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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Conversione in legge del decreto-legge 23 dicembre 2002, n. 281, recante mantenimento in servizio delle centrali termoelettriche di Porto Tolle, Brindisi Nord e San Filippo del Mela.
Ricordo che nella seduta di ieri si è conclusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 3605 sezione 3), nel testo della Commissione, identico a quello modificato dal Senato (vedi l'allegato A - A.C. 3605 sezione 4).
Avverto che le proposte emendative presentate sono riferite agli articoli del decreto-legge, nel testo della Commissione, identico a quello modificato dal Senato (vedi l'allegato A - A.C. 3605 sezione 5).
Avverto che non sono state presentate proposte emendative riferite all'articolo unico del disegno di legge di conversione.
Avverto che la I Commissione (Affari costituzionali) ha espresso il prescritto parere, che è distribuito in fotocopia (vedi l'allegato A - A.C. 3605 sezione 1).
Avverto altresì che la V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere, che è distribuito in fotocopia (vedi l'allegato A - A.C. 3605 sezione 2).
Avverto, inoltre, che sono stati ritirati tutti gli emendamenti a prima firma dei deputati del gruppo di Forza Italia, nonché gli emendamenti Vigni 1.37, 1.38, 1.39, 1.42, 1.43 e 1.45.
STEFANO SAGLIA, Relatore per la X Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STEFANO SAGLIA, Relatore per la X Commissione. Signor Presidente, il Comitato dei diciotto vorrebbe avere qualche minuto di tempo per riunirsi, dal momento che sono intervenute alcune novità riguardo al provvedimento.
PRESIDENTE. Di quanto tempo ha bisogno, onorevole Saglia?
STEFANO SAGLIA, Relatore per la X Commissione. Una quindicina di minuti, signor Presidente.
PRESIDENTE. Va bene. Sospendo brevemente la seduta.
La seduta, sospesa alle 16,15, è ripresa alle 16,35.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi sulle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Acquarone. Ne ha facoltà.
LORENZO ACQUARONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, provvedimenti come quello al nostro esame, per chi da anni si occupa di tutela ambientale e di problemi dello sviluppo sostenibile, non possono che lasciare tristezza. È inutile, infatti, continuare a scrivere...
PRESIDENTE. Onorevoli Vito e Realacci...
LORENZO ACQUARONE. È inutile che continuiamo a predicare che, nell'ambito dello sviluppo sostenibile, nel bilanciamento degli interessi, tra l'interesse alla produzione e quello alla tutela dell'ambiente, quest'ultimo debba avere la prevalenza perché rappresenta un valore costituzionalmente garantito quando poi, di fronte a posizioni di emergenza ambientale, siamo costretti a prendere atto che non si può far diversamente, che premono le esigenze, perché altrimenti finiamo con le candele steariche perché non abbiamo più energia. È molto triste. Questo provvedimento, a mio avviso, è sbagliato. Per quanto mi riguarda, esprimerò un voto contrario.
Vi è, tuttavia, un aspetto molto secco sul quale vorrei richiamare, nel limite del possibile, l'attenzione dell'Assemblea ed è il seguente. È cosa riprovevole che queste imprese elettriche che avrebbero dovuto adeguare i loro impianti secondo le linee guida previste dal decreto ministeriale del 1990, emanato ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 203 del 1988, non abbiano fatto nulla per tutti questi anni. Si afferma che non se ne può fare a meno e che è necessario che continuino la loro produzione, altrimenti vi sarebbe un deficit di energia elettrica. Ho l'impressione che sia un'affermazione non sufficientemente provata e che si voglia continuare senza investire.
Ma un aspetto, a mio avviso, è il più inquietante di tutti ed è il seguente: senza ottemperare agli obblighi di legge né rispettare le direttive comunitarie in materia, il decreto-legge, offre, quantomeno ad alcune centrali, un vantaggio che prima non avevano, ossia quello di poter adoperare un combustibile - l'orimulsion - che nessuno vuole più usare in tutto il mondo perché il suo utilizzo, oltre a produrre emissioni inquinanti per l'atmosfera ad alto tenore di zolfo (quindi, particolarmente pericolose) determina un'altra conseguenza
negativa vale a dire quella di provocare un rifiuto - rifiuto da rifiuto - di difficilissimo smaltimento.
Abbiamo, dunque, un rifiuto di pessima qualità, vale a dire l'orimulsion. Tuttavia, anche rifiuti di pessima qualità possono essere adoperati se, rispettando ciò che dispone la direttiva comunitaria sull'IPCC, sulla valutazione ambientale integrata, riduciamo alla fonte il rischio di inquinamento e facciamo in modo che il recupero dei rifiuti non produca ulteriori rifiuti. Ad un certo punto, lo si chiuda. Lo dicono molto chiaramente sia la legge sull'autorizzazione ambientale integrata sia la direttiva in materia di rifiuti del 1975 (modificata nel 1991). Ora, andiamo ad autorizzare l'uso di un combustibile che genera residui non più utilizzabili e gravissimamente inquinanti per l'ambiente (perché si tratta di materiale contenente, in parte, sostanze metalliche particolarmente inquinanti) dei quali veramente non si sa come disfarsi!
Allora, accetti la maggioranza - io non l'accetto - di convertire il decreto-legge e di fare in modo che queste centrali proseguano ad inquinare; ma che almeno lo facciano con gli oli combustibili che hanno sinora adoperato e non con una norma di favore che consenta loro di adoperare come combustibile una sostanza più inquinante di quella sinora usata. Nel momento in cui la maggioranza accetta che queste centrali vadano avanti per un certo numero di anni, fare ad esse anche il regalo di poter utilizzare un combustibile che nessuno al mondo vuole - il Venezuela non sa come liberarsene, per via dei residui che l'utilizzazione provoca - mi sembra francamente troppo!
Ecco la ragione per la quale sono intervenuto in questo momento e lo farò ancora quando verrà specificamente al nostro esame il problema dell'uso del suddetto combustibile. Io non lo permetterei, ma, se si vuole permettere che l'inquinamento prosegua, che almeno i livelli non siano superiori a quelli sinora consentiti; e non parlo dell'inquinamento nei camini, a proposito dei quali credo che qualcosa sia stato ottenuto nelle trattative in corso, ma dell'inquinamento derivante dal residuo dell'utilizzo del combustibile (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fanfani. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE FANFANI. Signor Presidente, intervengo sull'argomento perché ritengo che questo provvedimento non possa inquadrarsi nell'ambito di una corretta gestione dei problemi ambientali.
Giunti alla scadenza del termine - che pareva essere ultimativo - entro il quale i produttori di energia elettrica avrebbero dovuto adeguare questi impianti alla normativa esistente in materia di emissioni senza che l'abbiano fatto e constatata l'esistenza dei danni ambientali, i quali sono davanti agli occhi di tutti (anche del legislatore d'urgenza, se il secondo comma dell'articolo 1 del decreto-legge recita testualmente: «I proprietari delle centrali di cui al comma 1, limitatamente agli impianti per i quali non risulta garantito il rispetto dei limiti di emissione in atmosfera (...)»), non credo si possa andare avanti in questo modo.
Questo provvedimento presenta almeno tre caratteristiche negative.
La prima è di essere un provvedimento senza prospettive serie, per il semplice fatto che, mentre si dà atto che esistono impianti oggettivamente fuori regola perché creano emissioni incompatibili con la legislazione attuale, in altra parte del provvedimento si concede un termine molto ampio per il loro adeguamento - 24 mesi (comma quarto dell'articolo 1) - senza prevedere una norma sanzionatoria che impedisca il funzionamento degli impianti se entro 24 mesi essi non saranno stati adeguati alla normativa vigente.
Il secondo elemento negativo è la contraddittorietà: da un lato, il provvedimento parte dal presupposto che gli impianti siano inquinanti e, dall'altro, detta una normativa che non garantisce il superamento del problema e, soprattutto, confonde la cultura del quotidiano, alla quale un provvedimento di questo tipo è improntato,
con quella cultura che dovrebbe collocare questi impianti in una riserva strategica da utilizzare esclusivamente in condizioni di rischio.
Il terzo: si tratta di un provvedimento lassista, perché non è consentito creare in questo modo una cultura industriale negativa, antiquata, che debba necessariamente privilegiare in qualsiasi condizione le necessità della produzione a fronte della tutela dell'ambiente, che è quotidianamente sempre più a rischio. Sono tre aspetti che credo l'Assemblea abbia il dovere di tener presente nel momento stesso in cui valuterà gli emendamenti che sono stati ad essa sottoposti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Burtone. Ne ha facoltà.
GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Signor Presidente, il decreto-legge in conversione dispone il mantenimento in servizio delle centrali termoelettriche di Porto Tolle, di Brindisi Nord e di San Filippo del Mela in provincia di Messina. Il Governo vuole dare una ulteriore proroga ai gestori di impianti, ben sapendo che non sono stati realizzati i piani di gestione e quindi i dispositivi di contenimento degli inquinanti. Continua la scelta della maggioranza di passare da proroga proroga, da sanatoria a sanatoria. Con il decreto si stabiliscono nuovi termini per la presentazione e l'approvazione di piani di gestione che saranno comunque disattesi e richiederanno un'ulteriore proroga.
Io non esprimo una posizione pregiudiziale, ma la convinta consapevolezza dei gravi danni che si arrecheranno a questi territori interessati, anche perché conosco direttamente la situazione che si è determinata a San Filippo del Mela. E proprio su questa centrale vorrei porre alcune questioni. La centrale risale agli anni '60 ed è costituita da due gruppi: uno da 320 megawatt e quattro da 160 megawatt, alimentati ad olio combustibile. Attorno alla centrale di San Filippo del Mela c'è stata una lunga storia di richieste autorizzative al ministero, all'assessorato regionale territorio e ambiente, alla commissione provinciale per la tutela dell'ambiente. Quindi, ci sono stati continui inviti ad ottemperare ad alcuni obblighi di legge, a sottostare ad un piano di protezione delle immissioni in atmosfera, ma ci sono state anche continue omissioni colpose e soprattutto inadempienze, sottovalutazioni e scorrettezze dei diversi gestori; tutto a discapito dei territori interessati. In quei territori non c'è stata alcuna salvaguardia dell'ambiente, alcuna protezione della salute. Questo decreto-legge, quindi, consentirà la prosecuzione di un'attività che, in fondo, non si è mai adeguata, nelle varie realtà, ai limiti di emissione. Avremo la solita legge ad hoc per sanare una normativa ambientale che aggraverà notevolmente la condizione dei territori interessati.
Per tornare a San Filippo del Mela, vorrei dire che quel territorio è stato ampiamente devastato sul piano ambientale; è un'area che oggi viene definita a grave rischio ambientale, che necessita di un piano di risanamento. Le popolazioni hanno più volte manifestato il proprio dissenso, la propria protesta, hanno chiesto la chiusura dell'impianto, si sono espresse con un referendum; hanno ripetutamente fatto richiesta alle istituzioni di una riconversione per proteggere la salute e l'ambiente e, nel contempo, per tutelare i posti di lavoro. Quella voce non è stata ascoltata e oggi, con questo decreto, il Governo tronca anche quella possibilità di cambiamento, che viene richiesta da quelle popolazioni, con un intervento che non dà alcuna prospettiva.
Quelle popolazioni non potranno sperare nella regione siciliana che, come al solito, sceglie la strada delle semplificazioni, le scorciatoie. L'ultima, singolare, discutibile iniziativa sembra essere la proposizione di una cosiddetta tassa sull'inquinamento che dovrebbe essere varata nella prossima finanziaria regionale. Una proposta che se attuata porterebbe ad un duplice effetto negativo: anzitutto la diminuzione di investimenti perché costerà di più investire in Sicilia ma, soprattutto, porterà con sé un messaggio diseducativo, quasi volgare: in Sicilia si potrà lavorare
ed anche inquinare purché si paghi una tassa ad hoc. La maggioranza di centrodestra in Sicilia fa queste proposte indecenti invece di puntare ad investimenti produttivi e, nel contempo, chiedere rigore sul piano della protezione ambientale; invece di perseguire il giusto obiettivo del lavoro senza inquinare; invece di utilizzare i fondi, i 140 miliardi non spesi per il risanamento ambientale, per le aree a rischio di Gela, Priolo, Milazzo, San Filippo del Mela.
Noi esprimiamo la nostra contrarietà alla conversione in legge del decreto-legge che concederà una ulteriore proroga ai gestori degli impianti che rimarranno in funzione privi degli idonei dispositivi di contenimento degli inquinanti e, quindi, determineranno un ulteriore aggravamento delle condizioni ambientali di quei territori.
In questo quadro, i nostri emendamenti sono volti a migliorare il decreto-legge prevedendo il vincolo per i gestori di presentare e mettere in atto i piani di gestione, per far rientrare gli impianti nei valori limite di emissione previsti dalla legge. I nostri emendamenti guardano pure alla realizzazione della normativa comunitaria, alla valutazione integrata ambientale, al fine di aprire, in questo delicato settore, un percorso per l'utilizzo condiviso di tecnologie più pulite. Il nostro auspicio è che il Governo possa dare parere favorevole ad alcuni dei nostri emendamenti, altrimenti, diventerà illusorio far rientrare gli impianti nei valori limite con ulteriori danni ambientali nei territori interessati (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Vigni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO VIGNI. Signor Presidente, è un pessimo provvedimento quello al nostro esame; il nostro giudizio è negativo, pensiamo che esso sia un altro passo indietro, l'ennesimo per quanto riguarda la tutela dell'ambiente da quando c'è questo Governo.
