia mediante l'immissione progressiva in circolazione di nuovi treni come il Minuetto ed il Vivalto, per il trasporto regionale, ed il Tilting, per la media e lunga percorrenza, sia attraverso la realizzazione di un articolato programma di restyling e di ammodernamento delle vetture in esercizio, teso a migliorare la qualità ed il comfort dei mezzi. In particolare, il programma prevede l'acquisto di 388 locomotive E 464, di cui 275 già sono state consegnate entro il 31 dicembre 2005 e le rimanenti lo saranno entro il biennio 2006-2007; 100 Minuetto a trazione diesel, di cui 50 risultano già consegnati al 31 dicembre 2005 e i rimanenti lo saranno entro il biennio 2006-2007; 100 Minuetto a trazione elettrica, di cui 55 sono stati già consegnati al 31 dicembre 2005 e gli altri lo saranno sempre entro il biennio 2006-2007; 60 Vivalto (di cinque carrozze), 5 dei quali risultano già consegnati entro il 31 dicembre 2005; 12 treni Tilting la cui consegna è prevista entro il 2007; infine, 60 locomotive ETR, di cui 40 già consegnate al 31 dicembre 2005. A ciò si aggiunga il restyling di 640 carrozze piano ribassato, di cui 488 già consegnate al 31 dicembre 2005; di 143 carrozze doppio piano, di cui 117 risultano già consegnate al 31 dicembre 2005; di 70 carrozze UIC-X IR, di cui 59 risultano già consegnate al 31 dicembre 2005; infine, di 56 carrozze notte, la cui consegna è prevista entro il biennio 2006 e 2007.
Per quanto attiene al programma per il decoro delle carrozze, problema al quale ha accennato anche l'onorevole Pasetto, come è noto, dalla metà dello scorso mese di ottobre 2005 è stato avviato un programma di riqualificazione straordinaria di 500 carrozze della media e lunga percorrenza, in quanto in condizioni di scarso decoro e arredate in maniera non coerente con le moderne tecniche di pulizia e manutenibilità. L'iniziativa consentirà, soprattutto, di migliorare decisamente il comfort e la qualità dei materiali rotabili con maggiore anzianità di impiego e di offrire, quindi, ad una larga fascia di popolazione che utilizza normalmente questi servizi la possibilità di viaggiare in maniera, certamente, più decorosa. Il completamento del programma, che prevede lo smontaggio degli interni, la bonifica degli ambienti (compartimenti, corridoi, vestiboli e toilettes) e la sostituzione degli elementi di arredo (toilettes, poltrone e rivestimenti) è attualmente previsto entro il primo semestre dell'anno corrente.
Per quanto riguarda, invece, l'emergenza neve, nelle ultime giornate di gennaio, il 26, 27 e 28, interessate da condizioni atmosferiche particolarmente critiche a causa delle abbondanti nevicate, è stato messo a punto un programma di manutenzione straordinaria che ha comportato l'esclusione temporanea del servizio di 18 collegamenti Eurostar, dei quali al 3 febbraio 2006 ne sono stati ripristinati 12 mentre i rimanenti saranno rimessi in circolazione nell'arco di qualche giorno.
Per quanto concerne gli interventi per la sicurezza ferroviaria, nell'ultimo anno si è registrata una consistente accelerazione.
Relativamente alle infrastrutture, i circa 16 mila chilometri della rete, con caratteristiche infrastrutturali e tecnologiche diverse, su cui circolano ogni giorno ben 9.200 treni, sono tutti attrezzati con sistemi di sicurezza adeguati sia alle caratteristiche di traffico, sia alle massime velocità che i treni possono raggiungere. Il piano di interventi sulla sicurezza prevede


