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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 17 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 5310-bis sezione 5).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Michele Ventura. Ne ha facoltà.
MICHELE VENTURA. Signor Presidente, intervengo sul complesso degli emendamenti per porre due questioni, sperando di essere ascoltato anche dai colleghi della maggioranza.
Stiamo esaminando il disegno di legge finanziaria in un contesto contrassegnato da una flessibilità praticamente nulla: questa manovra è blindata, ingessata, non perché è stato approvato l'emendamento Boccia 1.1, ma perché i margini di manovra erano scarsissimi fin dall'inizio.
Nel corso di queste giornate, abbiamo ripetutamente chiesto che venissero fornite al Parlamento tutte le indicazioni e notizie mancanti. Mi riferisco alle relazioni sulle leggi pluriennali, sullo stato di attuazione dei programmi triennali, alla relazione sullo stato dell'amministrazione pubblica. Inoltre, negli ultimi giorni, abbiamo appreso di un decreto di fine anno da 2 miliardi di euro - che il sottosegretario Vegas considera ordinario - necessario per far quadrare i conti del 2004. Infine, proprio ieri, c'è stata una conferenza stampa del Presidente del Consiglio, sulla quale tornerò, sulla riduzione dell'IRAP e sui contributi alle famiglie.
Ora, io chiedo all'Assemblea se sia meglio continuare questa discussione - pure utile - sugli articoli del disegno di legge finanziaria e sulle proposte emendative ad essi presentate o se, invece, non sia opportuno, per non rendere inutile il nostro lavoro, dedicare una mezza giornata - alla ripresa dei lavori, la prossima settimana, domani o quando lo riterrete - ad una comunicazione del ministro dell'economia e delle finanze che faccia conoscere anche a questa Assemblea, nei suoi connotati effettivi, la manovra che dovrà essere varata (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
Ciò non dovrebbe andare a discapito dei tempi: non chiediamo un ampliamento dei tempi a nostra disposizione, ma vogliamo che il lavoro di questa Camera abbia una qualche utilità. Un'utilità consisterebbe proprio nel fatto di essere posti nella condizione di condurre una discussione effettiva e reale sui conti, sulla manovra «vera», sulle intenzioni del Governo. Ve lo chiediamo, colleghi della maggioranza, per salvaguardare la dignità di tutti noi, perché il problema non è solo dell'opposizione, ma riguarda complessivamente la Camera dei deputati.
Desidero segnalare alla vostra attenzione, colleghi, una seconda questione che appare stupefacente e che rende ancora più necessario procedere nel senso da me proposto poc'anzi. Le agenzie di stampa hanno diffuso la notizia di un'uscita clamorosa del Presidente del Consiglio mentre era in visita alla Guardia di finanza (non in un luogo qualsiasi). Ebbene, rivolto al comandante generale della Guardia di finanza, generale Roberto Speciale, il Presidente del Consiglio, dopo avere dichiarato: «Voi agite, con grande equilibrio e rispetto dei cittadini, nei confronti di chi si vuole sottrarre ad un obbligo che, qualche volta, si avverte come eccessivo», ha affermato di comprendere - dal punto di vista morale, oltre che politico - chi
cerca di eludere o di evadere. L'ha detto il Presidente del Consiglio dei ministri (Dai banchi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo si grida: «Vergogna!»)!
Colleghi, capisco l'imbarazzo del Presidente Berlusconi, se leggo i titoli dei giornali a lui più vicini: «Berlusconi ricattato, si rimangia la parola», «Berlusconi paga una tassa agli alleati». Colleghi, non avete potuto tagliare le tasse a causa di ciò che avete combinato in questi anni nell'ambito della spesa corrente e dei conti dello Stato (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani)!
Signor Presidente, dobbiamo capire che un Presidente del Consiglio che fa queste affermazioni prefigura una società senza regole, un'idea avventuristica inaccettabile ed insopportabile. Abbiamo bisogno di sapere se in questo paese esiste ancora una classe politica degna di questo nome. Lo pretendiamo per un fatto di serietà nei confronti del Parlamento e del paese. Il Governo si presenti in Parlamento per fornire questi chiarimenti e per rendere utile questa nostra discussione (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-socialisti democratici italiani e Misto-Verdi-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Morgando. Ne ha facoltà.
GIANFRANCO MORGANDO. Signor Presidente, vorrei riallacciarmi brevemente alle considerazioni di carattere generale che anche il collega Michele Ventura ha svolto poc'anzi e porre l'accento su due questioni fondamentali. La prima riguarda il quadro generale nel quale si colloca la nostra discussione, tracciato tra l'altro in numerosi interventi (ricordo, in particolare, quelli di ieri dei colleghi Boccia, Visco e Russo Spena), e che riguarda la credibilità del dibattito che stiamo svolgendo.
Nel corso dell'esposizione del documento di programmazione economico-finanziaria del ministro Siniscalco sono state dette cose molto importanti. Il ministro Siniscalco ha assicurato che il disegno di legge finanziaria sarebbe stato ispirato ai criteri di trasparenza e semplicità e che sarebbe stato costruito in modo semplice, solido, diverso dal passato. Ci sembrava che, in qualche misura, rispetto a quest'impegno, le premesse fossero positive, ove si consideri la chiarezza con cui il ministro ha riconosciuto la crisi dei conti pubblici, un indebitamento ormai del 4,4 per cento, la corsa del debito pubblico verso livelli da tempo non più toccati. Ci sembrava un atto importante perché dimostrava la disponibilità a sostenere una nostra vecchia convinzione, ossia che, dopo tre anni di Governo di centrodestra, ci troviamo di fronte ad una crisi strutturale dei conti pubblici, resa ben evidente da alcuni indicatori particolarmente significativi. Vorrei richiamarne soltanto uno: l'andamento del saldo primario, lasciato vicino al 5 per cento dai Governi del centrosinistra e che oggi è al di sotto del 2 per cento, ad indicare la crisi strutturale dei nostri conti.
