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La seduta comincia alle 14,05.
(La Commissione approva il processo verbale della seduta precedente).
PRESIDENTE. In apertura del nostri lavori, comunico ai colleghi che non potendo il presidente Trantino presiedere l'odierna seduta a causa di impegni precedentemente assunti, sarò io a sostituirlo.
L'ordine del giorno reca l'esame, ai sensi dell'articolo 2, comma 6, della legge 21 maggio 2002, n. 99, della proposta di richiesta di proroga del termine di conclusione dei lavori della Commissione, il cui testo, predisposto dal presidente con l'ausilio dei magistrati consulenti, è in distribuzione.
Ricordo che il citato articolo 2, comma 6, della legge istitutiva prevede che «la Commissione conclude i propri lavori entro un anno dalla data della sua costituzione; il termine può essere prorogato per una sola volta, per non più di un anno, dai Presidenti delle Camere, su motivata richiesta della Commissione stessa».
La Commissione è stata costituita nella seduta del 10 luglio 2002. Pertanto, il termine di conclusione dei lavori è attualmente fissato al 10 luglio 2003.
Riassumo brevemente i contenuti della proposta di richiesta di proroga che, come ho appena detto, deve essere motivata dalla Commissione e sulla quale si aprirà, ora, il dibattito. Vorrei, in particolare, precisare alcuni argomenti, relativi ai contenuti ed alle conclusioni contenute nel testo che vi è stato distribuito e, innanzitutto, credo sia opportuno ricordare come questa Commissione abbia svolto un lavoro intenso, con grande continuità, addirittura tenendo seduta in periodi nei quali la Camera non era convocata. Hanno avuto luogo trentacinque sedute, durante le quali si sono svolte trentotto audizioni e sei esami testimoniali, ed una missione. Sono stati ascoltati molti soggetti, alcuni dei quali non erano comparsi di fronte all'autorità giudiziaria di Torino, ed è stata, quindi, portata avanti una prima ricostruzione degli elementi oggettivi della vicenda, seguendo il metodo storico-cronologico che era stato individuato fin dall'inizio.
Ora, abbiamo di fronte ancora un percorso da compiere, un'attività che, a mio modo di vedere, comporta l'esigenza di utilizzare tutto il tempo che la legge istitutiva ci mette a disposizione in caso di proroga. Ricordo che vi sono ancora molte audizioni da svolgere e che di recente si è imprevedibilmente inserito nell'ambito dei nostri lavori un nuovo filone d'indagine, quello riguardante l'avvocato Paoletti e il teste Igor Marini, che va approfondito, anche se - voglio sottolinearlo - ne rappresenta un aspetto marginale.
Ricordo ancora che sono state deliberate dieci rogatorie all'estero - anche questo è un argomento da sottolineare - e che tali deliberazioni hanno ottenuto, in quest'aula, il consenso di tutti i presenti, per cui le rogatorie devono essere portate a compimento. Purtroppo, la notizia che abbiamo è che i tempi non saranno rapidissimi, anche in considerazione del fatto che si sta avvicinando la sospensione estiva
dei lavori, e, dunque, la proposta contenuta nel documento che è stato predisposto è che il termine della conclusione dei nostri lavori sia prorogato di un anno.
Dopo questa breve sintesi della proposta di richiesta di proroga, che i colleghi hanno certamente avuto modo di visionare, ritengo si possa dare inizio alla discussione, tenendo conto di quel principio dell'alternanza che sempre è stato seguito in questa Commissione.
Il primo iscritto parlare è l'onorevole Kessler.
GIOVANNI KESSLER. Presidente, viene oggi sottoposta alla nostra considerazione e, naturalmente, al nostro voto, la bozza di una proposta di richiesta di proroga, redatta dal presidente Trantino, la quale, come è emerso anche dalla sua illustrazione, giustamente è una proposta articolata, che tiene conto e riassume ciò che è stato fatto, quanto è ancora in sospeso e, sia pure in termini più vaghi - almeno così mi è parso da una veloce lettura -, quello che ancora ci si propone di fare. È ovvio che la discussione alla quale ci apprestiamo e la decisione che dovremo assumere sulla proroga debbano tener presenti tutti e tre questi elementi.
Il discorso non mi pare così semplice ed immediato come è risultato dalla sua, peraltro rigorosa, presentazione. Non basta dire che abbiamo totalizzato trentacinque sedute, nelle quali sono state svolte trentotto audizioni: il bilancio dal quale deve partire la nostra valutazione sulla prosecuzione o meno dei lavori della Commissione, oltre ad essere fatto in termini numerici e di atti più o meno giudiziari, deve essere un bilancio di tipo istituzionale e di tipo politico sul lavoro finora svolto e su quello che ci si propone di compiere. Ecco perché la richiesta va approfondita e deve tenere conto di una serie di aspetti: cito soltanto - poiché non può, a nostro giudizio, essere tenuto fuori dall'oggetto della discussione - l'uso che è stato fatto dei lavori di questa Commissione, in termini politici ed anche istituzionali, da parte di alcuni commissari.
Altro problema di tipo squisitamente istituzionale, che si è posto per il passato e si pone ancora di più per il futuro, è dato dalla completa sovrapposizione tra l'inchiesta che la Commissione si propone di portare avanti e l'indagine giudiziaria condotta dai magistrati di Torino, che ha il medesimo oggetto. Addirittura, se capisco bene da una primissima lettura del documento che ci è stato sottoposto, si propone di chiedere la proroga dell'attività della Commissione per compiere alcuni atti, quali rogatorie o acquisizioni di documenti, che sono esattamente quelli che un'autorità giudiziaria sta compiendo o ha in mente di compiere.