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la progressiva installazione dei sistemi SCMT e SSC (sono tutti acronimi che, ovviamente, gli esperti ed i tecnici conoscono).
Attualmente, circa seimila chilometri di rete ferroviaria sono coperti da SCMT - acronimo che sta per «sistema controllo marcia treno» -, dei quali ben 3 mila chilometri sono stati installati lo scorso anno. Il sistema SCMT attua la protezione della marcia del treno, istante per istante, rispetto alle condizioni imposte dai segnali, alla velocità massima consentita dalla linea in condizioni normali e di degrado e alla velocità massima ammessa dal materiale rotabile, attivando la frenatura di emergenza in caso di superamento dei limiti di controllo. L'installazione del SCMT vede coinvolte le più grandi imprese esperte nella tecnologia ferroviaria.
Il piano della sicurezza prevede che, entro la fine del 2007, verrà installato il sistema SCMT su circa 10.500 chilometri.
Sulla parte residuale di rete è prevista, sempre entro il 2007, l'installazione del sistema SSC (sigla che sta per «sistema di supporto alla condotta»).
Sempre nell'ambito degli interventi destinati ad incrementare il fattore sicurezza, si precisa che la linea ad alta velocità Roma-Napoli è dotata del sistema ERTMS - è un acronimo delle parole «European train control management system» -, il primo esempio al mondo di sistema automatico di protezione, non solamente della sicurezza, ma anche di altre funzioni, realizzato su una portante radio che opera a 300 chilometri all'ora.
Per quanto attiene, infine, al materiale rotabile, e quindi per quanto concerne l'attrezzaggio dei locomotori con nuove tecnologie di sicurezza, si evidenzia che tutte le iniziative (SCMT, scatole nere, CAB radio, terminali GSM-R, SSC) verranno integrate in un unico sistema tecnologico (STB).
Ad oggi, il sistema SCMT (vale a dire, il sistema controllo marcia treno) è stato installato su circa il 27 per cento della flotta; sarà attrezzato il 56 per cento della flotta entro il 2006; l'88 per cento, entro il 2007; il 100 per cento, infine, entro il 2008. I Mandrake, per così dire, esistono solamente nei fumetti!
Inoltre, a supporto di queste tecnologie innovative è in corso di realizzazione il sistema radiomobile GSM-R di esclusivo uso ferroviario, già in funzione su circa 4 mila chilometri di rete, che garantisce la comunicazione terra-treno sia per le comunicazioni di servizio relative alla circolazione e manutenzione ferroviaria che per le chiamate di emergenza, anche in tratte situate in galleria. Si prevede che entro il 2006 saranno attrezzati 7.500 chilometri della rete fondamentale, mentre la rete complementare sarà attrezzata entro il 2009.
Questi sono i dati (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. L'onorevole Raffaldini ha facoltà di replicare per l'interpellanza Violante n. 2-01799.

FRANCO RAFFALDINI. Signor Presidente, ho cominciato l'illustrazione dell'interpellanza rilevando il fatto che a tutte le nostre domande, normalmente, in questi due o tre anni riceviamo, quali risposte, «valanghe» di slide. Ebbene, quanto testé riferito dal sottosegretario è, invero, già contenuto in slide che dal 2004, sulle Ferrovie dello Stato, qualsiasi sia la nostra domanda, diffondono le stesse notizie. Ne ho portate con me alcune, ma le slide non fanno girare i treni; oltre al ministro, dunque, invitiamo il Presidente del Consiglio a visitare i treni e a discutere con i pendolari sui risultati del suo «contratto con gli italiani».
Noi ci siamo stati e quanto da me dichiarato stamattina non si riferisce a vicende inventate o ad una polemica semplicemente politica. Cito al riguardo e per brevità alcune circostanze. Siamo stati, io ed il collega onorevole Mazzarello, giovedì 19 gennaio, a Genova, alle cinque del mattino e abbiamo cominciato a salire sui treni dei pendolari, a parlare con loro; ebbene, cito solo taluni titoli perché non avvengano più tali avvenimenti. Da La Repubblica: «Ore 5, politici sulla tradotta