Signor Presidente, tale crisi strutturale ha segnali evidenti, perché le questioni del bilancio dello Stato non sono molto diverse (naturalmente, differiscono i numeri) da quelle dei bilanci delle famiglie. Cosa sta capitando nel bilancio dello Stato?
Diminuiscono le entrate ordinarie, cresce la spesa corrente. Questo è il dato della crisi strutturale della nostra finanza pubblica. Ieri l'onorevole Visco ha ricordato una cosa piuttosto interessante: se facciamo la somma del calo di entrate correnti di questi tre anni, otteniamo il 2, 5 per cento; un dato che avrebbe reso inutile la grande manovra di correzione dei conti di cui stiamo discutendo. Questo è quello che sta capitando. E i dati sarebbero ancora più gravi se non ci fosse alcuna riduzione della spesa per interessi, ma il futuro su questo fronte, con quello che sta capitando (prezzo del petrolio, andamento del dollaro), non è affatto tranquillizzante.
Una crisi strutturale dei conti pubblici, signor Presidente, signor sottosegretario,
che la Corte dei conti ci ha richiamato essere ancora in atto nel 2004, nell'anno che stiamo vivendo. Nel 2004 si stanno riproponendo - ci ricorda la Corte dei conti - gli stessi problemi. Anche in questo caso, diminuiscono le entrate ordinarie e cresce la spesa corrente. E i risultati della manovra di primavera, della manovra d'estate, del cosiddetto decreto taglia-spese, del decreto n.168, sono assolutamente poco tranquillizzanti.
La Corte dei conti nell'audizione sulla legge finanziaria ha ricordato che nel 2004 continua il calo delle entrate, si rischia il fallimento del condono edilizio ed è particolarmente difficile la realizzazione dei tagli alle spese previsti dal decreto n. 168. Inoltre, essa ci ha ricordato che naturalmente sul 2004 si basano i conti degli anni successivi; quindi, se non funziona la base del 2004, sarà molto difficile che le previsioni della legge finanziaria si possano realizzare.
Anch'io voglio richiamare un argomento. Ieri il collega Boccia ha posto il problema relativo a dove sono andati a finire i 2 miliardi di tagli della spesa da attuare attraverso provvedimenti amministrativi, che avevano costituito l'impegno del Presidente del Consiglio a Bruxelles. Il Sole-24 ore di oggi (qualche giornale lo aveva già anticipato) ci dice che sarebbe in preparazione un decreto-legge. Sono provvedimenti amministrativi, signor sottosegretario, o sono provvedimenti legislativi (cioè un decreto-legge)? Perché le due cose sono molto diverse; infatti, qualora fossero provvedimenti amministrativi, naturalmente si tratterebbe di aggiustamenti, ma se fosse un decreto-legge, come sembra, significherebbe la terza manovra. Il 2004 sarà l'anno delle tre manovre di finanza pubblica: la legge finanziaria, la manovrina di luglio e la manovra del nuovo decreto-legge, fatto per far quadrare i conti alla fine dell'anno.
Allora, signor Presidente, su queste premesse, costruiamo una finanziaria dell'incertezza, una finanziaria che ha presupposti negativi di crisi sul fronte della finanza pubblica, che non introduce alcun elemento di certezza nei suoi contenuti. I tagli della spesa sono inefficaci, perché non si può risolvere il problema con il 2 per cento, bisogna intervenire sulle leggi, se si vogliono fare operazioni strutturali. Infatti, i tagli della spesa incidono su un'area, come i consumi intermedi, su cui da anni si sta tagliando, perché, come ci hanno ricordato in questi giorni molti colleghi, è evidente la difficoltà di operare sul fronte dei tagli e dei blocchi della spesa evitando che venga rimbalzata sull'anno successivo, come ci hanno dimostrato tutte le esperienze dei provvedimenti «taglia-spesa» di questi ultimi anni.
Voglio citare questo dato, perché non è stato ancora richiamato ed è interessante. Si tratta di una manovra che colloca il risparmio sul fronte della spesa quasi tutto sul contenimento della spesa degli enti decentrati: il 58,3 per cento dei tagli di spesa del 2005 grava infatti sugli enti decentrati; nel 2006 il 73, 4 per cento e nel 2007 il 76, 4 per cento dei tagli della spesa sono trasferiti sugli enti decentrati.
Le conclusioni, signor Presidente, di queste prime considerazioni - peraltro, tralascio di soffermarmi su analoghi ragionamenti circa le entrate fiscali previste o la tenuta delle previsioni di risparmio per quanto concerne la spesa sanitaria -, sono le seguenti. Ci troviamo dinanzi ad un disegno di legge finanziaria falso, i cui contenuti contabili sono inadeguati, insufficienti e poco chiari; è la finanziaria dell'incertezza.
Abbiamo bisogno - lo ha ricordato il collega Michele Ventura e sono d'accordo con lui - di un chiarimento; al riguardo, ritengo corretto sospendere la discussione degli articoli e degli emendamenti in modo che si possa avere un momento di verifica con il ministro dell'economia e delle finanze sullo stato reale dei nostri conti, sugli effetti della legge finanziaria e su quale sia veramente la manovra che stiamo discutendo. Anche perché - ed è la seconda breve ragione del mio intervento -, come hanno dichiarato molti colleghi in questi giorni, siamo dinanzi a novità importanti.
