determinare l'illegalità giuridica di ogni altra convocazione e deliberazione del civico consesso;
la via provinciale Francesca Romea attraversa il centro abitato di Altopascio, provincia di Lucca, è diventata nel tempo, anche nel tratto urbano, una delle direttrici principali di tutto il traffico veicolare regionale ed extraregionale che deve raggiungere la piana di Lucca e la Garfagnana provenendo dal casello dell'autostrada A11;
nonostante l'apertura della strada di grande comunicazione FI-Pi-Li il comune di Altopascio continua ad essere investito, anche per l'importante presenza del comprensorio del cuoio, da un forte flusso di traffico, in special modo di mezzi pesanti, del tutto sproporzionato rispetto alle caratteristiche della viabilità ordinaria esistente ed all'intenso sviluppo industriale che si è realizzato negli ultimi anni lungo la direttrice in questione;
tale flusso autoveicolare determina, per le popolazioni condizioni di vita, sia sotto il profilo igienico-sanitario, che sotto quello della sicurezza, livelli non più tollerabili;
tale situazione è aggravata sia dalla presenza lungo la via Francesca Romea del passaggio a livello della linea ferroviaria Lucca-Pistoia-Firenze, che a causa delle fermate per lunghi periodi di tempo, ripetuti nell'arco della giornata, degli automezzi in transito e sia perché la circolazione è resa ancora più lenta e difficoltosa a causa della presenza di un importante incrocio stradale;
l'adiacente intersezione del viadotto dell'autostrada A11 Firenze-Mare, oltre ad aggravare ancora di più le problematiche relative all'inquinamento ambientale della zona, non consente neppure di realizzare interventi strutturali che potrebbero permettere una forte diminuzione dell'inquinamento atmosferico;
come si evince dalla relazione tecnica relativa allo studio di traffico l'intensità di traffico presente in via Francesca Romea, causata in particolare dai mezzi pesanti, è del tutto sproporzionata, essendo equivalente a quella di altre direttrici stradali di grande comunicazione, quale la sopra citata superstrada FI-PI-LI e che solo strade aventi tali caratteristiche possono sopportare;
per effetto di tale sproporzionata intensità di traffico, soprattutto di mezzi pesanti, e delle particolari caratteristiche della strada, vengono superati, in misura rilevante, sia nelle ore diurne che in quelle notturne, anche, oltre all'inquinamento atmosferico, i limiti massimi di accettabilità per l'inquinamento acustico, come risulta dall'indagine effettuata dal Servizio Multizonale della U.S.L. n. 6, «...la situazione più critica è rappresentata dall'inquinamento acustico presente in via Francesca Romea a causa dell'intenso traffico di mezzi pesanti...»;
il comune di Altopascio ha emanato il 12 febbraio 1994 l'ordinanza n. 550 con la quale vietava, a causa di questi disagi e a tutela della salute per le popolazioni, il transito ai mezzi di peso superiore ai 75 quintali nel tratto urbano della via Francesca Romea, direzione Altopascio-Lucca;
con l'ordinanza n. 572/94, il comune di Altopascio, emana una deroga, al divieto di transito, agli autoveicoli che devono accedere alle attività di servizio poste in via Francesca Romea. Il 31 ottobre 1995 considerato il persistere della situazione di pericolo, aggravata dal rilievo di ripetuti superamenti degli standard di qualità dell'aria e di attenzione per il biossido di d'azoto, e ritenendo insufficienti e inefficaci le ordinanze precedenti il comune di Altopascio emana una ulteriore ordinanza, n. 673/95, con la quale vieta il transito dei mezzi pesanti anche nella direzione Lucca-Altopascio;
successivamente venivano fissate delle fasce orarie, 11.30-14.00 e 19.00-21.00, per l'accesso alle attività di servizio. Nel 1999, nonostante l'evidente aumento del traffico veicolare veniva ulteriormente, con ordinanza n. 944, ampliata la fascia oraria di deroga mattutina, dalle 10.30 alle 14.30, senza fare più menzione all'accesso alle sole attività di servizio e quindi di fatto liberalizzando il traffico pesante;
tutte le ordinanze, questo è un ulteriore fatto gravissimo, sono rimaste sulla carta e non sono mai state concretamente attuate stante gli sporadici e inefficaci controlli effettuati dalla polizia municipale, mentre le altre forze dell'ordine cui pure era stata affidata la vigilanza non risulterebbero mai intervenute, pertanto a tutte le ore del giorno e della notte, con gravi danni alle popolazioni residenti, i mezzi pesanti continuano imperterriti a transitare nel centro urbano di Altopascio;
un altro comportamento alquanto contraddittorio è quello di effettuare, anche in questo caso molto saltuariamente, dei controlli in pieno centro cittadino, invece che all'inizio del tratto stradale vietato all'accesso dei mezzi pesanti, che creano, invece di prevenire, solamente un ulteriore situazione di caos e di inquinamento acustico e atmosferico;
si evidenzia anche che il Tar regionale ha confermato la validità legale e formale delle ordinanze emanate dal comune di Altopascio a tutela dei cittadini;
dovrebbero pertanto essere attuati, dalle autorità competenti, tutti gli interventi strutturali utili a prevenire l'inquinamento acustico e atmosferico a tutela della salute delle popolazioni di Altopascio -:
se intendono immediatamente adottare iniziative di competenza in modo da rendere efficaci e concrete le ordinanze emanate dal comune di Altopascio.
