Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 571 del 19/1/2005
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Seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 22 novembre 2004, n. 279, recante disposizioni urgenti per assicurare la coesistenza tra le forme di agricoltura transgenica, convenzionale e biologica (5463) (ore 18,10).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 22 novembre 2004, n. 279, recante disposizioni urgenti per assicurare la coesistenza tra le forme di agricoltura transgenica, convenzionale e biologica.
Ricordo che nella seduta del 14 dicembre si è conclusa la discussione sulle linee generali.

(Esame dell'articolo unico - A.C. 5463)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 5463 sezione 3), nel testo della Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 5463 sezione 4).
Avverto che le proposte emendative presentate sono riferite agli articoli del decreto-legge nel testo della Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 5463 sezione 5).


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Ricordo che non sono state presentate proposte emendative riferite all'articolo unico del disegno di legge di conversione.
Avverto che le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri (vedi l'allegato A - A.C. sezioni 1 e 2).
Avverto, altresì, che la V Commissione (Bilancio) ha espresso il nulla osta sull'emendamento 5.50 (Nuova formulazione) del Governo a condizione che, ai sensi dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, sia approvato il subemendamento 0.5.50.11 della Commissione.
Informo l'Assemblea che, in relazione al numero di emendamenti presentati, la Presidenza applicherà l'articolo 85-bis del Regolamento, procedendo in particolare a votazioni per principi o riassuntive, ai sensi dell'articolo 85, comma 8, ultimo periodo, ferma restando l'applicazione dell'ordinario regime delle preclusioni e delle votazioni a scalare.
A tal fine il gruppo Misto (per la componente politica dei Verdi) è stato invitato a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Sedioli. Ne ha facoltà.

SAURO SEDIOLI. Da più parti questo provvedimento è stato definito come un atto dovuto sulla base e dopo i regolamenti europei e, soprattutto, dopo la raccomandazione n. 556 del 2003 della Comunità europea.
Credo che definire questo provvedimento come atto dovuto sia un errore profondo perché definisce una scelta così importante come un fatto scontato quando, invece, ci troviamo di fronte ad un provvedimento di grande rilevanza e che definirei, per alcuni aspetti, dirompente per ciò che rappresenta nei mutamenti che interverranno nel campo agricolo, ambientale ed economico.
L'esame che abbiamo svolto in Commissione non è certo stato ispirato all'atto dovuto, ma all'importanza del provvedimento. Ci siamo confrontati con grande responsabilità: la Commissione ha promosso audizioni dei rappresentanti non solo del mondo agricolo ma anche del mondo della ricerca, di quello scientifico, di quello ambientalista e di quello dei consumatori nella convinzione dell'importanza di tale provvedimento. Abbiamo avuto la possibilità di ascoltare proposte e soprattutto la parte scientifica è stata di grande supporto per le nostre decisioni. Tuttavia - dobbiamo dirlo - i tempi troppo ristretti della conversione del decreto-legge ci hanno permesso di ascoltare ma non di interloquire.
Un disegno di legge sarebbe stato sicuramente un'occasione migliore per affrontare temi così delicati, anche su materie sconosciute. Infatti, parliamo di organismi geneticamente modificati, di agricoltura convenzionale e di agricoltura biologica senza avere elementi sufficienti per definire questi tre comportamenti da parte dei produttori agricoli. Non abbiamo ancora definito cosa siano nel nostro paese le biotecnologie, non abbiamo definito cosa sia la produzione biologica. Il Governo aveva avuto una delega per emanare un decreto legislativo che riordinasse tutto il settore biologico, ma tale delega non è stata ancora esercitata e ha ottenuto recentemente un'ulteriore proroga. Non abbiamo ancora definito cosa sia l'agricoltura convenzionale e quali siano stati i mutamenti che essa ha subito negli ultimi anni. Allo stesso modo, per i ritardi della ricerca nel nostro paese, non abbiamo avuto un supporto scientifico adeguato ad affrontare un problema di questo tipo.
Si tratta, quindi, di valutare questo provvedimento non soltanto dal punto di vista agricolo, ma anche dal punto di vista ambientale e, soprattutto, dell'impatto con la sicurezza alimentare e con i consumatori. È forse l'atto più rilevante che abbiamo affrontato in questi anni, sicuramente in questa legislatura, e ha contenuti - come dicevo - da considerare dirompenti per alcuni aspetti. L'adozione delle biotecnologie e dell'ingegneria genetica comporta conseguenze non ancora conosciute. Mai una nuova tecnologia si è affermata con tanta rapidità come le coltivazioni transgeniche. Nel mondo le colture


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OGM passano da 1,7 milioni di ettari del 1996 a 67,7 milioni di ettari nel 2003.
Le produzioni OGM si concentrano per il 98 per cento in cinque paesi che hanno un peso determinante nei mercati internazionali e, soprattutto, nei mercati globalizzati: negli Stati Uniti (il 63,2 per cento), in Argentina, in Canada, in Brasile, in Cina. Tali dati ci danno la dimensione del problema e la dirompenza di tale innovazione. Eppure, spetta a noi affrontare il problema con grande razionalità. Abbiamo mille argomenti per confrontarci senza ricorrere a posizioni segnate da pregiudizi ideologici o da arroganza. Bisogna ricercare un quadro di certezze per l'ambiente, per l'agricoltura, per i produttori agricoli. La domanda è proprio questa: è possibile la convivenza? A quali condizioni, con quali regole, con quali garanzie è possibile la coesistenza di produzioni OGM con produzioni convenzionali e con produzioni biologiche?
È possibile la convivenza con la produzione OGM e, allo stesso tempo la difesa della qualità della nostra agricoltura, dell'ambiente e della ricerca scientifica? È possibile la produzione OGM garantendo la libertà di scelta all'imprenditore agricolo che intende continuare con le produzioni biologiche e con quelle tradizionali? La libertà di scelta, senza regole, non garantisce la libertà del produttore agricolo, soprattutto di quello che intende portare avanti le produzioni biologiche e quelle tradizionali.
Il punto è dunque proprio quello delle regole. Le nostre proposte emendative tendono a migliorare quelle regole, che peraltro abbiamo già migliorato in Commissione. Infatti, il testo al nostro esame ha già subito profondi mutamenti in tal senso, ma riteniamo sia necessario migliorarlo ulteriormente proprio perché si tratta di una materia molto delicata, rispetto alla quale non possiamo dare adito ad alcuna ambiguità.
Non si tratta dunque di un banale atto dovuto. Alla base vi è, come dicevo, la libertà di scelta del produttore. Ma, senza regole certe, non c'è libertà per il produttore agricolo che vuole continuare a sviluppare colture di qualità e biologiche. Non c'è libertà di scelta per il consumatore, se non c'è informazione e se non ci sono indicazioni adeguate, finalizzate ad una scelta consapevole da parte del consumatore stesso. Il 16 per cento della produzione agricola italiana è costituito da prodotti con certificazioni riconosciute, con marchio europeo (DOP, IGP, vini DOC, prodotti biologici). Si dice che il 16 per cento non può rappresentare l'agricoltura italiana, nella quale invece si registra ancora un'ampia presenza delle commodities. Ma questo 16 per cento rappresenta produzioni di qualità che sono il simbolo del food italiano e che sono qualificanti del paniere made in Italy; esse costituiscono un traino e in questo senso sono paragonabili ai prodotti firmati dell'alta moda, che trainano poi tutto il settore. Questi prodotti di qualità costituiscono un traino non solo per la produzione agricola, ma per tutta la produzione italiana. Essi rappresentano il futuro della nostra agricoltura.
La nostra competitività nei mercati mondiali non può essere affidata - nei mercati globalizzati - soltanto alla competitività sul lato dei costi. Non possiamo garantire la competitività facendo leva soltanto sui costi, mentre possiamo garantire una competitività alla nostra produzione se sapremo valorizzare le produzioni di qualità, tipiche e tradizionali. È in questo che sta il futuro dell'agricoltura italiana.
È possibile garantire tutto ciò in modo compatibile con l'introduzione delle produzioni OGM? Come dicevo, il problema è quello delle regole. Produzioni tipiche, di qualità, biologiche: quando usiamo queste definizioni non si tratta di tornare ad un ruralismo del passato. Non si tratta di tornare ai campi con i buoi e l'aratro. Se vogliamo difendere le produzioni di prodotti tipici e di qualità, se vogliamo competere su questo piano, avremo sempre bisogno di garantire le caratteristiche organolettiche della loro produzione, con l'innovazione, alla cui base sta la ricerca, la formazione e la sperimentazione.
Vorrei fare un piccolo esempio di come siano necessarie, per la nostra agricoltura