Sarà molto difficile realizzare la manovra di finanza pubblica prevista dal
disegno di legge finanziaria; peraltro, il Fondo monetario internazionale dichiara che, se pure ciò fosse possibile e si realizzasse la manovra correttiva, anche siffatte misure non sarebbero sufficienti a ricondurre sotto il 3 per cento il rapporto tra indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni e prodotto interno lordo. Dichiara il Fondo monetario che occorrerebbe ancora una manovra aggiuntiva di circa 5-6 miliardi di euro per conseguire tale risultato, sempre sul presupposto che i contenuti della legge finanziaria si realizzassero.
Abbiamo, dunque, bisogno di chiarire tali aspetti; ricordo la recente conferenza stampa in occasione della quale la delegazione del Fondo monetario internazionale, insieme con il ministro dell'economia e delle finanze, hanno illustrato tali contenuti, come risulta dal testo del comunicato stampa. Sicché è opportuno, per fare chiarezza, che il ministro dell'economia e delle finanze riferisca in Assemblea di quale sia la situazione reale e di quali siano gli orientamenti che il Governo intende mettere in campo, anche alla luce delle annunciate proposte emendative circa gli interventi sulla parte fiscale e su quella relativa allo sviluppo. Anche perché - e concludo, signor Presidente -, rappresenta un problema la circostanza che ci troviamo continuamente dinanzi all'introduzione di elementi di novità sempre ulteriori rispetto al dibattito in corso.
Sembra che, ieri, la maggioranza abbia trovato l'accordo sulla riforma fiscale e sul taglio delle tasse; ma è, per così dire, una sorta di gioco a rimpiattino per cui si continua con il sistema di annunciare - è stato fatto già tante volte - straordinari provvedimenti il cui contenuto reale, poi, è modestissimo. Modesti interventi sull'IRAP e sulle famiglie nel 2005 ed un rinvio al 2006 del tanto sbandierato taglio delle tasse ovvero della riduzione delle imposte.
Su tutto ciò è necessario si svolga un dibattito in Parlamento e a tal fine vogliamo venga in questa sede il ministro dell'economia e delle finanze; vogliamo si discuta dell'impostazione generale della manovra. Anche perché vorremmo capire quali siano i criteri che ispirano le scelte e le decisioni del Governo di fronte alle strategie di politica economica.
Voglio concludere anch'io con una citazione del Presidente del Consiglio; ebbene, il più importante quotidiano economico italiano oggi dichiara che il Presidente del Consiglio - immagino, allargando le braccia - ha dichiarato che lui avrebbe fatto molto di più se avesse potuto disporre del 51 per cento e, soprattutto, se i mercati non avessero insistito molto sulla totale copertura delle riduzioni fiscali. Ebbene, non sapevamo fosse una opzione decidere sulla totale copertura delle riduzioni fiscali; non sapevamo che in tale senso si dovesse porre una politica economica caratterizzata dall'approccio ordinato e credibile alla gestione dei conti pubblici. Adesso lo sappiamo, ma non siamo d'accordo; vogliamo che il ministro dell'economia e delle finanze venga in questa sede a dichiarare se anch'egli ritiene che siano i mercati ad obbligarci in tal senso mentre ci si potrebbe anche condurre diversamente.
Per tale motivo, ribadisco la richiesta fatta dal collega Michele Ventura (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, rivolgo un saluto ad una delegazione del comune di Bracigliano, in provincia di Salerno, che, presente in tribuna, sta assistendo ai nostri lavori (Applausi).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Russo Spena. Ne ha facoltà.
GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, intervengo brevemente, perché non vorrei utilizzare tutto il tempo, già scarso, che abbiamo a disposizione, per ribadire concetti già espressi, sia in Commissione bilancio, sia in aula. Mi sembra, infatti, che diventino sempre più stringenti le nostre motivazioni ed anche quelle, ampiamente condivisibili, illustrate ed espresse or ora sia dal collega Michele Ventura sia dal collega Morgando.
I punti, sostanzialmente, sono tre. Anche noi, come gruppo di Rifondazione comunista, ci associamo alla richiesta avanzata e chiediamo che si svolga - ad esempio, nella giornata di lunedì, ma alla presenza del ministro Siniscalco - una sessione di discussione reale, anche breve (di due ore ad esempio), in cui si comprenda qual è la direzione di marcia: dove stiamo andando e cosa stiamo realmente facendo.
Come dicevo ieri, ciò deve essere un tratto fondamentale del rapporto tra esecutivo e Parlamento.
Siamo, infatti, di fronte ad una finanziaria che abbiamo definito taglia-spese, ossia finta (tra l'altro, blindata). Siamo di fronte ad una «seconda colonna» della legge finanziaria di cui non sappiamo più nulla. È diventato un'araba fenice il cosiddetto collegato sullo sviluppo. Non sappiamo nemmeno quali siano le quote, le risorse ed i fondi stanziati (come abbiamo già evidenziato in precedenti interventi, sia di colleghi appartenenti al mio gruppo, sia di colleghi appartenenti ad altri gruppi).
Vi è un altro aspetto. Siamo di fronte ad una manovra fiscale che, a detta del Governo e del Presidente del Consiglio, avrebbe dovuto essere fondamentale, anche in termini di indirizzo, per questa manovra di politica economica: una manovra che doveva essere espansiva anche per quanto riguarda la domanda e lo sviluppo. Il nostro Presidente del Consiglio, in termini prekeynesiani - è un giudizio di merito - ritiene che agire sulla fiscalità nel senso di far pagare le tasse ai poveri e non ai ricchi avrebbe significato rilanciare la domanda e lo sviluppo.
È vero o no - lo chiedo anche alle colleghe ed ai colleghi della maggioranza - che tale era il senso di questa finanziaria? Non faremo pagare le tasse ai ricchi - lo ha detto il Presidente del Consiglio - e ciò dinamizzerà, movimenterà la nostra economia, rilancerà la domanda - si è espresso così - e il paese diventerà il paese di Bengodi.
