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PRESIDENTE. L'ordine del giorno della seduta odierna reca l'audizione dell'avvocato Giovanni Gelsomino.
Avvocato Gelsomino, lei è mai stato sentito da altra autorità istituzionale in merito alla vicenda Telekom-Serbia?
PRESIDENTE. Per favore, vuole declinare le sue generalità?
GIOVANNI GELSOMINO. Mi chiamo Giovanni Gelsomino, sono nato a Roma il 25 febbraio 1955, sono avvocato ed abito in via Emilio Praga, 31, a Roma.
PRESIDENTE. Quale attività lavorativa svolge attualmente, avvocato?
GIOVANNI GELSOMINO. Attualmente sono direttore centrale della holding di un gruppo bancario presente a Roma.
PRESIDENTE. Quali incarichi ha ricoperto all'interno delle società Simest e Finest?
GIOVANNI GELSOMINO. Sono stato responsabile della direzione legale della Simest fino al giugno del 2002 e per un periodo sono stato anche - credo dal 1992 al 1995, dal momento della costituzione della Finest fino al 1995 - consigliere di amministrazione della Finest.
PRESIDENTE. Lei conosce l'avvocato Raffaele Gambardella?
GIOVANNI GELSOMINO. Sì, certamente. È stato direttore generale dalla costituzione della società Simest fino alla fine del 1996.
PRESIDENTE. L'avvocato Raffaele Gambardella è stato da noi sentito il 15 ottobre scorso. Egli ha dichiarato alla Commissione che l'allora ministro del commercio estero Fantozzi lo invitò ad esaminare la possibilità di un'acquisizione di una partecipazione in Telekom-Serbia e, in particolare, a mettersi in contatto con la sua segreteria tecnica, per ottenere gli elementi necessari e, quindi, dare un parere. Lei è a conoscenza di tale episodio?
GIOVANNI GELSOMINO. Ho letto il verbale dell'audizione dell'avvocato Gambardella sul sito Internet e, quindi, ne sono venuto a conoscenza attraverso questa verifica che ho fatto dopo essere stato convocato da questa Commissione.
PRESIDENTE. E le ha provocato qualche ricordo?
GIOVANNI GELSOMINO. Nessun ricordo, perché devo escludere che abbia parlato con me di questa operazione, così come anche per le persone che sono state oltre a me indicate, che, sempre dal verbale dell'audizione, risultano essere l'ingegner D'Aiuto, all'epoca responsabile della direzione investimenti della Simest e attualmente direttore generale della Simest stessa - ho letto anche il verbale della sua audizione di qualche giorno fa - e l'ingegner Perotti, che all'epoca era il responsabile della direzione relazioni esterne e sviluppo della società e attualmente credo sia amministratore delegato della Finworld, la stessa società di cui l'avvocato Gambardella è presidente.
PRESIDENTE. Questo incontro, per sollecitare la sua memoria - chissà che non ci sia qualche brandello di ricordo che, per connessione, potrebbe riferirsi ai fatti -, sarebbe avvenuto a Trieste tra la fine del 1996 e l'inizio del 1997. Non le chiedo di avere memoria storica del fatto, perché lei ha detto che non ne ha notizia, ma questo è un periodo particolare per la vostra società, cioè coincide con un interesse di grandi gruppi, quale potrebbe essere quello di Telecom, ad avvalersi della vostra opera?
GIOVANNI GELSOMINO. Sì, questo senz'altro sì. La Telecom in quel periodo - credo sia un fatto noto - operava, tra l'altro, in concorrenza sui mercati di riferimento, soprattutto europei, con altri gruppi nazionali importanti nel settore delle telecomunicazioni e acquisiva quote di partecipazione soprattutto nel settore della telefonia fissa; quella mobile in quegli anni ancora faceva le prime mosse e, probabilmente, ancora non era stato ipotizzato il grande sviluppo che poi invece la telefonia mobile avrebbe avuto. Quindi, c'era una forte concorrenza sui territori per acquisire quote di riferimento in società di telefonia nazionale di paesi in via di sviluppo ed altri.
Credo di ricordare che noi nel 1995-1996 con il gruppo Telecom abbiamo studiato, elaborato ed anche in parte realizzato una serie di iniziative: una in particolare, Udinet - credo che anche l'ingegner D'Aiuto ne abbia fatto cenno nella sua audizione -, in Uzbekistan, che però poi non si è più realizzata per motivazioni collegate alla operatività successiva dei rapporti con il Governo uzbeko in modo particolare. Un'altra operazione, invece, più piccola, molto limitata, con Telespazio - sempre riferendoci, quindi, all'attività del gruppo Telecom nel suo complesso più esteso - in Romania con la Rartel locale, operazione che invece ha avuto poi successiva esecuzione; noi, come settore legale, prestammo un'attività di assistenza nella predisposizione degli statuti e degli atti societari della società mista italo-rumena. In quella circostanza abbiamo avuto modo di conoscere ed anche di apprezzare la collaborazione con colleghi, dirigenti e funzionari della Telecom, in modo particolare, con il dottor Mancini, all'epoca collaboratore, credo, del dottor Battiato nell'area finanza della Telecom, con la dottoressa Ornella Pastorelli che seguiva le attività legali, inserita nel contesto dell'area finanza della Telecom, nonché con l'ingegner De Padova, che seguiva altre questioni collegate ai progetti. Con questi colleghi dirigenti non abbiamo mai parlato di operazioni in Serbia; sono state esaminate anche altre operazioni, in Zanzibar in modo particolare, ma poi non ci furono le condizioni economico-finanziarie perché la Simest partecipasse. In modo particolare, ricordo anche un incontro con una delegazione, della quale io ero un po' il rappresentante, in cui chiedemmo alla Telecom di rappresentarci un piano organico del proprio sviluppo sui paesi internazionali in modo tale che li potessimo accompagnare in un
contesto condiviso di crescita. Non se ne fece più niente; loro operarono, credo, anche in sud America valutando, esaminando ed anche partecipando a società sudamericane di telefonia.