Il decreto-legge viene dopo molti altri provvedimenti di segno negativo: dopo la legge delega in materia ambientale che vede il Governo sequestrare poteri che spettano Parlamento e predisporsi ad uno smantellamento della legislazione ambientale; dopo provvedimenti di sanatoria e di condono di reati ambientali; dopo commissariamenti di enti, parchi e aeree protette; dopo ipotesi di svendita di beni ambientali culturali; dopo le incertezze e la scarsa convinzione da parte del Governo per quanto riguarda l'attuazione del protocollo di Kyoto (e questo provvedimento non è estraneo ai temi del protocollo di Kyoto); dopo un anno e mezzo di un Governo che nulla ha fatto per quanto riguarda le cosiddette politiche ambientali di nuova generazione, ovvero l'utilizzo di strumenti economici e finanziari per orientare lo sviluppo verso la sostenibilità. Ancora, questo provvedimento viene dopo troppi altri provvedimenti che presentano una caratteristica fondamentale, quella di essere, diciamo così, norme alla carta.
Con questo decreto-legge, a fronte di tre centrali che, nel nostro paese, non rispettano i limiti in materia di emissioni inquinanti (limiti fissati 13 anni fa) risultando, da questo punto di vista, fuorilegge, vengono previste norme ad hoc, per di più con deroghe e proroghe dal tono molto debole e lassista; ciò produrrà conseguenza di segno negativo sia, in modo più diretto, per la tutela dell'ambiente e della salute locale nelle aree ove sono localizzate queste tre centrali sia su scala generale, perché il nostro paese, avendo ratificato il protocollo Kyoto, dovrebbe essere estremamente coerente circa le politiche di riduzione delle emissioni inquinanti. Questo è il nostro giudizio sul decreto-legge in esame.
Abbiamo presentato una serie di proposte emendative con l'obiettivo di migliorare il provvedimento o, meglio, di attenuarne la portata negativa. In particolare, esse si pongono l'obiettivo di fissare tempi e scadenze certe per i piani di ambientalizzazione delle tre centrali; di dare maggiori certezze circa il tipo di combustibile da utilizzare; di fissare tempi certi per l'eventuale chiusura e dismissione degli impianti; di prevedere sanzioni in caso di
inadempienza nell'attuazione dei piani di risanamento e di ambientalizzazione fissando, inoltre, responsabilità precise per i gestori degli impianti medesimi.
In sostanza, pensiamo che si dovrebbero rafforzare, quanto meno, le garanzie ed i controlli dal punto di vista della tutela dell'ambiente e della salute delle popolazioni che vivono in queste aree. Questo è l'obiettivo che ci proponiamo di raggiungere con le nostre proposte emendative, fermo restando, lo ripeto, il nostro giudizio negativo sul provvedimento e la nostra critica per quanto riguarda sia la politica energetica sia, in particolare, la politica ambientale del Governo (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Gioia. Ne ha facoltà.
LELLO DI GIOIA. Signor Presidente, ormai siamo abituati, perché ciò avviene dall'inizio della legislatura, a dover discutere in Assemblea decreti d'urgenza che, secondo il nostro punto di vista, sono provvedimenti ad hoc; in questo caso, infatti, è dal 1990 che avevamo coscienza che questi impianti avrebbero dovuto essere di fatto chiusi al 31 dicembre 2002. Ci troviamo invece oggi a discutere questo provvedimento d'urgenza perché non si è avuta la capacità e l'intelligenza di coniugare il rispetto dell'ambiente con tutte le questioni riguardanti l'ammodernamento tecnologico di tali centrali.
Tanto meno ci può far pensare in positivo ciò che ha detto il gestore delle linee circa il rischio di un possibile blackout che avrebbe potuto verificarsi in Italia qualche mese fa in virtù della minore quantità di energia che veniva ad essere prodotta.
Le contraddizioni che sono presenti all'interno di questo decreto-legge (al di là dei termini prestabiliti e, quindi, della definitiva chiusura nel 2006) rappresentano anche il tentativo di collegare il decreto sblocca centrali con la questione oggi all'attenzione della X Commissione, cioè la riforma del sistema energetico. Si tratta di una riforma che, tutto sommato, tende a peggiorare le condizioni del rapporto tra energia e produzione di energia ed ambiente in quanto tale, una riforma che, sostanzialmente, tende ad utilizzare sempre più i cosiddetti materiali fossili ed a diminuire la quantità di energia alternativa, la quale, invece, dovrebbe essere immessa in rete per determinare un cambiamento nel sistema delle compatibilità ambientali, nel rispetto dell'ambiente e di uno sviluppo ecosostenibile.
Quindi, come si può ben capire e constatare, ci troviamo oggi di fronte ad un Governo che tende sempre più a non considerare l'ambiente; anzi, a considerarlo soprattutto come un optional e non come un momento essenziale per il miglioramento della qualità della vita della nostra gente e del nostro territorio.
Siamo dell'avviso che questo provvedimento non possa essere approvato. In X Commissione i rappresentanti dell'Ulivo hanno presentato alcuni emendamenti per tentare di migliorarlo e fornire delle risposte. Anche su questo, fino a qualche secondo fa, vi sono state forti tensioni fra la maggioranza e l'opposizione, perché anche in questo caso la stessa maggioranza non era interessata a discutere con i rappresentanti dell'Ulivo su proposte migliorative, come poco fa sosteneva anche il collega Vigni.
Dobbiamo ragionare con serenità sui problemi ambientali e sull'impatto ambientale. Credo che gli eventi verificatisi negli ultimi mesi e nello scorso anno stiano a dimostrare che in questo paese vi è una priorità dell'ambiente che deve essere sostenuta da tutti. Ciò significa determinare politiche energetiche serie ed eliminare gli impatti negativi sulla salute della gente.
Ecco il motivo per cui riteniamo che questo provvedimento non poteva essere posto all'attenzione dell'Assemblea e siamo fortemente contrari a fare in modo che in quest'aula si possa discutere sistematicamente di emergenza sotto tutti i punti di vista, ambientale ed energetica, senza predisporre in modo chiaro un serio progetto programmatico che tenga in considerazione
gli aspetti essenziali di un sistema energetico e gli impatti riguardanti l'ambiente.
Per queste ragioni valuteremo con molta attenzione la discussione che si svolgerà nelle prossime ore ed affronteremo con altrettanta serenità e con grande responsabilità i comportamenti di questa maggioranza, per vedere se effettivamente - come si dice anche nella relazione introduttiva - ci tiene ad un ragionamento serio sugli aspetti ambientali. Oggi, infatti, l'ambiente rappresenta una priorità per il centro sinistra e deve essere una priorità anche per il centrodestra. Ciò, infatti, significa - e concludo - una migliore qualità della vita del nostro paese (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Socialisti democratici italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Tidei. Ne ha facoltà.
PIETRO TIDEI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, come tutti sanno, stiamo affrontando l'esame di questo disegno di legge di conversione in uno scenario che, fino a qualche anno fa, era assolutamente sospettabile. Infatti, l'ENEL, con le tre Genco, in ottemperanza alle decisioni del Parlamento, del Governo e dei precedenti Governi ed in ottemperanza alle direttive comunitarie sulla liberalizzazione del mercato elettrico, ha deciso di porre in vendita una quota del proprio parco centrali.
Ovviamente, in questa direzione, con le tre Genco che sono state vendute e con quelle in via di ultimazione per la vendita, l'ENEL si accinge a chiedere la proroga delle autorizzazioni all'esercizio delle proprie centrali. Il tutto al di fuori di qualsiasi piano energetico nazionale che possa vedere, alla stregua degli altri produttori di energia elettrica in Europa, un ammodernamento complessivo e, soprattutto, un inserimento nel mercato dell'energia con criteri nuovi, certamente produttivi, ma soprattutto rispettosi dell'ambiente.
In questi giorni, purtroppo, un po' in tutta Italia si sta registrando un pugno di ferro dell'azienda elettrica, dell'ENEL, che ormai pone i comuni in una situazione di totale sudditanza dicendo: o si prosegue su questa strada e si continua a bruciare olio combustibile (sappiamo tutti quanto esso sia pericoloso e, soprattutto, inquinante) oppure, diversamente, noi abbandoniamo il sito e si verificherà così ciò che è accaduto alla FIAT in varie sedi d'Italia.
Pertanto, ancora una volta, siamo di fronte ad un ricatto: o centrali inquinanti oppure disoccupazione e sottosviluppo. Credo che non si possano lasciare soli i comuni che in questi giorni stanno affrontando con il colosso elettrico una grande battaglia sulla riconversione delle centrali.
Non si può dare l'impressione, come sta succedendo in questi giorni in quasi tutta Italia, che il Governo sia totalmente dalla parte dell'ENEL. Quest'ultima non sceglie la strada della riconversione, anzi, le stesse riconversioni previste con il decreto D'Alema non vengono oggi attuate ed il Governo non esercita il controllo che avrebbe dovuto esercitare. Ad esempio, a Civitavecchia era stata decretata la riconversione a turbogas o a ciclo combinato: oggi sembra che il Governo preveda la trasformazione a carbone pur sapendo che anche tale combustibile è fortemente inquinante. Il Governo dovrebbe presentare un piano energetico completo che non tratti solamente la trasformazione a carbone o il mantenimento di olio combustibile.
Questa mattina avrete letto tutti che nasce ENEL Gas: ENEL sta acquisendo la Natural Corp in Spagna e parte della British Gas in Inghilterra e sta evitando che l'ENI continui ad essere la monopolista in tema di distribuzione di gas. L'ENEL stessa, mettendo in vendita il 25 per cento di Wind, avrà sicuramente risorse fresche da destinare all'ammodernamento del proprio parco centrali. Se è vero com'è vero che il 20 per cento della distribuzione del gas sarà nelle mani dell'ENEL, che diventerà il secondo fornitore e distributore di gas in Italia, per quale motivo l'ENEL, di concerto con il Governo, non comincia a pensare ad un piano serio di riconversione? Bisogna trasformare queste centrali che producono forte inquinamento in ciclo combinato, dando lavoro,
sviluppo, ma anche ambiente a quelle popolazioni che in molta parte del nostro territorio da quarant'anni subiscono una pressione enorme, per certi versi intollerabile.
Chiediamo, dato che oggi le popolazioni sono fortemente attente alle questioni dell'ambiente, per quale motivo il Governo non provveda, mediante il Ministero dell'ambiente, a costituire osservatori ambientali gestiti direttamente dai comuni. Oggi vi è un assurdo in Italia: la maggior parte delle centraline di rilevamento ambientale sono in mano all'ENEL con la conseguenza che l'ENEL diventa controllore e controllato di se stesso. A me pare francamente che questa non sia la soluzione.
Riteniamo opportuno che il Governo si presenti in questa sede con un piano energetico nuovo soprattutto per far fronte ai nuovi scenari derivanti da una possibile guerra che altererà complessivamente il costo delle fonti energetiche. Sappiamo che vi è gas disponibile per via tubo sia dalla Siberia, sia dall'Algeria. Lo stesso Governo algerino ha chiesto il raddoppio del tubo che viene dall'Algeria. Vi è il problema dei rigassificatori non solo di Brindisi, ma anche di altra parte del territorio. Dunque, le risorse energetiche sicuramente sono abbondantemente presenti.
Questa è la ragione per cui credo che oggi non si possa continuare a produrre a costi elevatissimi per far migliorare le quote e le azioni dell'ENEL. Non vengono fatti investimenti nelle centrali e, in modo particolare, si continua a bruciare olio combustibile che produce un elevato inquinamento a danno delle popolazioni. Chiediamo, a tale proposito, un'inversione di tendenza e che il Governo si presenti in Parlamento con un piano moderno che tenda all'occupazione ed allo sviluppo, ma anche alla tutela dell'ambiente. Alcune regioni e alcuni comuni sono stanchi di sopportare da anni il peso dell'inquinamento ed il ricatto dell'ENEL sviluppo-occupazione-inquinamento (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Vendola. Ne ha facoltà.
NICHI VENDOLA. Il decreto-legge che tra poco convertiremo in legge è davvero il primo campanello d'allarme, che suona a proposito della drammatica insostenibilità ambientale della privatizzazione di un settore strategico come l'energia. Questa privatizzazione, che - vorrei ricordarlo a tutti noi - è stata battezzata dal precedente Governo con il cosiddetto decreto Bersani, è stata naturalmente e ovviamente accelerata dall'attuale Governo, ma già comincia a mostrare che ha il fiato corto e i fatti parlano chiaro. In primo luogo, in forza delle linee guida per il contenimento delle emissioni inquinanti approvate nel 1990 fu decisa la chiusura di tutti gli impianti che entro il 2002 (cioè in un lasso di tempo di 12 anni) non avevano fatto investimenti per ridurre le emissioni in atmosfera entro determinati valori limite stabiliti dalla legge. Gli impianti di cui è stata decretata la chiusura dal 1o gennaio 2003 sono proprio quelli oggetto di questo decreto-legge: Porto Tolle, in quanto non è ancora stata ultimata l'ambientalizzazione; San Filippo del Mela, perché non è stato adeguato alle nuove normative regionali; Brindisi Nord, perché ancora incompleta la trasformazione delle centrali a ciclo combinato.
In secondo luogo, il fabbisogno di energia elettrica - così come scrive il gestore della rete - è in continuo e costante aumento, visto che nel nostro paese non esiste più neanche l'ombra di un'idea di politiche di risparmio energetico. Il consumo elettrico nel 2002 ha raggiunto i 310,3 miliardi di chilowattora, con un incremento sull'anno precedente dell'1,8 per cento, in parte recuperato da un aumento produttivo delle centrali nazionali, in parte saturando gli elettrodotti tramite i quali importiamo energia elettrica dall'estero. Ciononostante, anche quest'anno, a dicembre, pur in condizioni favorevoli rispetto all'anno precedente (vi erano i bacini idroelettrici pieni, un inverno rigido, poche centrali ferme per manutenzione), il gestore della rete di
trasmissione nazionale ci ha informato che abbiamo rischiato il blackout elettrico, esponendo il paese alla stessa situazione verificatasi in California.