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- Ogni giorno una Caporetto»; da La Stampa di Torino: «In treno coperte contro il freddo», articolo che riporta la visita dei deputati dei Democratici di sinistra e lamenta la mancanza di personale e ricambi nelle officine; ed ancora dal Corriere Mercantile: «Viaggio all'inferno»; «Viaggio nell'incubo dei pendolari».
Questo è quanto hanno scritto i giornali su questa semplice visita che abbiamo compiuto, che consiglierei al ministro competente ed al Presidente del Consiglio di fare, anziché chiacchierare alla televisione di altre cose.
Vi è una seconda questione che intendo evidenziare. Mi sembra un po' polemica l'introduzione che lei, signor sottosegretario, ha fatto prima di leggere la sua risposta. È stato affermato, infatti, che la situazione esistente viene da lontano, che dipende dal passato e che il centrosinistra non ha tenuto conto del bilancio.
Vorrei ricordare, invece, che il centrosinistra ha appostato, a favore delle Ferrovie dello Stato, soldi «sonanti», pari a 36 miliardi di euro. Si tratta di risorse destinate non solo all'alta velocità, ma anche all'alta capacità. Le Ferrovie dello Stato hanno speso fino a 12 miliardi di euro l'anno e sono arrivate fino ad oggi grazie a quei soldi, poiché voi non avete destinato ulteriori risorse; anzi, le avete ridotte! Il centrosinistra, inoltre, ha investito 12 miliardi di euro a favore del trasporto pubblico locale: si trattava, allora, di 2 mila 500 miliardi di vecchie lire all'anno. Queste sono le risorse «sonanti» che sono state messe a disposizione!
Manca, per di più, un piano generale non solo della rete ferroviaria (come ha affermato il collega Pasetto), ma anche dei trasporti. Proviamo solo a guardarci intorno. Con riferimento alle ferrovie, tutti abbiamo constatato la situazione esistente. Se guardiamo «in alto», osserviamo la situazione di Alitalia, e vorrei rilevare che non è solo colpa della compagnia. La colpa, infatti, è del Governo, che non è intervenuto tempestivamente, oppure ha fatto una gran confusione, arrivando addirittura a teorizzare (da due anni) non che Alitalia non potesse comprare la compagnia Volare, ma che Alitalia stessa dovesse fallire, per poi essere comprata da Volare e divenire un vettore regionale.
Osservate, inoltre, la situazione del trasporto pubblico locale ed i documenti che voi avete predisposto in materia. Nell'ultimo Documento di programmazione economico-finanziaria, infatti, avete affermato che questo comparto presenta un deficit di 3 miliardi di euro ed è prossimo all'implosione finanziaria, ma non investite nemmeno un euro a favore dei comuni!
Esistono, inoltre, i problemi dei porti, dell'economia marittima e di quelle che dovrebbero essere le cosiddette autostrade del mare: anche con l'ultima legge finanziaria, infatti, avete mantenuto il blocco degli investimenti destinati ai porti. Vorrei rilevare, peraltro, che si tratta di risorse finanziarie che, da una parte, erano già state stanziate dal Governo e, dall'altra, provengono dall'Unione europea e dall'autofinanziamento delle autorità portuali.
Voi, tuttavia, avete bloccato tutto, mentre la grande economia del far east sta navigando nel Mediterraneo e l'Italia rischia di perdere l'opportunità di intercettarla. Vorrei segnalare, tra l'altro, che l'ANAS non ha più neanche lacrime per piangere: questa è la realtà della vostra politica dei trasporti! Ricordo che era un punto del cosiddetto contratto con gli italiani: fatto? No: fallito in pieno!
Lei, signor sottosegretario, ha letto un lungo elenco. Ad ascoltare ciò che ha affermato, «andiamo alla grande»: vi sono treni, è garantita la sicurezza e c'è di tutto! Allora, come mai i treni non vanno ed accadono i fatti che abbiamo ricordato? Quanto lei ha affermato, quindi, non è vero e, contemporaneamente, sia il capo di Trenitalia, sia il presidente delle Ferrovie dello Stato sono dei buoni a nulla! Infatti, se tutto è a posto, ma i treni non vanno, è vera sia la prima, sia la seconda affermazione!
Lei, signor sottosegretario Ventucci, ha addirittura fornito alcuni dati sull'assunzione del personale che non corrispondono nemmeno alle comunicazioni che, questa mattina, il nuovo dirigente «ferroviere»