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di qualità ed anche per la nostra produzione tipica e tradizionale, l'innovazione e la ricerca. Non è possibile pensare che i nostri agricoltori vogliono tornare a sistemi di carattere medioevale; abbiamo bisogno, invece, di usare tecnologie moderne. Vorrei dunque fare il seguente esempio. Fino ad ora, tra un ciclo produttivo e l'altro, la sanificazione dei terreni avveniva attraverso la disinfestazione con bromuro di metile. Tale sostanza è stata riconosciuta come dannosa per la salute, in quanto lascia sui terreni dei residui che sono tossici. Ebbene, sono intervenute la tecnologia e la meccanizzazione moderna che, con macchine fortemente innovative, permette di svolgere la disinfestazione attraverso vapore ad alta gradazione, senza lasciare alcun tipo di residuo nel terreno. Ecco come i processi di modernizzazione servono a sviluppare la difesa delle nostre produzioni tradizionali, rendendole più competitive e anche più sicure.
Dunque, nell'affrontare questo tema, non dobbiamo temere l'innovazione, la meccanizzazione e neppure le biotecnologie, quando esse servono a migliorare le nostre produzioni e a sottolinearne la valorizzazione nei mercati internazionali.
Spesso, parlando di prodotti tipici, abbiamo ascoltato impostazioni retoriche per quanto riguarda la qualità e la tipicità. Non si difendono la qualità e la tipicità delle nostre produzioni senza tenere conto dell'imprenditore agricolo, dell'impresa agricola e del reddito del produttore agricolo. Non potremo certamente essere ascoltati chiedendo al produttore agricolo di garantire la qualità se, dalle sue buone pesche - come è avvenuto quest'anno -, ha ricavato 15 centesimi! Nessuno vorrà iniziare produzioni di qualità o tradizionali se sono queste le condizioni: da una parte, l'aumento dei costi di produzione e, dall'altra, la diminuzione del reddito del produttore agricolo. Anzi, si corre il pericolo che il produttore agricolo si orienti proprio verso gli OGM, non essendo garantito dalle produzioni di qualità.
Non si tratta di fare discorsi demagogici sulle nostre produzioni tipiche, ma di adottare politiche precise per la valorizzazione del nostro prodotto e per garantire il produttore agricolo che si orienta nella direzione della qualità.
Non possiamo pensare di dirigerci verso la produzione tradizionale e convenzionale se le quotazioni e la borsa merci di Milano della soia non OGM italiana è quotata 5 euro in meno per tonnellata rispetto alla soia transgenica importata dall'estero, che è pari all'80 per cento di quella che consumiamo.
Questi sono i problemi che dobbiamo affrontare, per risolvere i quali occorre una seria politica agricola. Purtroppo, due grandi scelte - quella della nuova politica agricola comunitaria e, oggi, quella degli OGM - si innestano su un tessuto che non fornisce certezze e non è in grado di recepire questi elementi di grande novità.
Le nostre proposte intendono disciplinare con chiarezza la coesistenza tra colture OGM e colture convenzionali. Abbiamo soprattutto bisogno di semplicità, che significa certezza della norma, senza ambiguità, non lasciando solo l'agricoltore di fronte ad una normativa confusa, che creerebbe sbandamento.
Occorre inoltre assumere impegni precisi sulla fase successiva all'approvazione di questo provvedimento. Infatti, molto spesso, le leggi vengono emanate e poi non rispettate o messe nel cassetto. Non possiamo considerare questo provvedimento come l'ultima frontiera, in quanto dopo la sua approvazione occorre monitorare e seguire la sua effettiva esecuzione, al fine di poterlo adeguare sempre più alle esigenze della nostra agricoltura all'interno di un mercato globalizzato (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ruggeri. Ne ha facoltà.

RUGGERO RUGGERI. Signor Presidente, questo provvedimento dovrebbe essere importante e strategico per disciplinare la nostra agricoltura.
Oggi esistono diverse forme di coltura: le più importanti sono quella transgenica,


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quella convenzionale e quella biologica. Il problema riguarda la tutela di ciò che già abbiamo. Quindi, bisogna tutelare la nostra agricoltura, ma guardare anche al futuro. Occorre tutelare l'ambiente, la salute, l'alimentazione, ma sul piano economico anche la concorrenza leale, che comunque rappresenta il principale strumento da noi accettato e praticato. Dobbiamo perseguire un'economia di mercato che possa far vivere ed anche guadagnare i nostri agricoltori, contribuendo alla ricchezza del paese. La domanda che ci poniamo è se il provvedimento in esame è adeguato e risponde a queste necessità.
Ho già ascoltato alcuni colleghi che hanno toccato argomenti relativi all'ambiente, all'ecosistema e all'alimentazione. Io vorrei tralasciare tali aspetti e fare riferimento soltanto al tema della concorrenza e della sua tutela, che questo provvedimento dovrebbe normare.
Una delle giustificazioni addotte da chi è favorevole agli organismi geneticamente modificati consiste nel fare riferimento allo sviluppo dei paesi poveri e all'alimentazione mondiale, ricordando addirittura la fame nel mondo. In proposito, è necessario introdurre alcuni elementi di chiarezza, perché già oggi la fame nel mondo non è causata da un problema di produzione. Infatti, le derrate alimentari prodotte nel mondo sarebbero già in grado di soddisfare il doppio della popolazione mondiale. Quindi, il problema è semmai di sovrapproduzione, non di aumento della produzione.
Se i paesi in via di sviluppo, come sono costretti a fare dalla povertà, si rivolgessero esclusivamente verso gli organismi geneticamente modificati, pensiamo forse che metterebbero fine al rapporto di sudditanza nelle relazioni e nel commercio internazionale? Oppure gli OGM e la loro proprietà - che riguarda anche le sementi - non sono altro che un nuovo colonialismo già attuato dalle multinazionali nordamericane nei confronto dei paesi in via di sviluppo? Quindi, affermare che la soluzione del problema della fame nel mondo e per i paesi in via di sviluppo siano gli OGM è falso e pretestuoso.
Parlando dell'Italia, ci accorgiamo che il tema della concorrenza è forse dirimente su ogni altra questione, sia in senso affermativo che in senso negativo, senza peraltro tralasciare gli aspetti della sicurezza e dell'alimentazione umana, che in qualche modo attengono al futuro dell'umanità. Infatti, esistono dei punti interrogativi che la scienza non ha ancora sciolto in modo esaustivo.
Ma in termini di concorrenza, chi può pensare che gli OGM possano avere una concorrenza leale con tutte le altre forme di produzione e di coltura agricola? Ci troviamo infatti di fronte a produzioni di carattere industriale di notevole entità e paesi ben più vasti ed importanti dell'Italia, come gli Stati Uniti, il Canada, l'India, la Cina, si stanno specializzando in queste produzioni. Come pensiamo di poter competere con paesi quali la Cina e l'India, in cui il costo del lavoro non è paragonabile con quello che abbiamo nel nostro paese?
Dunque, il tema degli OGM va inquadrato e risolto a livello internazionale e il provvedimento in esame non contiene alcuna norma in tale direzione. Dovremo pur trovare una soluzione relativa ai rapporti commerciali tra l'Europa, gli Stati Uniti e i paesi in via di sviluppo, che preveda accordi anche per quanto concerne tutte le produzioni e quelle agricole in particolare. Non possiamo produrre tutti le stesse merci, perché, alla fine, non possiamo scambiarci le stesse merci. È noto che i costi relativi al lavoro e alla sicurezza dell'ambiente e i costi di carattere sociale in tali paesi sono azzerati.
La concorrenza, dunque, non è più una concorrenza leale. Il provvedimento in esame, che dovrebbe tutelare la concorrenza dei nostri prodotti, purtroppo non lo fa. Abbiamo impostato la nostra agricoltura sulle nostre caratteristiche: abbiamo infatti una storia, una tradizione e una cultura che oggi ci permettono di avere prodotti tipici di grande qualità ed eccellenza. Sappiamo già oggi che l'80 per cento della produzione di grano nel mondo si divide in dieci varietà: con gli OGM cosa rimarrebbe di queste varietà, di queste tipicità, di questa ricchezza che vi