Quello politico, quello istituzionale oltre quello di stretto merito, che ci è stato soltanto in qualche modo illustrato, sono tutti temi che necessitano, a giudizio dell'opposizione, di approfondimento e quindi chiediamo tempo per predisporre una nostra articolata proposta, ritenendo che non possa essere assunta oggi una delibera sulla continuazione o meno dei lavori della Commissione.
Dunque, presidente, le chiediamo di rinviare l'assunzione di una decisione ad una successiva seduta, in modo da consentire a tutti i gruppi, e in particolare a quelli di opposizione, preso atto della proposta che ci viene dalla presidenza, di compiere una più attenta riflessione e di presentare, come ho detto, una propria proposta.
PRESIDENTE. La parola al senatore Chirilli.
FRANCESCO CHIRILLI. Vorrei innanzitutto chiederle, presidente, quali siano i tempi per formulare la richiesta di proroga.
PRESIDENTE. Come ho detto, il termine di conclusione dei lavori della Commissione è fissato al 10 luglio 2003.
GIOVANNI KESSLER. Il tempo c'è.
PRESIDENTE. Entro quella data i Presidenti di Camera e Senato debbono assumere
una decisione, dunque una eventuale proposta deve essere avanzata per tempo.
FRANCESCO CHIRILLI. Io ritengo che i lavori della Commissione siano sotto gli occhi di tutti. Credo non solo che si sia lavorato bene, ma anche che sotto alcuni aspetti siano state anticipate le indagini degli stessi magistrati di Torino. D'altro canto, l'aver proceduto in fretta ha forse causato la difficoltà che si è verificata a Lugano: proprio in quella occasione abbiamo potuto constatare che la fretta non produce buoni risultati e, probabilmente, tutti possiamo cospargerci il capo con un poco di cenere. È stato dimostrato che i lavori vanno condotti con la dovuta attenzione e, pertanto, una richiesta di proroga mi sembra più che ragionevole.
Riguardo all'opportunità di rinviare l'esame della richiesta affinché l'opposizione possa presentare altre determinazioni, mi domando quando si siano prodotte nel corso delle audizioni carenze di tipo istituzionale o politico tali da far sorgere dubbi sull'opportunità della proroga. Pertanto, a meno che non si tratti soltanto di una richiesta tecnica di riflessione, ritengo che la Commissione sia pronta per assumere oggi stesso una decisione.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lauria.
MICHELE LAURIA. Presidente, noi stiamo prendendo visione soltanto adesso della bozza predisposta dal presidente Trantino, il quale, tra l'altro, è oggi assente. Si tratta di una bozza di richiesta di proroga abbastanza articolata e ponderosa, nella quale è indicata anche una serie di attività e di obiettivi della Commissione, per cui il suo esame richiede del tempo. Mi sembra dunque normale, dal momento che i Presidenti della Camera e del Senato hanno tempo fino al 10 luglio prossimo per assumere una decisione, che si consenta ai commissari - come in altre circostanze avviene, sia in aula sia in sede di Commissione - di esaminare la proposta in oggetto. Mi sembra scontato dal punto di vista della correttezza del comportamento parlamentare.
Sulla richiesta di disporre del tempo ragionevolmente necessario per esaminare la bozza predisposta dal presidente e presentare eventuali proposte emendative non ci attendiamo certo un diniego da parte della maggioranza; perché questo rappresenterebbe la prova dell'esistenza di una pregiudiziale politica e, a volte, della tentazione netta ad un uso strumentale della Commissione.
Non voglio allargare il discorso ad altre valutazioni e ad altre riserve che in diverse circostanze abbiamo avanzato. È chiaro, come osservava il collega Kessler, che esiste una sovrapposizione tra l'azione che la nostra Commissione si appresta a compiere, ad esempio attraverso le rogatorie, e quella di almeno una procura, se non due; ma, senza entrare nel merito, mi limito ora a chiedere, secondo la normale prassi parlamentare e in considerazione del fatto che disponiamo del tempo necessario per espletare tutti i passaggi previsti dalla legge istitutiva per giungere alla concessione della proroga da parte dei Presidenti delle Camere, che ci sia concesso il tempo ragionevole per esaminare una bozza che, ad una prima lettura superficiale, risulta essere abbastanza ponderosa e articolata. Ripeto che, sulla base della prassi parlamentare in Commissione e in Assemblea, non mi aspetto un diniego.
ROBERTO CALDEROLI. Concordo con la proposta del presidente, che non considero tanto ponderosa, visto che il dispositivo consta di due righe e una parola, quindi è sufficientemente chiaro. Concordo con la considerazione che, essendo iscritta all'ordine del giorno la proposta di votare la richiesta di proroga da presentare ai Presidenti della Camera e del Senato, si debba procedere in questa stessa seduta alla votazione e preannuncio il mio voto favorevole alla richiesta di proroga di un anno del termine di conclusione dei lavori della Commissione.
GIOVANNI RUSSO SPENA. Vorrei ribadire molto brevemente i tre motivi, che
ho già esposto al presidente Trantino - la cui correttezza non abbiamo mai messo in discussione come gruppo parlamentare di Rifondazione comunista -, al Presidente Casini nei giorni scorsi e nell'ambito dell'ufficio di presidenza di questa Commissione, per cui noi siamo contrari in modo assoluto a formulare ai Presidenti di Camera e Senato una richiesta da parte della Commissione volta a prorogarne l'attività.
Concordiamo con i colleghi che hanno richiesto di effettuare un ulteriore approfondimento, che a nostra volta attueremo, ma desidero comunque illustrare a titolo di dichiarazione di voto le tre ragioni che ci portano a ritenere che questa richiesta di proroga per un anno, il massimo possibile, non sia corretta.