Lo stesso gestore della rete, in una sua nota, ci chiede di non fermare queste tre centrali, appellandosi a ragioni di sicurezza nazionale: il gestore chiama e il Governo risponde. Naturalmente la colpa non è solo del Governo o meglio l'insostenibilità ambientale non è intrinseca al Governo di centrodestra; dal mio punto di vista è intrinseca alla scelta strategica di privatizzazione del settore. Tradotto in altre parole, ciò significa che l'erogazione dell'energia elettrica non è più garantita, nel nostro paese, a tutti i cittadini che la richiedono sia per scopi produttivi, sia per usi domestici. Questi fatti segnalano che aver liberalizzato il mercato elettrico, aver privatizzato l'ENEL, è stata una scelta sbagliata, che nel tempo si sta dimostrando pericolosa per la sicurezza nazionale (come direbbe il gestore della rete). Il gestore della rete di trasmissione nazionale ci comunica che questo bene, indispensabile alla vita di ogni giorno, non sarà in futuro disponibile come lo è stato in passato.
Sto svolgendo queste osservazioni perché ho apprezzato tutto il dibattito, sia quello svoltosi in Commissione sia quello svoltosi in quest'aula, ma quello che non riesco ad apprezzare è che soprattutto da parte degli amici, degli alleati del centrosinistra, il dibattito sia tutto quanto a valle e mai a monte di una strategia che è in sé produttiva degli effetti che ora cominciamo a misurare. È entrato in scena, con la privatizzazione, il profitto: l'ENEL Spa cambia la sua missione principale, abbandonando quella di fornire energia a parità di prezzo in tutto il paese, per intraprendere una forsennata corsa verso il profitto, da distribuire gli azionisti. In questa logica si licenziano 50 mila addetti all'energia, si ridimensionano i centri di ricerca, si riducono gli investimenti sull'ambientalizzazione delle centrali, per puntare sugli affari della telefonia con WIND o nel settore delle multiutility. Con la liberalizzazione e la privatizzazione, l'ENEL Spa ha dovuto cedere diverse centrali per un totale di 15 mila megawatt ad altrettante cordate di privati, che sono sempre i soliti noti padroni del vapore, perché questo è stato imposto dal cossiddetto decreto legislativo Bersani.
Questi signori, dopo aver pagato l'acquisto delle centrali, fanno fatica a sborsare altro denaro per l'ambientalizzazione delle stesse. Infatti, acquistando le centrali, non hanno pensato allo sviluppo dell'apparato produttivo, bensì ad accaparrarsi una fetta del mercato su cui lucrare; per loro non è importante produrre energia bensì venderla.
Per questo motivo, si può comprare energia prodotta dal nucleare all'estero visto che, tra l'altro, nel disegno di riordino del settore, in discussione qui alla Camera, è prevista la costruzione di diversi elettrodotti per l'importazione di energia elettrica.
Anche in questo settore, come in altri, l'apparato produttivo industriale del nostro paese sarà progressivamente ridimensionato per cedere il passo ad una cultura liberista, tendente a trasformare questo paese - il sesto paese più industrializzato del mondo - in un grande mercato di consumatori elettrici, ove concetti come risparmio energetico, ricerca su fonti rinnovabili e autosufficienza produttiva diventano optional oppure ornamenti per i dibattiti domenicali. Si sta, infatti rifuggendo, in modo scellerato, da qualsiasi idea di programmazione e di politica industriale, lasciando al libero mercato settori strategici.
L'aver affidato al capitale privato l'erogazione di un servizio pubblico di un bene indispensabile come l'energia elettrica è stato - e la dimostrazione di ciò è questo decreto-legge - un gravissimo errore. Nel corso dei 12 anni trascorsi, i vari proprietari di queste centrali avrebbero dovuto adempiere all'obbligo, previsto dalla legge, relativo all'ambientalizzazione delle centrali fuori norma. Ciò nonostante, questo non è avvenuto e il Governo, oggi, con questo provvedimento è costretto a smentire se stesso, a decretare il fallimento di questa politica, ricorrendo, per le famigerate
ragioni di sicurezza nazionale, all'autorizzazione delle attività di queste centrali, procrastinando la loro azione di inquinamento ambientale e di accertato danno alla salute dei cittadini.
La proroga concessa con questo decreto-legge alle tre centrali, che possono funzionare anche in condizioni di nocività ambientale - di fatto, fino al 2004 -, crea indubbiamente un grave precedente. Per cui, non è assolutamente escluso - credo che il sottosegretario potrà darmene conferma - che, qualora altre centrali venissero a trovarsi nella medesima situazione, sempre ricorrendo alla motivazione della sicurezza nazionale, si potrebbe reiterare un ulteriore intervento di proroga.
Dunque, con questo decreto-legge il Governo tampona una crepa apertasi in un sistema sempre più traballante, con evidenti e pesanti conseguenze sull'ambiente e sulla salute dei cittadini.
Vorrei sottolineare che, poiché svolgiamo questa battaglia, per il dibattito e la cultura politica di questo paese, sarebbe opportuna una riflessione e una discussione sul fatto che c'era una volta un riformismo che operava la nazionalizzazione dell'energia elettrica e che poi è giunto un riformismo che, invece, ha distrutto tale nazionalizzazione e ha battezzato una politica di liberalizzazione e di privatizzazione che, finita l'ubriacatura ideologica, produce questi risultati (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA. Signor Presidente, intervengo senza ripetere molte considerazioni già svolte dal collega Lion durante la discussione sulle linee generali e le diverse osservazioni testè evidenziate dai colleghi che mi hanno preceduto.
Mi limito a riprendere parte del ragionamento svolto dal relatore per l'VIII Commissione, onorevole Germanà, il quale, durante la sua relazione, ha affermato che queste centrali avrebbero dovuto adeguare le emissioni di fumi nell'atmosfera al decreto ministeriale del 12 luglio del 1990.
Purtroppo - egli afferma -, in questi anni tali stabilimenti non hanno adeguato l'emissione dei suddetti fumi, con grosse conseguenze per le popolazioni che vivono in quelle zone. Qui, quindi, si afferma la sostanziale responsabilità dell'ente gestore e della proprietà circa l'irresponsabile politica industriale ed energetica e la volontà di continuare in questo senso. In effetti, come viene ribadito nella relazione, nemmeno la collocazione delle centrali - quali quelle di Porto Tolle e di San Filippo del Mela, che insistono su aree di grande pregio ambientale - pone argini alla decisione di continuare, senza invertire quello che è stato ben definito come un modo di produrre energia drammaticamente insostenibile.
Nel febbraio dell'anno scorso, nel corso dello svolgimento di un'interpellanza urgente, ho avuto già modo di illustrare la deriva cui può portare la scelta effettuata, per esempio, dall'ENEL circa la centrale termoelettrica di Porto Tolle. La mia interpellanza urgente si riferiva ad alcune anomalie, riguardanti il prodotto all'interno di uno dei serbatoi e riscontrate nel corso di una bonifica di un serbatoio di stoccaggio di olio combustibile denso di grandi dimensioni - 100 mila metri cubi - nella centrale termoelettrica di Porto Tolle. Questa centrale, già dal 1994, ha avviato un progetto di risanamento ambientale delle quattro sezioni da 660 megawatt che prevede, in rispetto dei limiti di emissione imposti dal decreto ministeriale 12 luglio 1990, il miglioramento dell'efficienza di captazione e di affidabilità dei precipitati elettrostatici in contenimento degli ossidi di azoto in camera di combustione e l'utilizzo di olio combustibile STZ a minore contenuto di nichel, vanadio ed asfalteni. Ma, oggi risulta ambientalizzata - nota del 17 gennaio 2000 al Ministero dell'industria - soltanto la sezione 4 e sono ancora in corso i lavori di adeguamento ambientale della sezione 1, fermo restando il limite temporale, ormai scaduto, del 31 dicembre 2002 per l'ambientalizzazione di tutte le sezioni. Pertanto, la
centrale non dovrebbe continuare ad utilizzare combustibile STZ ma dovrebbe utilizzare ancora il BTZ, in una situazione, quindi, di estremo ritardo nell'adeguamento e nel risanamento già previsto fin dal 1990.
A questo punto, l'ENEL ha deciso di predisporre un progetto nuovo di ambientalizzazione, mutando radicalmente il suo contenuto, in quanto, invece di procedere verso combustibili meno inquinanti, ha richiesto addirittura la conversione degli impianti per l'utilizzo di un nuovo combustibile, il famoso orimulsion, motivando tale richiesta con le necessità connesse al diverso contesto del mercato creatosi con l'avvio del processo di privatizzazione dell'energia elettrica, a seguito dell'approvazione del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, il citato decreto Bersani.
L'orimulsion - è stato spiegato ed ormai è noto -, una emulsione di bitumi naturali - 70 per cento di bitume e 30 per cento di acqua -, estratto alle foci dell'Orinoco in Venezuela, ha bassissimi costi di approvvigionamento, con una minore concentrazione di idrocarburi policiclici aromatici, ma molto più ricco di zolfo del combustibile Stz e di metalli pesanti, come il nichel, il mercurio, il vanadio. Inoltre il suo impiego in un territorio come il delta del Po, così unico e fragile dal punto di vista ambientale, ha sollevato fortissime preoccupazioni, tanto più che questo combustibile produce gessi e polveri (ceneri) che sono di difficile e problematico smaltimento o riutilizzo, tanto che in Danimarca, nazione europea che utilizza l'orimulsion, il trattamento di queste ceneri avviene in un ambiente sottovuoto e con l'ausilio di scafandri protettivi.
L'ENEL sostenne che le polveri sarebbero state ritirate dalla società fornitrice del combustibile e trattate all'estero, mentre i gessi - che si prevedono in circa 860 mila tonnellate per anno - verrebbero destinati in parte ad impianti di trattamento in loco, in parte trasportati via mare, stoccati presumibilmente nel nodo di scambio di San Lorenzo in laguna veneziana - aumentando quindi il traffico di chiatte nella laguna - e poi destinati altrove. La centrale di Porto Tolle è situata a ridosso del parco del delta del Po, ossia al confine. Tuttavia, la legge regionale istitutiva del parco, la n. 36 del 1997, ne prevede all'articolo 30 l'alimentazione a gas metano ed altre fonti alternative di pari o minore impatto ambientale, ribadito questo dall'articolo 25 della legge regionale n. 7 del 1999. Viene escluso dal punto di vista normativo l'uso di combustibile a forte impatto ambientale, come il carbone e l'orimulsion, proprio quelli che l'ENEL nella sua relazione di accompagnamento al progetto indicava come strategici per la propria collocazione nel mercato dell'energia elettrica. La regione Veneto, con deliberazione 15 febbraio 2000 n. 452, ha adottato un piano regionale di tutela e di risanamento dell'atmosfera che individua quattro aree particolarmente a rischio e bisognose di tutela. Tra queste vi è proprio quella del delta del Po, con un quadro atmosferico pesantissimo dovuto principalmente all'emissione della centrale termoelettrica, di cui si presuppone anche una riconversione in corso d'opera. Tale deliberazione non è stata ancora sottoposta al consiglio regionale per la discussione.
In conclusione - ho qui approfondito soprattutto il problema e anche l'orizzonte in cui si muove la politica energetica nella regione Veneto -, noi sottolineiamo l'impossibilità di approvare questo decreto-legge. Abbiamo proposto degli emendamenti che ne migliorano alcuni aspetti ma ovviamente non possiamo che essere, fondamentalmente, contrari. Pertanto, riteniamo che vada assolutamente modificata in profondità la politica energetica del paese.
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare sulle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge, invito il relatore per la X Commissione ad esprimere il parere della Commissione.
STEFANO SAGLIA, Relatore per la X Commissione. Il parere delle Commissioni è contrario agli emendamenti Quartiani 1.9, 1.14, 1.22, 1.52, 1.82, 1.91 e 1.99,
Vendola 1.10, 1.11, 1.18, 1.32, 1.50 e 1.86, Vigni 1.40, 1.44, 1.46, 1.60, 1.81 e 1.106, Lion 1.35, 1.36, 1.54, 1.55, 1.56, 1.61, 1.85, 1.90 e 1.105, Realacci 1.20, 1.23, 1.64, 1.89 e 1.97, Grotto 1.12, 1.13, 1.30, 1.66, 1.88, Sardelli 1.59, Nieddu 1.31, 1.17, 1.49, 1.84, 1.95, 1.100, agli identici emendamenti Quartiani 1.24 e Grotto 1.25 e Quartiani 1.99, Realacci 1.101, Vendola 1.102, Grotto 1.103 e Vigni 1.104.
Le Commissioni altresì formulano un invito al ritiro per gli emendamenti Bellotti 1.1, 1.2, 1.4 e 1.5 altrimenti il parere è contrario. Il parere delle Commissioni è favorevole agli emendamenti Sandri 1.41, Vigni 1.48, Lion 1.51, Realacci 1.21 e Vigni 1.107, purché riformulati.
Le Commissioni sono altresì favorevoli agli emendamenti Coronella 1.7, Quartiani 1.33, Vigni 1.47, Gamba 1.6 e Vendola 1.92.
Per l'emendamento Bellotti 1.3 le Commissioni invitano il presentatore a trasfonderne il contenuto in un ordine del giorno.
PRESIDENTE. Avverto che l'emendamento Realacci 1.57 è stato ritirato.
Il Governo?
GIOVANNI DELL'ELCE, Sottosegretario di Stato per le attività produttive. Il Governo esprime parere conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Quartiani 1.9.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Quartiani. Ne ha facoltà.
ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Signor Presidente, l'emendamento in esame è il primo di una serie di proposte emendative presentate dal gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo che tendono, ovviamente, a migliorare un testo che, così come formulato, presenta non sono gravi lacune, ma sarà suscettibile anche di impugnazioni da parte delle istituzioni interessate.
Pertanto, da questo punto di vista, mi preme rimarcare il seguente aspetto: si afferma che l'obiettivo è, in primo luogo, quello di predisporre un'attività di programmazione per compiere una migliore liberalizzazione nel settore dell'energia; ma, ai sensi del primo comma dell'articolo 1, si verrebbe a creare una situazione difforme dal suddetto fine: è chiaro, infatti, che il ruolo che verrà a ricoprire il gestore della rete nazionale è secondario, anche dal punto di vista della tempistica, secondo le previsioni del provvedimento in esame. Nel comma 2 dell'articolo 1 del provvedimento in esame, si fa riferimento ad un piano di gestione, da parte degli operatori del settore che gestiscono le centrali in oggetto mentre nel comma 1 si parla di un piano di utilizzo che dovrebbe essere predisposto dal gestore della rete nazionale.