Quindi, la Simest è stata un partner abbastanza occasionale nello sviluppo e nella crescita di Telecom, anche perché, come sapete - credo lo abbiate acquisito anche da altre audizioni al riguardo -, la Simest era uno strumento prevalentemente orientato a supportare, a sostenere l'internazionalizzazione delle piccole e medie imprese. Occasionalmente era uno strumento utilizzato anche dai grandi gruppi; con la FIAT, ad esempio, abbiamo operato, come Simest, in un'importante iniziativa in Polonia: FIAT Auto Poland a Bielsko-Biala ne è un classico esempio.
PRESIDENTE. Non ci allontaniamo. Lei conosce la Beo-Finest, società mista paritetica tra la Finest di Pordenone, finanziaria pubblica per la cooperazione nell'est europeo, e la Beo Banka, principale istituto di credito commerciale della Jugoslavia?
GIOVANNI GELSOMINO. Non ne ho mai sentito parlare.
PRESIDENTE. L'avvocato Gambardella, nell'audizione di cui le ho fatto cenno, ha dichiarato che qualche mese dopo - considerato l'episodio di Trieste fine 1996-primi 1997, siamo al marzo 1997, quindi c'è una connessione di date abbastanza controllabile - il presidente di Simest, Ruggiero Manciati, gli chiese di lasciare l'incarico di direttore generale di Simest in quanto il Mincomes, nella persona del ministro Fantozzi, non riteneva che sussistesse quel rapporto di fiducia che doveva esserci tra l'azionista e il direttore generale. Le mie domande sono due. Lei sa che l'avvocato Gambardella a questo punto fu invitato, con i modi che si hanno nella pubblica amministrazione o nelle grandi società, ad allontanarsi dall'incarico? O fu una scelta autonoma? Cosa sa lei di questo?
GIOVANNI GELSOMINO. Non mi risultano situazioni che siano state orientate da scelte governative.
PRESIDENTE. Noi abbiamo realizzato una certezza che, ovviamente, distrugge tutta le nostre logiche (ma questa è colpa mia e di quelli che la pensano come me): che la vicenda Telekom-Serbia ha una straordinaria capacità virale, perché appena la si nomina contagia immediatamente riflessi anomali - non mi sto rivolgendo a lei, sto facendo un quadro generale -, sicché sembra strano che ci sia, sul punto, un direttore generale che, improvvisamente, dalla sera al mattino, si allontana e nessuno in questo regno dei balocchi si chiede perché, che cosa sia successo. È sparito, non se ne sa più niente. Siccome non è stato sequestrato, né per fortuna, è morto, ci chiediamo perché. Lei ha avuto notizia del perché mai l'avvocato Gambardella improvvisamente non fu più direttore generale? Se ne discusse, no? Si fecero dei ragionamenti, non dico delle ipotesi, e siccome era possibile, si sarebbe anche potuto chiedere a Gambardella cosa fosse successo. È mai accaduto questo?
GIOVANNI GELSOMINO. Francamente no. Non ricordo di aver mai parlato di questioni afferenti la posizione personale dell'avvocato Gambardella.
PRESIDENTE. Quindi, l'avvocato Gambardella improvvisamente non è più direttore generale e...
GIOVANNI GELSOMINO. È una domanda che dovrebbe essere rivolta al presidente della Simest, più che...
PRESIDENTE. Ma voi siete collaboratori. Lei non è un passante o un cliente della Simest. Si sa che il direttore generale non c'è più e, parce sepulto, passiamo ad altro.
GIOVANNI GELSOMINO. No, non è accaduto repentinamente e drasticamente. Ricordo che c'era stata una preparazione a questa uscita.
PRESIDENTE. Questo stato di sofferenza da cosa dipendeva? Perché certo Gambardella non se ne va senza dare una spiegazione, anche per difendere la sua immagine.
GIOVANNI GELSOMINO. Credo con un rapporto verso il consiglio d'amministrazione della Simest, soprattutto.
PRESIDENTE. Non aveva confidenza con lei Gambardella?
GIOVANNI GELSOMINO. No, anzi. Avevamo ed abbiamo tuttora un rapporto confidenziale, sotto questo profilo. Però di queste vicende, che sono strettamente personali, è difficile parlare pienamente anche con i propri collaboratori più diretti.
PRESIDENTE. Mi scusi: la vicenda di un allontanamento o, comunque, della fine di un rapporto di vertice con un ambiente in cui lei lavora con un ruolo significativo non credo...
GIOVANNI GELSOMINO. Non ero capo del personale.
PRESIDENTE. Capisco, ma non è che la si possa definire come una vicenda personale; c'è una spiegazione. Anche da punto di vista della curiosità, mi consenta, più banale, ci si sarà chiesti: cosa è successo a Gambardella, perché è andato via? Non se ne parlò più?