Il primo motivo è stato da noi già ampiamente esposto quando si è discusso in Assemblea l'istituzione della Commissione bicamerale. Riteniamo che, non con un velo ma con molta ipocrisia, siamo di fronte alla sovrapposizione di un giudizio sulla politica estera italiana a motivi che riguardano invece presunti reati di tipo penale. Non c'è alcun dubbio che la Commissione sia nata anzitutto come un tentativo politico, oltre tutto indotto da dossier e documenti preparati in sedi straniere, di dimostrare la subalternità per un certo periodo - dei Governi di centrosinistra, ma non solo - della politica estera italiana rispetto alla Presidenza dell'allora Jugoslavia. È una prassi normale: sono stato otto anni in Commissione esteri e sono abituato a queste forme di propaganda bellica e post-bellica e di regolamento dei conti. Però in questo caso la prassi si è sovrapposta a problemi di natura giudiziaria penale, che sono tipicamente di competenza della magistratura: penso al conto presso la banca di Ginevra. Non ci nascondiamo che nelle transazioni internazionali comunque questi profili di deterioramento e di degrado di tipo penale vi sono purtroppo stati, ma indagare su di essi rientra nel compito esclusivo della magistratura.
In presenza di questo vizio d'origine - ecco il secondo motivo - la Commissione è diventata (come vedete uso eufemismi molto sobri) e non poteva che diventare un luogo di velenose contrapposizioni, di trappole, di oscuri ricatti contro dirigenti dell'opposizione, di manovre anche di faccendieri. A noi non interessa partecipare al gioco al massacro, che invece con la proroga continuerebbe: dobbiamo tirarci fuori. Mi rivolgo agli altri gruppi di opposizione e della maggioranza, che credo siano a loro volta in parte preoccupati dalle considerazioni che sto esponendo, e lo so perché ne parliamo nei convegni ed in altre occasioni. Credo che a nessuno interessi partecipare al gioco al massacro.
Di natura istituzionale e costituzionale è il terzo motivo, su cui occorre una riflessione, in relazione al quale abbiamo chiesto un incontro al Presidente Casini ed al Presidente Pera, e che devo dire ha trovato una certa rispondenza. Su questo argomento ho letto un'intervista molto interessante di un importante esponente politico e giurista, pur lontano dalla mia parte politica, il presidente Fisichella, il quale - leggo testualmente - afferma «è un motivo costituzionalmente importante il fatto che le Commissioni bicamerali» (si parlava di questa Commissione, di quella che indaga sulla vicenda Mitrokhin, dell'Antimafia) «stanno subendo una torsione pericolosa per il ruolo stesso delle Commissioni, nate come organismi parlamentari di indagine, inchiesta e controllo politico», che dovrebbe quindi essere soprattutto rivolto nei confronti degli atti amministrativi e dell'esecutivo, «stanno diventando altro». Aggiungo che stanno diventando - nel sistema maggioritario questa riflessione riguarda tutti, perché in una legislatura può governare una parte e in quella successiva la parte avversa - Commissioni volute dalla maggioranza e non dalle opposizioni o insieme alle opposizioni ed usate come colpi di maglio nei confronti delle opposizioni stesse.
So che non è questa la sede propria per tali riflessioni: infatti come gruppo avremo un incontro con i Presidenti Casini e Pera. Riteniamo che, quando si discute di una proroga, debba avviarsi anche una riflessione sulla trasparenza costituzionale delle strutture e sulla trasformazione istituzionale
delle stesse. Temo che queste Commissioni bicamerali - quasi tutte quelle istituite - stiano diventando qualcosa d'altro rispetto alle loro leggi istitutive. Questo è un motivo ulteriore e molto grave - per me costituzionalista - per sottolineare che, prima di pensare ad una proroga, sarebbe bene ragionarci molto a lungo.
GIUSEPPE CONSOLO. Ho letto con attenzione il documento che gli uffici e la presidenza hanno preparato. Proporrei però di espungere dall'intero documento le tre pagine di motivazione richiamando quanto a mio avviso molto opportunamente ha sottolineato il presidente Calderoli.
Stiamo deliberando, ai sensi dell'articolo 2, comma 6, della legge istitutiva, di richiedere ai Presidenti delle Camere che il termine sia prorogato di un anno. Non dobbiamo entrare nel merito delle premesse (Commenti).
PRESIDENTE. Occorre una motivazione.
GIUSEPPE CONSOLO. Fatemi parlare, colleghi: non sono certo così naif da non capire che occorre una motivazione. La motivazione sostanziale - parleremo poi di quella formale - sta nei fatti. Mi spiego meglio.
Qualcuno di voi, per caso, può solo ipotizzare che questa Commissione non concluda i suoi lavori? Qualcuno di voi può solo ipotizzare che ci si fermi con dieci rogatorie richieste? Qualcuno di voi è così miope da fermarsi all'undicesima rogatoria della Svizzera riguardante il caso Igor Marini? La Commissione d'inchiesta su Telekom-Serbia ha un obiettivo a trecentosessanta gradi. Noi abbiamo impiegato pubblico denaro per arrivare vicini ad un traguardo: c'è qualcuno per caso che possa immaginare, in buona fede, che sia opportuno, per evitare non so che cosa, magari un uso strumentale della Commissione, fermare tutto? Siamo tutti d'accordo: chi non concorda sulla necessità di non usare in modo strumentale la Commissione? Quello è un altro discorso.
GIOVANNI KESSLER. Lei, per esempio, senatore, lei!