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del trasporto pubblico regionale e locale delle FS ha reso in ordine alle assunzioni. Avete riferito dati sulle assunzioni che non corrispondono neanche a tali comunicazioni, e ne avete citato addirittura un numero inferiore!
Per quanto concerne la sicurezza, vorrei ricordarvi che, in molte tratte - mi riferisco, ad esempio, alla Bologna-Verona, dove si è verificato l'incidente di Crevalcore -, le nuove tecnologie sono disponibili per le rotaie, ma non per i treni che vi corrono sopra! Infatti, siamo giunti al punto che le nuove tecnologie non dialogano tra di loro, poiché Trenitalia non le ha a disposizione sui propri treni!
Questa è, dunque, la situazione! Allora, vogliamo innanzitutto che circolino i treni, che si sblocchino i fondi per le città e che viaggino più passeggeri e più merci.
Vorremmo verificare un'immediata capacità di reazione e - tanto per fare un esempio della nostra capacità propositiva - un'immediata intesa con le regioni, che pagano un miliardo e mezzo di euro l'anno quale corrispettivo alle Ferrovie dello Stato per i contratti di servizio a Trenitalia. Vorremmo, inoltre, che si ripristinassero, assieme alle regioni, gli interregionali, che fino ad ora sono stati sostituiti con gli Intercity; che si riconsiderasse l'orario invernale, quello varato l'11 dicembre scorso; che vi fosse un piano immediato e consistente di assunzioni di macchinisti, di personale viaggiante e di manutentori; che si organizzassero le manutenzioni, in modo tale che non manchino i pezzi di ricambio; che si allargassero la capacità di informazione agli utenti ed ai cittadini, che non sanno dove «sbattere la testa», non sanno dove leggere, non sanno dove ascoltare.
Queste sono le 5-6 proposte immediate che intendiamo formulare. Da quest'aula, prendendo spunto da questa interpellanza - rilevando che il rappresentante del ministero dell'economia e delle finanze non si è voluto nemmeno presentare a rispondere - noi ci rivolgiamo ai ferrovieri, perché solo con loro le ferrovie possono salvarsi. Negli ultimi due anni le ferrovie stesse hanno imboccato una crisi grave; negli ultimi mesi hanno rischiato di andare fuori controllo e, in particolare per i passeggeri e per le merci, hanno causato gravissimi disservizi ai cittadini ed ai pendolari. Vi sono preoccupanti conti «in rosso» per Trenitalia. Berlusconi ha «tagliato», anno dopo anno, le risorse alle ferrovie; nell'ultima legge finanziaria, per il 2006 i «tagli» sono stati pari al 92 per cento! Il nuovo management di Trenitalia si è dimostrato inadeguato ed incompetente: ha delegittimato tutte le migliori competenze ferroviarie, ad ogni livello, ha fatto scelte organizzative ed operative sbagliate, ha minato la catena di comando, l'organizzazione della manutenzione ed il senso della missione dell'azienda. Con il nuovo orario invernale il sistema è esploso. Ricordo nuovamente che solo nel mese di dicembre 2005 sono stati soppressi 7 mila treni.
Le scelte del Governo e di Trenitalia possono «inginocchiare» le ferrovie, quando, invece, lo sviluppo delle stesse contribuisce al futuro dell'Italia. La mobilità sostenibile e sicura, l'intermodalità e la logistica, l'offerta di un'alta capacità di trasporto ferroviario nelle città, nelle regioni, nelle grandi direttrici del nord e del sud, i collegamenti con l'Europa e con il Mediterraneo, i grandi investimenti in tecnologia e sicurezza sono le sfide che le ferrovie possono vincere, ma serve una capacità di reazione immediata.
A voi ferrovieri noi ci rivolgiamo, perché il sano presente nelle ferrovie, le molte competenze e le alte professionalità diffuse a tutti livelli siano da voi preservati e con voi ritrovino slancio. Voi ferrovieri siete la carta vincente non giocata dall'azienda e dal Governo di centrodestra. In questi cento anni - ricordo, infatti, che quest'anno ricorre il centenario delle ferrovie italiane - voi ferrovieri avete accompagnato e spinto la storia del nostro paese, in particolare nei momenti più difficili. E con voi, con gli utenti a cui voi sapete parlare, vogliamo dare una prospettiva all'azienda, al servizio ed ai diritti dei cittadini.


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PRESIDENTE. L'onorevole Pasetto ha facoltà di replicare per l'interpellanza Castagnetti n. 2-01802.

GIORGIO PASETTO. Signor Presidente, immaginavo che la premessa della risposta del sottosegretario fosse nel senso di sottolineare che «la crisi viene da lontano»; al riguardo, rilevo che i Governi si cambiano anche per affrontare le crisi che vengono da lontano.

COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Ma ci vuole tempo!