Ora, questa manovra economica di cui parlava il Presidente del Consiglio non c'è più: si è partorita una manovra puramente elettorale. Per il momento, vi sono misure per l'IRAP e poco più, per gli incapienti, eccetera (tra l'altro, si tratta di misure contenute in un emendamento che deve essere sottoposto all'attenzione dell'Assemblea al più presto, perché lo vogliamo leggere e discutere, presentandovi subemendamenti).
Si capirà ciò che accadrà nel 2006, l'anno delle elezioni. Le cittadine ed i cittadini, con l'effetto annuncio pre-elettorale, probabilmente risparmieranno sulle tasse.
Il collega Morgando ci ha poc'anzi ricordato come il Presidente del Consiglio abbia giustificato - ritengo saranno problemi della maggioranza - lo «schiaffo in faccia», anche molto duro, sulla guancia dei suoi alleati di Governo e di maggioranza, quando ha detto: «Io avrei voluto fare di più» - allargando le braccia, in conferenza stampa - «ma non me l'hanno permesso, perché non ho il 51 per cento dei seggi». Ora sappiamo - in verità lo aveva già detto qualche altra volta; oggi lo ha solo ribadito - che la propensione del Presidente del Consiglio è di avere il 51 per cento dei seggi, senza il quale non può governare e fare ciò che vuole. Lo avevamo capito, in verità, quando abbiamo discusso del premierato assoluto, della riforma costituzionale, eccetera. Ora egli lo ha esplicitato anche ai suoi alleati: lo dice anche, e innanzitutto, ai suoi alleati, che vorrei sentire, in qualche occasione, meno prudenti e meno silenti.
Dai lanci d'agenzia di qualche minuto fa, come ricordava il collega Michele Ventura, comprendiamo che, oltre a manifestare la propensione a governare con il 51 per cento dei seggi - perché con una maggioranza meno ampia, a suo avviso, non è possibile - Berlusconi contesta l'idea della fiscalità per cui lo Stato democratico si basa sul fatto che si devono pagare le tasse in maniera progressiva (ciò anzi - grande scandalo - è la Costituzione repubblicana a statuirlo!).
Allora, che fa? Snatura questa concezione e sfibra lo spirito pubblico, già sfibrato dai condoni ripetuti e dallo smantellamento delle strutture che devono controllare
l'elusione e l'evasione fiscale, dicendo che, tutto sommato, bisogna comprendere moralmente e, quindi, eticamente coloro che in qualche modo hanno la tentazione di evadere le tasse.
Questo sarebbe già di per sé gravissimo, un'istigazione a delinquere, ma quale sede sceglie per fare questo discorso? La sede della Guardia di finanza, cioè di quell'organo dello Stato che, oltre ad altri compiti, ha proprio questo come compito principale: quello di essere custode massimo del contratto sociale che è alla base del senso civico. Lo Stato si basa sul fatto che i cittadini in qualche modo, andando oltre il privato, partecipano alla conduzione pubblica, alla res publica - ma queste argomentazioni sono troppo difficili per Berlusconi - e alla democrazia come contratto sociale. Egli va a dire alla Guardia di finanza: fregatevene di chi evade ed elude le tasse; voi, che sareste preposti al controllo, dovete capire moralmente quelli che evadono ed eludono le tasse!
Credo che abbiamo passato il segno. Sarebbe il caso di discutere di questi aspetti (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Blasi. Ne ha facoltà.
GIANFRANCO BLASI. Abbiamo un quadro più preciso degli interventi - dice il collega Morgando - e conosciamo la posizione del Fondo monetario internazionale. A questo proposito, vorrei ricordare quello che ieri diceva il collega Alfonso Gianni di Rifondazione comunista sul Fondo monetario internazionale: egli ha affermato di non riconoscere questo organismo come luogo di democrazia economica.
Come sempre emergono due sinistre: una dentro il sistema e una fuori, una riformista e l'altra antagonista. Emerge però una contraddizione culturale dal punto di vista della democrazia economica e dell'impostazione dei modelli sociali che deve farci riflettere. Sappiamo che lo 0,4 per cento del PIL deve spostarsi sul riallineamento del patto, dice ancora Morgando. Queste ed altre sono le vostre obiezioni. Per carità! Anche le sottolineature del collega Michele Ventura sono legittime dal punto di vista politico.
Tuttavia, siamo in sede di legge finanziaria e stiamo discutendo di una finanziaria che complessivamente riesce a stabilizzare i conti con interventi di contenimento, di razionalizzazione e di aggiustamento pari ad oltre 25 miliardi di euro. Tutto ciò, onorevoli colleghi, senza incidere direttamente sul portafoglio dei cittadini.
Ecco, un punto di domanda deve essere posto all'opposizione in questa direzione: voi cosa avreste fatto se foste stati al nostro posto? Quanto, per esempio, sarebbe aumentata la pressione fiscale? Come avreste coperto tutti gli emendamenti che dilatano la spesa pubblica che sono alla nostra attenzione e che stiamo bocciando uno dopo l'altro?
La riforma fiscale merita alcune precisazioni, perché non iniziamo oggi l'azione politico-economica di questo Governo. La finanziaria del 2003 introdusse una riduzione di 5,5 miliardi di euro dell'IRPEF. L'IRPEG diminuì di un punto percentuale. La no-tax area fu portata a 7.500 euro l'anno. Tenete anche conto che, con le deduzioni e le detrazioni, arriviamo alla soglia dei 10 mila euro l'anno.