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è nel mondo? Ne rimarrebbero due o tre. Come potremmo dire agli agricoltori italiani: contate ancora sulla qualità, sull'eccellenza, sul sacrificio, perché la qualità vi premierà? Non potremmo pretenderlo dai nostri agricoltori e dalle nostre piccole proprietà, perché, alla fine, si dovranno arrendere al mercato nel breve periodo, in quanto gli OGM costituiscono prodotti a basso prezzo; ugualmente nel medio e nel lungo periodo non potremo più competere, e dunque le nostre aziende inevitabilmente, per motivi di convenienza immediata, inizieranno a produrre OGM a scapito delle altre produzioni, ma non vi sarà futuro.
Si pensi al Brasile, agli Stati Uniti, alla Cina, all'India: la concorrenza è impossibile in assenza di accordi e di soluzioni in materia di produzione agricola. I costi di produzione sono irrilevanti, per quanto riguarda la concorrenza? Sono la questione cardine di una politica agricola relativa all'Italia e all'Europa. In occasione dell'ultima riunione del WTO a Cancun, il ministro Alemanno è stato criticato per aver difeso i prodotti italiani, presentando addirittura diciotto nuovi prodotti e difendendo anche la mortadella: qualcuno si è messo a ridere, ma Alemanno aveva ragione! Il Governo deve difendere queste cose, non altre cose, deve difendere i prodotti tipici che sono legati alla nostra terra, alla nostra storia e al nostro essere italiani (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo - Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia)! Se non si difendono i marchi e il nostro valore aggiunto, non c'è futuro: questa è la strada!
Addirittura, Alemanno ha cercato di spiegare a molti paesi in via di sviluppo che cosa siano i DOP e cosa siano gli IGP. Non sapevano neanche che cosa fossero e qualcuno ha capito che questa è la strada anche per loro, non solo per noi: il tema della diversificazione e della qualità della produzione. Se questa è la strada, il provvedimento va contro di essa, quando si vuole liberalizzare senza alcun vincolo; nella proposta, infatti, non vi sono vincoli. Il tema della concorrenza è visto addirittura fra le varie forme di coltivazione, non con gli altri paesi.
Quando vogliamo l'omogeneizzazione e l'indifferenziazione, significa che siamo contro il DOP e gli IGP, che sono un'invenzione italiana; e allora perché dobbiamo andare contro i nostri interessi, che sono anche economici? Perché dobbiamo rinunciare alle cose che abbiamo per qualcosa che non esiste, che addirittura è un fatto virtuale; chi comanda e chi produce, infatti, non sta qui, ma è negli Stati Uniti e nelle multinazionali: altro che negli interessi italiani!
Il made in Italy agricolo oggi è una realtà: lo vogliamo regalare alle multinazionali? La competitività in agricoltura, di cui si dovrebbe occupare il Governo, è basata sulla qualità, che è innovazione di processo e di prodotto, ma che è legata anche ad una tradizione, ad una nostra struttura produttiva localistica tipica: questa è l'eccellenza di cui tutti parlano. Noi l'abbiamo già, perché dovremmo perderla? Perché? Quali interessi ci sono sotto? I piccoli coltivatori, oppure i grandi industriali, neppure italiani?
Ecco perché la politica agricola di questo Governo che intende liberalizzare gli OGM non è il futuro, perché non permetterebbe il futuro delle nostre aziende, delle nostre piccole proprietà, dei nostri piccoli coltivatori, che sono grandi coltivatori! Sarebbe la morte anche di tutto il movimento cooperativo in agricoltura che non avrebbe più spazio, che non avrebbe neppure la capacità di educare e di trasformare la nostra cultura contadina in una cultura moderna che guarda alla qualità, non agli OGM: tutti possono, infatti, produrre con gli OGM in qualsiasi paese, senza alcuna tipicità, senza storia, senza cultura, senza niente, con le tecnologie che qualcuno gli passerebbe e, ovviamente, tecnologie non all'avanguardia ma di secondo piano, obsolete per quel paese: concorrenza sì, ma la prima concorrenza alla fine non esisterà, perché sarà con noi stessi!
Allora, vogliamo difendere quali interessi? È questa la chiave: il provvedimento


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ci dice quali interessi, comunque interessi degli altri, non degli italiani, comunque degli altri, degli altri agricoltori, degli altri coltivatori, degli altri industriali!
Guardate che il made in Italy addirittura negli USA nella grande distribuzione, ricordava Marcora, è di circa 18 miliardi di dollari, ma di questo solo il 7 per cento è effettivamente italiano, l'altro è copiato! È rubato! Questo vuol dire che sul mercato il made in Italy, la qualità oggi paga; e noi dobbiamo abbandonarla?
La Cina, che - ha ricordato ancora Marcora - è uno dei più grandi produttori di OGM, addirittura sta costituendo una filiera OGM free sui prodotti che riguardano i nostri prodotti, il pomodoro! Vogliamo, dunque, che domani il pomodoro San Marzano faccia la fine dell'olio Bertolli? Facciamo fare la fine dell'olio Bertolli laddove ci vengono a copiare, laddove vengono ad acquistare i marchi, laddove ci vengono addirittura a spogliare e ad impoverire?
Sono convinto che, domani, saranno poche le aziende che potranno sopravvivere con i prodotti di qualità: se tutti passeranno, inevitabilmente, agli OGM, anche la nostra agricoltura avrà difficoltà a portare avanti una speranza di profitto e di guadagno giusto. Già nel campo industriale questo paese non sta difendendo i propri marchi. La stessa cosa accadrà in agricoltura: i grandi marchi dei nostri prodotti agricoli saranno, alla fine, svuotati, poiché cinesi ed americani verranno in Italia e qui da noi produrranno con i nostri marchi!
E l'agricoltura del Mezzogiorno?

PRESIDENTE. Onorevole Ruggeri...

RUGGERO RUGGERI. Signor Presidente, mi conceda un'ultima battuta.
Sappiamo che lì, nel Mezzogiorno, c'è l'economia sommersa. Possiamo dire di avere la garanzia che gli OGM non verranno coltivati di nascosto, in modo sommerso? Questo Governo e questo provvedimento non danno alcuna garanzia al riguardo (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ruggieri. Ne ha facoltà.

ORLANDO RUGGIERI. Signor Presidente, la Margherita ha apprezzato l'apertura al dialogo e la possibilità, offerta dal relatore, onorevole de Ghislanzoni Cardoli, di svolgere ulteriori ragionamenti. Noi riteniamo, infatti, che il provvedimento necessiti ancora di sensibili miglioramenti. So che non concordiamo sul senso delle modifiche, ma è positivo che si voglia lasciare all'Assemblea la possibilità di apportarne alcune.
D'altra parte, mi preme sottolineare come il provvedimento in esame sia necessario. Sappiamo tutti che l'estate scorsa è venuta meno la moratoria dell'Unione europea sulla lavorazione dei prodotti OGM all'interno dell'Unione europea e che da allora, teoricamente, sono coltivabili piante OGM. Questo processo è passato per l'approvazione di 17 tipi di mais geneticamente modificati. Le varietà che saranno approvate devono essere ancora iscritte nel registro delle sementi per la coltivazione.
Comunque, si apre una fase in cui anche in Italia possono essere coltivate piante OGM. È vero che il decreto legislativo n. 212 del 2001 vieta espressamente tale possibilità, ma il tema ormai si pone. Quindi, la necessità di una legge che regoli la coesistenza tra l'agricoltura tradizionale biologica e quella geneticamente modificata è estremamente attuale. Pertanto, concordiamo con l'intento del Governo di introdurre norme, regole e criteri per gestire la predetta coesistenza e siamo convinti che un decreto-legge fosse necessario.
Come ci ha fatto notare la I Commissione, se vi era il requisito dell'urgenza, non si capisce per quale motivo sia stata ritardata la pubblicazione del decreto-legge dopo la sua approvazione da parte del Consiglio dei ministri. Sono passati, infatti, circa venti giorni dal momento in cui il provvedimento in esame è stato approvato a quello in cui esso è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.


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Inoltre, una volta caduta la moratoria a livello di Unione europea, il fatto di normare la coesistenza tra i diversi tipi di agricoltura diventa un problema urgente. Si tratta, infatti, di coltivazioni OGM riguardanti piante che vengono seminate in primavera (in particolare, mais e soia). Le semine primaverili, che, a seconda delle diverse zone d'Italia, si fanno tra febbraio ed aprile, necessitano, per quella data, di norme certe e sicure sulla coesistenza tra i diversi prodotti.
Fatte queste premesse, vorrei esprimere alcune valutazioni generali sulla questione dell'agricoltura OGM, per motivare la nostra contrarietà all'introduzione delle coltivazioni di tale tipo nell'agricoltura italiana.
Vi sono diversi ordini di motivi, il primo dei quali riguarda la sicurezza alimentare. Noi ci rifacciamo al principio, particolarmente europeo, della massima precauzione in termini di sicurezza alimentare. Massima precauzione vuol dire non permettere che un alimento venga messo in commercio, e quindi consumato, fino a quando non sia dimostrato che esso non produce danni alla salute umana. Ovviamente, la certezza scientifica al 100 per cento non si avrà mai. Gli scienziati ed i filosofi della scienza ci insegnano che si tratta di operare una valutazione tra il rischio ed i possibili vantaggi. Tuttavia, siamo convinti che un buon livello di certezza sul fatto che gli OGM non producono danni alla salute umana non vi sia ancora.
D'altro canto, siamo convinti che la visione tipicamente anglosassone, alla quale sono improntati, in particolare, i comportamenti del Governo statunitense in materia di OGM - che si rifà al concetto di minimo rischio -, sia assolutamente insufficiente.
Minimo rischio significa lasciar consumare tutto in termini di alimenti, fin quando non si dimostra che essi fanno male. È una logica ben diversa rispetto a quella della massima precauzione. A noi sembra che, nell'approccio agli OGM, si stia seguendo il criterio del minimo rischio: lasciamoli pure consumare, poi vedremo se fanno male o meno; al limite, quando sarà dimostrato che fanno male, li vieteremo.
A mio avviso, si tratta di una posizione molto pericolosa. Non posso non ricordare come sia stato sottovalutato il problema della BSE in Inghilterra. Tale problema scoppiò nella seconda metà degli anni Ottanta a livello di evidenze scientifiche. Numerosi scienziati veterinari e funzionari amministrativi dissero che non si trattava di un problema, poiché i casi erano circoscritti e non avrebbero avuto alcuna influenza. Poi, nel 1996, si dovettero convincere del contrario. L'epidemia fu molto diffusa, furono abbattuti milioni di capi e si persero vite umane sull'altare del concetto del minimo rischio.
Non dimentichiamoci anche che tipico di tale mentalità è, per richiamare un esempio, l'utilizzo degli ormoni nella zootecnia statunitense. Si tratta di ormoni che hanno sicuramente collegamenti con gli scompensi ormonali che colpiscono, in molti casi, la gioventù americana: sviluppo di attributi sessuali, come i seni in età molto precoce ed altre cose di questo tipo. Stiamo attenti, dunque, perché la sicurezza alimentare è un diritto dei nostri cittadini. Dobbiamo essere molto cauti prima di lasciar consumare alimenti rispetto ai quali non sappiamo quale possa essere l'effetto di un loro consumo o il cui effetto temiamo possa essere negativo.
Da questo punto di vista, non sono io parlare, ma gli scienziati, i quali hanno manifestato grandi dubbi sul fatto che gli OGM siano innocui. Anzi, essi hanno prodotto evidenze empiriche nel senso contrario. Si parla, ad esempio, di possibili allergie in seguito dall'assunzione di OGM. Sappiamo, inoltre, che gli organismi geneticamente modificati attualmente in commercio sono organismi ingegnerizzati, spesso instabili. Cerco di spiegarmi meglio, pur non essendo uno scienziato. Non si trasmettono solo geni da una varietà l'altra, ma si va anche al di fuori della varietà. Si possono, ad esempio, prendere geni dei cereali per metterli in quelli delle graminacee. Si salta, quindi, il campo della varietà, ma non solo. Si salta anche la


