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Seduta del 29/1/2004


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PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
ENZO TRANTINO

La seduta comincia alle 14.05.

(La Commissione approva il processo verbale della seduta precedente).

Sui lavori della Commissione.

PRESIDENTE. Do lettura, ringraziandoli per la prontezza e la puntualità della risposta, della lettera pervenuta dai Presidenti del Senato e della Camera a me indirizzata: «Onorevole Presidente, abbiamo ricevuto la Sua lettera in data 27 gennaio, concernente l'andamento dei lavori della Commissione da Lei presieduta e le questioni di carattere procedurale sollevate dai parlamentari appartenenti ai Gruppi di opposizione con riferimento al rispetto delle norme del regolamento interno sulla programmazione dei lavori.
Prendiamo atto dei chiarimenti da Lei forniti, dei quali La ringraziamo, in particolare per quanto riguarda il calendario dei lavori. La riserva di una quota di audizioni richiesta dalle opposizioni costituisce la garanzia migliore di quella dialettica di voci e opinioni che è necessaria per raggiungere la conclusione più condivisa. Noi confidiamo che il tempestivo accoglimento della richiesta di questa riserva contribuirà al rasserenamento dei rapporti all'interno della Commissione e alla partecipazione di tutti i componenti ai suoi lavori.
Per quanto concerne, infine, le richieste di audizione di componenti della Commissione, non abbiamo bisogno di sottolineare che gli stessi potranno in ogni momento intervenire, su qualsiasi argomento, nel corso degli ordinari lavori della Commissione.
Nel rinnovarLe i sensi della nostra considerazione, Le inviamo i nostri migliori saluti».

Mi devo limitare, perché non è prevista nessun'altra comunicazione, a sottolineare l'importanza della lettera, che credo premi la regolarità di questa Commissione, e non entro nel merito della stessa. Nel prossimo ufficio di presidenza, eliminando le voci ripetitive o ultronee richieste dall'opposizione, non avremo bisogno di ridurle al quinto, perché abbiamo sempre largheggiato, non per un principio di generosità, di cui qualcuno dovrebbe ringraziarci: lo abbiamo fatto perché più elementi di conoscenza si hanno, meglio si può decidere. Quindi, demando al prossimo ufficio di presidenza l'esame e gli interventi sulla lettera.

GIUSEPPE CONSOLO. Intervengo brevemente per fare due osservazioni. In primo luogo, mi unisco anch'io alle sue considerazioni, anche perché proprio nel mio intervento di ieri - ovviamente non avevo letto la lettera, perché non ne potevamo essere a conoscenza - avevo detto esattamente che sentire in audizione dei commissari componenti la Commissione significherebbe stravolgere ogni principio giuridico facendo sì che il giudicante senta il giudicato, essendo giudicante egli stesso: una cosa assolutamente ridicola sotto il profilo giuridico, che solo una mente lontana dal diritto può concepire. Quindi, ne prendo atto con soddisfazione e, se mi consente, presidente, si tratta anche di una giusta ricompensa etica rispetto al suo operato, poiché lei ha sempre rispettato,