GIUSEPPE CONSOLO. Quanti dicono che queste Commissioni vengono usate strumentalmente si leggano - parlo di Telekom-Serbia - i verbali. Il presidente lo ha ricordato: dieci rogatorie votate all'unanimità. E allora i colleghi che hanno votato quelle rogatorie possono solo ipotizzare che alle rogatorie medesime non si dia attuazione? Possono ipotizzare che noi volessimo gettare nel cestino il denaro pubblico, verso il quale abbiamo un grande rispetto, per arrivare vicini al traguardo e poi dire: abbiamo scherzato, chiudiamo?
Signori, cerchiamo di essere concreti e conseguenti. Dopo che tutti noi abbiamo approvato all'unanimità la relazione del presidente Trantino, dopo che abbiamo approvato all'unanimità le dieci rogatorie, oggi che senso avrebbe dire che non chiediamo la proroga di un anno?
MICHELE LAURIA. Consolo, non fare confusione parlando di unanimità!
GIUSEPPE CONSOLO. Io non ti ho interrotto: fai la stessa cosa con me, per cortesia!
Ecco perché, all'inizio del mio intervento, non pensando che ci fosse qualcuno che potesse immaginare che io volessi votare le tre righe finali senza la motivazione, ho detto: mettiamo da parte, per un momento, le motivazioni. Ora riprendiamole.
Ognuno di noi sa bene che la Commissione ha svolto puntualmente ed efficacemente il proprio lavoro. Io non sono stato assente da nessuna seduta e molti di voi insieme con me. Abbiamo posto le nostre domande, siamo andati avanti con serietà, competenza, con scrupolo e con un atteggiamento assolutamente bipartisan, che solo quando - non certo per nostra volontà - sono intervenuti elementi imprevisti ed imprevedibili si è interrotto. Siamo bipartisan solo quando non ci sono eventuali ripercussioni politiche in un senso o nell'altro? Troppo semplice essere bipartisan in questo modo.
Non voglio rubare il mestiere al presidente Selva, ma egli potrebbe dire che allora la Commissione sta dimostrando che avevo ragione politicamente; non lo dice. Noi non diciamo nulla, se non che è necessario continuare ad indagare, a svolgere il nostro lavoro. C'è una relazione proprio perché non abbiamo mai perso tempo (non l'ho detto per essere tronfio...). Non iniziamo a perderlo ora; non diamo un cattivo esempio, siamo conseguenti a noi stessi: approviamo la proroga e continuiamo il lavoro, con lo stesso scrupolo, lo stesso zelo, senza guardare in faccia nessuno e senza farci condizionare da nessuno, neanche da eventuali calunniatori, che risponderanno di fronte alla legge, o da persone che avessero commesso reati, di cui risponderanno...
MICHELE LAURIA. E nel mentre vi fate propaganda a buon mercato!
PRESIDENTE. Facciamo concludere il senatore Consolo.
GIUSEPPE CONSOLO. Non comprendo il nervosismo del senatore Lauria, perché sto dicendo delle cose assolutamente condivisibili. A questo punto dobbiamo votare una relazione: il gruppo di Alleanza nazionale la approverà perché cerchiamo unicamente la verità.
GUIDO CALVI. Ascoltando gli interventi dei colleghi mi sono venute in mente alcune tecniche, che una volta si sarebbero definite argomentative, molto elementari. Una di esse era quella di dire «il problema è un altro», «non è questa la sede»...
GUSTAVO SELVA. Siamo qui a lezione!
GUIDO CALVI. Collega Selva, io ricevo dalle 5 alle 6: quando vuole, può venire (Si ride)!
PRESIDENTE. Prosegua il suo intervento, senatore Calvi.
GUIDO CALVI. Basta leggere il libro di Perelmann sulla tecnica dell'argomentazione per trovare questi esempi di prevaricazione argomentativa. Si può spostare l'argomento, si può dire che la sede è diversa; l'altra tecnica è quella di riprendere l'argomento dell'avversario modificandolo in parti essenziali ma in modo marginale per poi poter polemizzare.
Se ho ben capito, negli interventi prima del collega Kessler e poi del senatore Lauria nessuno ha mai detto di non volere la proroga. Credo che sarebbe un fuor d'opera affermare che abbiamo cambiato opinione, dal momento che per primi (se non ricordo male fu proprio l'onorevole Kessler a chiederla) - abbiamo chiesto giorni fa una rogatoria internazionale in Svizzera, che non potrà mai essere elusa e della quale siamo i primi e più fermi sostenitori. Vogliamo eseguirla e naturalmente per farlo occorre ottenere la proroga. Credo che su questo non vi siano dubbi.
Seconda questione. Trovo un po' stravagante il fatto che ci si possa rivolgere al Presidente della Camera e a quello del Senato chiedendo una proroga senza offrire argomenti sostanziali perché questa proroga sia concessa. Il senatore Consolo, così attento al denaro pubblico, dovrebbe capire che questa Commissione costa abbastanza all'erario e quindi è giusto che questo ulteriore esborso sia motivato. Non stiamo certamente qui a partecipare a qualcosa di inutile.
Detto questo, il problema che abbiamo posto è un po' diverso. È stato posto un problema politico ed un altro vertente, per così dire, sull'ordine dei lavori. Quanto al problema politico, credo sia qualche mese che vado gridando al vento - spero tuttavia di averlo denunciato con forza critica sufficiente - che questa Commissione, dopo aver lavorato assai bene, improvvisamente, anche a causa di eventi cui era difficile resistere (lettere anonime con allegati che obbligavano ad ascoltare chi da queste lettere era accusato, la campagna de Il Giornale, con le interviste rese da misteriosi personaggi poi rivelatisi squallidi soggetti, i tentativi depistatori rispondenti
ad interessi che peraltro non riguardavano questa Commissione, tentativi che abbiamo respinto con forza), si è trovata ad essere un crocevia di interessi spesso estranei o comunque di interventi che avrebbero potuto deviare o depistare la sua finalità.