GIOVANNI GELSOMINO. Credo che l'avvocato Gambardella non sia stato «allontanato». Credo che ci sia stata con questi una trattativa - su sollecitazione, credo, del consiglio di amministrazione, che ha dato mandato al presidente - sulla base della quale sono state definite anche le condizioni economiche. Non c'è stato un allontanamento mediante licenziamento.
PRESIDENTE. Io non le chiedo con quali emolumenti o con quale situazione successiva si sia allontanato Gambardella. Chiedo se, ad un certo punto, si discuta del perché Gambardella, in piena salute funzionale, da un momento all'altro lasci l'incarico; come mai nessuno di voi si chieda cosa sta succedendo! Le chiedo questo perché, così facendo, riabilitate quello che si dice della Sicilia e di certo rango di silenzi che sono sorprendenti. Questo silenzio «sorprendente» si è verificato anche da voi: non se ne è parlato più; Gambardella se ne è andato e «bah, se ne è andato per capricci suoi»...
GIOVANNI GELSOMINO. No, non è questo. In consiglio d'amministrazione, evidentemente, c'è stato - di questo potete chiedere anche al presidente - ...
PRESIDENTE. Lasci perdere il consiglio d'amministrazione; parlo dell'ambiente di lavoro.
GIOVANNI GELSOMINO. L'ambiente di lavoro può fare tante considerazioni, che possono essere considerate chiacchiere. Ma che le questioni fossero collegate ad una direzione generale che il consiglio d'amministrazione della Simest voleva più coerente con quella che probabilmente sarebbe stata, da lì a poco, la mission istituzionale della Simest, che, come sapete, attraverso il decreto legislativo n. 143 ha acquisito anche altri ruoli, altri compiti, quali la gestione delle agevolazioni per...
PRESIDENTE. Poteva restare Gambardella. Chi lo vietava?
GIOVANNI GELSOMINO. Probabilmente, il consiglio d'amministrazione avrà fatto delle valutazioni circa la coerenza della mission originaria rispetto a quella successiva. Quindi c'è stata un'interlocuzione... Io immagino, perché queste cose, ovviamente...
PRESIDENTE. Mi scusi. Noi siamo professionalmente omologhi, perché entrambi esercitiamo la professione forense, anche se poi le esplicitazioni specialistiche sono diverse; perciò le chiedo: lei, al mio posto, farebbe le stesse domane che sto facendo io? È naturale questo silenzio? Si vuole
sapere qualcosa in più, oppure lei crede che si tratti di una curiosità morbosa da parte di questa Commissione?
GIOVANNI GELSOMINO. No, non ritengo che sia una curiosità morbosa, però diventa difficile dare delle risposte che siano collegate a circostanze oggettive e non a valutazioni puramente soggettive.
PRESIDENTE. Le chiedo un'ultima considerazione. Siccome lei ha detto che si fecero delle chiacchiere, elevando le chiacchiere a qualche possibile motivazione, si disse, nel novero di queste chiacchiere, che l'avvocato Gambardella avrebbe pestato autorevoli estremità - volgarizzando: i piedi a qualcuno - laddove si può?
GIOVANNI GELSOMINO. No. Non erano mai state in discussione questo tipo di situazioni. Questo lo escludo nella maniera più categorica.
PRESIDENTE. Era più facile pensare ad un contenzioso Roma-Lazio che ad altro! Benissimo per quanto mi riguarda, io ho finito. Do pertanto la parola ai colleghi, primo trai i quali l'onorevole Vito.
ALFREDO VITO. Lei si occupava di questioni legali all'interno della Simest e della Finest, vero?
GIOVANNI GELSOMINO. No. Nella Simest ero responsabile della direzione legale. In Finest ero un consigliere di amministrazione.
ALFREDO VITO. Quindi, quando queste società acquisivano partecipazioni di altre società le pratiche passavano per gli uffici legali, venivano nel consiglio d'amministrazione, erano ovviamente esaminate.
GIOVANNI GELSOMINO. Certamente.
ALFREDO VITO. In quale periodo è stato nel consiglio d'amministrazione della Finest?
GIOVANNI GELSOMINO. Dal 1993 al 1995 o 1996, non ricordo con esattezza.
ALFREDO VITO. E successivamente?
GIOVANNI GELSOMINO. Successivamente c'è stato un avvicendamento. Dato che, come Simest, noi avevamo una quota di partecipazione nella Finest per conto dello Stato, sostanzialmente, avevamo diritto per statuto alla nomina, originariamente, di due consiglieri; quindi, nel periodo in cui io sono stato membro del consiglio d'amministrazione della Finest ero uno dei consiglieri espressi da Simest, l'altro era l'avvocato Gambardella. Successivamente, per un avvicendamento legato anche all'ingresso di un consigliere d'amministrazione esterno ai dipendenti della società, non sono stato riconfermato nella ricostituzione del consiglio d'amministrazione e quindi è cessata la mia attività presso la Finest. Fine 1995, diciamo.
ALFREDO VITO. Quindi è rimasto solo al servizio legale della Simest.
ALFREDO VITO. Nel novembre 1997 fu fatto un contratto con il quale la Beogradska (una banca serba con sede a Belgrado) e la Finest hanno concluso un'intesa per cui hanno creato una nuova società. Questo deve essere venuto all'esame del consiglio d'amministrazione della Finest e della Simest.
