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FRANCESCO GIORDANO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCESCO GIORDANO. La ringrazio, signor Presidente.
Desidero avanzare una specifica richiesta a lei e, per il suo tramite, al Presidente della Camera. Come lei ben sa, naturalmente, il 15 e 16 giugno si terranno due importanti referendum, che, come abbiamo fatto rilevare più volte, sono stati largamente oscurati dall'informazione pubblica, e non solo da questa.
A tale riguardo, noi le chiediamo che nella prossima settimana, al termine della quale si svolgerà la consultazione referendaria, non siano tenute sedute dell'Assemblea, in modo da permettere ai deputati di esprimere, anche con iniziative pubbliche, le loro opinioni relative ai due referendum.
Questa tornata referendaria coinvolge, ovviamente, tutto il corpo elettorale del nostro paese e, quindi, un numero di votanti ben più alto rispetto a quello che è stato chiamato alle urne per le recenti elezioni amministrative, in occasione delle quali, come sappiamo, la Camera ha giustamente interrotto i propri lavori per alcuni giorni. Di conseguenza, noi chiediamo che, in considerazione dell'importanza della consultazione referendaria, i deputati siano totalmente esonerati dai propri impegni parlamentari anche nel corso della prossima settimana.
In caso contrario, il segnale, il messaggio che ne emergerebbe sarebbe molto negativo, drammatico anche dal punto di vista istituzionale - vedo qui il ministro dell'interno, del quale sarebbe interessante conoscere l'opinione - perché anche dalle istituzioni più rappresentative verrebbe sostanzialmente disconosciuto il significato profondo del referendum medesimo. Ciò sarebbe di grave nocumento per l'immagine pubblica delle predette istituzioni ed anche per il risultato stesso del referendum.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Sullo stesso argomento, onorevole Castagnetti?
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, mi associo alla richiesta avanzata dal collega Giordano. Mi rendo conto che, probabilmente, essa comporterà la convocazione della Conferenza dei presidenti dei gruppo per esaminarla e per stabilire una modifica al calendario già definito. Tuttavia, credo che l'argomento addotto dal collega Giordano sia incontestabile.
Peraltro, il referendum riguarda due quesiti piuttosto importanti per tutto il paese. In particolare, sottolineo l'importanza di uno dei due quesiti, anche se attribuisco ad essa un valore che, probabilmente, è molto diverso da quello attribuitole dal collega Giordano. Al di là di ciò, resta il fatto che, poiché si tratta di un referendum molto importante, la prossima settimana deve essere giustamente riservata alla campagna elettorale.
Quindi, mi associo alla richiesta testé formulata dal collega Giordano.
RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, anche il nostro gruppo si associa alla richiesta formulata dal collega Giordano.
Premesso che, come ben sappiamo, esistono posizioni diverse anche in relazione ai quesiti referendari, rispettando le legittime opinioni di ciascuno di noi sulla condotta da tenere in quella giornata, credo che, comunque, rimangano un dovere ed un impegno dare una motivazione a tale condotta ed impegnarci in modo diffuso nel paese per arrivare all'appuntamento referendario dopo aver indicato ai cittadini ogni elemento utile per effettuare le proprie valutazioni al riguardo e, di conseguenza, per tenere, come sempre, un comportamento responsabile al momento del voto.
Per far questo occorre sicuramente che ci sia un importante dispiegamento di risorse umane in giro, anche da parte nostra, visto anche, tra l'altro, il calendario della settimana prossima. Qualcuno potrebbe dire che nella Conferenza dei presidenti di gruppo avremmo potuto sollevare la questione precedentemente, però ci sono valutazioni che si possono fare anche tenendo conto del cambiamento delle situazioni.
A mio parere, anche tenendo conto dell'esperienza che abbiamo avuto in questa settimana, con i provvedimenti che abbiamo esaminato, con la prospettiva di quelli che sono in calendario per la settimana prossima, noi potremmo valutare la possibilità - ovviamente se il Presidente riterrà opportuno e necessario convocare la Conferenza dei presidenti di gruppo per valutare questa nostra richiesta - di non tenere sedute con votazioni nella settimana prossima per passare poi al calendario successivo.
MARCO BOATO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, intervengo brevemente perché siamo qui convenuti per un dibattito, quello all'ordine del giorno, sulle vicende delle intimidazioni nei confronti della CISL (c'è il ministro dell'interno), però opportunamente il collega Giordano ha sollevato in questa Assemblea una duplice questione e i colleghi che mi hanno preceduto, l'onorevole Castagnetti, l'onorevole Innocenti, si sono associati. Per quanto mi riguarda, per non ripetere cose che sono già state dette, alle quali mi associo, mi pare che sia giusto sottolineare in questa Assemblea anche una questione - del resto il collega Giordano lo aveva fatto all'inizio - che non attiene semplicemente all'organizzazione dei nostri lavori (è già stato detto quello che andava detto su questo punto, non lo ripeto); mi riferisco alla questione dell'informazione.