Tale finalità non si sovrappone a quella dei giudici ma è più ampia. Abbiamo il dovere non di accertare reati ma, come dice la stessa legge istitutiva ricordata peraltro dal presidente, di indagare sulle vicende relative all'acquisto di Telekom-Serbia, sugli atti presupposti, connessi e conseguenti a tale acquisto, da chiunque compiuti. Si tratta quindi di qualcosa di più rispetto ai compiti dell'autorità giudiziaria: abbiamo forse un ruolo più delicato dal punto di vista istituzionale.
All'improvviso, all'inizio di quest'anno, ci siamo trovati a svolgere compiti che in qualche modo deviavano dalla corretta e rigorosa strada inizialmente seguita, con le audizioni degli ambasciatori e dei funzionari di Telecom. Era una via molto seria, corretta, rigorosa. Poi, improvvisamente, sono avvenuti fatti che hanno turbato molti di noi e anche i nostri lavori.
Vogliamo ribadire con forza, nel momento in cui si chiede la proroga, che essa sicuramente dovrà essere prevista perché vi sono atti ai quali non rinunceremo mai, a cominciare dalla rogatoria in Svizzera. Però, attenzione: la proroga non è un fatto neutro, non è una carta di credito da concedere comunque. Noi vogliamo esprimere con forza il disagio che stiamo avvertendo: certamente voteremo a favore della richiesta di proroga, però nei limiti in cui queste attività (e bene ha fatto il presidente ad indicarle in qualche modo) possono essere espletate.
Cosa chiediamo? Molti commissari hanno avuto l'opportunità di leggere il documento solo questa mattina. Il presidente con molta correttezza, forse in via informale, ha informato in anticipo me ed il presidente Nan, e quindi non sono tra coloro che non lo conoscevano; ma, personalmente, non ho avvisato i colleghi e non ho divulgato il documento ritenendo che si trattasse di una comunicazione attinente alle nostre specifiche funzioni di vicepresidenti.
L'esigenza da noi prospettata non costituisce un atto di ostilità o di arroganza nei confronti della Commissione, ma è semplicemente la richiesta di disporre di pochissimi giorni per una riflessione ai fini di una valutazione degli impegni successivi e per poter affermare che la Commissione ha bisogno di altri sei, otto o dieci mesi, invece di dodici, per espletare il suo compito. La nostra volontà è di circoscrivere gli impegni a quelli che sono oggi davanti a noi. Quindi, nessuno si permetta più di sostenere che i gruppi dell'Ulivo sono contrari alla proroga perché non si vuole chissà che cosa e, come è stato detto, chissà per quale motivo. Noi non abbiamo alcuna difficoltà, anzi abbiamo chiesto noi la rogatoria in Svizzera e per primi, quindi la vogliamo e la vogliamo con forza; però, senza voler sminuire la funzione del presidente Nan, sottolineo che la prossima settimana sarà presente il presidente Trantino e dunque la questione sarà valutata dalla nostra Commissione nella sua interezza. Se si deciderà per un rinvio alla settimana prossima, noi voteremo sostenendo quanto ho detto finora, vale a dire che siamo fortemente critici per taluni indirizzi che questa Commissione ha preso, ma poiché vogliamo che gli impegni assunti siano portati a termini, a cominciare dalle rogatorie, non ci opporremo alla proroga, limitatamente alla quantità ed alla qualità degli impegni ed alla loro presumibile durata.
GIAMPIERO CANTONI. Ho ascoltato con molta attenzione le argomentazioni dei colleghi, e prendo spunto dalle ultime considerazioni del senatore Calvi per anticipare che il gruppo di Forza Italia sostiene la proposta di richiesta di proroga, ai sensi dell'articolo 2, comma 6, della legge istitutiva, e che la Commissione deve indagare a tutto campo senza circoscrivere assolutamente nulla. Quindi non accettiamo l'ipotesi di rinviare la votazione e di limitare le indagini in una situazione così delicata come è dimostrato attualmente
dalla vicenda di Igor Marini, il quale ogni giorno viene interrogato dalle autorità giudiziarie elvetiche.
La Commissione finora ha lavorato molto bene e nella massima trasparenza. Non è accettabile, collega Calvi, che si ipotizzi che ultimamente siano accaduti dei fatti che hanno turbato la Commissione; se ciò è avvenuto, è stato per il comportamento di un commissario dell'opposizione, l'onorevole Kessler, che è stato oggetto di discussioni e polemiche in un momento in cui non era presente, e mi fa piacere che oggi...
GIOVANNI KESSLER. Non ho mai potuto rispondere alle accuse che mi sono state mosse, perché il presidente mi ha sempre impedito di discutere a questo riguardo.
GIAMPIERO CANTONI. Onorevole Kessler, l'educazione non deve mai trascendere all'arroganza. Lei è un arrogante. Aspetti che io finisca di parlare e poi eventualmente prenderà la parola, in quanto i fatti da lei compiuti sono gravissimi ed hanno arrecato grave nocumento alla Commissione. Abbia dunque l'accortezza di non reagire con arroganza.
GIOVANNI KESSLER. Ma quale arroganza!
GIAMPIERO CANTONI. L'arroganza di interrompere e di non considerare le argomentazioni svolte in modo pacato in un momento particolarmente delicato, quando il gruppo di Forza Italia chiede che la proposta di richiesta di proroga del termine di conclusione dei lavori della Commissione venga votata così come è stato indicato nel documento.