Oggi si interviene sull'IRAP, tassa introdotta da voi, che fu contestata da tutto il mondo produttivo del nostro paese, non solo dal centrodestra, e si interviene sul reddito delle famiglie, soprattutto di quelle con reddito più basso. Si formalizza con legge - la si sta predisponendo - anche la riduzione dell'IRPEF dal 2006.
Dunque, sono tre i valori che coniugano l'impegno programmatico in questa manovra economica della maggioranza: gli interessi generali del paese, la centralità della famiglia, la centralità della persona. E su questo punto il dibattito culturale che si sta sviluppando nel paese, in questa fase, deve farci riflettere, come pure deve farci riflettere il dibattito di questa mattina sulla scuola. I vostri modelli educativi,
i vostri riferimenti culturali portano al ribasso, all'appiattimento, non c'è valorizzazione della persona, non c'è possibilità di emergere con le proprie energie migliori. Che senso ha immaginare - come dice Titti De Simone - una scuola soltanto pubblica senza discutere, invece, come accade con la riforma Moratti, della professionalità degli insegnanti? Collega Abbondanzieri, nessuno di noi pensa di fustigare gli insegnanti, noi consideriamo questa categoria una ricchezza per il paese, ma è giusto, però, misurarsi con le professionalità, valorizzare la propria professionalità; sono differenze culturali che devono emergere.
Dunque, interessi generali ma anche cultura di Governo è quanto è emerso dal vertice di maggioranza di ieri, cioè senso di responsabilità, capacità di fare i conti con la realtà e infine, anche, mantenimento degli impegni programmatici, cosa che stiamo facendo in progress.
Su questa strada, colleghi del centrosinistra, la maggioranza continuerà a lavorare in questa manovra finanziaria, senza tentennamenti; e non c'è bisogno di aggiungere dibattiti a dibattiti: è questo il luogo privilegiato per discutere di manovre economiche e di finanziaria. Dunque, continuiamo a votare gli emendamenti e continuiamo a fare il nostro lavoro come abbiamo fatto finora (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia - Congratulazioni).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cento. Ne ha facoltà.
PIER PAOLO CENTO. Signor Presidente, credo che la richiesta che i colleghi del centrosinistra hanno avanzato sia pienamente condivisibile, una richiesta che noi Verdi condividiamo e sosteniamo. D'altra parte, nel corso di questo dibattito, sia in Commissione sia in Assemblea, ci siamo trovati di fronte ad una anomalia evidente, basta leggere i giornali, le cronache, le agenzie di stampa anche di queste ore: una legge finanziaria che, in realtà, non conteneva e non contiene ancora la parte centrale della manovra economica del Governo, non contiene ancora la parte centrale della manovra fiscale che avrebbe dovuto rappresentare, secondo gli annunci un po' roboanti del Presidente del Consiglio Berlusconi, la vera novità della finanziaria per il 2005. Abbiamo appreso l'esito di un vertice politico, ovviamente pienamente legittimo, del centrodestra e dei ministri competenti con il Presidente del Consiglio, ma è evidente che, in Parlamento, questa discussione non è arrivata, in Parlamento questa discussione non è stata presentata e, ancora oggi, siamo di fronte a molte parole e a qualche bugia che comincia a rivelarsi come tale dopo che, per mesi, ci hanno raccontato che era possibile ridurre le tasse. Adesso il Governo si accorge che il debito pubblico non lo consente! Mi chiedo se la conoscenza dell'entità del debito pubblico non sia tra i doveri primari del ministro dell'economia, pur nel poco tempo che ha avuto a disposizione dopo aver preso il posto del ministro Tremonti, e se non avrebbe dovuto valutare con attenzione la portata di tale entità, anche perché, per quanto riguarda il centrosinistra, questo rilievo apparentemente piccolo è in realtà di grande sostanza strategica...
PRESIDENTE. Onorevole Cento, le chiedo scusa, vorrei pregare i colleghi che si trovano nell'emiciclo - onorevole Stradiotto, onorevole Boccia, onorevole Duilio - di consentire cortesemente al collega di proseguire nel suo intervento.
PIER PAOLO CENTO. Ma, se stava organizzando un altro blitz per mandare sotto la maggioranza, ha tutto il mio consenso e può continuare a farlo.
Quindi, credo che, da una parte, vi sia una mancanza di rapporto corretto con il Parlamento per quanto riguarda il metodo e, dall'altra, vi siano questioni attinenti al merito. Credo sia ormai necessario affrontare una discussione sulla politica economica, fiscale e finanziaria che il Governo intenderà proporre, dato che fino ad oggi ha proposto solo articoli privi di contenuto. Credo vi sia anche la necessità di discutere di come in questo paese si siano
con troppa facilità raccontate bugie colossali rispetto alla riduzione delle tasse, che nella realtà non c'è. Addirittura, vi è chi propone di introdurre nuove tasse, seppure di qualche centesimo, sugli SMS: così almeno ci dicono le cronache, dato che tutte le decisioni vengono prese fuori dal Parlamento.
Credo sia necessario che la richiesta avanzata dall'opposizione venga valutata con grande attenzione dalla Presidenza della Camera, oltre che dal Governo. D'altra parte, è evidente a tutti che ci troviamo davanti ad una legge finanziaria che contribuisce in maniera pesante ad impoverire il nostro paese in termini di crescita quantitativa e qualitativa. Di fronte a tali contenuti, confermati anche dalle proposte di politica fiscale che abbiamo letto sulle agenzie, credo non si possa procedere come se non stesse accadendo niente. Ritengo necessario prevedere, da qui alle prossime ore, lunedì al massimo, una discussione specifica con il ministro dell'economia. Quest'ultimo deve venire in aula a renderci edotti sulle scelte vere di politica fiscale e finanziaria e consentire ai gruppi parlamentari di esprimersi rispetto a tali proposte.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Duilio. Ne ha facoltà.