GIOVANNI GELSOMINO. Della Simest sicuramente no. Non ricordo questa operazione. Della Finest non so dirglielo con esattezza...
ALFREDO VITO. Quindi lei esclude che la Simest si sia occupata di questa intesa che era stata raggiunta.
GIOVANNI GELSOMINO. La Simest sicuramente lo escludo. Di questa operazione non si è mai discusso, nemmeno come studio di fattibilità. La Finest di Pordenone non lo posso escludere: non
certamente nel periodo in cui io sono stato consigliere d'amministrazione; successivamente non posso escluderlo. Tuttavia mi sembra un'operazione strana.
ALFREDO VITO. Nel periodo in cui lei è stato nel consiglio d'amministrazione, essendo la società di Pordenone, quindi una zona non lontana dalla ex Jugoslavia, era state fatte altre intese del genere tra la Finest e banche jugoslave?
GIOVANNI GELSOMINO. No, non credo, non ricordo che ci siano state altre operazioni con la ex Jugoslavia.
ALFREDO VITO. Intese tra la Finest e banche in altre parti d'Europa ne sono state fatte?
GIOVANNI GELSOMINO. Sì, ci fu un'operazione con la Cassa... non ricordo più il nome, comunque ci fu un'altra operazione con un gruppo bancario del nord, di Verona, credo. Certamente c'è stata un'altra operazione con un gruppo bancario.
ALFREDO VITO. Lei deve aiutarci. Siccome noi abbiamo agli atti l'intesa che è stata fatta con la Beogradska Banka, che è una banca che emerge dall'insieme delle indagini che noi abbiamo condotto relativamente all'inchiesta per la quale è stata istituita questa Commissione, vorremmo capire quale possa essere il motivo - e lei ha avuto l'esperienza di quella banca italiana - per il quale la Finest si associa con una banca per gestione di attività. Mentre possiamo capire il sostegno al commercio di piccole o medie aziende in varie parti del mondo, meno ci riesce di capire quale possa essere la finalità che si persegue nell'associarsi ad una banca. Ce lo può spiegare?
GIOVANNI GELSOMINO. Posso dare una mia valutazione.
CARLO TAORMINA. È la banca che si associa.
GIOVANNI GELSOMINO. Sì. Diciamo che il ruolo della Simest non era soltanto quello di sostenere, attraverso l'acquisizione di una quota di partecipazione, lo sviluppo dell'impresa mista, di concerto, evidentemente, con un'impresa italiana, in questo caso un'impresa bancaria. Il ruolo della Simest era anche collegato a dare, attraverso quello che essa rappresenta, cioè la presenza dello Stato italiano, attraverso i propri esponenti, stabilità anche ai rapporti con le autorità locali. Quindi la presenza della Simest era vista, e credo sia vista tuttora, dalla società italiana che le chiede di partecipare come una forma di stabilità, di assicurazione di garanzia, quindi anche di rapporto portato su altri livelli, qualora ve ne fosse bisogno, nei confronti dei governi locali. Questo soprattutto quando la controparte locale è una controparte istituzionale, evidentemente. Nella circostanza, peraltro, la Simest, non solo allora ma anche successivamente, negli anni più recenti, ha accompagnato imprese bancarie italiane importanti nel processo di internazionalizzazione, perché nel settore dei servizi bancari credo che ci sia addirittura una direttiva del ministro del commercio con l'estero che sollecitava la Simest ad operare con gruppi bancari per l'internazionalizzazione delle attività.
ALFREDO VITO. Lei, però, sta parlando di imprese bancarie italiane.
GIOVANNI GELSOMINO. Italiane all'estero, certo.
ALFREDO VITO. Noi, invece, vorremmo capire quale possa essere la finalità per la quale si fa un'iniziativa del genere con un'impresa bancaria di un altro paese.
GIOVANNI GELSOMINO. In genere era necessario per quanto riguarda l'attività della Simest, ma probabilmente, se ricordo bene, anche della Finest. Per operare all'estero è necessario che ci sia un partner italiano per quanto riguarda la Simest e del Triveneto per quanto riguarda la Finest, visto che quest'ultima ha una vocazione
territoriale più radicata della Simest, che, invece, opera su tutto il territorio nazionale. Quindi, un accordo direttamente con una banca estera sicuramente la Simest non lo ha mai raggiunto; credo che anche la Finest dovesse avere delle motivazioni diverse, se è vero che è stato realizzato. Può essere un accordo di pura collaborazione, forse per favorire la presenza di operatori locali che, evidentemente, negli anni passati hanno avuto anche più di oggi la necessità di appoggiarsi a strutture bancarie che consentissero di operare, attraverso finanziamenti e supporti finanziari, in modo più assistito, più coerente con le proprie esigenze italiane. Immagino che ci sia stato un interesse di questo tipo, cioè radicare sul territorio la presenza di banche associate a questa iniziativa, che consentissero lo sviluppo all'estero di imprese miste, o interamente italiane, come in quei paesi si sono andate realizzando, soprattutto in quegli anni.
ALFREDO VITO. Comunque, nella sua esperienza di lavoro, sia alla Finest che alla Simest non c'era stata un'operazione del genere, cioè un accordo con una banca di un altro paese. Lei non ricorda che ci sia stata.
GIOVANNI GELSOMINO. Sicuramente non alla Simest.
ALFREDO VITO. Grazie. Ho concluso.
PRESIDENTE. La parola all'onorevole Taormina, oltre il quale non vi sono altri iscritti.