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barriera della specie. Infatti, gli organismi geneticamente modificati sono ottenuti anche inserendo un gene di un animale in una verità vegetale. Il caso più tipico è quello del mais geneticamente modificato che resiste alla piralide, una farfalla che si inocula all'interno della pannocchia, ovviamente creando danni alla pannocchia stessa in termini infestanti. Si è creato anche un mais genetico, inserendo il gene del pipistrello all'interno del mais.
Dunque, non solo non restiamo all'interno dello scambio tra diverse varietà, cosa che - lo ripeto - era già stata fatta con l'ibridazione (che, peraltro, chiedeva molti anni e non la semplice prelevazione di un gene, con una successiva immissione nel DNA di un altro), ma si va anche al di fuori delle specie.
Queste mutazioni genetiche vengono effettuate senza conoscere tutto il DNA della pianta nella quale andiamo ad inserire un gene prelevato addirittura da un'altra specie. Non sappiamo quale sarà l'effetto indotto su tutta la catena molecolare. È in questo senso che si dice che gli organismi geneticamente modificati sono instabili. Inoltre, sono ancora prodotti con tecniche poco precise. Inseriamo un gene all'interno della catena molecolare, conoscendo solo quella parte di catena molecolare e senza sapere quale sarà l'interazione con il resto dell'intero DNA.
In questo senso, l'instabilità degli OGM - cito ancora testualmente - può avere conseguenze negative sui prodotti di qualità del settore agroalimentare italiano, alterandone le caratteristiche peculiari. Non sappiamo quale sarà l'effetto finale.
Mi avvio alla conclusione, ricordando che questo costituisce un ottimo motivo per respingere gli organismi geneticamente modificati che, a nostro parere, non convengono all'agricoltura italiana (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.

ALDO PREDA. Signor Presidente, su questo decreto relativo all'impiego in campo agricolo ed alimentare di organismi geneticamente modificati ci siamo intrattenuti a lungo in Commissione, prendendo atto sia degli orientamenti dell'Unione europea sia delle numerose leggi delle varie regioni che hanno già legiferato in questo settore.
È facile la demagogia, è facile una eccessiva ideologizzazione del problema. Il nostro approccio in Commissione è stato di altro tipo: affrontare il problema insieme ad una serie di questioni e di riflessioni che indubbiamente il tema degli OGM solleva. Abbiamo cercato di formalizzare queste riflessioni in diversi emendamenti - alcuni dei quali sono stati accettati dalla Commissione, mentre altri sono stati presentati in questa sede -, tenendo conto delle direttive europee, dei diritti del consumatore, degli apporti del mondo scientifico, ma anche di quello agricolo.
Sotto il profilo della ricerca, c'è il problema della salute umana, dell'alimentazione, ma anche il problema dell'ambiente, con un rischio, che indubbiamente esiste e che è stato già denunciato (e che parecchi denunciano): quello che le piante OGM prendano il sopravvento e monopolizzino il territorio.
C'è un'altra valutazione da fare: la sperimentazione in questo settore è datata di 10-15 anni; la ricerca deve continuare, deve essere libera, deve essere finanziata e aiutata con interventi economici e finanziari. Poi c'è il grande problema della contaminazione, che è un rischio realmente esistente; la contaminazione da transgeni esiste nella nostra agricoltura. I geni nuovi, introdotti in piante immesse poi nell'ambiente, possono trasferirsi spontaneamente nella stessa specie e in specie affini. Quindi, vi è un grande problema, che è quello della coesistenza tra agricoltura OGM e agricoltura non OGM. Rispetto a tale problema, occorrono garanzie, responsabilità precise. Se non si risolve il problema della coesistenza, si rischia di condannare alla scomparsa moltissime specie naturali ed insetti, si rischia di determinare uno squilibrio pericoloso e permanente tra piante e parassiti.


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Vi è quindi il grande problema delle responsabilità, che è una questione di regole, che vuol dire introdurre delle regole. Non ci può essere libertà assoluta nelle produzioni, nelle coltivazioni, nella competizione, nella gestione della proprietà fondiaria, come si crede o come qualcuno vuole che fosse. Infatti, il problema degli OGM coinvolge la salute umana, l'uomo, l'ambiente, il rispetto delle produzioni biologiche e tradizionali o convenzionali, coinvolge i processi di produzione legati ai prodotti di origine agricola e animale. Quindi, occorrono regole precise sulle responsabilità e sugli obblighi degli imprenditori agricoli, regole sui danni che gli OGM possono provocare alle colture tradizionali e a quelle biologiche, regole sui risarcimenti - noi abbiamo proposto in Commissione (e la Commissione è stata d'accordo) la costituzione di fondi presso le regioni e abbiamo anche proposto (ma questa ulteriore proposta non è stata condivisa) che il fondo fosse a carico dei produttori di OGM -, sul ruolo delle regioni, che hanno una funzione importante sul territorio, e sulla programmazione in agricoltura. Inoltre, servono regole rigide per i piani di coesistenza e regole sui piani di gestione aziendale.
Il comitato consultivo in materia di coesistenza tra colture transgeniche, convenzionali e biologiche deve avere poteri effettivi; nella sua composizione deve esservi la presenza di scienziati: a tale riguardo, è stato approvato un nostro emendamento con il quale l'originaria proposta è stata integrata prevedendo la partecipazione di alcuni scienziati designati dai rettori delle università. Detto comitato deve, inoltre, consultare i rappresentanti del tavolo agroalimentare ovvero le organizzazioni professionali e cooperative.
L'ultima riflessione, che ritengo sia la più importante, concerne la direzione e le prospettive dell'agricoltura italiana in un mondo e in un mercato globalizzati. Ebbene, le nostre produzioni agricole sono così divise: per l'80 per cento, sono costituite da commodities; per l'8-10 per cento dal «biologico»; per il 10 per cento da prodotti di qualità. Tale è il quadro della nostra agricoltura.
Esaminiamo ora cosa avviene nel campo delle commodities. Ebbene, l'80 per cento delle produzioni cinesi è transgenico e così pure il 50 per cento di quelle degli Stati Uniti; tali produzioni, dunque, si basano su piante transgeniche. Queste produzioni transgeniche sono, per il 90 per cento, commodities e competono con quelle di altri paesi sui mercati mondiali.
Va aggiunto che per il nostro paese la competizione sarà sempre più forte e si svolgerà sempre più sui mercati mondiali; moltissime di queste produzioni - lo ribadisco - si pongono in competizione con le nostre commodities. Difficilmente affronteremo tale concorrenza ipotizzando provvedimenti sui costi di produzione; difficilmente potremo ampliare ulteriormente e in modo significativo l'estensione fondiaria.
Debole è la nostra penetrazione nei mercati internazionali; se ci orientiamo verso produzioni OGM, saremo perdenti sul mercato delle grandi commodities mondiali. Ritengo si debba seguire, perciò, un'altra strada: dobbiamo fare di tutto per trasformare le nostre commodities in prodotti di nicchia, in modo che le produzioni di nicchia e quelle biologiche del nostro paese - le quali, per una serie di tradizioni storiche della cucina italiana, del made in Italy, e via dicendo, concorrono sui mercati mondiali - abbiano ulteriore espansione. Dobbiamo fare diventare le nostre commodities un prodotto di nicchia, di qualità, libero da OGM. Questa può essere la strada per competere con le commodities cinesi, statunitensi o del Sudamerica sui grandi mercati mondiali. Dobbiamo mirare ad un prodotto di una filiera impegnata sulla tracciabilità, sulla salubrità, sulla responsabilità dei produttori; a tal fine, dobbiamo incrementare le proteine vegetali.
Abbiamo presentato, a tale ultimo riguardo, una puntuale proposta di legge, in quanto è necessario assicurare alle nostre produzioni animali proteine vegetali libere da OGM. Abbiamo, inoltre, la necessità di


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compiere una riflessione che vada oltre l'ideologizzazione di questo problema, anche se, a mio avviso, ciò non basta. Infatti, la competitività del nostro settore agricolo, anche privo di OGM, passa attraverso il superamento di una serie di altre difficoltà che dobbiamo affrontare. Passa attraverso la ricerca, attraverso filiere organizzate di produttori agricoli, attraverso l'interprofessione, attraverso vie efficienti, attraverso più aggregazione, attraverso un serio sistema in rete, attraverso tracciabilità e qualità.
Per tutto ciò, occorrono risorse; la nostra agricoltura deve puntare ad essere sempre più libera da OGM per divenire di qualità controllata e rendere così le nostre commodities, nell'interesse dei nostri produttori, prodotti di qualità e di nicchia, competitivi sul mercato mondiale.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bellillo. Ne ha facoltà.