LINO DUILIO. Signor Presidente, ho chiesto di intervenire solo perché stimolato dall'intervento del collega Blasi, che ho ascoltato con attenzione perché ne coglievo la passione e, se mi posso permettere, anche qualche elemento subliminale di frustrazione.
Come il collega Blasi, anche noi riteniamo che il luogo privilegiato della discussione sia il Parlamento. L'onorevole Blasi si è avventurato in una serie di disquisizioni riguardanti la materia fiscale. Noi abbiamo semplicemente detto che vorremmo il ministro dell'economia in Parlamento, luogo privilegiato della discussione. Il tempo ci pare ormai maturo, visto che nelle conferenze stampa si raccontano ai giornalisti le misure che riguardano il fisco o lo sviluppo. Conoscendo anche la sensibilità del Presidente della Camera, riteniamo si tratterebbe di una questione di rispetto per il Parlamento. Visto che stiamo parlando di una materia avente una sua organicità, non si può discutere di finanziaria mentre con i giornalisti si parla di quante e quali aliquote fiscali o di quali misure per lo sviluppo si intenda varare, e così via.
Il collega Michele Ventura ha addirittura precisato che non vogliamo nemmeno che la discussione con il ministro vada a detrimento del tempo assegnato alla discussione in Parlamento. Cerchiamo di fare una discussione seria riguardante la situazione economica e finanziaria del nostro paese. Non credo, collega Blasi, che si tratti di una richiesta assurda o demagogica. Si tratta semplicemente di restituire ai colleghi, di maggioranza e di opposizione, la dignità di una discussione in Parlamento che tenga conto delle poste fondamentali riguardanti la finanziaria e, dunque, la reale consistenza della manovra che stiamo discutendo (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alberto Giorgetti. Ne ha facoltà.
ALBERTO GIORGETTI. Signor Presidente, l'impressione è che da parte dell'opposizione vi sia un comprensibile nervosismo per quanto riguarda le scelte che il Governo ha ieri annunciato in merito all'abbattimento della pressione fiscale (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
Si tratta di un nervosismo che possiamo comprendere, alla luce dell'importanza di tale intervento e del fatto che voi sostenete, fin dall'inizio del dibattito in Commissione bilancio, che questa manovra non si regge in piedi, che i meccanismi non sono chiari nel loro funzionamento e che vi sarebbe comunque la necessità di modificarli allargando le maglie della spesa.
Ebbene, questi sono interventi che entrano costantemente in contraddizione e
che dimostrano un unico intento: tentare di demolire agli occhi dell'opinione pubblica quella coerenza che il Governo sta invece dimostrando concretamente muovendosi lungo quelle rotte sulle quali da sempre, almeno da quando il ministro Siniscalco ha annunciato le politiche di attuazione del programma della coalizione, ha detto di voler procedere. Mi riferisco ad una doppia fase, una legata al rigore ed al controllo della spesa pubblica ed un'altra legata al rilancio della competitività ed all'abbattimento della pressione fiscale: è sempre stato detto che vi sarebbero stati questi due passaggi; anzi, ritengo che il fatto di aver annunciato già ieri l'impegno a presentare un emendamento al disegno di legge finanziaria sull'aspetto della riforma fiscale sia un ulteriore elemento di trasparenza nell'ambito di quel percorso di rilancio della competitività che abbiamo annunciato di voler seguire ed al quale manteniamo fede.
Uno degli elementi di critica sempre avanzato dal centrosinistra in questi anni è stato quello di imputare al Governo di centrodestra ed alla sua maggioranza scarsa responsabilità e ragionevolezza circa le previsioni, le scelte e gli obiettivi. Oggi si viene a mettere in discussione proprio quello che era stato uno di tali obiettivi, obiettivo di fatto confermato nelle azioni prevedendo un'attuazione modulare degli interventi nel 2005 e nel 2006, che andranno a completare quel programma di Governo del quale, come Casa delle libertà, abbiamo assunto piena responsabilità.
Si viene oggi ad attaccare il Governo, il quale ha invece dimostrato grande concretezza e senso di responsabilità per il fatto di aver attuato un serio confronto collegiale nell'ambito della maggioranza e nel rapporto con le varie categorie sociali. Voi avete citato più volte tali categorie (sono stati ascoltati molti autorevoli esponenti, dal Governatore della Banca d'Italia ad altri soggetti le cui opinioni, nel loro insieme, danno il quadro complessivo dell'economia nazionale ed internazionale), richiamandoci a tenere in considerazione quanto da esse esposto. Oggi invece negate l'importanza di quelle considerazioni perché parte degli elementi in esse contenuti sono stati considerati validi da parte del Governo e sono stati trasposti all'interno di un percorso di maggioranza che punta a rispettare il programma assunto nei confronti degli elettori.
Questi sono tutti elementi che dimostrano come non vi sia alcuna forma di ragionevolezza in questo modo di condurre l'opposizione da parte del centrosinistra, il quale non considera neppure quegli elementi su cui ha costruito il proprio dissenso in Commissione bilancio.
Vorrei ricordare con grande pacatezza agli amici Morgando e Michele Ventura, presenze sempre responsabili ed autorevoli in Commissione bilancio, come il percorso di esame del disegno di legge finanziaria si sia svolto in modo molto trasparente: ad esempio, abbiamo affrontato i temi legati al tetto del 2 per cento con grande responsabilità, ponendo di sicuro al Governo elementi utili e chiedendo certezze sui dati di cui discutere. Si è trattato di un percorso svolto con grande serenità, percorso che ci accingiamo a seguire anche alla luce dell'approvazione dell'emendamento Boccia 1.1, il quale, di fatto, va a modificare in modo sostanziale il contenuto di questa legge finanziaria. Ebbene, nonostante ciò, siamo intenzionati a proseguire su un percorso di grande serenità e trasparenza nell'affrontare l'esame di tale provvedimento articolo per articolo, come sempre è avvenuto nei dibattiti svolti sulle precedenti leggi finanziarie: con ciò dimostriamo la nostra voglia di confrontarci su temi concreti per arrivare a soluzioni migliorative, in taluni casi anche condivise all'interno di quest'aula.