CARLO TAORMINA. Lei che rapporti ha con Fantozzi?
GIOVANNI GELSOMINO. Nessun rapporto.
GIOVANNI GELSOMINO. L'ho conosciuto in quanto era ministro del commercio con l'estero. Quando si realizzò il trasferimento delle attività del Mediocredito centrale rivolte a sostenere le agevolazioni verso le imprese italiane all'estero ci fu, sostanzialmente, un trasferimento di ramo d'azione alla Simest, furono definite convenzioni, furono definiti accordi, furono stipulati degli atti concessori e, nella circostanza, evidentemente ho avuto modo di conoscere il professor Fantozzi.
CARLO TAORMINA. In che anno siamo?
GIOVANNI GELSOMINO. Siamo alla fine del 1998: il 31 gennaio 1998 si è realizzato il passaggio delle attività dal Mediocredito centrale alla Simest.
CARLO TAORMINA. E la gestione di questo trasferimento comportò molto tempo di lavoro, di trattative, di incontri con il ministro?
GIOVANNI GELSOMINO. Certo. Almeno durante i sei mesi precedenti, che furono un'attività di intenso lavoro.
CARLO TAORMINA. Le chiedo scusa: prima d'allora con Fantozzi lei non aveva avuto nessun rapporto di carattere personale o professionale?
GIOVANNI GELSOMINO. Assolutamente no.
CARLO TAORMINA. Cioè lei lo ha conosciuto a metà 1997, grosso modo.
GIOVANNI GELSOMINO. Certamente sì.
CARLO TAORMINA. Dopo questa occasione di lavoro avete più avuto modo di incontrarvi, anche recentemente?
GIOVANNI GELSOMINO. No, non ho avuto più occasioni.
CARLO TAORMINA. All'epoca alla quale si riferivano le domande del nostro
presidente relativamente all'incontro che avrebbe avuto con Gambardella (secondo Gambardella), lei dove lavorara?
GIOVANNI GELSOMINO. Alla Simest.
CARLO TAORMINA. Intendo dire in quale città.
CARLO TAORMINA. E con Trieste aveva dei rapporti?
GIOVANNI GELSOMINO. No. Non avevo rapporti per attività continuative.
CARLO TAORMINA. Si recava a Trieste, però.
GIOVANNI GELSOMINO. Veramente non è una delle città in cui per lo svolgimento delle mie attività professionali mi sono recato più frequentemente. Non abbiamo avuto molte attività.
CARLO TAORMINA. Nell'epoca alla quale ci siamo riferiti, fine 1996-inizi 1997, per quello che può essere il suo ricordo? Mi rendo conto che la domanda è, come si dice, da mille punti, ma ha memoria di trasferte triestine?
GIOVANNI GELSOMINO. No, io personalmente non credo di averne avute.
CARLO TAORMINA. Lei ha detto che l'avvocato Gambardella sarebbe stato raggiunto da alcune sollecitazioni che lei ha riferito al consiglio d'amministrazione. Lei ha detto che il consiglio d'amministrazione esercitò sollecitazioni su Gambardella.
GIOVANNI GELSOMINO. Io ipotizzo.
GIOVANNI GELSOMINO. Sì, ipotizzo. Immagino che sia stato il consiglio d'amministrazione, il quale, evidentemente, sotto questo profilo è sovrano.
CARLO TAORMINA. Sovrano nelle sollecitazioni ad andarsene? Non ho capito.
GIOVANNI GELSOMINO. Sovrano nelle scelte gestionali della società, quindi anche nelle soluzioni organizzative che questo...
CARLO TAORMINA. Quindi non è un fatto che lei conosce, né che le ha confidato Gambardella.
GIOVANNI GELSOMINO. No, non me lo ha confidato Gambardella.
CARLO TAORMINA. Ho capito. Lei ha detto di essere amico, di essere in buoni rapporti con Gambardella.
GIOVANNI GELSOMINO. Certamente.
CARLO TAORMINA. Fu contento Gambardella di questo avvicendamento?
GIOVANNI GELSOMINO. Credo proprio di no. Immagino che sia un'impressione che io riferisco, ma credo proprio che non ne fu...
CARLO TAORMINA. Anche qui siamo a livello di impressione. Cioè Gambardella non le ha detto «mi vogliono fare fuori»? Oppure «mi dispiace andarmene, perché mi piaceva tanto questo lavoro?»
GIOVANNI GELSOMINO. Certamente...
CARLO TAORMINA. Glielo ha detto questo?
GIOVANNI GELSOMINO. Immagino...
CARLO TAORMINA. Mi scusi: lei immagina che sia stato detto, o dopo che le è stato detto lei immagina?
GIOVANNI GELSOMINO. Scusi, vorrei precisare il mio pensiero. Immagino che questo sia un comportamento assolutamente naturale, che nelle vicende umane sia un comportamento che possiamo considerare
non solo plausibile ma anche logico. Sarebbe illogico il contrario. Lui, quindi, me ne parlò e mi parlò con molta amarezza del suo avvicendamento.
CARLO TAORMINA. Ecco. Cosa le disse?
GIOVANNI GELSOMINO. Mi disse - ed io posso confermare - di aver fatto sempre il suo lavoro, come professionista serio, una persona riconosciuta da tutti noi e stimata come tale e che l'amarezza era stata quella di non aver avuto un riconoscimento pieno delle attività che aveva svolto nell'interesse della società.