È del tutto evidente che, poiché il provvedimento è stato posto in essere prima di oggi in cui siamo chiamati a discuterlo per convertirlo in legge, si verrebbero a determinare condizioni non tanto chiare perché delle due l'una: o il gestore della rete nazionale è quell'istituzione in grado di indicare gli obiettivi da raggiungere sulla base dei quali si determinano i piani di gestione oppure è semplicemente un notaio che prende atto dei piani predisposti dalle aziende. Può anche sorgere il dubbio che questi piani siano scritti sulla carta e cioè non effettivamente in grado di intervenire in funzione di una progressiva ambientalizzazione delle centrali e di una messa a norma rispetto alle emissioni delle stesse.
Secondo una dichiarazione del presidente dell'Enel, apparsa in questi giorni sulla stampa nazionale, l'investimento di migliaia di miliardi su una centrale nuova al fine dell'adozione di tutte le tecnologie più avanzate, per cui anche se bruciasse il combustibile più povero inquinerebbe molto meno di una centrale vecchia di vent'anni che utilizzasse il combustibile più nobile, è un fatto da tenere ben presente, visto che nessuno investe in centrali vecchie che usano combustibili costosi. Si tratta invece, rispetto alle centrali di cui discutiamo, di inserire una condizione tale per cui sia del tutto evidente
che la pianificazione e la programmazione sono in funzione di esigenze di carattere nazionale, delle comunità locali e delle istituzioni locali le quali, insieme, devono contribuire a costruire un quadro, una normativa, anche con riferimento alle conseguenze che ne derivano. Stiamo discutendo adesso della normativa ed è bene allora introdurre un elemento - è questa la proposta avanzata con l'emendamento in esame - per realizzare una certa tempistica a fronte della quale il piano di utilizzazione deve essere indicato dal gestore della rete nazionale entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.
Naturalmente occorrerebbero - ma ciò è oggetto di altri emendamenti - altri tempi, altre tempistiche per quanto riguarda i piani di gestione. In questo modo siamo in grado di far assumere agli operatori anche quel senso di responsabilità verso l'ambiente e le comunità locali che dovrebbe essere «incorporato» nelle modalità di produzione ed anche nel modo di produrre energia.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Quartiani 1.9, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 395
Votanti 394
Astenuti 1
Maggioranza 198
Hanno votato sì 179
Hanno votato no 215).
Prendo atto che l'onorevole Galvagno non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bellotti 1.1.
Chiedo al presentatore se accede all'invito al ritiro formulato dalle Commissioni.
LUCA BELLOTTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei cercare di definire il quadro. Mi rendo conto che la politica energetica italiana necessita sicuramente di un rafforzamento per quanto concerne la produzione. Tuttavia, non si può non tenere conto che quando si parla di queste centrali e più in generale di politica energetica occorra fare i conti con l'ambiente circostante.
Di fronte quindi a tali centrali, e mi riferisco in particolare a quella di Polesine Camerini che funziona da 25 anni con gravi problemi per quanto riguarda l'intera area circostante e l'ambiente, il tentativo di riportarle nella riserva strategica definisce meglio un piano di utilizzo che tenga conto realmente delle effettive necessità e non che serva come cavallo di Troia per poter continuare ad utilizzare queste centrali per il tempo di cui l'ENEL necessita.
PRESIDENTE. Onorevole Bellotti, l'invito al ritiro è accolto?
LUCA BELLOTTI. No, signor Presidente.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bellotti 1.1, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo e di deputati del gruppo di Alleanza nazionale - Vedi votazioni).
(Presenti 413
Votanti 408
Astenuti 5
Maggioranza 205
Hanno votato sì 211
Hanno votato no 197).
Prendo atto che l'onorevole Campa non è riuscito ad esprimere il proprio voto; prendo altresì atto che l'onorevole Realacci non è riuscito ad esprimere il proprio voto ed avrebbe voluto esprimere voto favorevole.
Risultano così preclusi gli emendamenti Vendola 1.10 e 1.11.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vigni 1.40, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 398
Maggioranza 200
Hanno votato sì 182
Hanno votato no 216).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Grotto 1.12.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grotto. Ne ha facoltà.
FRANCO GROTTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con questo emendamento si intende tutelare ulteriormente la salute e la qualità della vita nel territorio. Vi sono aree nel paese dove insistono diversi impianti e sarebbe pertanto opportuno, quando si vanno ad insediare centrali termoelettriche, che oltre alla valutazione di impatto ambientale venisse svolta anche una valutazione strategica dell'area. Penso ad esempio all'area della laguna di Venezia e a quella del delta del Po, dove oltre alla centrale di Porto Tolle, insistono ulteriori impianti che creano danni all'ambiente. C'è il fenomeno dell'estrazione del gas nell'Adriatico che crea un grosso pericolo, ovvero il fenomeno della subsidenza; vi sono altre centrali, seppur di potenza più ridotta, che insistono in quell'area, per non parlare infine degli impianti siti a Marghera.
Pertanto, questo emendamento ha lo scopo di inserire nella valutazione, prima di autorizzare i lavori per la costruzione di nuove centrali o l'ambientalizzazione di queste centrali, un ulteriore elemento che tenga conto non soltanto del singolo impianto, ma dell'intera aria e di tutto ciò che insiste su di essa.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vianello. Ne ha facoltà.
MICHELE VIANELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei aggiungere la mia firma a questo emendamento perché esso prevede una modalità particolare di valutazione d'impatto ambientale delle fonti energetiche. Non a caso si propone di inserire questo emendamento in un decreto-legge che parla di alcune centrali, in particolare di Porto Tolle.
Noi riteniamo che la valutazione di impatto ambientale, soprattutto in questi casi, non si debba più svolgere sul singolo stabilimento o sulla singola centrale, bensì sull'insieme dei fattori potenzialmente inquinanti o potenzialmente in grado di alterare gli equilibri ecologici all'interno di una determinata area. Vedete, nella zona dell'Alto Adriatico vengono previsti diversi interventi in materia energetica, e non soltanto quello relativo alla centrale di Porto Tolle.
Si prevede, più avanti, la costruzione a mare di una grande piattaforma di trattamento del metano. È prevista la costruzione di un gasdotto a due passi da porto Marghera. Si prevede la costruzione di piattaforme per l'estrazione del gas metano o quanto meno per la coltivazione di pozzi petroliferi in alto Adriatico. Ebbene, noi vogliamo sottolineare come, a maggior tutela di queste aree, non sia più sufficiente la valutazione di impatto ambientale su un singolo impianto, ma sia necessario cominciare a rispettare quanto è previsto dalle direttive comunitarie, provvedendo ad una valutazione di impatto ambientale strategica, che valuti cioè il modo con il quale i diversi interventi vanno ad influire sul complesso di un territorio.
Riteniamo che ciò costituirebbe un grande passo in avanti, dal punto di vista
della normativa in materia ambientale, anche per quanto riguarda il nostro paese.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Frigato. Ne ha facoltà.
GABRIELE FRIGATO. Signor Presidente, dichiaro di voler sottoscrivere l'emendamento Grotto 1.12, perché anche a me sembra che il gestore della rete di trasmissione debba definire il piano di utilizzazione delle centrali in relazione alle esigenze della rete elettrica nazionale, ma che anche la salute dei cittadini debba essere un punto fermo, insieme, ovviamente, alla salvaguardia dell'ambiente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Realacci. Ne ha facoltà.
ERMETE REALACCI. Signor Presidente, vorrei rivolgermi anche ai colleghi della Commissione. Io non vorrei che venisse sottovalutato il voto che è stato espresso poco fa in quest'aula: non si può continuare come se nulla fosse (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo)!
Eravamo di fronte ad un provvedimento negativo, a cui erano stati apportati, grazie al lavoro svolto in Commissione, alcuni miglioramenti. Ma l'emendamento presentato dall'onorevole Bellotti che è stato votato dall'opposizione e da una parte della maggioranza e che adesso è parte integrante del testo del decreto-legge, rende completamente diversa la lettura dell'intero provvedimento!
A questo punto, o prendiamo in giro il Parlamento e il paese oppure questo emendamento confina, allo stato attuale, l'utilizzo di questi impianti ad un ruolo estremamente marginale, come riserva operativa, e da questo punto di vista credo che l'impianto complessivo della legge ne risulti significativamente modificato.
Quindi, oltre a dichiarare il voto favorevole all'emendamento Grotto 1.12 e a chiedere di sottoscriverlo, invito la Commissione e i relatori a prendere atto di questo fatto, che consente, a mio avviso - e, per certi aspetti, impone - una ridiscussione generale dell'insieme del provvedimento.
STEFANO SAGLIA, Relatore per la X Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STEFANO SAGLIA, Relatore per la X Commissione. Signor Presidente, prendiamo atto delle considerazioni espresse dall'onorevole Realacci e sicuramente vi sarà una valutazione tecnica degli effetti operativi che derivano dall'approvazione dell'emendamento Bellotti 1.1. Tuttavia, è evidente che dobbiamo procedere all'approvazione del provvedimento e, pertanto, il relatore ritiene di andare avanti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, condivido la tesi del collega Realacci. Capisco che sia difficile fermare i movimenti, però, ogni tanto, ci vorrebbe un po' di buonsenso. Sino a poco tempo fa, noi eravamo di fronte ad un disegno di legge di conversione di un decreto-legge - come recita il titolo - recante mantenimento in servizio delle centrali termoelettriche di porto Tolle, Brindisi nord e San Filippo del Mela. Oggi - adesso, in questo momento - dopo l'approvazione dell'emendamento Bellotti 1.1, siamo di fronte al fatto che le suddette centrali rientrano in una riserva strategica, a cui si prevede il ricorso solo in casi eccezionali, per evitare soluzioni di continuità nell'erogazione del fabbisogno energetico.
Lei mi darà atto - se la lingua italiana nasconde dietro di sé un concetto - che siamo di fronte ad una situazione completamente e radicalmente diversa! Di fatto, siamo in una messa in mora; non è una proroga del funzionamento di queste centrali. Esse restano lì. Certamente, non vengono smantellate né abbattute, ma restano lì ed entrano in gioco solamente
qualora vi sia un imminente pericolo di blackout. Siamo in una situazione completamente diversa. I responsabili ci devono spiegare come possano rispondere a ciò dicendo di andare avanti (sembra il caso degli americani con riferimento all'Iraq). Non devono andare avanti, si devono fermare! Consiglierei al Governo, evidentemente, un'abbondante pausa di riflessione poiché è cambiato totalmente il testo del provvedimento. Questa è la mia impressione e credo che la Presidenza della Camera, da questo punto di vista, potrebbe esprimere un'opinione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Polledri. Ne ha facoltà.
MASSIMO POLLEDRI. Signor Presidente, anche noi deputati del gruppo della Lega nord, crediamo che l'approvazione dell'emendamento Bellotti 1.1 abbia introdotto un elemento di gravità nel provvedimento al nostro esame. In particolare, paese le conseguenze ci sembrano estremamente gravi per il paese. Siamo d'accordo sul fatto di voler continuare, ma sottolineiamo all'Assemblea che questo voto, affrontato forse in modo improvvido, porta un grave danno all'economia e all'impianto del provvedimento.
BRUNO TABACCI, Presidente della X Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRUNO TABACCI, Presidente della X Commissione. Signor Presidente, è certamente molto difficile fare il deputato senza vincolo di mandato, come scrive la Costituzione, tuttavia un richiamo all'Assemblea è doveroso. Se dobbiamo costruire delle leggi su singoli aspetti territoriali, ognuno ha le sue buone ragioni di natura ambientale, industriale. Ma vi rendete conto che stiamo sminuzzando il paese? Che senso ha collocare nella riserva strategica la centrale di Porto Tolle che da sola costituisce l'8 per cento della potenza installata? Ciò significa - tanto per fornire un parametro - che si dovrebbe spegnere la luce da Ancona a Venezia.
Ognuno può fare il proprio gioco. Mi complimento con il collega Bellotti che ha fatto un colpo di teatro. Capisco anche l'opposizione: fa il suo gioco. Tuttavia, avevamo raggiunto un'intesa anche ragionevole attraverso un lavoro che aveva portato al miglioramento del testo. Ora, si introduce questo vulnus che, al di là del suo valore giuridico, dà conto della qualità del nostro lavoro legislativo. Non è una cosa seria collocare queste tre centrali nella riserva strategica, essendo noi già al pelo. L'Italia vuole la luce elettrica, magari utilizzando combustibili come il profumo Chanel n. 5! Infatti, del carbone non si può parlare, il nucleare lo abbiamo lasciato agli altri paesi. Siamo arrivati ad un punto in cui l'equilibrio è alquanto instabile e ci lamentiamo che la bolletta costi il 40 per cento in più rispetto ai concorrenti europei. Ma dove vogliamo andare a parare? Sappiamo, quando muoviamo la mano destra, quello che fa la sinistra, oppure no? Se questo, infatti, è il modo di procedere, allora, sì, fate i comunicati stampa! Ognuno rivendichi sul suo territorio una rappresentanza specifica, non un interesse generale! Qui non c'è l'interesse generale. Qui non c'è una visione complessiva.
Allora se questo è il modo di procedere (chiunque sia stato, perché non è un incidente di percorso ma è la logica della discussione, si vuole portare a casa, in ogni caso, un risultato perché questo fa premio), è un modo sbagliato di operare politicamente. Quello che è avvenuto è un fatto molto grave. Valuti il Governo cosa deve fare (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, di Forza Italia, della Lega nord Padania e di deputati del gruppo di Alleanza nazionale)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ruggeri. Ne ha facoltà.