La mia risposta al senatore Calvi riguardava solo il fatto che la Commissione si è sempre comportata nella massima trasparenza e non ha mai accettato di leggere lettere anonime, pervenute a decine e mai prese in considerazione. Il teste Marini è «monitorato» da mesi e quindi è venuto nell'assoluta e massima trasparenza; se non siamo riusciti a valutare velocemente i dati che diceva di possedere è stato per fatti esterni ascrivibili a terzi e non alla Commissione, che si è sempre comportata in modo estremamente corretto. La finalità della Commissione è rispettata, l'aspetto politico viene considerato nella sua totale appartenenza alla verità ed alle istituzioni e quindi l'attività della Commissione - da parte nostra e ritengo di tutti i colleghi qui presenti - è volta solo ed esclusivamente ad accertare la verità dei fatti.
Propongo quindi che si richieda ai Presidenti delle Camere che il termine di conclusione dei lavori sia prorogato di un anno, senza circoscrivere le indagini e senza alcuna limitazione, perché la nostra è un'indagine con i poteri della magistratura e non si possono fissare dei paletti che non siamo in grado di indicare.
MICHELE LAURIA. Signor presidente, intervengo sull'ordine dei lavori per fare in modo che ciò che si dichiara da parte di tutti, vale a dire un atteggiamento responsabile di questa Commissione che non sia funzionale ad altre logiche e dietrologie, sia davvero realizzato.
Mi pare ci sia stato un equivoco: a parte un collega dell'opposizione, noi non siamo entrati nel merito né del documento né di altro tipo di decisione; abbiamo chiesto, rifacendoci ad una prassi parlamentare, tra l'altro in assenza del proponente alla seduta odierna, ritengo per motivi di forza maggiore...
PRESIDENTE. Senatore Lauria, ha chiesto di intervenire sull'ordine dei lavori.
MICHELE LAURIA. Sto intervenendo sull'ordine dei lavori (Commenti del senatore Consolo)... Senatore Consolo, è possibile...
PRESIDENTE. La prego di attenersi all'ordine dei lavori.
MICHELE LAURIA. Poiché non voglio che all'esterno vi siano false impressioni in ordine ad una prevaricazione della maggioranza o ad un atteggiamento ostruzionistico
da parte dell'opposizione, nonché per riportare la discussione sui veri termini del problema, chiedo al presidente una breve sospensione della seduta.
PRESIDENTE. Ritengo opportuno accogliere la richiesta del senatore Lauria. Sospendo la seduta per dieci minuti.
La seduta, sospesa alle 14.55, è ripresa alla 15.05.
PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori.
Ho riflettuto sulle considerazioni degli interventi che si sono svolti e mi sono consultato con il presidente Trantino, perché mi è sembrato corretto portare avanti una linea unitaria. Dagli interventi è emerso un aspetto logico, che va tenuto in considerazione, vale a dire l'esigenza di avanzare delle proposte integrative o correttive al documento presentato, proposte che mi sembra riguardino eventualmente soltanto i tempi della proroga.
Non ritengo necessario procedere ad un rinvio della seduta, in quanto i gruppi, riunendosi, in 15-20 minuti potrebbero essere in grado di avanzare una proposta integrativa o alternativa, per poi riprendere i lavori con la votazione definitiva nella giornata odierna.
MICHELE LAURIA. È un'ulteriore prevaricazione!
GIUSEPPE CONSOLO. Il gruppo di Alleanza nazionale non presenta alcun emendamento e quindi è in condizioni di votare.
GIOVANNI KESSLER. Signor presidente, insieme al senatore Lauria ho avanzato una richiesta, che se necessario formalizzerò, quella di decidere sulla proposta che ci viene sottoposta in una successiva seduta, che potrà svolgersi nella prossima settimana o in una delle prossime, quando il presidente riterrà. La formalizzo in questo momento, signor presidente, per i motivi che abbiamo illustrato prima e sui quali non ritorno. Ricordo solo che l'articolo 2, comma 6, della legge istitutiva di questa Commissione prevede che la richiesta della Commissione ai Presidenti delle Camere sia motivata...
GIAMPIERO CANTONI. Ed è motivata!
GIOVANNI KESSLER. È motivata, certo, ma rispondo a qualcuno che prima era intervenuto affermando che si potevano accantonare le tre pagine di motivazioni e votare solo il dispositivo.
GIUSEPPE CONSOLO. Ma solo temporaneamente.
GIOVANNI KESSLER. Presidente, lo scopo del mio intervento era di formalizzare la richiesta da parte dell'Ulivo, in modo che venga messa ai voti, separatamente dal merito. Discuteremo poi nel merito, se verrà respinta la nostra richiesta volta a contribuire alla motivazione con un rinvio di una o due settimane, che non precluderebbe nulla.
PRESIDENTE. La presidenza aveva avanzato una proposta di mediazione, ma non è stata accolta.
Sulla proposta testé avanzata dall'onorevole Kessler darò la parola a un oratore a favore e uno contro.
MICHELE LAURIA. Mi auguro di essere smentito, presidente; ma laddove la proposta dei gruppi dell'opposizione, che è semplicemente funzionale e, senza entrare nel merito, chiede, secondo la prassi parlamentare, di poter valutare nel giro di pochi giorni, per eventualmente presentare proposte emendative, una bozza di richiesta di proroga dei lavori della Commissione presentata dal presidente - tra l'altro, assente -, senza pregiudicare i tempi e le procedure del dibattito parlamentare, né i poteri e le competenze decisionali dei due Presidenti delle Camere, venisse bocciata, si tratterebbe di una anomalia che verrebbe a consumarsi all'interno di questa Commissione e dell'ulteriore prova che
alcuni vogliono strumentalizzarne i lavori, cosa che noi non consentiremmo (Commenti).