CARLO TAORMINA. L'esternazione, quasi esorcizzante per il dolore ricevuto, la capisco.
Le domando: quando Gambardella le ha detto questa cosa, esprimendo questo suo stato di insoddisfazione, di disappunto e di dispiacere (perché, come lei ha detto, il suo lavoro non era riconosciuto), le ha detto che non era riconosciuto il suo lavoro, o le ha dato una motivazione ulteriore, ad esempio, come quella che lei immagina, e cioè che il consiglio di amministrazione gli avesse rappresentato l'esigenza dell'avvicendamento? O ancora, le ha fatto una affermazione secca (del tipo: sono dolente per tutto quello che mi accade) o le ha detto che aveva ricevuto delle pressioni dal consiglio di amministrazione per allontanarsi e se queste pressioni fossero state accompagnate da una motivazione?
GIOVANNI GELSOMINO. Aveva avuto sicuramente delle pressioni, perché accettasse di rinunciare alla carica di direttore generale.
CARLO TAORMINA. Chi gli aveva fatto queste pressioni?
GIOVANNI GELSOMINO. Il consiglio di amministrazione nei mesi in cui - diciamo - rinunciò alla carica di direttore generale.
CARLO TAORMINA. Quando lei parla di consiglio di amministrazione intende dire che tutti insieme gli hanno detto di andarsene, oppure lo ha fatto qualcuno in particolare? Chi presiedeva il consiglio di amministrazione?
GIOVANNI GELSOMINO. Il presidente della società, il dottor Ruggiero Manciati.
CARLO TAORMINA. A dare questa indicazione di avvicendamento, della cessata compatibilità con i programmi futuri dell'azienda, fu soltanto il presidente del consiglio di amministrazione oppure fu tutto il consiglio di amministrazione? Glielo spiegò? Certamente, glielo spiegò.
GIOVANNI GELSOMINO. Non ho memoria di questi fatti, comunque credo che vi siano dei verbali del consiglio di amministrazione dai quali si possono probabilmente ricostruire le vicende che poi hanno portato il consiglio ad assumere delle decisioni al riguardo. Voglio dire che, al di là delle impressioni, dei fatti che io ricordi o meno, o delle cose che mi furono comunicate dall'avvocato Gambardella, ci sono degli elementi oggettivi.
CARLO TAORMINA. L'avvocato Gambardella si lamentò, si dolse di quello che gli accadeva, le disse che aveva avuto pressioni dal consiglio di amministrazione. Le disse o non le disse come furono motivate queste pressioni? O era un fatto risaputo?
GIOVANNI GELSOMINO. No, non era un fatto risaputo. Ovviamente, in quel contesto, soprattutto iniziale, queste cose hanno un'enclave di comunicazione molto più ristretto. Le motivazioni non furono collegate a circostanze puntali, a specifiche operazioni che fossero state mal gestite o mal interpretate, o altro. Furono motivazioni collegate alla richiesta di un avvicendamento legato all'esigenza di avere un management della società diverso da quello che aveva caratterizzato...
CARLO TAORMINA. Mi scusi, questa è una sua immagine, o frutto della sua immaginazione, o è quello che le ha detto Gambardella?
GIOVANNI GELSOMINO. Questo è quello che mi fu comunicato.
CARLO TAORMINA. Questo è quello che le fu detto da Gambardella, e non comunicato (non fu fatto un comunicato stampa).
GIOVANNI GELSOMINO. Certamente.
CARLO TAORMINA. Le chiedo: Gambardella le ha mai riferito un fatto reale in riferimento a questa ragione dell'esigenza del mutamento del management, o lo riteneva un fatto strumentale in relazione all'avvicendamento che comunque si perseguiva? Come lo motivava?
GIOVANNI GELSOMINO. Lo motivava, evidentemente, con la richiesta di sostituire la sua persona con altre...
CARLO TAORMINA. ...persone raccomandate.
GIOVANNI GELSOMINO. Certamente non pensava...
CARLO TAORMINA. ...che vi fosse l'esigenza di mutare il management per esigenze di nuova strategia aziendale? Domando: dopo che gli è stato detto che doveva essere sostituito per esigenze di nuove strategia aziendali per le quali egli non sarebbe stato adeguato, gliene ha parlato dicendo che ci credeva, oppure no? O le ha detto che era un fatto strumentale? Altrimenti, sembra che Gambardella sia venuto qui e ci abbia raccontato molte cose non vere.
GIOVANNI GELSOMINO. Lui chiaramente non era d'accordo, ma questo è ciò che - lui mi riferì - gli fu detto. Normalmente, lui non era d'accordo.
CARLO TAORMINA. Che non fosse d'accordo lo capisco, ma che fosse un fatto strumentale, glielo ha detto o non glielo ha detto?
GIOVANNI GELSOMINO. Naturalmente, non essendo d'accordo avrà ragionato, e mi ha anche comunicato che questo era finalizzato a dare spazio ad altre persone.
CARLO TAORMINA. Le chiedo ancora: di Fantozzi come artefice di questa possibile strumentalizzazione, lei ha sentito parlare per la prima volta quando ha letto gli atti di questa Commissione, o anche Gambardella le ha fatto un riferimento a Fantozzi?
GIOVANNI GELSOMINO. Assolutamente, sì.
PRESIDENTE. O era una delle voci di cui si parlava?