RUGGERO RUGGERI. Signor Presidente, diciamo pure che con l'emendamento
Bellotti 1.1 abbiamo messo a nudo una verità: questo Governo non ha una politica energetica! Questo Governo non è capace di preservare il sistema economico dal rischio del blackout (Commenti di deputati del gruppo di Forza Italia)! Questa è la verità, al di là dei problemi di carattere ambientale e al di là del fatto che sia stato approvato il predetto emendamento (cosa che aggraverà ancora di più la situazione)!
Io, però, vorrei sentire dal Governo se oggi, qui, è capace di garantire ai nostri imprenditori che non ci sarà un blackout energetico.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lion. Ne ha facoltà.
MARCO LION. Signor Presidente, poiché stiamo apportando un contributo al dibattito su quanto è accaduto e sulle proposte emendative al nostro esame, credo sia giusto valutare la situazione anche al di fuori delle secche dello scontro parlamentare.
Credo che l'emendamento Bellotti 1.1 sia stato approvato in quanto significativo di una condizione locale (a livello dei centri interessati) e, insieme, di una situazione generale nella quale i produttori di energia elettrica per ben 13 anni hanno potuto impunemente evitare di adeguarsi alle normative che questo Parlamento ha dettato, continuando, in tal modo, ad inquinare ed a rendere pericolosa la vita a quanti abitano nei luoghi in cui trovano le centrali.
Si tratta, quindi, di una questione di sensibilità generale, con riferimento alla quale il Parlamento, per fortuna, ha dato un segnale forte a questo Governo, ma anche alle logiche presenti nei precedenti governi che, bene o male, hanno mantenuto una situazione di fatto che va respinta. Non si tratta semplicemente di una questione di produzione di energia elettrica, di una questione economica: qui si gioca sulla pelle dei cittadini! Qui c'è qualcuno che si può permettere di non rispettare le regole, al quale vengono concessi proroghe e tempi supplementari! Il Parlamento, che è sovrano, ha dato un segnale importante.
Quindi, nel dichiararci molto soddisfatti di quanto è avvenuto, esprimiamo l'auspicio che la politica energetica di questo paese possa cambiare: non occorrono proroghe, ma un disegno strategico che, invece, manca. Nonostante abbiamo approvato il cosiddetto decreto «sblocca centrali», la situazione è immutata, perché non è mutato un disegno complessivo che non prevede né il risparmio energetico né l'investimento in fonti rinnovabili.
Se la logica è sempre quella vecchia, il nostro paese merita la situazione che sta vivendo (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo)!
GIOVANNI DELL'ELCE, Sottosegretario di Stato per le attività produttive. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIOVANNI DELL'ELCE, Sottosegretario di Stato per le attività produttive. Signor Presidente, il Governo valuterà gli effetti dell'approvazione dell'emendamento Bellotti 1.1, ma ci pare importante proseguire. Valuteremo attentamente quanto è avvenuto, ma l'importante, adesso, è proseguire.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sardelli. Ne ha facoltà.
LUCIANO MARIO SARDELLI. Signor Presidente, intervengo per far presente che, se si dà un'occhiata ai dati, ci si rende conto che la condizione eccezionale alla quale fa riferimento l'emendamento è nel quotidiano: di ieri, di oggi e di domani! Se abbiamo, di fatto, una produzione di 317 mila megawatt per quest'anno ed un fabbisogno di 320 mila, siamo già al limite, la condizione eccezionale è già nei fatti! Pertanto, il ministro non potrà che dire che la riserva deve essere utilizzata quotidianamente.
Potremo far fronte alle nostre necessità, già quest'anno, soltanto aumentando le importazioni, indipendentemente dall'approvazione dell'emendamento Bellotti 1.1, che mi sembra strumentale e, comunque, non attuabile così come concepito.
PRESIDENTE. È evidente che il decreto parla di mantenimento in servizio e l'emendamento parla di casi eccezionali. L'onorevole Sardelli ha risolto la questione facendo coincidere l'eccezionalità con la realtà evidente. Tuttavia, i relatori e il Governo propongono di andare avanti.
BASILIO GERMANÀ, Relatore per la VIII Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BASILIO GERMANÀ, Relatore per la VIII Commissione. Signor Presidente, lei ha ragione, il provvedimento parla di mantenimento in servizio, ma noi cosa chiediamo? Il mantenimento in servizio e l'ambientalizzazione. Ma quale gestore andrebbe ad ambientalizzare nel momento in cui le centrali vengono considerate di riserva? Quindi, lo spirito è questo. Noi dobbiamo andare avanti come dice il sottosegretario di Stato e poi aggiustare nel migliore dei modi. Credo che sia più logico ambientalizzare anziché distruggere.
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, io credo che all'interno della maggioranza ci sia qualche questione che debba essere chiarita. Il presidente della Commissione, il presentatore dell'emendamento e il relatore sono autorevoli rappresentanti della maggioranza, ma, considerato anche il Governo, dicono quattro cose diverse. Ora, Presidente, io penso che sia necessario che la maggioranza faccia luce al proprio interno per decidere cosa si deve fare.
NICOLÒ CRISTALDI. Ce la vediamo noi! Lei faccia luce dentro di lei!
PRESIDENTE. No, la richiesta di chiarezza in Parlamento non deve essere considerata un'offesa.
NICOLÒ CRISTALDI. Nemmeno è un'offesa dire che faccia luce a casa sua!
ENZO RAISI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ENZO RAISI. Signor Presidente, parlo anche in risposta all'ultimo collega che è intervenuto. La maggioranza ha le idee molto chiare e all'unisono ha detto di andare avanti su questo provvedimento. È questo quello che chiediamo a tutti quanti.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grotto 1.12, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 406
Maggioranza 204
Hanno votato sì 189
Hanno votato no 217).
Passiamo all'emendamento Grotto 1.13.
FRANCO GROTTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCO GROTTO. Signor Presidente, praticamente con questo emendamento si intende fissare un principio di utilizzazione delle centrali termoelettriche che insistono in aree particolarmente delicate e di pregio ambientale, quindi ambientalizzare e prevedere nel tempo la loro dismissione. Ma siccome il contenuto di questo emendamento è inserito abbastanza
chiaramente anche nell'emendamento che segue, lo ritiro e aggiungo la mia firma all'emendamento Sandri 1.41.
PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Sandri 1.41. Chiedo al relatore per la X Commissione, onorevole Saglia, quale sia la riformulazione preannunciata al momento dell'espressione dei pareri.
STEFANO SAGLIA, Relatore per la X Commissione. Signor Presidente, la formulazione che si propone è la seguente: al comma 1, aggiungere, in fine, il seguente periodo: al fine della definizione del piano di utilizzazione delle predette centrali, il Ministero delle attività produttive, sentita la Conferenza Stato-regioni, indica le previsioni temporali di utilizzo delle centrali, situate in aree di particolare pregio ambientale o sottoposte ad alto rischio ambientale, nel quadro della programmazione energetica nazionale.
PRESIDENTE. Devo farle una domanda però, onorevole. Lei ritiene compatibile questa dizione con l'emendamento Bellotti 1.1 che è stato approvato?
STEFANO SAGLIA, Relatore per la X Commissione. Signor Presidente, la ritengo compatibile.
PRESIDENTE. Chiedo all'onorevole Sandri se accetti la riformulazione proposta dal relatore.
ALFREDO SANDRI. Signor Presidente, è evidente che per noi è anche un po' complicato continuare come se non fosse successo nulla, in quanto l'emendamento Bellotti 1.1, che è stato approvato, cambia complessivamente il quadro del nostro ragionamento, a meno che il Governo, come farà al Senato o con altro provvedimento, modificherà questo emendamento che è stato introdotto. Se così restasse, ovviamente, le nostre argomentazioni cambierebbero di segno.
Comunque, stante il provvedimento al nostro esame, non condividiamo il rifiuto del Governo ad offrire uno sbocco alle riserve manifestate dalle comunità locali. Riteniamo che questo decreto di proroga avrebbe dovuto essere accompagnato da alcune indicazioni in grado di raccordare il bisogno di produrre energia con le sensibilità territoriali; insistiamo su questo punto.
Mentre disfiamo impianti obsoleti per ridurre l'inquinamento dell'aria, non prendiamo in considerazione l'idea che per alcune aree di grande valore ambientale sia giunto il tempo di programmarne il ritorno alla vocazione naturale.
Nell'ultimo decennio siamo intervenuti per il recupero e la valorizzazione dei centri storici dei borghi medioevali, per espandere le zone vietate al traffico, per liberare le città dai buchi neri delle aree industriali dismesse e più inquinanti; ci chiediamo se non sia giunto il momento di liberare alcune aree di grande valore ambientale dalla presenza di impianti industriali particolarmente pesanti, di ripensare, in sostanza, anche la programmazione territoriale degli impianti di energia in relazione al pregio delle aree.
Ovviamente, come già altri colleghi, penso alla centrale di Porto Tolle, ubicata nel cuore del delta del Po. Si tratta di un'area con oltre 100 mila ettari di lagune e di valli su cui insistono centinaia di ettari di pinete; un insieme di fattori ambientali considerati, unitamente al delta del Guadalquivir in Spagna e del Rodano in Francia, uno degli ultimi residui di macchia deltizia mediterranea ed europea.
ALFREDO SANDRI. Queste furono le ragioni per le quali l'area, nei documenti di programmazione nazionale degli anni settanta, venne indicata come area destinata ad un parco nazionale e iscritta in due convenzioni europee per la salvaguardia delle aree di maggior pregio ambientale d'Europa. Per queste ragioni le regioni Veneto ed Emilia-Romagna hanno istituito, con leggi regionali, il parco.
Se può essere giustificata la scelta fatta dall'ENEL trent'anni fa di ubicare la centrale in quell'area, oggi tale scelta non trova una sua giustificazione. L'orimulsion, il combustibile con il quale si prevede di alimentare la centrale, per filtrare i fumi dovrà utilizzare 600 mila tonnellate all'anno di calcare; una volta usato, lo si dovrà impacchettare e smaltire per cui alla centrale si dovrà affiancare una nuova attività produttiva per trattare i rifiuti nocivi della combustione. Vi è di più! Si stanno concedendo alla Edison le autorizzazioni per la realizzazione, a pochi chilometri di distanza, di un enorme serbatoio per lo stoccaggio e la distribuzione di gas liquido nell'area del delta del Po. Dunque, viene spontanea una domanda: di questa area cosa intendiamo farne? Un parco industriale energetico o un parco naturale? L'Europa e le regioni Veneto ed Emilia-Romagna hanno scelto: intendono realizzare un parco naturale; l'ENEL e L'Edison vogliono un'area destinata alla produzione di energia; da che parte sta il Governo? Cosa ne pensa il ministro dell'ambiente?
Siamo convinti della necessità di mettere in campo scelte che, gradualmente, restituiscano a quell'area la sua vocazione naturale. Dunque, l'emendamento da noi presentato propone che in aree di particolare pregio si proceda all'ambientalizzazione ma si dica, fin d'ora, al gestore e agli enti locali di operare d'intesa con i ministri interessati per la dismissione della centrale una volta rientrati nei costi economici dell'investimento, individuando all'interno delle regioni interessate nuove ubicazioni per garantire, comunque, il fabbisogno energetico del paese.
Il fatto che la Commissione, i relatori e il Comitato dei diciotto abbiano manifestato la disponibilità ad esprimere parere sul nostro emendamento a condizione che sia riformulato ci induce a dichiararci favorevoli a questa riformulazione (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Frigato. Ne ha facoltà.
GABRIELE FRIGATO. Signor Presidente, vorrei apporre la mia firma a questo emendamento, il quale, tra l'altro, è segno di come si sia lavorato nelle Commissioni, un lavoro sicuramente positivo che ha cercato di coniugare, come ricordava il presidente Tabacci, una valutazione di tipo generale con le difficoltà e le domande di tipo locale.
Vorrei anch'io sottolineare - come già fatto dal collega Sandri - come le due regioni e le province interessate del Veneto e dell'Emilia-Romagna abbiano scelto di istituire, in quell'area, il parco regionale, che oggi è del Veneto e dell'Emilia-Romagna (probabilmente si tratta di lavorare insieme anche per una migliore definizione di tipo istituzionale).
Il modello di sviluppo al quale facciamo riferimento è quello che pone il valore ambientale al primo posto, dando la possibilità di utilizzarlo in maniera seria ed intelligente in una prospettiva di lungo periodo.
Signor Presidente, mentre chiedo di apporre la mia firma a questo emendamento non posso però non valutare con preoccupazione quanto poc'anzi approvato, cioè l'emendamento Bellotti 1.1. Ho infatti il timore che in questo momento il lavoro svolto nelle Commissioni non abbia più sostanza, perché porre le tre centrali in questione nella cosiddetta riserva strategica, rendendole utilizzabili solo in casi eccezionali, non potrà, dal mio punto di vista, che portare l'ENEL a rinunciare ad ogni significativo e serio investimento di ambientalizzazione. Ciò, in sostanza, significa che questi tre territori, queste tre centrali vedranno, solo per i prossimi due anni, un utilizzo privo di criteri, mentre tutto il resto, purtroppo, si fermerà. Mi domando pertanto anch'io cosa sostanzialmente ci resti da decidere con questo decreto-legge e se sia sostanzialmente utile il prosieguo dei nostri lavori (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grotto. Ne ha facoltà.
FRANCO GROTTO. Signor Presidente, intervengo per porre in evidenza il principio fondamentale presente in questo emendamento che coniuga la produzione di energia con il rispetto dell'ambiente; esso infatti stabilisce che laddove sono presenti impianti termoelettrici che insistono in aree particolarmente delicate (come, ad esempio, il parco del delta del Po), gli stessi vengano dismessi in un tempo stabilito e concordato, con la garanzia che vi sarà comunque energia per il paese.
Succederà così che il territorio sarà a disposizione delle peculiarità che lo contraddistinguono, potendo svilupparsi secondo le proprie potenzialità. Ritengo che questo sia un emendamento importante, nonché l'inizio di una forma di programmazione nella costruzione di impianti termoelettrici, i quali devono considerare - necessariamente - l'esigenza di produrre energia ma anche le esigenze ambientali e quelle del territorio.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sandri 1.41, nel testo riformulato, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
(Segue la votazione).