GIORGIO PASETTO. Forse, in materia vi è una responsabilità antica, quella della destra storica del nostro paese. Infatti, se si vuole considerare il problema da lontano, si può affermare che la destra storica, a differenza della sinistra storica, abbandonò sostanzialmente il primo avvio delle ferrovie nel nostro paese.
Non è, tuttavia, in tal modo che affrontiamo e risolviamo le questioni: non è così, e i dati e le leggi finanziarie lo testimoniano.
L'alta velocità che si sta realizzando in questo momento - l'unica novità reale nel nostro paese - è stata programmata dal piano generale dei trasporti ed i relativi finanziamenti sono stati stanziati nella passata legislatura. Inauguri pure, il Presidente Berlusconi, faccia pure, ma questa è la verità! La verità è l'imbarazzo della nota che ci è stata letta. Onorevoli colleghi, questa nota è delle Ferrovie dello Stato.
Torno sulla precedente considerazione: il Governo non può farlo, e non per ragioni formali, ma per ragioni sostanziali. Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, in questi cinque anni, non si è occupato delle Ferrovie dello Stato. Pertanto, questa mattina, non ci poteva essere - come non c'è stata - una risposta del Governo; c'è solo la nota delle Ferrovie dello Stato.
Si tratta di una questione non solo formale, ma anche sostanziale. Noi siamo chiamati a dialogare ed a confrontarci direttamente con il Governo, e non con la holding. Questo la dice lunga sulla situazione attuale! Non sono stati fissati i tempi e le modalità di assunzione delle iniziative: vi è solo un elenco! Vi sono alcune risposte (poche!) che parlano di 500 treni, 200 ferrovie: si tratta di tre o quattro misure. Quanto al resto delle misure da adottare, si tratta di un elenco di buoni propositi. Questa è la ragione di tale debolezza! Ed è questa la ragione della crisi della politica del trasporto nel nostro paese.
Insistiamo su questo punto: la politica del trasporto, i problemi di connessione e di intermodalità, non si risolvono da sé. La politica delle Ferrovie dello Stato, la politica del trasporto pubblico locale, quella concernente le autostrade del mare e il trasporto aereo sono un tutt'uno: riguardano la mobilità di questo paese. Tra l'altro, un paese che non ha mobilità, che non realizza sostanzialmente le connessioni e lo scambio (si potrebbe fare un paragone con il sistema nervoso o - meglio ancora - con il sistema circolatorio di una persona) non circola! Questa è una delle ragioni della crisi economica, dei costi e della scarsa competitività del nostro paese. Qui risiedono anche le ragioni del declino dell'Italia.
Sarebbe stato sufficiente che il Governo, questa mattina, ci avesse detto che ha aumentato le risorse a favore del trasporto e delle Ferrovie dello Stato. Invece no: il Governo, con l'ultima legge finanziaria, quella per il 2006, ha tagliato profondamente le risorse in questa direzione. Ha deciso di fare altre scelte e, quindi, non ci sono le coperture finanziarie: questa è la verità! Non ci sono i soldi per realizzare le misure contenute nell'elenco delle Ferrovie dello Stato: si realizzano quelle poche cose che si riescono a fare.
Inoltre, vi sono intrusioni soltanto in ragione dell'individuazione di alcuni obiettivi fuori quadro, operate direttamente dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sul sistema delle Ferrovie dello Stato, che è un sistema ancora sano, che ha saputo reagire ai tagli di personale, che ha saputo non solo resistere, ma anche


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rinnovarsi in larghissima parte. Allora, diciamo «no» agli elenchi lunghissimi, che non indicano date, tempi, ragioni e coperture di carattere finanziario. Del resto, così è la cosiddetta legge obiettivo, e queste sono le promesse che stanno naufragando in prossimità della chiusura della legislatura.
Peraltro, se tutto ciò fosse veramente stato fatto, gli incidenti sarebbero dovuti a un destino cinico e baro, oppure qualcuno è stato sfortunato? Come mai gli incidenti sono aumentati soprattutto nelle linee oggetto della nostra attenzione (e mi riferisco alle linee regionali ed interregionali)? Perché tutto ciò, se vi fosse stata questa capacità di innovazione e di intervenire sulla sicurezza? La verità è che vi è stata una regressione in questa direzione.
Non solo: non si vuole o non si ha la capacità di interagire con le regioni. Poiché le regioni forniscono le risorse, in sostanza, vi chiediamo di attivare un tavolo con le regioni stesse, con l'utenza, con i rappresentanti dei pendolari, e di farvi indicare da loro i problemi.
La questione di fondo è che questo Governo si è chiuso in se stesso: fa azioni di propaganda, ma non ascolta gli utenti, i cittadini, gli interlocutori istituzionali. Questi ultimi, forse, vi aiuterebbero a fare meglio il vostro lavoro ed a sviluppare la vostra azione.
Abbiamo presentato questa interpellanza dando voce all'utenza, alle vittime del disagio e dell' abbandono delle Ferrovie dello Stato.
Abbiamo indicato anche, nella stessa interpellanza, quali sono le tre o quattro questioni sulle quali, nonostante la fine della legislatura, auspichiamo che si intervenga rapidamente, proprio per non arrivare al punto di rottura o al punto di crisi in cui si trovano altri settori, in primo luogo l'Alitalia, in questo paese. Saranno loro - credo - a rispondervi, se li ascolterete, rispetto alle indicazioni che avete fornito.
Allora, qual è la conclusione? La conclusione è che di buone intenzioni è lastricata la strada dell'inferno ma, purtroppo, questo inferno lo pagano gli utenti, i giovani studenti, i lavoratori, i pensionati e coloro che hanno l'avventura di utilizzare queste tratte.
Ci auguriamo, almeno, che vi sia un vostro tentativo di conquistare il purgatorio. Avete ancora pochi mesi di tempo: utilizzateli per il bene delle Ferrovie dello Stato e di coloro che usufruiscono di questo servizio.

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