GIAMPIERO CANTONI. Sarò brevissimo. A nome di tutti i gruppi della Casa delle libertà, dichiaro che noi siamo contro la proposta di rinvio e, quindi, chiediamo che sia immediatamente posta in votazione la proposta di richiesta di proroga del termine di conclusione dei lavori della Commissione.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
MICHELE LAURIA. Ai fini del verbale, non volete ripetere la motivazione?
PRESIDENTE. Pongo in votazione la proposta dell'onorevole Kessler di rinviare alla prossima seduta la deliberazione sulla richiesta di proroga.
(È respinta).
Poiché la proposta è stata respinta, si passerà alla votazione nel corso della odierna seduta.
Si procederà ora con gli interventi dei colleghi che si erano precedentemente iscritti a parlare.
GIOVANNI KESSLER. Chiedo di intervenire nel merito, presidente.
PRESIDENTE. Lei è già intervenuto.
GIOVANNI KESSLER. Non nel merito.
PRESIDENTE. Ci sono altri iscritti a parlare.
La parola all'onorevole Vito.
ALFREDO VITO. Presidente, bisogna prendere atto che questa discussione sulla proroga è stata particolarmente intensa ed appassionata, visto che, tra l'altro, vi hanno partecipato commissari che mai, finora, erano intervenuti nei nostri lavori e che, evidentemente, sono più interessati a che la Commissione possa non funzionare, piuttosto che ad apprendere la verità sulla vicenda oggetto della nostra inchiesta (Commenti).
A me pare che la Commissione abbia lavorato egregiamente nel corso di questo anno. Voglio dirlo anche al senatore Calvi, che ha svolto un intervento articolato e sereno - cosa di cui bisogna dargli atto -, ma che non ha riconosciuto la validità del lavoro che è stato compiuto, ritenendo che si sia trattato di un buon lavoro solamente nella prima parte dell'anno, mentre nella seconda avremmo finito, a suo dire, con all'abbandonarci alla speculazione politica o, peggio ancora, con l'essere cassa di risonanza di battaglie esterne alla Commissione (Commenti).
PRESIDENTE. Colleghi, lasciamo che l'onorevole Vito concluda il suo intervento, poiché non è possibile proseguire i lavori in questo modo. Chi vuole iscriversi a parlare può farlo e, poi, parlerà quando sarà il suo turno.
ALFREDO VITO. La Commissione ha compiuto un lavoro egregio nella prima parte dell'anno ed ha certamente già stabilito che l'affare oggetto della sua indagine è stato pessimo dal punto di vista economico ed è stato condotto con procedure chiaramente disinvolte ed irregolari all'interno della Telecom. Sono convinto che vi sia stata da parte del Governo dell'epoca, delle forze politiche del centrosinistra una sostanziale copertura, se non conoscenza di questa vicenda. Quindi, la nostra Commissione ha già oggi la possibilità di delinearne un quadro estremamente interessante.
Nel corso delle audizioni siamo poi pervenuti, anche sulla base di denunzie che vanno verificate e per le quali sono state instaurate le giuste procedure di rogatoria... (Commenti)
PRESIDENTE. Mi scusi se la interrompo, onorevole Vito, ma voglio ricordare ai colleghi tutti che è il presidente a dare la parola. Chiedo ai commissari di accomodarsi, poiché mi sembra che oggi vi
sia un po' troppa agitazione. Capisco che l'argomento è importante, ma bisogna razionalizzare i nostri lavori.
Richiamo tutti a contenere gli interventi nell'ambito dell'ordine del giorno, cioè quello di una decisione sulla presentazione un meno della richiesta di proroga, senza entrare nel merito dell'inchiesta... (Commenti)
ALFREDO VITO. Mi pare che ci sia troppo nervosismo.
PRESIDENTE. Successivamente avranno luogo le dichiarazioni di voto.
ALFREDO VITO. Se posso concludere, presidente, ritengo che questa Commissione non possa, nel momento in cui si accinge a chiedere la proroga, essere censurata da chicchessia per l'attività che ha svolto.
MICHELE LAURIA. Neanche dal Parlamento?
ALFREDO VITO. Io esprimo una valutazione di merito. Il Parlamento tutto, poi, potrà fare quello che vuole e lo farà secondo un principio di maggioranza. Io esprimo, ripeto, una valutazione di merito.
La Commissione ha ben lavorato e, quindi, ha il dovere e il diritto di continuare nella propria attività. Respingo che vi siano motivazioni politiche strumentali.
L'affermazione dell'onorevole Russo Spena sull'uso che la maggioranza intenderebbe fare delle Commissioni parlamentari non è assolutamente condivisibile. Ricordo che negli anni 1987 e 1992 la sinistra avanzava continue richieste affinché fossero costituite commissioni di inchiesta sull'IRI e che il governo dell'epoca sempre le respingeva; oggi, da parte della sinistra commissioni sull'IRI certamente non se ne vorrebbero fare. Quindi, da questo punto di vista non accettiamo attacchi da parte della sinistra.
Condivido le motivazioni addotte dal presidente Trantino e ritengo che si debba votare a favore della proposta di richiesta di proroga da questi formulata.
PRESIDENTE. Sono iscritti a parlare ancora numerosi colleghi. Peraltro, essendo già stata respinta la proposta di rinvio avanzata dall'onorevole Kessler, mi pare sia inutile tornare sul merito. Tutt'al più sono ammissibili le dichiarazioni di voto sulla proposta di richiesta di proroga.