Cercare di fermare questo processo, in questo momento, a fronte del messaggio importante lanciato ieri dal Governo, non è sicuramente elemento di tecnicalità d'aula, bensì è un giudizio di natura politica, che sicuramente è degno di quest'aula e va rispettato, ma che noi rigettiamo con grande serenità, perché la volontà è quella di proseguire con fermezza nel dibattito su questa legge finanziaria e
nell'analisi delle proposte emendative, articolo per articolo. Al tempo stesso, la volontà è quella di prendere atto di un percorso che prevederà anche l'abbattimento della pressione fiscale su schema modulare, che sarà affrontato, cari colleghi, con tutta la dignità del caso, così com'è sempre avvenuto, all'interno dei meccanismi di rispetto e di confronto parlamentare. Tuttavia, ai cittadini italiani deve essere chiaro che il Governo e la maggioranza proseguono su un percorso di rilancio complessivo del sistema paese e di razionalizzazione delle risorse.
Prendiamo inoltre atto, con grande attenzione, delle valutazioni espresse dal Fondo monetario internazionale. Andremo avanti cercando di migliorare ulteriormente, compatibilmente con le risorse pubbliche, il quadro complessivo di finanza attestato in questo disegno di legge finanziaria. Intendiamo perseguire tale obiettivo con grande determinazione, perché questi sono gli impegni che si stanno realizzando, giorno dopo giorno, a vantaggio dei cittadini italiani, in stretta coerenza con il programma assunto da Alleanza nazionale e dalla Casa delle libertà (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
GUIDO CROSETTO, Relatore. Signor Presidente, prima di esprimere il parere della Commissione sulle proposte emendative riferite all'articolo 17, vorrei svolgere alcune brevissime considerazioni con riferimento alle richieste avanzate dagli onorevoli Michele Ventura e Morgando.
Ritengo superfluo dire che il Governo, una volta che sarà formalizzato e presentato l'emendamento di riforma fiscale, verrà in quest'aula per spiegarlo. Ritengo pertanto che le richieste avanzate dai colleghi dell'opposizione siano assolutamente condivisibili, anche perché da parte del Governo c'è l'assoluta volontà, una volta presentato l'emendamento di natura fiscale (oggi al vaglio del Consiglio dei ministri) - e non una volta fatta una conferenza stampa -, di venire in quest'aula ad illustrarlo. Peraltro, onorevole Ventura, mi consenta soltanto una battuta. Non è la prima volta che il Presidente del Consiglio, citando Einaudi, dice: se c'è una pressione fiscale troppo elevata, il cittadino contribuente si sente autorizzato ad evadere. Non è una sua frase, ma è una citazione di Einaudi.
ANDREA LULLI. Ma cosa dici?
GUIDO CROSETTO, Relatore. Non è la prima volta che lo dice; questa volta si sarà dimenticato di citare Einaudi, ma quella è la fonte.
ANDREA LULLI. Bisognerebbe che tu tornassi a scuola!
GUIDO CROSETTO, Relatore. Per quanto riguarda gli emendamenti riferiti all'articolo 17, la Commissione esprime parere contrario.
PRESIDENTE. Il Governo?
GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Qualora vi fosse bisogno, il Governo conferma quanto già detto dal relatore. Il Governo, infatti, ha non solo, se posso dire, il piacere di riferire in quest'aula su tutto quello che accade o su tutto quello per il quale è chiamato a riferire, ma ha anche il dovere costituzionale di fare ciò. Ricordo inoltre che, dal momento che discutiamo di atti formali, come la legge finanziaria, quando sarà presentato l'emendamento richiamato dal relatore, sarà ovviamente cura del ministro dell'economia e delle finanze venire ad illustrarlo in questa sede.
Detto questo, il Governo esprime parere contrario sugli emendamenti riferiti all'articolo 17. Purtuttavia, il Governo invita i presentatori a valutare la possibilità di un loro ritiro, dal momento che nel dibattito sul complesso degli emendamenti sono state evidenziate le ragioni in base alle quali è opportuno contenere la spesa
pubblica, laddove l'articolo 17 svolge proprio un'azione di contenimento della stessa, attraverso il divieto dell'estensione dei giudicati, che costituisce una specie di pozzo senza fondo. Non si capisce, pertanto, il motivo per il quale l'opposizione, in contraddizione con tali principi, abbia presentato degli emendamenti che mirano invece ad aumentare la spesa.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Michele Ventura 17.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 428
Votanti 427
Astenuti 1
Maggioranza 214
Hanno votato sì 186
Hanno votato no 241).
Prendo atto che l'onorevole Romoli non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Guerzoni 17.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guerzoni. Ne ha facoltà.
ROBERTO GUERZONI. Signor Presidente, colgo l'occasione della dichiarazione di voto su questo emendamento per replicare a quanto diceva poco fa il sottosegretario Vegas.
Non credo che il comma 3 dell'articolo 17, che il nostro emendamento chiede di sopprimere, abbia degli effetti positivi sulla finanza pubblica.