KATIA BELLILLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei rilevare che, per la componente politica dei Comunisti italiani del gruppo Misto, il decreto-legge in esame fa nascere una preoccupazione molto viva, soprattutto perché, come abbiamo già detto, non comprendiamo la fretta di adottare tale provvedimento. Sarebbe stato più giusto ed opportuno, a nostro avviso, seguire un iter legislativo ordinario, mettendo altresì in grado le Commissioni parlamentari di svolgere tutte le audizioni ritenute necessarie.
Detto ciò, comunque, vorrei ribadire che sono numerosi e diversi i motivi per i quali esprimiamo la nostra preoccupazione. Innanzitutto, esiste il problema della tutela della sicurezza alimentare: infatti, dal momento che la ricerca scientifica non è ancora pervenuta ad alcuna considerazione conclusiva sull'effettiva assenza di nocività dell'agricoltura transgenica sulla salute dei cittadini, non possiamo stabilire con certezza che taluni prodotti geneticamente modificati non producono effetti negativi sulle persone.
D'altra parte, a nostro avviso non sono previste adeguate tutele contro i rischi di inquinamento ambientale. Tali rischi, infatti, al contrario della contaminazione dell'ambiente, sono altissimi anche in relazione agli effetti che l'introduzione di prodotti geneticamente modificati può produrre nell'ecosistema, che al momento non sono stati adeguatamente studiati.
Peraltro, vorrei osservare che, in relazione a questo problema, esiste anche la necessità di salvaguardare la produzione agricola italiana. Già negli interventi che mi hanno preceduto su tale questione, infatti, i miei colleghi hanno spiegato molto bene di cosa si tratti. Secondo noi Comunisti italiani, la nostra produzione agricola deve conservare sia le sue specificità, sia la capacità di produrre prodotti tradizionali, famosi ed apprezzati in tutto il mondo.
L'agricoltura italiana, infatti, è nota per la tipicità dei suoi prodotti, nonché per la varietà e per la differenziazione degli stessi; in tal senso, andrebbe potenziato lo sviluppo di tale mercato, ma non rendendolo omogeneo, attraverso i prodotti OGM, bensì favorendone la varietà.
Vorrei osservare che nel provvedimento al nostro esame, poi, manca qualsiasi misura di tutela dell'agricoltura di tipo biologico e convenzionale. Infatti, se un produttore OGM dovesse causare dei danni ad un agricoltore tradizionale, o ad un produttore biologico, non è disposto nulla a tutela di questi ultimi. Una valida forma di tutela, al riguardo, sarebbe rappresentata dall'introduzione dell'assicurazione. Al momento, tuttavia, tale misura non è prevista nel testo del decreto-legge in esame, mentre essa potrebbe tutelare i produttori che fossero danneggiati, magari anche involontariamente, da eventuali effetti contaminatori delle coltivazioni OGM.
Le sanzioni previste nel testo per i produttori che non rispettino i piani di coesistenza, inoltre, sono troppo esigue per poter risultare credibili, e dunque efficaci. Infatti, rischia più un fumatore che viola la cosiddetta legge Sirchia di un agricoltore che inquina con i prodotti transgenici: questi sono un po' gli eccessi dell'attuale Governo.


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In questa sede desidero evidenziare un'altra questione. La scadenza del 31 dicembre 2005, indicata nel decreto-legge quale termine ultimo, per le regioni e per le province autonome, per adottare piani di coesistenza, è estremamente ravvicinata. Dal momento che la conversione in legge del provvedimento in esame non è stata ancora ultimata, è presumibile che occorreranno almeno altri sei mesi per costituire e rendere operativo il comitato tecnico, istituito presso il Ministero delle politiche agricole e forestali, e conseguentemente per predisporre lo schema di decreto ministeriale previsto dal decreto-legge. Tale schema potrà essere presentato all'esame del Parlamento non prima dell'estate, e pertanto le Commissioni competenti non saranno in grado di esaminarlo prima del prossimo settembre 2005.
Le norme transitorie del decreto prevedono che la cessazione della moratoria sulle colture transgeniche destinate all'immissione sul mercato avvenga in contemporanea con l'adozione dei piani di coesistenza, senza prevedere nulla, però, in ordine alle conseguenze del possibile ritardo da parte di singole regioni che non abbiano ultimato l'adozione dei suddetti piani.
In ultimo, signor Presidente e onorevoli colleghi, noi chiediamo che sia eliminato dal testo qualsiasi riferimento alla raccomandazione della Commissione europea sulla coltivazione degli organismi genericamente modificati, poiché la raccomandazione in sé non è vincolante per gli Stati membri e, in qualche modo, la si renderebbe tale. In sostanza, la raccomandazione sconsiglia e disincentiva l'introduzione di aree OGM free, cioè libere dalla coltivazione di prodotti transgenici in aree sovracomunali, e contrasta, dunque, con quanto già deliberato da 13 regioni, che già si sono dichiarate OGM free, cioè territori liberi da coltivazioni transgeniche.
Onorevoli colleghi, le proposte emendative presentate dai gruppi dell'opposizione vanno in questo senso e, quindi, chiediamo all'Assemblea di accoglierle (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani e Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA. Signor Presidente, ci troviamo ad illustrare il complesso delle proposte emendative che abbiamo presentato in relazione al disegno di legge di conversione del decreto-legge che reca disposizioni urgenti per la coesistenza tra le colture transgeniche, convenzionali e biologiche, che noi riteniamo ampiamente insoddisfacente. Per questo, abbiamo presentato numerosi emendamenti, insieme ad altri rappresentanti dell'opposizione.
Abbiamo già illustrato le nostre ragioni nel corso del lavoro, molto complesso e intenso, che è stato svolto in sede di Commissione agricoltura, un lavoro interessante e piuttosto approfondito, benché costretto in tempi - come ripeto - assolutamente inaccettabili. Abbiamo avuto modo, comunque, di audire molti rappresentanti del mondo della scienza, dell'agricoltura e dell'ambientalismo e ci siamo formati l'idea che l'Italia, con la probabile introduzione - teorica, al momento, ma abbastanza probabile - degli OGM, corre uno dei rischi più gravi per quanto riguarda la sua produzione agricola.
Noi sappiamo - ed è stato confermato, in questi mesi e in queste settimane di grande tensione, da parte della maggioranza degli operatori del mondo agroalimentare e dei consumatori - che l'Italia è contraria, nella stragrande maggioranza, all'impiego degli OGM e alla produzione di coltivazioni OGM.
Ci rendiamo conto - è evidente ed è nell'ordine delle cose - che il decreto doveva essere predisposto e deve essere convertito in legge ma, al suo interno, devono essere assolutamente inserite le norme relative alla moratoria e quelle in materia di responsabilità civile e penale, cioè le norme che noi proponiamo di inserire all'interno del corpo normativo attraverso i nostri emendamenti.