LUCA BELLOTTI. Signor Presidente, avevo chiesto di intervenire!
PRESIDENTE. Onorevole Bellotti, mi scusi ma non l'avevo vista. Dispongo l'annullamento della votazione in corso. Prego, onorevole Bellotti.
LUCA BELLOTTI. Signor Presidente, intervengo solamente per dire che anch'io intendo apporre la mia firma a questo emendamento che sposa la tesi dei siti particolarmente delicati con le necessità dell'ambiente e la salute dei cittadini.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sandri 1.41 (Nuova formulazione), accettato dalle Commissioni e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 407
Votanti 404
Astenuti 3
Maggioranza 203
Hanno votato sì 401
Hanno votato no 3).
Prendo atto che l'onorevole Perrotta non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Quartiani 1.14, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 399
Votanti 398
Astenuti 1
Maggioranza 200
Hanno votato sì 181
Hanno votato no 217).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Nieddu 1.17, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 402
Maggioranza 202
Hanno votato sì 180
Hanno votato no 222).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Coronella 1.7, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 412
Maggioranza 207
Hanno votato sì 404
Hanno votato no 8).
Prendo atto che l'onorevole Riccardo Conti non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vendola 1.18, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 413
Votanti 412
Astenuti 1
Maggioranza 207
Hanno votato sì 184
Hanno votato no 228).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Vigni 1.44.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Acquarone. Ne ha facoltà.
LORENZO ACQUARONE. Signor Presidente, il mio intervento sarà brevissimo. Parlando sul complesso degli emendamenti, mi ero permesso di dire che, se queste centrali avessero dovuto continuare a funzionare per esigenze produttive, non sarebbe stato giusto fare loro un ulteriore regalo, consentendo di utilizzare un combustibile altamente inquinante.
Dopo l'approvazione dell'emendamento presentato dall'onorevole Bellotti, il discorso diventa ancora più serio. Infatti, se queste centrali verranno utilizzate solo nel momento in cui vi è un eccessivo bisogno motivato (qui si dovranno vedere le motivazioni che l'ENEL offrirà, perché dovrà fare riferimento al complessivo fabbisogno; ma questo problema riguarderà il futuro), mi sembra grave che una centrale che va in riserva debba ottenere un favore rispetto a quelle che funzionano ordinariamente.
Ho sentito dire da qualcuno che non ci si deve preoccupare del tipo di combustibile utilizzato; l'importante è che vengano rispettate le linee guida o, quanto meno, che non venga aggravato l'inquinamento, con la emissione e la immissione di sostanze nell'atmosfera; ma non è così.
Abbiamo recepito, infatti, alcune direttive comunitarie che, quindi, fanno parte del nostro ordinamento (ne farebbero parte ugualmente, perché si tratta, peraltro, di direttive autoreferenziate ossia self executive): mi riferisco alla direttive in materia di rifiuti, a quella del 1975, a quella del 1991 ed a quella sulla IPCC del 1996 che affermano che si può utilizzare come combustibile il residuo rifiuto, purché esso non crei ulteriori problemi di smaltimento.
Come è emerso dalla discussione - ma sembra che sia di comune esperienza - il residuo secco che deriva dalla combustione dell'orimulsion determina una situazione ancora più grave di quella che si potrebbe creare con lo smaltimento di questo olio (che poi è prodotto soltanto dal Venezuela e chissà perché dobbiamo acquistarlo da questo paese, quando il Mediterraneo è ricco di olio combustibile).
Per questa ragione appoggio l'emendamento Vigni 1.44 nella parte in cui vieta l'utilizzazione del combustibile orimulsion.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Panattoni. Ne ha facoltà.
GIORGIO PANATTONI. Signor Presidente, mi sembra paradossale che si proceda nella discussione di questo provvedimento, perché cambia completamente la
mappa di produzione dell'energia. È molto probabile che queste tre centrali corrano il rischio di essere chiuse perché economicamente non convenienti e noi stiamo discutendo di regole applicative e di come potrebbero funzionare; stiamo discutendo di qualcosa che non c'è.
Credo che il Governo dovrebbe prendere atto di ciò, anche perché si tratta di un bene nazionale e credo che, in qualche maniera, sia giusto, rispetto ad un'indicazione di utilizzo, cominciare a valutare un'ipotesi di dismissione e non di utilizzo di queste centrali.
Dopodiché, tutto l'impianto - come giustamente faceva notare l'onorevole Tabacci - si regge su alcuni presupposti che non sono affatto verificati. Varrebbe, quindi, la pena che, da questo punto di vista, si svolgesse una valutazione più approfondita.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vigni 1.44, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 414
Maggioranza 208
Hanno votato sì 187
Hanno votato no 227).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Realacci 1.20, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 408
Maggioranza 205
Hanno votato sì 176
Hanno votato no 232).
Prendo atto che l'onorevole Mondello non è riuscita a votare.
Chiedo al relatore per la X Commissione di dare contezza della riformulazione relativa all'emendamento Realacci 1.21.
STEFANO SAGLIA, Relatore per la X Commissione. Dopo le parole «dovrà garantire» inserire le parole: «al termine degli interventi di adeguamento e di miglioramento ambientale».
PRESIDENTE. Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione proposta dal relatore.
ERMETE REALACCI. Sì, signor Presidente.
Quello in esame è uno degli emendamenti migliorativi che viene introdotto con il consenso delle Commissioni in un decreto-legge i cui connotati negativi sono stati illustrati da molti colleghi. Vorrei dire al collega Tabacci che questo decreto-legge, al pari di altre scelte compiute, implica un ragionamento generale sulla politica energetica. Infatti, quanto finora è stato fatto - penso anche al decreto sbloccacentrali - rischia di ricadere sul territorio per l'assenza di programmazione e di idee. Capisco benissimo che queste non possano piegarsi ai particolarismi delle singole zone, ma sono necessari criteri generali che non sono sicuramente rispettati da questo decreto-legge. Esso, infatti, impedisce il rispetto di una legge, da tempo fissata, che dava garanzia ad alcune popolazioni di sicurezza ambientale e sanitaria.
È chiaro che su questa strada non si può andare avanti. Vi sono impegni a livello internazionale e vi è la necessità di dare garanzie agli enti locali, alle regioni ed alle popolazioni con riferimento all'ambiente ed agli aspetti sanitari. Dunque, considero il dibattito che si è svolto su questo provvedimento come un invito ad esaminare in futuro con maggiore serietà la politica energetica.
Vi è un provvedimento che la Camera sarà presto chiamata a discutere che contiene
alcuni elementi bizzarri. Penso, ad esempio, al fatto che nella stesura attuale si prevede che l'acqua carbone venga considerata una fonte rinnovabile, cosa che, come potete immaginare, costituirebbe una grande innovazione nel panorama mondiale. Credo che su tutta questa materia sia necessaria una discussione più serena e meno affannata di quella che si è svolta su questo decreto-legge che abbiamo cercato solo di mitigare con il lavoro svolto in Commissione.
FRANCO GROTTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCO GROTTO. Signor Presidente, chiedo di sottoscrivere l'emendamento Realacci 1.21.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Realacci 1.21, nel testo riformulato, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 419
Votanti 418
Astenuti 1
Maggioranza 210
Hanno votato sì 416
Hanno votato no 2).
Avverto che sono preclusi gli emendamenti Quartiani 1.22 e Realacci 1.23, gli identici emendamenti Quartiani 1.24 e Grotto 1.25 e l'emendamento Vendola 1.27.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lion 1.35, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 411
Maggioranza 206
Hanno votato sì 184
Hanno votato no 227).
Passiamo all'emendamento Bellotti 1.2.
Chiedo all'onorevole Bellotti se acceda all'invito al ritiro formulato dal relatore.
LUCA BELLOTTI. Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grotto 1.30, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 412
Votanti 411
Astenuti 1
Maggioranza 206
Hanno votato sì 180
Hanno votato no 231).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lion 1.36, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Ciascuno voti per sé!
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 408
Votanti 407
Astenuti 1
Maggioranza 204
Hanno votato sì 181
Hanno votato no 226).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Nieddu 1.31, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 390
Maggioranza 196
Hanno votato sì 181
Hanno votato no 209).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vendola 1.32, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 392
Maggioranza 197
Hanno votato sì 179
Hanno votato no 213).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Quartiani 1.33, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 394
Votanti 392
Astenuti 2
Maggioranza 197
Hanno votato sì 387
Hanno votato no 5).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vigni 1.46, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Onorevoli colleghi, ognuno voti per sé.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 380
Maggioranza 191
Hanno votato sì 181
Hanno votato no 199).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vigni 1.47, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 394
Votanti 393
Astenuti 1
Maggioranza 197
Hanno votato sì 391
Hanno votato no 2).
Chiedo al relatore per la X Commissione di dare contezza della riformulazione relativa all'emendamento Vigni 1.48.
STEFANO SAGLIA, Relatore per la X Commissione. Signor Presidente, la formulazione che si propone è la seguente: al comma 3, primo periodo, sopprimere le parole da: «le cadenze temporali» fino a: «normativa vigente».
PRESIDENTE. Prendo atto che i presentatori dell'emendamento accolgono la nuova formulazione proposta dal relatore.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vigni 1.48, nel testo riformulato, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 396
Votanti 395
Astenuti 1
Maggioranza 198
Hanno votato sì 391
Hanno votato no 4).
Gli emendamenti Nieddu 1.49 e Vendola 1.50 sono preclusi.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Lion 1.51. Chiedo al relatore per la X Commissione, onorevole Saglia, di rendere nota la riformulazione dell'emendamento in oggetto.
STEFANO SAGLIA, Relatore per la X Commissione. Signor Presidente, la formulazione che si propone è la seguente: al comma 3, primo periodo, dopo le parole: «misurazione e controllo», aggiungere le seguenti: «anche al fine di garantire il costante monitoraggio delle emissioni e della situazione ambientale».
PRESIDENTE. Prendo atto che i presentatori dell'emendamento accolgono la nuova formulazione proposta dal relatore.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lion 1.51, nel testo riformulato, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 404
Maggioranza 203
Hanno votato sì 401
Hanno votato no 3).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Quartiani 1.52, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 397
Votanti 395
Astenuti 2
Maggioranza 198
Hanno votato sì 186
Hanno votato no 209).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lion 1.54, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 400
Votanti 399
Astenuti 1
Maggioranza 200
Hanno votato sì 187
Hanno votato no 212).
Comunico che della serie di emendamenti a scalare dall'emendamento Lion 1.55 all'emendamento Lion 1.56 porrò in votazione il primo e l'ultimo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lion 1.55, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 397
Maggioranza 199
Hanno votato sì 183
Hanno votato no 214).
Prendo atto che l'onorevole Brusco non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lion 1.56, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 398
Maggioranza 200
Hanno votato sì 182
Hanno votato no 216).
STEFANO SAGLIA, Relatore per la X Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STEFANO SAGLIA, Relatore per la X Commissione. Signor Presidente, a questo punto le vorrei chiedere una sospensione dei nostri lavori per circa 10 minuti per poter riunire il Comitato dei nove, al fine di coordinare un intervento ulteriore rispetto all'emendamento precedentemente approvato.
PRESIDENTE. Sta bene. Sospendo allora la seduta per dieci minuti.
La seduta, sospesa alle 18,25, è ripresa alle 18,40.
PRESIDENTE. Avverto che le Commissioni hanno presentato l'emendamento 1.200, in ordine al quale il termine per i subemendamenti è fissato per le 19.
Passiamo all'emendamento Bellotti 1.3.
Chiedo all'onorevole Bellotti se acceda all'invito al ritiro formulato dal relatore.
LUCA BELLOTTI. Sì, signor Presidente, lo ritiro.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gamba 1.6, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 288
Votanti 285
Astenuti 3
Maggioranza 143
Hanno votato sì 283
Hanno votato no 2
Sono in missione 63 deputati).
Prendo atto che gli onorevoli Carbonella e Realacci non sono riusciti a votare e che avrebbero voluto esprimere voto contrario.
Prendo atto che l'onorevole Grotto ha sbagliato e che voleva esprimere voto contrario.
Avverto che gli emendamenti Vigni 1.60, Lion 1.61 e Realacci 1.64 sono preclusi.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grotto 1.66, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 304
Maggioranza 153
Hanno votato sì 119
Hanno votato no 185
Sono in missione 63 deputati).
Prendo atto che gli onorevoli Grotto e Cusumano non sono riusciti a votare e che avrebbero voluto esprimere voto favorevole.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vigni 1.81, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 318
Maggioranza 160
Hanno votato sì 125
Hanno votato no 193).
Prendo atto che gli onorevoli Grotto e Cusumano non sono riusciti a votare e che avrebbero voluto esprimere voto favorevole.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Quartiani 1.82, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 337
Votanti 336
Astenuti 1
Maggioranza 169
Hanno votato sì 138
Hanno votato no 198).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Nieddu 1.84, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 348
Maggioranza 175
Hanno votato sì 148
Hanno votato no 200).
Comunico che della serie di emendamenti a scalare, dall'emendamento Bellotti 1.4 all'emendamento Vendola 1.86, porrò in votazione il primo e l'ultimo.