(4-10462)
in data 15 giugno 2004, alle ore 15,50 presso l'ufficio del segretario comunale del comune di Casandrino, dottor Ianniello, i consiglieri comunali Antonio Silvestre, Pietro Picardi, Annamaria Marrazzo, Roberto Quaranta, Michele Tauletta, Vincenzo Di Leva, Alfredo Di Santo, tutti presenti con sette distinti documenti firmati alla presenza del funzionario e dell'addetta al protocollo comunale, rassegnavano contestualmente ed in contemporanea le rispettive dimissioni dall'incarico di consiglieri comunali del comune di Casandrino, dimissioni contrassegnate al protocollo comunale con numeri progressivi recanti lo stesso orario;
il numero di consiglieri assegnati al comune di Casandrino è di venti più il sindaco, ma in virtù di esaurimento della lista di maggioranza per ripetute dimissioni, fu precedentemente impossibile la surroga di quattro consiglieri, ragion per cui il numero degli stessi era già da tempo ridotto a sedici consiglieri più il sindaco;
alla luce delle recenti dimissioni del 15 giugno scorso di ben sette consiglieri, che si vanno ad aggiungere a quelle precedenti di altri quattro, attualmente il consiglio comunale di Casandrino risulta essere composto da nove consiglieri comunali più il sindaco, numero che determina, secondo l'interrogante, una evidente ed oggettiva inagibilità politica a convocare il consiglio comunale in prima seduta, alla quale devono concorrere almeno la metà più uno dei consiglieri assegnati, corrispondenti al numero di undici o almeno dieci consiglieri più il sindaco;
giuridicamente, l'impossibilità di convocare in prima seduta il consiglio comunale rende pertanto, ad opinione dell'interrogante, impossibile procedere ad una seconda convocazione. In questo caso, infatti, sette consiglieri (che si aggiungono ad altri quattro dimessisi e non surrogabili per esaurimento della lista di maggioranza) non hanno più titolo per sedere in consiglio comunale: ciò è sufficiente a
il consiglio comunale, nonostante gli evidenzi vizi legali, di forma e sostanza, è stato tuttavia convocato in prima convocazione per il giorno 22 giugno 2004, ed in seconda il giorno 24 giugno, così come annunciato pubblicamente da manifesti affissi in città;
si fa presente inoltre che, da denuncia inviata anche a procura e prefettura, il segretario comunale lo scorso 15 giugno non comunicò con estrema urgenza agli organi competenti le avvenute e registrate dimissioni dei sette consiglieri comunali e che, solo il giorno successivo, il 16 giugno, il sindaco e il segretario si sono recati in prefettura per la consegna delle dimissioni;
è evidente lo stato di delegittimazione del consiglio comunale di Casandrino, dove è stata realizzata quella che appare all'interrogante una deprecabile e condannabile manipolazione politica, essendo il predetto comune, nei fatti, vero e proprio «ostaggio» di condizionamenti politici e «giuridico-personali» che violentano le più elementari regole e norme della vita democratica;
sarebbe necessario quindi, in un ente già segnato per lunghi anni da logiche devianti e pericolose, il rispetto assoluto di un principio inderogabile della nostra democrazia: ossia l'osservanza del mandato elettorale, soprattutto quando «manipolazioni» ed interpretazioni alquanto discutibili stravolgono l'assetto politico complessivo e generale, oltre che norme, regolamenti e stati;
si fa infine presente che, a seguito delle recenti dimissioni dei sette consiglieri comunali, il ministero dell'interno con una decisione, secondo l'interrogante incomprensibile, ha stravolto tale giuridica ed acclarata interpretazione della vicenda, sulla base di una sentenza del Tar di Salerno relativa ad una vicenda analoga, che ha visto anch'essa le dimissioni di ben sette consiglieri comunali, che però, a differenza del caso di Casandrino, non sono state ratificate in modo contestuale e contemporaneo -:
quale interpretazione giuridica sia stata data alla normativa che regola la vita dei consigli comunali, atta a dare l'autorizzazione al sindaco di poter procedere alla surroga da parte del ministero dell'interno o della prefettura.
(4-10471)