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Noi, come dimostrato da studi - mi riferisco ad uno studio del Centro comune di ricerca dell'Unione europea -, sappiamo che vi sarebbe un incremento dei costi di coltivazione, a fronte del sostegno alla coesistenza a carico delle aziende convenzionate biologiche. Tale incremento di costi per la coltivazione giunge fino al 65 per cento. Una ricerca sul campo, condotta dall'Università di Firenze - ne cito una, ma potrei citarne anche altre - conferma che il 90 per cento delle imprese agricole italiane non sarebbe in grado di sostenere tale incremento di spesa.
A soli dieci anni dall'introduzione delle sementi transgeniche negli Stati Uniti, il 50 per cento delle derrate convenzionali di mais e di soia e l'83 per cento di quelle di colza, risultano contaminate, e il 17 per cento degli agricoltori biologici è costretto già ad effettuare test sul proprio raccolto; l'11 per cento degli stessi agricoltori ha, poi, perso la certificazione «bio» a causa della presenza indesiderata di OGM. Dobbiamo, quindi, avere la coscienza che parlare di «coesistenza» significa far fronte a tale tipo di problemi. Il provvedimento sulla cosiddetta «coesistenza» è stato varato dal Consiglio dei ministri - lo abbiamo affermato anche in Commissione agricoltura - in una versione che risente fortemente delle pressioni esercitate dalle lobby delle aziende sementiere con interessi nelle biotecnologie. Se si compara il testo inizialmente divulgato dal ministero con quello approvato dal Governo possiamo notare sostanziali e gravi modifiche, che fanno dubitare della sua efficacia in ordine alla tutela delle produzioni agroalimentari convenzionali tipiche e biologiche.
Questo provvedimento si configura anche come «richiamo all'ordine» di regioni e di comuni - come è stato già sottolineato dalla collega Bellillo - che hanno già dichiarato il proprio territorio OGM free.
Sappiamo che tutte le regioni devono elaborare entro un termine assolutamente inaccettabile - il 31 dicembre 2005 - un piano per assicurare la «coesistenza», attenendosi a norme quadro predisposte da un comitato tecnico ed approvate dal Ministero delle politiche agricole e forestali. La novità presente nel decreto consiste nell'obbligo per le regioni di elaborare il piano di «coesistenza» e, in particolare, di delimitare eventuali aree omogenee, attenendosi - e ciò non era assolutamente richiesto né dovuto - alla raccomandazione della Commissione europea del 23 luglio 2003. A proposito del richiamo a tale raccomandazione, ne chiediamo lo stralcio.
Il richiamo a tale atto, che - ad oggi - non costituisce vincolo giuridico per gli Stati membri, rischia di attribuire efficacia cogente ad alcune indicazioni in esso contenute, che lo stesso ministro Alemanno, all'atto della divulgazione di tale raccomandazione, aveva considerato decisamente negative Si tratta del sostanziale divieto, lo ripeto, di dichiarare ampie aree omogenee OGM free e della previsione di una soglia di tolleranza per gli OGM anche nelle sementi per l'agricoltura biologica.
Invece di pretendere, come stanno facendo altri Stati membri, una sostanziale modifica dell'atteggiamento della nuova Commissione europea in materia di coesistenza, il Governo italiano si appiattisce sulle peggiori indicazioni della precedente Commissione, che in molte occasioni abbiamo criticato, assegnando loro valore di linee guida cogenti per i piani di coesistenza delle regioni.
In sostanza, niente regioni e comuni OGM free ed abbassamento di tutela per l'agricoltura biologica.
Ma - anche su questo intervengono i nostri emendamenti - il decreto-legge afferma che la responsabilità civile dei danni diretti e indiretti ricade su coloro che coltivano OGM nel caso di mancato rispetto delle norme sulla coesistenza. Nei casi non possibili, ma quasi certi e sicuramente probabili, delle produzioni biologiche o convenzionali che si dovessero verificare anche nel rispetto dei piani di coesistenza, in caso di inquinamento cosa succede? Su questo aspetto il decreto-legge tace. È evidente che si apre una prospettiva di contenzioso giuridico senza


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fine e, soprattutto, senza alcuna possibilità da parte dei danneggiati di ottenere il risarcimento.
Il Governo non ha voluto inserire nel decreto-legge l'unica disposizione idonea ad assicurare il ristoro dei danni, ossia la copertura assicurativa obbligatoria a carico di chi coltiva OGM, con l'istituzione di un fondo nazionale alimentato, però, non da tutti i cittadini, ma attraverso una contribuzione obbligatoria, misurata su ettaro, versata da chi semina transgenico nel rispetto del principio elementare secondo cui chi inquina paga.
Anche per quanto riguarda la scelta in materia penale, non siamo assolutamente d'accordo rispetto a un certo permissivismo ed a sanzioni penali estremamente limitate. Le sanzioni penali, tra l'altro, vigono solo prima dell'approvazione del piano regionale per la coesistenza. Dopodiché, l'agricoltore o la multinazionale biotec che ha sparso OGM ovunque se la cava con una multa di 2 mila 500 euro. Infatti, sappiamo che in sede di conciliazione si applica il minimo.
Inoltre, rispetto all'articolo 5, comma 2, che esenta dalle responsabilità, occorre lanciare un segnale forte per realizzare laboratori pubblici attrezzati ed efficienti in grado di svolgere un'analisi qualitativa e quantitativa preventiva sulle sementi. Una stima recente ritiene che venti laboratori pubblici bene organizzati possano svolgere le analisi su tutti i campioni di sementi utilizzate nel territorio italiano.
Inoltre, c'è il problema, per noi centrale, della moratoria nazionale, che è necessaria, colleghi, per elaborare e dare piena coerenza ai piani di coesistenza e, soprattutto, per sviluppare la ricerca pubblica sulla compatibilità degli OGM con il sistema agroalimentare del nostro paese. La moratoria è limitata per singole regioni sino all'adozione del piano regionale, comunque con un termine ridicolo (non oltre il 31 dicembre 2005).
Di fatto, con questa norma le regioni favorevoli all'introduzione di OGM - penso alla Lombardia o anche al mio Veneto - potrebbero, già nel giro di pochissimo tempo, autorizzare le prime semine transgeniche dopo l'adozione delle linee guida nazionali. Non è più necessario nemmeno l'accordo tra le regioni di confine visto che anche su questo aspetto ci saranno indicazioni nelle linee guida.
Laddove si esclude la ricerca e la sperimentazione di colture transgeniche dalla normativa sulla coesistenza e non si specifica che la ricerca e la sperimentazione vanno praticate in ambienti confinanti, esprimiamo tutta la nostra contrarietà.
La libertà di iniziativa economica e il diritto di scelta dei consumatori non vengono assolutamente previsti se non si fa riferimento alla protezione della qualità e tipicità della produzione agroalimentare nazionale, necessaria per salvaguardare la competitività del nostro paese.
Nell'intero testo, in particolare all'articolo 4, in cui si fa riferimento ai piani regionali di coesistenza, si omette ogni riferimento alla difesa dell'agrobiodiversità e ci si limita ad un concetto molto vago: quello di buona pratica agricola.
Per quanto riguarda le sementi, è sicuramente voluta l'omissione di qualsiasi riferimento alla specificità della questione. Il decreto-legge prevede che chiunque intenda mettere a coltura organismi geneticamente modificati è tenuto a darne comunicazione, ma non si fa alcun riferimento al decreto legislativo 24 aprile 2001, n. 212, cioè alla normativa in vigore assolutamente encomiabile rispetto alla tutela del nostro settore sementiero. È importante, colleghi, destinare un'attenzione particolare al settore ed alle aree a forte vocazione sementiera.

PRESIDENTE. Onorevole Zanella...

LUANA ZANELLA. Concludo. Approfondiremo tali considerazioni nel dibattito sui singoli emendamenti.

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

GIACOMO de GHISLANZONI CARDOLI, Relatore. Signor Presidente, la Commissione


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esprime parere favorevole sugli emendamenti Rava 1.4 e 2.20 e 3.50 del Governo. Raccomanda l'approvazione del suo emendamento 4.50 ed esprime parere favorevole sugli emendamenti 4.51 del Governo e Rava 4.25. Raccomanda inoltre l'approvazione del suoi subemendamenti 0.5.50.10 e 0.5.50.11 ed esprime parere favorevole sull'emendamento 5.50 del Governo (Nuova formulazione). Esprime infine parere contrario su tutte le altre proposte emendative presentate.

PRESIDENTE. Il Governo?

TERESIO DELFINO, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Signor Presidente, il Governo raccomanda l'approvazione dei suoi emendamenti 3.50, 4.51 e 5.50 (Nuova formulazione), accetta le proposte emendative 4.50, 0.5.50.10 e 0.5.50.11 della Commissione e concorda per il resto con il parere espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Marcora 1.6.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.

LUCA MARCORA. Signor Presidente, si tratta di uno dei punti fondamentali di dissenso sul decreto-legge in esame da parte della Margherita e, più in generale, dell'opposizione. Il decreto-legge rimanda come riferimento vincolante alla raccomandazione della Commissione europea n. 556 del 2003. Il fatto che quanto sarà stabilito dal decreto ministeriale e dai piani sulla coesistenza regionale debba essere in sintonia con la raccomandazione rende vincolante un provvedimento comunitario che non è vincolante per sua natura. Il rinvio alla raccomandazione è effettuato non solo sulle finalità dell'articolo 1, ma anche in merito alla stesura del decreto ministeriale che chiuderà i lavori del comitato per la coesistenza ed anche ai piani di coesistenza regionale.
A noi non sta bene che diventi vincolante la raccomandazione della Commissione, perché in essa è sostanzialmente esclusa la possibilità che vengano definite zone OGM free a livello regionale. Noi siamo invece convinti che sia necessario permettere la costituzione di zone OGM free (nelle quali non è permessa la coltivazione di piante geneticamente modificate). Osserviamo inoltre che già 13 regioni in Italia hanno promulgato delle leggi in materia, che vanno proprio nel senso della costituzione di zone OGM free. Ricordiamo poi che sono già 1300 i comuni in Italia che hanno dichiarato il loro territorio comunale libero da OGM. Pertanto, il rinvio a questa raccomandazione ci sembra contraddire quanto è stato deciso a livello locale, comunale e regionale, da 13 regioni e 1300 comuni.
Chiediamo quindi l'eliminazione di questo rinvio (vedremo poi altri emendamenti, sempre su questo tema, che si riferiscono al rinvio alla raccomandazione nel testo del decreto ministeriale e nei piani di coesistenza regionale). La raccomandazione della Unione europea non deve risultare vincolante per la legge nazionale, per il decreto ministeriale, per le leggi regionali e per il piano di coesistenza. Siamo quindi convinti che tale rinvio debba essere soppresso (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Marcora 1.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 375
Maggioranza 188
Hanno votato
171
Hanno votato
no 204).