Noi non abbiamo una competenza - lei lo sa Presidente - diretta, non come Parlamento, ma come Assemblea della Camera dei deputati o rispettivamente del Senato della Repubblica, in questa materia, perché per legge è stata istituita una Commissione parlamentare di vigilanza, quindi sempre un organo parlamentare che ha compiti di indirizzo e di vigilanza sul sistema radiotelevisivo. Però credo, e lo faccio brevissimamente, che sia opportuno, a pochissimi giorni ormai dal voto referendario, denunciare politicamente - non abbiamo strumenti parlamentari in questo istante - il deficit gravissimo di democrazia che si sta verificando, in quanto c'è un deficit gravissimo di informazione.
Io credo che siano ancora molto pochi i cittadini italiani che sanno che il 15 giugno si vota per due referendum; forse una quota un po' maggiore di italiani sa che si vota per uno di questi due referendum, quello su cui si è più discusso politicamente (ed è di grande importanza), che riguarda l'estensione o meno dell'articolo 18 dello statuto dei diritti dei lavoratori, ma pochissimi italiani sanno che si vota anche su un altro referendum, che riguarda la questione degli elettrodotti e che chiama in causa questioni fondamentali - si può essere d'accordo o meno, questo non è il momento per discuterlo -, non solo e non tanto il diritto di proprietà e di passaggio (questo è un quesito referendario sul piano tecnico e giuridico così formulato) ma il diritto alla salute dei cittadini. Quando grandi elettrodotti passano vicino ad un asilo, ad una scuola elementare, ad un condominio, ad un quartiere affollato (magari quando fu realizzato era in periferia e così via), sappiamo quali problemi per la salute si pongono, e un quesito di questo genere interessa i cittadini sotto il profilo della salute. L'altro quesito interessa i cittadini in ordine a quale tipo di tutela esercitare per i lavoratori.
Ora, un conto è che passi di fatto una sorta di campagna astensionistica e io so che ci sono forze politiche di diversi schieramenti che invitano anche all'astensionismo; a parte che io invito tutte le forze politiche...
PRESIDENTE. Onorevole Boato, le chiedo scusa. L'oggetto del nostro dibattito, chiamiamolo così, riguarda l'opportunità o meno di sospendere i lavori per la prossima settimana, se lei entra nel merito mi costringe...
MARCO BOATO. No, io non voglio intervenire nel merito, dico soltanto che, dal punto di vista del principio, immaginare che il silenzio, non parlare, non informare sulle diverse posizioni - il sì, il no, la scheda bianca, l'astensione, queste sono le posizioni possibili - i cittadini porta ad una disaffezione alla partecipazione democratica, in questo caso al voto referendario. Noi abbiamo due tipi di voto: l'elezione delle Assemblee o la democrazia diretta, con il referendum. Ritenere che questo possa servire magari a qualche causa politica penso che sia nefasto.
Nuoce comunque alla democrazia - vede, Presidente, che non mi sono pronunciato nel merito - quale che sia la posizione che qualunque forza politica intende esprimere al riguardo. Si trattava soltanto di questo. Comunque, Presidente la ringrazio della sua sempre cortese attenzione. Sapevo di andare, con il mio intervento, un po' al «limite», perché non vi è uno strumento parlamentare disponibile per l'Assemblea per intervenire in questa materia. Per il resto mi associo a quanto hanno già detto i colleghi che mi hanno preceduto. Uso questa sede per denunciare con forza il deficit di informazione che automaticamente diventa un gravissimo deficit di democrazia. Presidente, comunque, la ringrazio della sua attenzione e della sua comprensione.
ANTONIO LEONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
ANTONIO LEONE. Signor Presidente, intervengo brevemente per dire che quel qualcuno a cui alludeva il collega Innocenti,
nel momento in cui ha richiamato la riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo, sono io. In quella riunione della Conferenza si è deciso, tenuto conto che il problema non è stato posto in maniera diversa rispetto a quella che poi è stata la soluzione, di ridurre le giornate lavorative per la settimana che precede lo svolgimento del referendum tant'è vero che ritengo che lavoreremo solo il martedì e il mercoledì, così come è stato fatto per questa settimana in cui si svolgeranno i ballottaggi delle elezioni amministrative che vedono impegnate le forze politiche in questa importante competizione. Evidentemente, per quanto concerne la questione dei ballottaggi vi è stata, da parte dei colleghi dell'opposizione, una sorta di resa, cosa questa che non mi pare sia avvenuta invece per il referendum; tuttavia, il sistema e la linea adottata è scaturita da una decisione assunta in Conferenza dei presidenti di gruppo. Non vedo, quindi, perché in quella sede non si è posto questo problema all'attenzione dei presidenti di gruppo.