CARLO TAORMINA. O era una delle indicazioni che circolavano? Lei sa se il presidente del consiglio di amministrazione avesse rapporti, e se sì quali, con l'allora ministro per il commercio con l'estero, il professor Fantozzi?
GIOVANNI GELSOMINO. Doveva necessariamente intrattenere rapporti con il professor Fantozzi, essendo il suo un incarico di tipo fiduciario, di nomina governativa. È evidente che non poteva non avere rapporti con il ministro per il commercio con l'estero.
CARLO TAORMINA. Quel presidente lo aveva proposto Fantozzi?
GIOVANNI GELSOMINO. No. Credo che Manciati fosse alla fine del triennio, che aveva caratterizzato il mandato consiliare precedente, e la nomina precedente era stata espressa dall'onorevole Bernini, all'epoca ministro del commercio con l'estero. Quindi era in scadenza.
CARLO TAORMINA. E fu confermato il presidente, successivamente?
CARLO TAORMINA. Va bene, grazie.
PRESIDENTE. Ultima domanda: fino a quando lei ha ricoperto un ruolo di vertice all'interno della società?
GIOVANNI GELSOMINO. L'ho precisato all'inizio del mio intervento: fino al giugno 2002.
PRESIDENTE. Quindi, l'8 novembre 1997, lei ricopriva questo ruolo? Che ruolo svolgeva l'8 novembre 1997?
GIOVANNI GELSOMINO. L'8 novembre 1997 ero responsabile della direzione legale della Simest.
PRESIDENTE. Confortando le nostre attese devo leggere una notizia da il Sole 24 Ore: «l'Italia si piazza in pole position per partecipare al processo di privatizzazione che investirà nel prossimo futuro 75 aziende statali della Repubblica Iugoslava. A Belgrado è stata costituita ieri la Beofinest, società mista paritetica tra la Finest di Pordenone, finanziaria pubblica per la cooperazione con l'est europeo e la Beobanca, principale istituto di credito commerciale della Iugoslavia. La collaborazione italo-iugoslava riceverà così nuovo impulso dopo quello scaturito dall'esperienza maturata grazie al ruolo svolto dalla Telecom nella privatizzazione della PTT, società telefonica locale».
Quindi, voi avete contatto con una realtà che non prescinde da Telekom-Serbia perché, da quello che scrive il Sole 24 Ore - e ovviamente non lo scrive per farci un favore postumo - è chiaro che vuole riferirsi alla situazione che si verificava nel novembre 1997, e cioè che voi avevate come interfaccia la ex Repubblica iugoslava per una serie di operazioni, assolutamente legittime, di implementazione del rapporto commerciale con l'Italia.
GIOVANNI GELSOMINO. Non credo che si parli di Simest.
PRESIDENTE. Se lei ricorda le ho fatto la domanda che si riferiva alla società che qui ho evocato, vale a dire la Finest e la Beofinest.
GIOVANNI GELSOMINO. Ho risposto e rispondo per quanto riguarda la Simest. La Simest non ha avuto nessun rapporto e nessuna partecipazione in questa iniziativa.
PRESIDENTE. Ma avevate rapporto con la Finest e la Beofinest?
GIOVANNI GELSOMINO. No, assolutamente.
PRESIDENTE. Ma la Simest si occupava di tutta quell'area dei paesi ex-socialisti?
GIOVANNI GELSOMINO. Nella legge istitutiva della Simest, la legge n. 100 del 1990, era previsto che svolgesse un'attività prioritaria verso i paesi dell'est europeo, ma non esclusiva, tanto è vero che svolgeva tante altre operazioni.
PRESIDENTE. Quindi, in una situazione prioritaria, atteso che in quell'area l'operazione più importante dal punto di vista dell'investimento era questa di Telekom-Serbia, a voi, che avevate come fine, tra virgolette, istituzionale quello della penetrazione nei paesi dell'ex area socialista, non poteva sfuggire un'operazione di questo tipo. Anche se vi avesse scavalcato, e ci si fosse rivolti ad altri interlocutori, comunque voi dovevate almeno conoscere quest'operazione nell'atto in cui avveniva.
GIOVANNI GELSOMINO. Posso rispondere per quello per cui ho memoria. Non c'è stata mai nessuna comunicazione, nessuna informazione che afferisse ad una richiesta di partecipazione della Simest a operazioni, sia con la cosiddetta Beofinest,
per quello che apprendo, né con la Telekom-Serbia nell'area di riferimento, che è la Serbia.
PRESIDENTE. Quindi, come uomo qualificato, addetto ai lavori, lei conosce questa vicenda Telekom solo quando esplode il cosiddetto affare?
GIOVANNI GELSOMINO. Assolutamente sì.
CARLO TAORMINA. Presidente, mi concede di intervenire?
CARLO TAORMINA. Riferendomi ancora all'ultima domanda che ha fatto, voi avete mai svolto delle valutazioni sui rischi o sulle prospettive economiche di investimento in Serbia...
PRESIDENTE. ...in riferimento alla voce: rischio paese.
CARLO TAORMINA. ...soprattutto dopo la caduta delle sanzioni a carico della Serbia? Ne avete fatte mai?
GIOVANNI GELSOMINO. Guardi, se fosse stato fatto, non sarebbe stata comunque un'attività che svolgevo io personalmente o la direzione di cui mi occupo. Non le potrei rispondere con esattezza. Mi sembra di no.
CARLO TAORMINA. Lei non curava la contrattualistica?
GIOVANNI GELSOMINO. Certamente.