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Cima 1.1 e Marcora 1.7.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.


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LUIGI BORRELLI. Il collega Marcora ha messo in evidenza come la raccomandazione 2003/556/CE in realtà sia solo una raccomandazione. Farla pertanto salire di rango, cioè portarla da raccomandazione - che la stessa Unione europea aveva approvato per non essere effettivamente cogente - a norma vincolante di legge, ci pare troppo. Pertanto con la proposta emendativa in esame chiediamo la sostituzione del rinvio a questa raccomandazione con il richiamo al decreto legislativo n. 212 del 2001, con il quale l'Italia ha dato attuazione alle direttive 98/95/CE e 98/96/CE. Da tale decreto legislativo sono poi derivate ulteriori norme di garanzia, come ad esempio il decreto ministeriale 28 dicembre 2001, che introduce il concetto di «tolleranza zero» per la presenza di OGM nelle sementi.
Riteniamo pertanto che questo richiamo forte al decreto legislativo n. 212 sia più appropriato rispetto al richiamo alla raccomandazione. Non vorremmo infatti che si ingenerasse un equivoco, cioè che questa normativa, che stiamo per approvare, superasse il portato del decreto legislativo n. 212. L'emendamento in oggetto serve proprio per richiamare all'attenzione il decreto legislativo n. 212, e per questo motivo chiediamo ai colleghi di approvarlo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Franci. Ne ha facoltà.

CLAUDIO FRANCI. Chiedo, signor Presidente, di poter sottoscrivere l'emendamento in esame. I colleghi che mi hanno preceduto - Borrelli ora, Marcora prima - hanno spiegato i motivi della presentazione di questo emendamento. Il rendere cogente la raccomandazione 2003/556/CE, che si ispira alla libertà di scelta, alla trasparenza e alla proporzionalità, a noi sembra possa ingenerare un equivoco nella nostra legislazione.
L'emendamento in esame consente di assumere le decisioni già adottate dal nostro Parlamento recependo alcune direttive che introducono un elemento importante di chiarezza ai fini di una proficua lettura e gestione del provvedimento. Per tale motivo, chiedo all'Assemblea una particolare attenzione nel votare gli emendamenti in esame (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Cima 1.1 e Marcora 1.7, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 386
Maggioranza 194
Hanno votato
173
Hanno votato
no 213).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Rava 1.4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rava. Ne ha facoltà.

LINO RAVA. Signor Presidente, l'emendamento in esame, sul quale il relatore e il Governo hanno espresso parere favorevole, colma una lacuna abbastanza grave presente nel decreto-legge. Infatti, definire nei principi generali della legge che la coesistenza deve essere mirata soprattutto a non compromettere la biodiversità dell'ambiente naturale è importantissimo, soprattutto per una realtà come quella italiana in cui la ricchezza di biodiversità è straordinaria; dunque, abbiamo il dovere di conservarla, sia per noi sia per le generazioni future.
Quindi, l'approvazione di questo emendamento costituirà un segno di civiltà da parte di questa Assemblea.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rava 1.4, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 396
Maggioranza 199
Hanno votato
393
Hanno votato
no 3).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cima 2.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 399
Votanti 343
Astenuti 56
Maggioranza 172
Hanno votato
125
Hanno votato
no 218).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Rava 2.20.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.

LUIGI BORRELLI. Signor Presidente, accogliamo con soddisfazione il parere favorevole espresso dalla Commissione e dal Governo sull'emendamento in esame. In tal modo si evita il rischio, che poteva gravare su questo decreto, di inficiare una delle maggiori produzioni di qualità del nostro paese, vale a dire quella biologica.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rava 2.20, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 407
Votanti 406
Astenuti 1
Maggioranza 204
Hanno votato
400
Hanno votato
no 6).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Misuraca 2.8, La Malfa 2.22 e Sedioli 2.24, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 385
Votanti 383
Astenuti 2
Maggioranza 192
Hanno votato
178
Hanno votato
no 205).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Vascon 2.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vascon. Ne ha facoltà.

LUIGINO VASCON. Signor Presidente, l'emendamento in esame evidenzia il fatto che per assicurare la coesistenza di forme diverse di agricoltura (quella transgenica e quella biologica tradizionale) è indispensabile che ciascuna di essa possa contare su sementi pure; quindi, i semi convenzionali per le colture tradizionali e i semi biologici per quanto riguarda le colture biologiche.
Ciò in risposta a coloro che continuano a sostenere la necessità di introdurre le soglie di contaminazione per le sementi, che nei fatti non perseguono di certo l'obiettivo della coesistenza, ma quello dell'inquinamento diffuso.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vascon 2.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni - Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Lega Nord Federazione Padana e Misto-Verdi-L'Ulivo).
(Presenti 404
Votanti 403
Astenuti 1
Maggioranza 202
Hanno votato
203
Hanno votato
no 200).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Marcora 2.17.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.

LUCA MARCORA. Signor Presidente, il tema della contaminazione delle sementi è particolarmente delicato. Infatti, se esse vengono contaminate, ovviamente le relative coltivazioni non potranno più essere dichiarate OGM free. Prima si è discusso di contaminazione accidentale o meno, ma l'emendamento in oggetto è teso ad escludere la possibilità di coltivazione di piante geneticamente modificate in zone in cui l'Italia è centro di origine o di diversificazione.
Cercherò di spiegarmi meglio. Esistono alcune varietà vegetali, e quindi alcune sementi relative, che in Italia hanno la loro zona di provenienza. Pertanto, stiamo parlando di biodiversità e della necessità di mantenere in purezza sementi legate a varietà caratteristiche della produzione agroalimentare italiana. Se nella loro zona di origine fosse possibile la coltivazione di OGM, tali produzioni sarebbero a rischio di contaminazione.
Allora, se vogliamo rispettare i princìpi citati negli articoli 1 e 2, ovvero la salvaguardia della biodiversità - non a caso è stato approvato, con il parere favorevole della Commissione l'emendamento Rava 1.4, volto espressamente a non compromettere la biodiversità dell'ambiente naturale -, allora è necessario che, nelle zone di elezione per la raccolta di sementi di cui l'Italia è centro di origine, non si possano coltivare piante geneticamente modificate. Altrimenti, metteremmo a rischio la produzione sementiera di queste varietà, e quindi la biodiversità italiana. Ricordo che l'Italia è uno dei paesi più dotati di varietà vegetali, che caratterizzano la nostra agricoltura, fatta di tipicità e di legame con il territorio.

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, vorrei chiedere la votazione per parti separate di questo emendamento. Infatti, il testo contiene due concetti diversi, ovvero quello espresso dalle parole «rappresenti il centro di origine» e quello relativo al centro «di diversificazione».

PRESIDENTE. Onorevole Boccia, le chiedo come intenderebbe suddividere le votazioni.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, dovrebbero essere due votazioni. La prima potrebbe riferirsi alle parole «vanno escluse le colture geneticamente modificate di specie di cui l'Italia rappresenti il centro di origine» mentre nella seconda si direbbe «l'Italia rappresenti il centro di diversificazione»...

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, porrò in votazione la prima parte dell'emendamento Marcora 2.17, fino alle parole «rappresenti il centro di origine».
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla prima parte dell'emendamento Marcora 2.17, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).


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(Presenti 397
Votanti 396
Astenuti 1
Maggioranza 199
Hanno votato
175
Hanno votato
no 221).

Prendo atto che l'onorevole Santori non è riuscito a votare.
Onorevole Boccia, essendo stata respinta la prima parte dell'emendamento, non posso porre in votazione la restante.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, mi scusi, ma la seconda parte può essere posta in votazione perché la premessa resta la stessa, mentre cambia il concetto, con le parole «di diversificazione».

PRESIDENTE. Onorevole Boccia, questa votazione per parti separate comporta che prima si voti la parte principale, poi l'altra. Quindi, noi abbiamo già votato la prima parte, che è stata respinta. Ora dovrei mettere in votazione la seconda, ma non posso porre in votazione un emendamento che recita soltanto: «o di diversificazione».

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, le avevo chiesto proprio la cortesia di scindere i due concetti...