Per questa ragione, credo sarebbe più opportuno sopprimerlo. Secondo le disposizioni del comma 3, l'Aran può intervenire nei giudizi innanzi al giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro, al fine di garantire la corretta interpretazione e l'uniforme applicazione dei contratti collettivi. Sappiamo che quando vi è una controversia nei rapporti di lavoro è possibile per le parti intervenire per sostenere le proprie ragioni. Quindi, se si avverte questa esigenza, credo che lo Stato, le amministrazioni pubbliche possano tranquillamente farlo. Perché, allora, prevedere, con una norma di legge, che l'Aran, che è una delle parti, debba intervenire nel fornire la corretta interpretazione dei contratti collettivi? La corretta interpretazione dei suddetti, infatti, non può essere fornita da una delle parti contraenti, nel momento in cui vi è una trattativa sindacale.
Qualora si intendesse varare una norma per venire incontro al tentativo di conciliazione di fronte al giudice del lavoro, allora bisognerebbe prevedere la possibilità per l'Aran e le organizzazioni sindacali di comparire di fronte al giudice del lavoro, in modo da favorire la conciliazione. Se si attribuisce all'Aran il compito di garantire la corretta applicazione dei contratti collettivi, credo si metta in atto un'operazione inversa: si può aumentare il contenzioso.
Credo, quindi, che questo comma 3 possa essere tranquillamente eliminato, perché non incide certo sui saldi della finanza pubblica, mentre incide sui corretti rapporti tra le amministrazioni e le organizzazioni sindacali nella trattativa per i contratti di lavoro e la loro interpretazione e, soprattutto, per evitare contenziosi inutili.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, l'emendamento in esame mira a creare una condizione di giustizia sostanziale, prevedendo l'estensione degli effetti di una sentenza ai casi simili nella stessa amministrazione pubblica.
Il motivo per cui il Governo presenta questo articolo si comprende facilmente: è quello di raschiare il fondo del barile, di non correre il rischio di un ulteriore aumento della spesa pubblica, ma, in questo
caso, non si tiene conto del danno e della penalizzazione nei confronti dei lavoratori, già penalizzati da questo Governo con il blocco del fiscal drag cui avevano diritto (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Russo Spena. Ne ha facoltà.
GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, mi pare che questa norma, oltre alle osservazioni già svolte dai colleghi Guerzoni e Lettieri, sia incostituzionale o comunque affronti, in maniera maldestra, una questione che è giuridicamente di grosso momento e di grande interesse. Vorrei riferirmi, in particolare, solo a due questioni, anche se l'articolo in esame ne evoca altre.
Dal punto di vista economico, si intende certamente raschiare il fondo del barile, come affermava il collega Lettieri, a danno delle lavoratrici e lavoratori. Si dice, inoltre, sottosegretario Vegas (non siamo noi che vogliamo sfondare i tetti della spesa pubblica), che viene fatto divieto di estensione dei giudicati, quando (questa è la fattispecie) tali giudicati si estenderebbero ad un numero eccessivo di lavoratrici e di lavoratori e, quindi, sarebbero troppo costosi.
Quando si parla di giudicato (vi è al riguardo ampia discussione, ma anche unità di intenti, sia in dottrina sia in giurisprudenza), o ci si riferisce ad una sentenza passata in giudicato, quindi definitiva, o si intende fare riferimento solamente alle parti in causa (quindi, ad un determinato giudizio amministrativo o ordinario nei casi previsti), oppure ad un giudicato, che riguarda soltanto soggetti determinati, che deve essere esteso, per norma di valore costituzionale, automaticamente erga omnes, a tutti coloro che si trovano nella stessa condizione e fattispecie.
Ma non si può dire questo di fronte ad una norma processuale che riguarda la procedura penale o amministrativa. Mi sembra molto strano che tale norma sia stata perfino ammessa. Se fosse presente il Presidente Casini, lo chiederei a lui. Faccio notare che tale questione era già stata sollevata in sede di Commissione bilancio.
Ribadisco che pare molto strano che il Governo, con atto unilaterale, ponga in discussione in Parlamento l'approvazione di una norma contro il sistema processuale italiano, sia amministrativo che civile, senza mutare alcun articolo e senza quindi innovare il sistema processuale, cosa peraltro possibile ma non realizzata in questa sede. Si afferma soltanto che il Governo ritiene che, anche nel caso di giudicati erga omnes, questi devono limitarsi a restare tra le parti in giudizio, a causa dei costi eccessivi.
Credo che avremo (in realtà avrete, ma dal punto di vista della cittadinanza e come appartenenza allo Stato utilizzo il termine «avremo») una miriade di giudizi sul piano amministrativo e civile - chiedo conferma anche agli altri giuristi qui presenti - che davvero bloccheranno i contenziosi. La norma in oggetto è suicida per l'amministrazione dello Stato, per il corretto andamento della pubblica amministrazione e per il rapporto tra la pubblica amministrazione e la giustizia amministrativa.
Vorrei che il sottosegretario Vegas riflettesse bene in proposito e non liquidasse la questione in maniera populista, affermando che le sinistre e l'opposizione non badano ai conti pubblici. Se badare ai conti significa porre in essere norme che bloccheranno la pubblica amministrazione e lo stesso ordinamento, credo che si sia arrivati ad un punto suicida oltre che inefficace. Infatti, si tratta di una norma assolutamente inefficace sotto il piano contabile. In proposito, vorrei una risposta ed auspico che si ponga seriamente il problema. Credo infatti di aver posto una questione di carattere giuridico non irrilevante.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Guerzoni 17.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 421
Maggioranza 211
Hanno votato sì 184
Hanno votato no 237).
Prendo atto che le onorevoli Dorina Bianchi e Mazzoni non sono riuscite ad esprimere il proprio voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 17.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 434
Votanti 433
Astenuti 1
Maggioranza 217
Hanno votato sì 249
Hanno votato no 184).
Prendo atto che l'onorevole Dorina Bianchi non è riuscita ad esprimere il proprio voto.
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