CARLO TAORMINA. E il rischio paese nella contrattualistica di società come le vostre ha un peso enorme. Per quello che ci è stato detto, non so se ci hanno raccontato una serie...
PRESIDENTE. Un'autorità massima, come il professor Guido Rossi, ci ha detto che si comincia con il rischio-paese e si prosegue.
GIOVANNI GELSOMINO. Ma noi il rischio paese non lo valutavamo autonomamente, come società.
CARLO TAORMINA. Autonomamente o meno, le domando se dopo la caduta delle sanzioni ci sia stata un'analisi relativamente alla possibilità di fare utilmente affari con la Serbia.
GIOVANNI GELSOMINO. Non mi risulta. Comunque, non credo che in Serbia siano state fatte operazioni partecipate dalla Simest, negli ultimi anni.
CARLO TAORMINA. Per conto di altri?
GIOVANNI GELSOMINO. La Simest partecipava direttamente acquisendo una quota di partecipazione insieme ad altri.
CARLO TAORMINA. Le società partecipate dalla Simest non erano in sinergia con voi per capire dove andavano a spendere i soldi, per esempio?
GIOVANNI GELSOMINO. Quello che voglio dire è che non abbiamo mai localizzato operazioni, studiando e valutando progetti, riguardanti la Serbia.
CARLO TAORMINA. Va bene, prendiamo atto di questa sua dichiarazione.
PRESIDENTE. Prego, onorevole Vito.
ALFREDO VITO. Che rapporto c'era tra Finest e Simest?
GIOVANNI GELSOMINO. Sia la Simest che la Finest sono disciplinate nelle loro attività, quindi l'oggetto sociale è conseguente, da leggi istitutive, quindi svolgono un'attività che è autonoma.
ALFREDO VITO. Chi è nata prima, la Finest o la Simest?
GIOVANNI GELSOMINO. È nata prima la Simest.
ALFREDO VITO. Quando è nata la Finest, la Simest aveva una partecipazione della Finest?
GIOVANNI GELSOMINO. Esatto, aveva una partecipazione, era una partecipata, aveva una piccola partecipazione.
ALFREDO VITO. Se la Finest, nel novembre del 1997, ha fatto un accordo di partecipazione con la Beogradska Banka, lei, che in quel momento stava nel consiglio di amministrazione ed era il capo dell'ufficio legale della Simest...
GIOVANNI GELSOMINO. Non ero nel consiglio di amministrazione.
ALFREDO VITO. ... era il capo dell'ufficio legale della Simest, non poteva non sapere di questo accordo.
GIOVANNI GELSOMINO. Non era una controllata della Simest, aveva una piccola partecipazione, ma era una società autonoma.
ALFREDO VITO. Insomma, essa stringe un accordo importante che ha anche eco sulla stampa, che apre una prospettiva...
ALFREDO VITO. ...all'attività che è propria di Finest e di Simest, e voi, che siete l'azienda dalla quale è nata la Finest, non ne sapete niente?
GIOVANNI GELSOMINO. Non è nata dalla Simest.
ALFREDO VITO. Sì, è una partecipata. È una costola che è andata via dalla Simest.
GIOVANNI GELSOMINO. Ma no, non è così.
PRESIDENTE. Mi scusi per la banalizzazione, avvocato: se un mio parente vince al Totocalcio, e consegue miliardi, evidentemente sono tra i primi a saperlo, e me ne felicito. Ora, una vostra partecipata è in questo grande banchetto di 75 paesi e tutti voi, sempre con quel problema del «pianeta delle scimmie», nulla sapevate, nulla dicevate, e nulla origliavate? Questa è la curiosità. Non è un rimprovero (non ne avremmo titolo), è la curiosità.
GIOVANNI GELSOMINO. La Finest, ancorché fosse una società partecipata per un importo limitato di dieci miliardi di vecchie lire su un capitale sociale molto rilevante (vado a memoria) intorno ai duecento miliardi di vecchie lire - quindi, sto parlando di una partecipazione sostanzialmente modesta - non aveva compiti di controllo delle attività. Non aveva compiti di indirizzo operativo della società. Sono state molte le operazioni ideate, progettate, partorite (se mi è consentito questo termine improprio) dalla Finest che non sono state accompagnate dalla Simest, né approvate dalla Simest. Questa idea di società gemella, o costola, è un'idea che nei fatti e negli atti, ma anche nelle attività svolte dalle due società, per la storia che le due società poi hanno avuto, una su un territorio nazionale complessivo e l'altra per il Triveneto, non esiste.
ALFREDO VITO. Però, lei lascia un consiglio di amministrazione in una società e passa a capo dell'ufficio legale di un'altra.
GIOVANNI GELSOMINO. Non è così. Lo ripeto: sono entrato nel consiglio di amministrazione della Finest nel 1993 in quanto nominato dalla Simest. Ero già direttore legale della Simest dal 1992 e quindi è un'attività meramente di servizio in cui si sta in un consiglio di amministrazione per conto...
ALFREDO VITO. ...questo dimostra un coordinamento tra le due aziende.
GIOVANNI GELSOMINO. Vi sono stato fino al 1995. Questa è stata una delle questioni da noi più volte sollevate, anche perché le confusioni erano poi evidenti nell'acronimo.
PRESIDENTE. Non essendovi altre domande, ringrazio l'avvocato Gelsomino, i colleghi intervenuti e dichiaro conclusa l'audizione.
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