PRESIDENTE. Onorevole Boccia, non è attualmente possibile: non posso porre in votazione la seconda parte dell'emendamento.
Passiamo all'emendamento Marcora 2.15...

LUCA MARCORA. Signor Presidente, non abbiamo votato l'emendamento Cima 2.3...

PRESIDENTE. L'emendamento Cima 2.3 non è stato posto in votazione in quanto non è stato segnalato.
Passiamo dunque alla votazione dell'emendamento Marcora 2.15.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rava. Ne ha facoltà.

LINO RAVA. Signor Presidente, l'emendamento in esame pone, anche provocatoriamente, un tema estremamente importante. L'obiettivo che dobbiamo perseguire è costituito dalla tutela della salute dei cittadini, e ciò può essere realizzato attraverso molteplici azioni, fra cui quelle previste dal provvedimento in esame. Il nostro paese avrebbe bisogno di una struttura in grado di valutare tutti i rischi che l'immissione nell'ambiente naturale di semi geneticamente modificati può determinare.
Sosteniamo da tempo che tale struttura dovrebbe essere costituita dall'Agenzia per la sicurezza alimentare, che prevede, tra i principi fondamentali istitutivi stabiliti a livello comunitario, la verifica dei rischi. L'Italia non si è ancora dotata, per responsabilità del Governo e della maggioranza, di tale agenzia. Ci troviamo dunque in un contesto in cui non vi sono strutture coordinate che garantiscano un'adeguata valutazione dei rischi e un adeguato monitoraggio.
In tali condizioni, pensare di poter ammettere in campo aperto e dunque alla libera seminagione organismi geneticamente modificati che abbiano in sé la possibilità di produrre sostanze farmacologicamente attive comporta notevoli rischi. Si pensi, ad esempio, all'ipotesi, già verificatasi nel passato, in cui vi siano sostanze che producono forme di antibiotici. Se vi è la contaminazione dell'ambiente circostante, vi è il rischio che il consumatore, alimentandosi, ingerisca i principi attivi dell'antibiotico. È evidente come ciò comporti nel tempo lo sviluppo di forme di resistenza, che rischiano di compromettere l'efficacia del successivo utilizzo di antibiotici. È dunque necessaria la massima prudenza.
Siamo favorevoli all'utilizzo di semi in grado di produrre tali sostanze, ma ciò deve essere fatto con estrema prudenza e in ambiente confinato. È questa la ratio dell'emendamento in esame e mi auguro che vi sia un ripensamento da parte del relatore e del Governo, perché si tratta di un problema estremamente rilevante.


Pag. 84

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.

LUCA MARCORA. Signor Presidente, dispiace la scarsa attenzione dell'Assemblea su questo tema, in quanto si tratta di un problema molto significativo.
La questione della coesistenza tra culture convenzionali, biologiche e transgeniche è legata soprattutto alla possibilità di contaminazione e di inquinamento da parte delle piante geneticamente modificate a danno delle culture convenzionali o biologiche.
Negli obiettivi di questo decreto-legge vi è la volontà di garantire la libertà di impresa e di iniziativa sia per coloro che vogliano coltivare piante geneticamente modificate, sia per coloro che vogliano invece continuare a praticare l'agricoltura tradizionale o quella biologica.
Il dato della contaminazione è, quindi, un dato acquisito da cui parte questo decreto-legge; il fatto che ci possa essere inquinamento da parte delle piante OGM rispetto alle altre piante è un dato certo; questa contaminazione, ovviamente, avviene attraverso i sistemi naturali di impollinazione (le api, il vento e via dicendo), che chiaramente possono far sì che il polline dal campo coltivato con piante geneticamente modificate si trasferisca alle altre piante; tale contaminazione andrebbe a modificare geneticamente le piante inquinate.
Quindi, il problema per la libertà di impresa è di come continuare a dichiararsi convenzionali o biologiche se vi è qualcuno vicino che potrebbe contaminare le coltivazioni attraverso le piante geneticamente modificate. Entreremo in questo tema più avanti, ma qui si tratta di un tipo di inquinamento ben più grave e pericoloso. Noi affermiamo che la ricerca è necessaria, anzi proponiamo con gli emendamenti un piano di ricerca sugli OGM a cura del Governo italiano e dei suoi istituti di ricerca. Siamo convinti, però, che questa ricerca debba avvenire in aree delimitate, in regimi confinati, cioè che non ci possa né debba esserci contaminazione all'esterno mentre si sta facendo ricerca.
Parliamo ancora di una sottospecie di questo caso, cioè del caso in cui possano essere prodotte piante geneticamente modificate a fini farmacologici (l'onorevole Rava ha citato il caso di piante che possono contenere degli antibiotici, oppure quello più attuale di una pianta che contiene l'insulina e che quindi può essere utilizzata dai diabetici); noi non ci opponiamo a questo tipo di utilizzo, anzi abbiamo detto che vogliamo stanziamenti per la ricerca, e che però questa deve avvenire in campi confinati. Se invece questa avverrà in campi aperti, noi potremmo coltivare in un campo piante geneticamente modificate contenenti una certa percentuale di insulina utile ai diabetici. Queste piante, però, essendo in ambiente libero, potrebbero contaminare le piante a loro vicine, le quali andando nei circuiti tradizionali di trasformazione e di consumo agroalimentare, potrebbero arrivare sul piatto dei nostri consumatori.
Se non approveremo questo emendamento, renderemo possibile il fatto che l'inquinamento porti piante convenzionali o addirittura biologiche ad essere contaminate da piante geneticamente modificate, contenenti insulina; quindi a loro volta esse diventeranno piante contenenti insulina, anche se fossero state coltivate in maniera tradizionale o biologica, e addirittura anche all'insaputa di colui che le coltiva. Potrebbero, quindi, entrare nel circuito normale della distribuzione alimentare ed essere assunte, consumate e ingerite da persone che diabetiche non sono; e voi sapete tutti che, se l'insulina è necessaria per i diabetici, non è esattamente un farmaco consigliabile e da somministrare ad una persona normale.
È importante che, ferma restando la ricerca e anche la necessità di coltivare piante geneticamente modificate ai fini dell'utilizzazione farmacologica, questo possa essere fatto solo in ambienti confinati, dove sia esclusa totalmente la possibilità di inquinamento di altre colture che invece transgeniche non sono.


Pag. 85

PRESIDENTE. Onorevole Marcora, la prego di concludere.

LUCA MARCORA. Se non verrà approvato questo emendamento, noi renderemo possibile il fatto che nel circuito alimentare entrino piante geneticamente modificate contenenti farmaci, che verranno chiaramente consumate da persone che di quei farmaci non hanno alcun bisogno e che potrebbero essere addirittura loro nocivi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Franci. Ne ha facoltà.

CLAUDIO FRANCI. Signor Presidente, intervengo per esprimere il voto favorevole su questo emendamento e per fare alcune considerazioni.
Mi pare che il decreto-legge che stiamo discutendo, al di là del merito e delle valutazioni finali che verranno fatte, sia incentrato sostanzialmente su due questioni.
A fronte di un'evoluzione complessiva delle produzioni agricole nel campo degli organismi geneticamente modificati, vi è la necessità di fare in modo che le nostre produzioni agricole, proiettate sui mercati, possano essere difese, anche valorizzando una produzione nazionale tradizionale e biologica.
L'articolo 2 del decreto-legge in esame introduce i due criteri di salvaguardia del principio di coesistenza tra le varie produzioni. Sostanzialmente, si ha riguardo alle produzioni agricole, alla contaminazione delle produzioni agricole, e via dicendo.
Con l'emendamento sul quale richiamiamo l'attenzione dell'Assemblea si ritiene di dover dare risalto ad un elemento - già sottolineato dagli onorevoli Rava e Marcora - che non viene tenuto nel debito conto dal decreto-legge e che, per le ragioni che sono state già indicate, può rappresentare un rischio più grave degli altri per la salute umana.
Più specificamente, intendiamo stabilire che la coltivazione di piante geneticamente modificate al fine di produrre sostanze farmacologiche attive non può avvenire in pieno campo, ma deve essere confinata in ambiti definiti, in modo che non possa prodursi contaminazione. Infatti, le piante che producono sostanze farmacologicamente attive trasmetterebbero tali sostanze non soltanto alle altre produzioni agricole, ma anche all'uomo (con conseguente possibilità di contaminazione e di assuefazione) e, pertanto, risulterebbero dannose per la vita umana.
Non riteniamo che l'emendamento in parola stravolga il decreto-legge; al contrario, lo rende più compiuto in quanto si affrontano con maggiore completezza, a nostro avviso ...

PRESIDENTE. Onorevole Franci...

CLAUDIO FRANCI. ... sia il problema della salute umana sia quello della contaminazione delle sementi delle produzioni agricole.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Marcora 2.15, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 379
Votanti 378
Astenuti 1
Maggioranza 190
Hanno votato
156
Hanno votato
no 222).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento La Malfa 2.23, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).


Pag. 86


(Presenti 388
Votanti 387
Astenuti 1
Maggioranza 194
Hanno votato
4
Hanno votato
no 383).

Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

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