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da uomo di diritto qual è, il dettato normativo e la logica giuridica.
In secondo luogo, devo rivolgere un'istanza - lei ha detto di farlo al plenum e non nell'ufficio di presidenza - perché, essendo riuscito ad entrare finalmente in possesso delle copie delle delibere dei consigli di amministrazione, rilevo, a mio avviso con assoluta certezza, che l'acquisto di Telekom-Serbia è stato effettuato in assenza dei poteri. Mi spiego meglio: nel verbale del marzo 1996 si approva un progetto che nulla ha a che vedere con il progetto successivamente realizzato, vale a dire che si approva un progetto per la spesa di 1.200 miliardi, con il controllo della costituenda società, il che significa una società vergine, libera da pesi, oneri e vincoli di qualsiasi genere, soprattutto debiti e passività. Quella è stata l'unica approvazione del consiglio.
Il 6 giugno del 1997 nel verbale si parla di un'informativa, inserita tra le «varie ed eventuali». Risparmio ai colleghi le considerazioni e gli interventi che vi furono, perché sono tutti interventi che confermano quanto il mendacio è stato di casa in questa Commissione da parte di alcuni auditi: addirittura uno di questi, che disse che nelle «varie ed eventuali» non se ne era parlato proprio, tranne un breve cenno, ha fatto un intervento sul punto, ma questo è un altro discorso.
Dall'esame dei verbali del marzo 1996 e del giugno 1997, dello statuto e dell'atto costitutivo di Telecom Italia e STET si rileva nel modo più assoluto che non vi era la possibilità per l'amministratore delegato di effettuare ciò che ha effettuato. C'è un punto che ricorda casi di estrema urgenza, sottoposti comunque all'approvazione del consiglio di amministrazione medesimo. Il consiglio di amministrazione non ha invece approvato alcunché. Nel consiglio di amministrazione del giugno 1997 c'è una presa d'atto; si dice: «il consiglio prende atto».
Quindi, io chiedo a lei, presidente, e ai colleghi della Commissione che i nostri consulenti - sceglierà lei le persone più adatte - predispongano una relazione specifica sulla carenza dei poteri. Il mio non è un problema civilistico, presidente, perché sappiamo bene che il problema della carenza dei poteri riguarderebbe, in ipotesi, l'assemblea dei soci ed un'eventuale azione di responsabilità per chi dovesse aver operato al di fuori dei poteri concessi. Ma questa società ha speso denaro pubblico, è una società sottoposta al pubblico controllo; con soddisfazione in data 28 gennaio il procuratore generale della Corte dei conti, Apicella, ha preso atto di una recentissima sentenza della Cassazione che concede alla Corte dei conti il controllo sugli enti pubblici.
Tutto ciò considerato, la responsabilità politica appare ancora più grave. I nostri consulenti, ovvero altri tecnici che lei dovesse ravvisare, presidente, dovranno fare anche altri accertamenti, perché, a proposito della storiella dell'abolizione dei controlli, non consentirò più che venga raccontata questa favoletta in questa Commissione, per quel poco che posso, e rappresento un gruppo che ha voce per farsi sentire.
Noi non vogliamo perseguitare nessuno, presidente, ma vogliamo dare risposta ai tre perché. La favoletta che non erano più necessari i controlli e le autorizzazioni da parte dell'IRI e del Tesoro deve cessare, perché, come casualmente ha ricordato ieri il signor Battiato, i controlli e le autorizzazioni permanevano e permangono tuttora. Concludo, esortando i colleghi a ricordare, ad esempio, il caso dell'Alitalia, società che si trova nella stessa posizione in quanto è posseduta da mano pubblica. Potete voi ipotizzare soltanto, alla luce della vigente normativa - che era vigente anche nel 1996 e nel 1997 -, che l'Alitalia possa spendere oggi 900 miliardi senza informare il Tesoro? Questa è una considerazione logica, ma la precedente era una considerazione giuridica. Le società partecipate avevano necessità della preventiva approvazione dell'azionista.
A questo punto, ognuno si deve assumere le proprie responsabilità. Presidente, le chiedo ancora formalmente - e prego gli uffici di prendere atto di questa mia richiesta -, ovviamente se i colleghi sono d'accordo, che il nostro comitato di esperti


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- anche se non sono necessari degli esperti, perché credo che lo saprebbe fare un praticante notaio - risponda ai seguenti quesiti: se vi fosse bisogno dell'autorizzazione del consiglio di amministrazione e se questa autorizzazione vi sia stata o meno; in caso di risposta positiva al quesito precedente, se l'amministratore delegato Tomaso Tommasi Di Vignano abbia o meno ecceduto nei suoi poteri; se, trattandosi al momento della conclusione del contratto di una spesa di denaro di una società pubblica, anche in considerazione di quanto esposto nei quesiti precedenti, il contratto stesso fosse stato o meno autorizzato dall'azionista, dal pubblico potere. Infine, non sfuggirà alla Commissione che tutto questo ha dei riflessi anche sotto il profilo costituzionale, dal momento che la nostra Carta prevede che il Primo ministro sia responsabile della politica del Governo; quel Governo che possedeva la società per il 66 per cento. La ringrazio, presidente.

PRESIDENTE. La ringrazio. Data l'importanza della questione, essa sarà sottoposta all'ufficio di presidenza, nella prossima riunione, e, se la richiesta sarà approvata, verrà avviata la costituzione di un comitato ristretto di esperti che esaminerà gli aspetti puntuali da lei riferiti.

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