Prendo atto che l'onorevole Bellotti non accede all'invito al ritiro del suo emendamento 1.4 formulato dal relatore.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bellotti 1.4, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 347
Votanti 346
Astenuti 1
Maggioranza 174
Hanno votato sì 147
Hanno votato no 199).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vendola 1.86, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 357
Votanti 356
Astenuti 1
Maggioranza 179
Hanno votato sì 157
Hanno votato no 199).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grotto 1.88, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 364
Votanti 363
Astenuti 1
Maggioranza 182
Hanno votato sì 163
Hanno votato no 200).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Realacci 1.89, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 334
Maggioranza 168
Hanno votato sì 139
Hanno votato no 195).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lion 1.90, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 366
Maggioranza 184
Hanno votato sì 163
Hanno votato no 203).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Quartiani 1.91, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 378
Maggioranza 190
Hanno votato sì 168
Hanno votato no 210).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vendola 1.92, accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 382
Votanti 379
Astenuti 3
Maggioranza 190
Hanno votato sì 367
Hanno votato no 12).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Nieddu 1.95, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 385
Votanti 384
Astenuti 1
Maggioranza 193
Hanno votato sì 169
Hanno votato no 215).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Realacci 1.97, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 382
Maggioranza 192
Hanno votato sì 171
Hanno votato no 211).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Quartiani 1.99, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 388
Votanti 386
Astenuti 2
Maggioranza 194
Hanno votato sì 172
Hanno votato no 214).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Realacci 1.101, Vendola 1.102, Grotto 1.103 e Vigni 1.104, non accettati dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 390
Maggioranza 196
Hanno votato sì 172
Hanno votato no 218).
Passiamo all'emendamento Bellotti 1.5.
Chiedo all'onorevole Bellotti se acceda all'invito al ritiro formulato dal relatore.
LUCA BELLOTTI. Sì, signor Presidente, lo ritiro.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Nieddu 1.100, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 394
Maggioranza 198
Hanno votato sì 176
Hanno votato no 218).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lion 1.105, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 389
Maggioranza 195
Hanno votato sì 174
Hanno votato no 215).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vigni 1.106, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 392
Maggioranza 197
Hanno votato sì 177
Hanno votato no 215).
Passiamo all'emendamento Vigni 1.107.
Chiedo al relatore per la X Commissione di rendere nota la riformulazione dell'emendamento Vigni 1.107.
STEFANO SAGLIA, Relatore per la X Commissione. Signor Presidente, il testo del presente emendamento viene così riformulato: «Qualora gli interventi di adeguamento ambientale non fossero completati entro il termine di cui al comma 4, la centrale potrà essere esercita al 50 per cento della potenza non adeguata nei
sessanta giorni successivi e al 25 per cento negli ulteriori sessanta giorni. Trascorso tale periodo senza che i lavori siano stati portati ad una fase adeguata di realizzazione, pari ad almeno il 50 per cento degli interventi previsti, il ministro delle attività produttive, d'intesa con il ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, il ministro della salute e la regione interessata, procede all'immediata chiusura della centrale, ovvero ad adottare le necessarie misure urgenti volte a contemperare le esigenze di tutela ambientale con quelle della sicurezza ed efficienza della rete elettrica nazionale, addebitando gli oneri al proprietario.».
PRESIDENTE. Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione proposta dal Governo.
MICHELE VIANELLO. Signor Presidente, questo è uno degli emendamenti migliorativi. Vorrei far presente all'Assemblea che nel testo del provvedimento licenziato dal Senato non era prevista alcuna forma di penalizzazione per il gestore della centrale che non avesse svolto i lavori di ambientalizzazione. Ora, stiamo parlando di tre centrali che sono fuori dai parametri individuati dalle normative italiane e comunitarie. Insisto: nel decreto-legge, così com'era stato concepito, non era prevista alcuna penalizzazione nel caso in cui i gestori delle tre centrali non avessero svolto i lavori di ambientalizzazione.
Abbiamo cercato di introdurre questo meccanismo che fornisce al Governo, da un lato, e agli enti locali, dall'altro, il potere di intervenire attraverso forme che possono andare dalla chiusura della centrale ad un intervento sostitutivo, addebitando interamente al proprietario della centrale i costi di ambientalizzazione.
Riteniamo che anche questo sia uno degli strumenti che, oggi, un Governo moderno si dà per intervenire e per garantire soprattutto le popolazioni.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grotto. Ne ha facoltà.
FRANCO GROTTO. Signor Presidente, intervengo soltanto per chiedere di apporre la mia firma all'emendamento Vigni 1.107.
PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Grotto.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vigni 1.107, nel testo riformulato, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 404
Votanti 388
Astenuti 16
Maggioranza 195
Hanno votato sì 374
Hanno votato no 14).
A questo punto, dovremmo sospendere i lavori per dieci minuti, in attesa che scada il termine per la presentazione dei subemendamenti all'emendamento 1.200 delle Commissioni.
ELIO VITO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ELIO VITO. Signor Presidente, mi permetterei di consigliarle di valutare la situazione. Ferma restando la valutazione autonoma che i gruppi esprimeranno sull'emendamento presentato dalle Commissioni, se non si è manifestata la volontà di presentare subemendamenti - visto che se ne è discusso -, forse potremmo procedere all'esame e alla votazione dell'emendamento. Resta fermo che ognuno vota come ritiene.
PRESIDENTE. Onorevole Elio Vito, sono d'accordo con lei.
Qui siamo in un'Assemblea plenaria. Se siamo tutti d'accordo sul fatto che si rinunci alla presentazione di subemendamenti, passiamo all'esame dell'emendamento 1.200 delle Commissioni. Se nessuno manifesta un'intenzione contraria - ma io so che nessuno ha una intenzione contraria, possiamo passare, come suggerito dall'onorevole Elio Vito, all'esame dell'emendamento 1.200 delle Commissioni.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Realacci. Ne ha facoltà.
ERMETE REALACCI. Signor Presidente, vorrei che avessimo ben chiaro che quello che stiamo facendo, probabilmente, dal punto di vista del nitore formale parlamentare è praticabile ma, dal punto di vista del senso, è una smentita del voto che il Parlamento ha precedentemente espresso. Infatti, prevedere come clausola di dissolvenza, rispetto all'emendamento Bellotti 1.1, un aumento dello 0,1 per cento all'anno di domanda elettrica è come dire che l'emendamento Bellotti 1.1 non è stato approvato da questo Parlamento. Credo che negli ultimi trent'anni non ci sia mai stato un anno in cui la domanda elettrica italiana non sia aumentata almeno dello 0,1 per cento. Viene, quindi, scelta una via formale per correggere un voto che questo Parlamento ha espresso.
È chiaro che noi voteremo contro l'emendamento 1.200 delle Commissioni, perché esso è in contraddizione con il voto che abbiamo espresso precedentemente. Oltretutto, si tratta di un emendamento che svela la contraddittorietà di questo provvedimento, che è stato predisposto, sostanzialmente, per permettere il mantenimento in funzione di tre vecchie centrali, contro la legge attualmente in vigore. È chiaro anche - e lo dico ai colleghi - che non possiamo essere schizofrenici: da molte parti del paese emergono dati sugli effetti sanitari e ambientali dell'inquinamento e in questo Parlamento c'è un'ampia sensibilità sull'argomento; tuttavia, quando si tratta di mettere mano a linee di politica industriale ed energetica che consentano di dare segnali chiari non soltanto nel campo energetico ma anche nel campo delle attività produttive, dell'innovazione tecnologica, dell'abbattimento degli inquinanti e della riduzione dei consumi di CO2, il nostro Parlamento opera in maniera contraddittoria.
In alcune delle centrali in esame, da tempo era stato promesso alla popolazione ed agli enti locali un comportamento diverso da quello che questo decreto-legge si appresta a consentire alle società proprietarie degli impianti in questione. L'unica cosa che c'è da augurarsi - lo dico a futura memoria - è che ci sia in futuro una sede per poter avere una politica energetica degna di questo nome, che non sovraccarichi casualmente il territorio di impianti, che non tenga in vita impianti vecchi per i quali da tempo si sapeva che avrebbero dovuto rispettare la legge ma non si è operato in questa direzione. Ci auguriamo che in qualche maniera ci sia una maggiore responsabilità nel tener conto che poi queste scelte rappresentano anche un segnale di corruzione del nostro apparato produttivo che può abituarsi - penso a quanto abbiamo fatto per Gela, a quanto è accaduto a Priolo e a quanto sta accadendo a Marghera -, d'ora, ora e in futuro, alla pessima abitudine di correggere, con accordi politici o con relazioni istituzionali, politiche che sono fissate dalla legge, che sono iscritte anche in una linea di tendenza che il nostro paese, come l'Unione europea, da tempo sta cercando di portare avanti.
Per tutti questi motivi, pur comprendendo le contraddizioni che si sono create nell'esame di questo decreto-legge, noi in ogni caso voteremo contro questo emendamento che ci auguriamo venga respinto dall'aula.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, mi rivolgo anche a lei perché, pur non pensando di poter interpretare la sua alta funzione, francamente, con un minimo di esperienza parlamentare, mi pare che un
emendamento di questo genere sia totalmente e radicalmente inammissibile. Siamo di fronte ad un capovolgimento in corso ad opera di una volontà espressa indubitalmente con un voto da parte dell'Assemblea. Abbiamo prima assistito ad alcune peripezie semantiche di qualche collega che voleva sostenere che il termine «eccezionali» voleva dire «normali». Un intervento, come dire, non si nega a nessuno, come la croce del cavaliere. Oggi, invece, siamo di fronte ad un emendamento scritto, che è una porcheria ed una vergogna (Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)! Urlate pure quanto volete, ma vi sfido a verificare quante volte il discostamento di previsione sia nella misura così minimale come voi l'avete fissata allo 0,1 per cento.
È chiaro che qui siamo di fronte ad una restaurazione illegittima del testo che, invece, è stato cassato dall'aula. Infatti, «casi eccezionali», signor Presidente - mi rivolgo a lei, a chi lo posso dire altrimenti? -, non vuol dire il discostamento dello 0,1 per cento né vuol dire la normalità. Vuol dire che le centrali vengono messe nella riserva strategica e vengono riattivate solo ed esclusivamente in casi eccezionali. È una contraddizione, onorevole Tabacci? Risolvetela, se siete capaci. Lo farete al Senato? Può darsi, ma certamente non si può fare questa cosa dentro quest'aula in tale maniera.
Signor Presidente, se lei considera ammissibile questo emendamento e se questo emendamento passa, siamo di fronte allo stravolgimento delle regole più ovvie e più normali di un dibattito parlamentare, che parte da un certo testo per arrivare poi a delle modificazioni, le quali evidentemente comportano dei cambiamenti che sono quelli che sono. Ma se ogni modificazione è fatta surrettiziamente e con una furbizia, diciamo così, da avanspettacolo, viene modificata in corso d'opera, magari reprimendo il collega che nella maggioranza aveva proposto quell'emendamento, allora abbiamo finito e, francamente, ce ne possiamo anche andare (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Polledri. Ne ha facoltà.
MASSIMO POLLEDRI. Signor Presidente, il gruppo della Lega nord Padania voterà a favore di questo emendamento che è estremamente importante. Il collega Alfonso Gianni giustamente dice che questo in qualche modo contraddice l'emendamento in ordine della riserva. Si tratta di una disponibilità e di una possibilità di questo Parlamento.
Se questo Parlamento, questa maggioranza, in qualche modo, intendono correggere il tiro, credo ne abbiano il legittimo diritto.
NICHI VENDOLA. Al Senato, non qui alla Camera!
MASSIMO POLLEDRI. Pertanto, se il centrosinistra voterà contro l'emendamento in questione, l'Assemblea si potrà esprimere. Questo, comunque, è un emendamento indispensabile, necessario e chiediamo sia approvato dalla maggioranza; altrimenti, questo provvedimento, di fatto, non avrebbe nessuna ragione di esistere.
Il gestore della rete ci dice che se questi impianti chiudono da Ancona fino a Venezia noi dobbiamo chiudere il sistema elettrico. Se non ci interessava niente, allora avremmo dovuto mettere da parte il decreto-legge, ma visto che sussistono le condizioni d'emergenza per il sistema elettrico nazionale il provvedimento precedente ha rappresentato un intervento improvvido. Infatti, voglio vedere se l'ENEL od altri soggetti privati procederanno all'ambientalizzazione nel caso in cui gli impianti verranno messi nella riserva: risulta evidente che ciò non succederà. Pertanto, per il rispetto dell'ambiente e del paese invitiamo i colleghi della maggioranza a votare a favore di questo emendamento.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, i colleghi Alfonso Gianni e Polledri, in qualche modo, hanno chiamato in causa la Presidenza. Non è compito mio entrare nel
merito delle questioni: non posso censurare il merito dell'emendamento presentato dalle Commissioni. Quest'ultimo, sotto il profilo formale, si presenta come interpretativo della norma di cui al comma 1 dell'articolo 1. Il giudizio politico che l'Assemblea formula può essere quello che ciascun gruppo ritiene di esprimere, ma la Presidenza non può che intenderlo come tale; non vedo cosa di diverso oggi si possa fare.
RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, mi creda, ci troviamo di fronte ad un problema molto delicato. Con la presentazione di questo emendamento da parte delle Commissioni abbiamo di fronte il tentativo di interpretare quanto - in riferimento al comma 1 - è stato deciso dall'Assemblea qualche minuto fa.
Signor Presidente, non è un caso che questo emendamento sia stato presentato adesso. Si sono già verificate delle interruzioni nell'ambito del Comitato dei diciotto e nessuno ha fatto presente la questione. Non si tratta di un problema di valutazione politica, infatti si può essere d'accordo o meno; in ogni caso, proprio perché questo emendamento è interpretativo, ed è sopraggiunto a seguito dell'approvazione di un altro emendamento da parte dell'Assemblea, questa interpretazione annulla quanto in precedenza l'Assemblea aveva votato (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e di Rifondazione comunista).
In questo modo, si rende nullo un voto dell'Assemblea. Colleghi, il problema è delicato da un punto di vista di principio, perché se vi è stata una regola che ha creato anche grandi problemi su alcuni provvedimenti del passato - nell'ambito della vita parlamentare -, se ne è preso atto e si è cercato di porvi rimedio. Si è proceduto attraverso la trasmissione in tempi celeri del provvedimento all'altro ramo del Parlamento, l'eventuale correzione e quant'altro era necessario fare in questi casi. Comunque, mai, a mia memoria, si è proceduto attraverso la riforma di una decisione assunta pochi minuti prima all'interno del solito testo. Questo principio non è da noi condiviso nella maniera più assoluta e le decisioni che verranno prese non ci lasceranno indifferenti anche rispetto al nostro atteggiamento nei riguardi del decreto-legge. Signor Presidente, lo voglio dire con estrema franchezza: noi su questo provvedimento avevamo - in un rapporto di collaborazione - trovato un modo per superare le difficoltà concernenti il contenuto, pur avendo espresso su di esso un parere contrario. In ogni caso, i miglioramenti apportati ci stavano indirizzando verso alcune valutazioni.