Per quanto attiene poi al problema sollevato dal collega Boato, faccio presente che lo strumento parlamentare c'è ed è la Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi; e la RAI sta facendo tutto quello che ha fatto con i referendum in precedenza.
FRANCESCO GIORDANO. Non è vero niente!
ANTONIO LEONE. Come, non è vero? Non è vero, la Commissione parlamentare di vigilanza ha approvato - tra virgolette - le tribune referendarie per quanto attiene ai tempi del comitato per il «sì» e di quello per il «no», pertanto, non vedo perché questa mattina si debba dire che vi sia una mancanza di informazione rispetto ai passati referendum.
FRANCESCO GIORDANO. Il presidente della Commissione di vigilanza è andato a protestare!
ANTONIO LEONE. Evidentemente, bisogna riformare, in ordine ai referendum, il sistema.
FRANCESCO GIORDANO. Lo dice tutta la Commissione di vigilanza!
ANTONIO LEONE. Comunque, non si tratta di una polemica legata al referendum «sì» o al referendum «no» o all'articolo 18 o a quello sugli elettrodotti, ma è legata al metodo, il quale è stato rispettato così come sono stati rispettati i tempi. Pertanto, non vedo perché oggi ci si debba lamentare in questa sede di un difetto d'informazione. La mia, ripeto, non era una polemica; ritengo, pertanto, che quanto è stato adottato sia dalla Conferenza dei presidenti di gruppo sia in sede di Commissione parlamentare di vigilanza, in ordine ai tempi relativi alla informazione sui referendum, sia stato rispettato.
NICOLÒ CRISTALDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
NICOLÒ CRISTALDI. Signor Presidente, qualche giorno fa dodici milioni di persone sono state chiamate alle urne per decidere i nuovi governi provinciali e di molte città d'Italia; eppure, l'Assemblea della Camera dei deputati ha lavorato. Difatti, il giovedì, prima della domenica in cui si sarebbe andati a votare, vi è stata seduta, affrontando i temi all'ordine del giorno.
Non è mia intenzione entrare nel merito dei quesiti referendari perché non ritengo sia questa la sede o quanto meno reputo non sia questo il momento per farlo. Esiste, comunque, un programma ben preciso predisposto dalla Conferenza dei presidenti di gruppo e comunicato all'Assemblea, rispetto al quale non mi pare siano state sollevate delle obiezioni. Nonostante ciò, rispetto la sopravvenuta richiesta formulata questa mattina, anche perché può darsi che siano state fatte in queste ore delle legittime valutazioni da parte di alcuni esponenti delle forze politiche
italiane i quali ritengono che sarebbe opportuno dare più spazio alla questione referendaria, ma evidentemente questo non può tramutarsi in una sorta di negazione di un programma che è stato già predisposto. Non abbiamo nulla in contrario a che si tenga una riunione della Conferenza dei presidenti gruppo al fine di rivedere il programma già predisposto a condizione - mi permetto di dirlo - che non venga negato il contenuto dello stesso. In particolare, siamo disponibili a che siano rivisti i tempi, e disponibili a svolgere delle sedute notturne al fine di completare il programma; tutte queste richieste troverebbero il gruppo parlamentare di Alleanza nazionale disponibile a sostenerle. Se si dovesse, invece, inventare un metodo per far slittare la trattazione degli argomenti previsti nel programma, ciò sarebbe in contrasto con la stessa decisione adottata dalla Conferenza dei presidenti di gruppo.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la richiesta formulata di per sé non è illegittima, nel senso che la Presidenza la comprende al fine di consentire ai parlamentari di partecipare alla campagna elettorale referendaria.
Il problema è che la sede nella quale si decidono i lavori che la Camera dei deputati dovrà svolgere è la Conferenza dei presidenti di gruppo, la quale è stata convocata il 29 maggio proprio con tale questione all'ordine del giorno, e nella quale il Presidente ha enunciato un ordine dei lavori che prevede che giovedì prossimo la Camera non lavorerà e sul quale nessun gruppo ha sollevato obiezioni.
Ciò non toglie che oggi qualche gruppo possa aver cambiato idea o possa essersi reso conto che la situazione complessiva è diversa e che, quindi, si rende necessaria una maggiore libertà dei parlamentari.
Questo, tuttavia, è tema della Conferenza dei presidenti di gruppo, ed io riferirò al Presidente della Camera affinché assuma le determinazioni che riterrà più opportune, tenendo presente quanto è stato detto.
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