Con l'approvazione dell'emendamento Bellotti 1.1 - è stato anche ammesso - si sono creati alcuni problemi. Con attenzione posso anche valutare positivamente - lo ripeto - alcune affermazioni, il merito e le ricadute delle medesime, ma siamo di fronte ad un problema diverso. L'Assemblea si accinge a votare, assumendo una decisione che annulla una votazione precedente; per cui invito tutti i colleghi, in modo particolare lei, Presidente, prima di porre in votazione il suddetto emendamento, ad una riflessione collettiva sulle possibili conseguenze e sui precedenti che si possono creare in merito ad una questione del genere (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
LORENZO ACQUARONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LORENZO ACQUARONE. Signor Presidente, scusi, ma mi rivolgo a lei. Lei sa quanta stima io nutra per lei, per le sue doti (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania)... Siamo amici da tanti anni. Ho apprezzato le sue doti di imparzialità. Noi in questa sede, per una questione che può essere rimediata facilmente
attraverso la trasmissione del provvedimento al Senato, creiamo un precedente pericolosissimo.
Con l'emendamento Bellotti 1.1 è stato previsto il ricorso alle centrali solo in casi eccezionali per evitare che manchi la continuità, mentre successivamente si afferma che il problema della continuità esiste in un caso infinitesimale. Si tratta chiaramente dell'annullamento dell'emendamento Bellotti 1.1. Non mi interessa questa questione, ma il fatto che si creerebbe in questo modo un precedente che sarebbe, a mio avviso, pericolosissimo: di fatto, ammettendo questo emendamento, lei ammette il principio che l'Assemblea possa annullare una deliberazione precedentemente espressa. Vi è tutto il tempo per risolvere la questione, attraverso la trasmissione del provvedimento al Senato ed il successivo riesame da parte della Camera; è un problema facilmente risolvibile. Non crei, signor Presidente, un precedente così pericoloso (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Verdi-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lion. Ne ha facoltà.
MARCO LION. Signor Presidente, noi esprimeremo certamente un voto contrario sull'emendamento 1.200 delle Commissioni, sostenuto dalla maggioranza, perché il problema politico significativo non è - credo - tanto quello che ha definito l'emendamento del collega di Alleanza nazionale; è la spia di una situazione ormai insostenibile nelle tre aree interessate da questa centrale che è trasversale ai credo politici di tutti i cittadini che vi abitano. Quell'emendamento era, quindi, significativo del fatto che non possono esistere in questa nazione cittadini di serie B a cui viene attribuita un'area malsana.
Non è possibile che, dopo dodici anni, tre centrali non si siano adeguate alle norme dello Stato. Pertanto, è logico che, in questa situazione, occorre pensare se sia questa la metodologia con cui un Parlamento, uno Stato deve affrontare problemi delicati come la tutela della salute dei cittadini o la gestione dell'energia del nostro paese.
Si sta procedendo per emergenze, a pezzi e bocconi come, ad esempio, con il precedente decreto-legge sblocca centrali, un decreto-legge salva centrali. In realtà, non esiste una linea di intervento chiara da parte di questo Governo. Non è possibile fare regali ad alcune aziende di questo tipo. Non è possibile - alcuni colleghi del Senato, anche di maggioranza, lo hanno affermato nel corso della discussione del provvedimento - che il suddetto disegno di legge sia stato varato per fare un favore all'ENEL. Il Parlamento credo abbia altri compiti, un altro ruolo ed un'altra dignità ed utilizzare questi metodi oppure presentare emendamenti come questi non solo sfiora il ridicolo, ma è un fatto gravissimo.
C'è un problema di equità nei confronti dei cittadini e vi sono tre realtà del nostro territorio nazionale che vivono da più di vent'anni una situazione precaria dal punto di vista ambientale e della tutela della propria salute. Le risposte che noi dobbiamo dare devono essere risposte certe: dobbiamo sapere se questi impianti verranno finalmente ambientalizzati e quando effettivamente chiuderanno. Dobbiamo sapere quale sarà la strategia della nostra nazione rispetto al comparto energetico. Questa strategia evidentemente non c'è o, se c'è, è legata a vecchie logiche, quali quelle dell'inizio dello scorso secolo dell'elettrificazione selvaggia. Mi sembra che in questo Stato, ora governato da un centrodestra che si dice liberale, si perseguano in realtà logiche molto più vicine a quelle dei soviet che a quelle di uno Stato di diritto. Rispetto a questo, dobbiamo assolutamente dare dei segnali. In quest'aula è stato dato un segnale dai colleghi della maggioranza, un segnale chiaro nel senso che non si può più procedere in questo modo. Verificheremo se questo emendamento sarà in grado di mettere a posto le cose: a mio avviso il decreto-legge
è di dubbia costituzionalità sotto il profilo dei requisiti della straordinaria necessità ed urgenza.
Credo che l'Assemblea dovrebbe respingere l'emendamento 1.200 delle Commissioni in modo da poter portare all'esame del Senato un decreto-legge che abbia un senso, anche grazie ad emendamenti che sono stati comunque approvati e grazie al segnale che ci è stato dato con il primo emendamento approvato; ciò significa che anche dentro quest'aula arrivano la voce ed il rincrescimento di tanti cittadini che vivono situazioni precarie per la propria salute. Essi chiedono da parte dello Stato risposte certe e non ennesimi condoni fatti sulla propria pelle (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo).
BRUNO TABACCI, Presidente della X Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRUNO TABACCI, Presidente della X Commissione. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei rapidamente ricostruire il lavoro svolto in sede di Comitato dei diciotto nella giornata di oggi e nei giorni trascorsi nell'ambito delle Commissioni riunite. Siamo arrivati ad un'intesa politica sul merito, dopo aver discusso abbastanza a lungo su questioni che forse l'Assemblea non ha potuto approfondire. Vi assicuro che quando ci siamo incontrati mezz'ora fa nel Comitato dei diciotto non avevamo la sensazione che stavamo compiendo un qualsivoglia misfatto; anzi, abbiamo ritenuto di raggiungere davvero la volontà che oggi il Parlamento ha espresso. Tra la sostanza e la forma, anche se mi rendo conto che sono stati fatti rilievi in ordine alla forma rispetto ai quali...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, possiamo trasformare tutto in una grande questione di polemica politica. Poiché stiamo esaminando un decreto-legge, questa è oggettivamente una situazione di difficoltà. Vi devo anche dire, dal momento che non sono un esperto del settore, che non so neanche in che misura il Presidente della Camera riesca a sciogliere un nodo che pone anche l'approfondimento di aspetti tecnici che, per quanto mi riguarda, ho difficoltà ad approfondire. Dato tuttavia che il ragionamento dell'onorevole Tabacci, a mio avviso, sta entrando nel merito politico, anche nel rapporto del lavoro che si è svolto, se prestiamo attenzione e cerchiamo di trovare una soluzione, forse è un bene per tutti. Non si tratta di fare...
FRANCESCO GIORDANO. È un problema di procedura!
PRESIDENTE. Ho capito, onorevole Giordano. Stiamo cercando di approfondire il problema della procedura. Le interessa o invece pensa che i nodi vadano comunque sciolti per il gusto di scioglierli, magari facendo danni ulteriori? Mi sembra che dovrebbe essere una questione che interessa tutti, se lo spirito è quello della collaborazione. La prego di proseguire, onorevole Tabacci.
BRUNO TABACCI, Presidente della X Commissione. Il Presidente ha contribuito a spiegare bene le cose. La sostanza è molto semplice: c'è questo decreto-legge sul quale i punti di vista erano molto diversi. Abbiamo lavorato in Commissione per trovare un punto d'approdo possibile, accogliendo emendamenti che, per riconoscimento generale, erano utili al miglioramento del provvedimento nel suo complesso.
Questa è la sostanza politica; ognuno ha fatto la sua parte. Nel corso del dibattito - io lo ho dichiarato pubblicamente - si è verificato un incidente di percorso; come tale lo abbiamo inteso e, come maggioranza, ce ne siamo fatti carico. Non stiamo ribaltando un emendamento che è venuto dall'opposizione, non si sa per quali motivi! Questa è la sostanza politica, quindi non è stato inferto alcun vulnus nei confronti di decisioni che sono state assunte a seguito dell'approvazione di un emendamento presentato, ad esempio, dal
collega Acquarone, perché allora ce ne vergogneremmo. Si tratta di un'altra cosa.
Si parla della forma. Ma scusate: lo avete letto l'emendamento? L'emendamento fa riferimento a «casi eccezionali» - che non sono definiti; è chiaro? - «per evitare soluzioni di continuità nella copertura del fabbisogno energetico». Questo emendamento uno lo può giudicare politicamente come vuole; ma, sul piano della forma, entra nel merito di questo, non va oltre e credo che abbiamo il dovere di interpretare questi casi eccezionali. Si dice: ma è risibile. No, è qualcosa che sta all'interno del contesto del dibattito!
Noi non abbiamo invaso il campo, non abbiamo prodotto lacerazioni rispetto alle intese che abbiamo raggiunto con grande fatica e credo che non si debba portare la polemica oltre un certo limite, perché non è vero che questo complichi rispetto ai precedenti. Anche se sono stato poco alla Camera, ricordo che talvolta, nel passato, questo meccanismo è stato utilizzato; non è vero che non vi siano precedenti. E comunque ci troviamo all'interno di un emendamento possibile; si tratta di chiarire la portata dei casi eccezionali.
Il collega Acquarone, che è un esperto di queste cose, magari troverà il modo di fare una battaglia di natura professionale. Però credo che, sul piano politico, oggi dobbiamo essere messi nella condizione di trasmettere al Senato un decreto-legge sul quale sentiamo di poter convenire, avendo la coscienza in pace. Non possiamo inviare al Senato un provvedimento rispetto al quale è stato spiegato che si votava qualcosa su cui forse sarebbe stato bene che tutte quelle lucette rosse non fossero comparse sul tabellone! Si è verificato questo e ognuno vota come vuole; ma terrei distinta la questione politica dalla questione formale. La questione politica ha avuto una sua risposta e - da quel che ha detto il Presidente - anche la questione formale la ha.
PRESIDENTE. Onorevole Tabacci, mi scusi, sono arrivato ad una conclusione. Scusate, non continuo questo dibattito. Vi dico la verità: io non me la sento di dichiarare inammissibile questo emendamento. Però, poiché ritengo che le osservazioni formulate dall'onorevole Innocenti, dal gruppo di Rifondazione comunista e da altri non siano immotivate, chiedo all'onorevole Saglia, all'onorevole Germanà ed ai presidenti delle Commissioni di riunirsi. Per consentire ciò, procederei ad una breve sospensione della seduta.
Vi chiedo - questo è lo spirito di collaborazione che ci deve essere, perché credo che nessuno voglia farli diventare fatti professionali, quando si tratta di un fatto politico - di formulare con maggiore precisione l'emendamento 1.200 delle Commissioni perché credo, francamente, che il riferimento ai casi eccezionali e alle soluzioni di continuità non sia chiarissimo e che il nodo non sia facile da sciogliere.
Pertanto, chiedo al presidente Tabacci e al presidente Armani - che, quando vogliono, riescono a realizzare le convergenze necessarie - di riunire immediatamente il Comitato ristretto. Alle 19,30 riprenderemo i nostri lavori da queste votazioni.
La seduta è sospesa.
La seduta, sospesa alle 19,15, è ripresa alle 19,35.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, è stata posta la questione dell'ammissibilità dell'emendamento 1.200 delle Commissioni in quanto in contrasto con una precedente deliberazione. Al riguardo, rilevo che ci troviamo in una situazione diversa poiché l'emendamento approvato faceva riferimento ad un concetto, quello di caso eccezionale di soluzione di continuità che è suscettibile di una specificazione normativa. In questo senso va l'emendamento delle Commissioni la cui formulazione poteva apparire, peraltro, insufficiente sul piano tecnico.
Da qui l'invito formulato da alcuni colleghi al Presidente della Camera ed il mio invito alle Commissioni ad una nuova formulazione. Ringrazio i membri di maggioranza e di opposizione che ad essa sono pervenuti e la leggo (mi sembra che in questo modo sia molto meglio e che fili
tutto con maggiore precisione): dopo il comma 6, inserire il seguente: «6-bis - Ai fini della definizione del piano di utilizzo di cui al comma 1, primo periodo, il ministro delle attività produttive con proprio decreto individua i casi eccezionali nei quali occorre evitare soluzione di continuità nella copertura del fabbisogno energetico».
Direi che questo è perfetto.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.200 (Nuova formulazione) delle Commissioni, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 373
Votanti 368
Astenuti 5
Maggioranza 185
Hanno votato sì 200
Hanno votato no 168).
Prendo atto che l'onorevole Galvagno non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Avverto che l'articolo aggiuntivo Adduce 1.01 è stato ritirato.
ERMETE REALACCI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ERMETE REALACCI. Signor Presidente, intervengo solo per avvertire che, con riferimento all'emendamento Gamba 1.6, per colpa di noi qui presenti nel Comitato dei diciotto, è stata fornita un'indicazione di voto sbagliata ai gruppi. Vorrei segnalare che sull'emendamento Gamba 1.6 riguardante la centrale di Brindisi il voto dei gruppi della Margherita, dei Democratici di sinistra, di tutta l'opposizione era contrario.
PRESIDENTE. Sta bene. Prendo atto che anche i gruppi Misto-Verdi-l'Ulivo e Misto-Socialisti democratici italiani segnalano il medesimo disguido.
Poiché il disegno di legge consiste in un articolo unico, si procederà direttamente alla votazione finale.
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