RENZO LUSETTI. Chiedo di parlare nel merito.
PRESIDENTE. Può parlare in sede di dichiarazione di voto.
CARLO TAORMINA. Io rinuncio ad intervenire, presidente.
GUSTAVO SELVA. Rinuncio anch'io, a nome dei colleghi di Alleanza nazionale.
MAURIZIO EUFEMI. Mi associo ai colleghi nel rinunciare a prendere la parola.
PRESIDENTE. Preso atto che rinunciano ad intervenire i commissari Taormina, Eufemi e Selva, do la parola all'onorevole Lusetti.
RENZO LUSETTI. Mi dispiace per i colleghi che hanno rinunciato a parlare, ma io desidero esprimere la mia opinione nel merito, visto che prima si è discusso del metodo.
GUSTAVO SELVA. Della proposta.
RENZO LUSETTI. Nel merito della proposta che ci è stata fatta. Del metodo si è già discusso. Con la prevaricazione della maggioranza siamo andati sotto di poco, quindi prendiamo atto di questa regola democratica, che non condividiamo (Commenti). Per il modo arrogante con cui la maggioranza ha prevaricato le ragioni dell'opposizione, non sul piano delle regole... (Commenti).
PRESIDENTE. Colleghi, per favore! Onorevole Selva.
GUSTAVO SELVA. Aboliamo il voto, allora!
GIUSEPPE CONSOLO. Se la maggioranza è prevaricazione, allora aboliamo il voto!
RENZO LUSETTI. Forse non mi sono spiegato bene, dunque ripeto il concetto, visto che mi sembra che il tempo per parlare sia illimitato. Ripeto: nel voto che si è appena concluso c'è stata una sorta di prevaricazione da parte della maggioranza, poiché questa ha impedito all'opposizione un diritto legittimo, cioè quello di disporre di una settimana di tempo per approfondire il documento che è stato presentato e per proporre eventuali emendamenti migliorativi del testo. La maggioranza, infatti, non ha la scienza infusa e, nell'ambito della dialettica maggioranza-opposizione, ritenevamo che potesse avere l'umiltà e la disponibilità di recepire le indicazioni dell'opposizione. Questa umiltà non c'è stata, quindi ne deduco che vi è un po' di arroganza e di prevaricazione. Si tratta, comunque, di un giudizio politico che affido alla Commissione.
Entro, ora, nel merito del documento, visto che non ci sono limiti di tempo per questo intervento.
PRESIDENTE. Ci sono, onorevole Lusetti, i limiti di tempo che già avevamo indicato nel corso di precedenti sedute, quando sono stati fissati dieci minuti per ciascun gruppo. In questa occasione sarò il più possibile elastico, ma ciò non vuol dire e che vi sia la possibilità di parlare ad oltranza.
RENZO LUSETTI. Non intendo certo parlare due ore, ma solo argomentare le motivazioni della nostra posizione. Voglio ricordare ai colleghi della maggioranza che l'opposizione - come sanno l'onorevole Selva e l'onorevole Bocchino, che hanno seguito i lavori della legge istitutiva - non ha posto alcun problema in ordine all'istituzione di questa Commissione d'inchiesta, tranne all'inizio, quando sembrava che essa fosse destinata di indagare sugli atti politici della maggioranza dal 1996 al 2001. Tanto è vero, onorevole Selva... (Commenti). Presidente...
PRESIDENTE. Prosegua, onorevole Lusetti.
RENZO LUSETTI. È giusto che l'onorevole Selva mi interrompa, ma le chiedo, presidente, di depurare da queste interruzioni il tempo a mia disposizione.
RENZO LUSETTI. Tanto è vero - dicevo - che la legge istitutiva è passata con molti emendamenti dell'opposizione, a partire dal titolo.
RENZO LUSETTI. Come «purtroppo», onorevole Selva! Questo ci legittima come opposizione che ha creduto fin dall'inizio nella validità di questa Commissione di inchiesta parlamentare. Non ci si può accusare di essere coloro che non vogliono le inchieste, perché noi abbiamo voluto questa Commissione fin dall'inizio e ci siamo umilmente accomodati in questa aula per parlare, interrogare, discutere, verificare, capire, a volte, forse, in maniera anche un po' eccessiva, perché quando si fa dietrologia chissà dove si va a finire. Non vi è da parte nostra alcuna volontà di insabbiare.
Che in un anno non si sia fatto nulla non è vero, poiché la stessa relazione che ci è stata proposta dal presidente indica nelle prime pagine tutto il lavoro che la Commissione ha svolto, che è tanto; al punto che mi sarei aspettato che da una simile premessa si arrivasse alla conclusione che la Commissione fosse in grado di concludere entro il 10 luglio. Invece, vedo che il dispositivo, nonostante l'affermazione che tanta attività è stata svolta, chiede di continuare.
GIUSEPPE CONSOLO. Quindi lei è contro la proroga. Abbiamo capito.
RENZO LUSETTI. La legge istitutiva prevede la possibilità di proroga da un
giorno a un anno. Vorrei capire dove sta scritto che debba essere di un anno: come è motivata questa proroga? Perché non se ne prevede una di sei o di tre mesi (Commenti)?
PRESIDENTE. Colleghi, se continuate ad interrompere i tempi si allungano!
RENZO LUSETTI. Sono abituato alle interruzioni, presidente.
Insomma, vorrei capire come sia motivata la proroga per un anno (Commenti del deputato Selva).
PRESIDENTE. Onorevole Selva, per favore! Colleghi, siamo in procinto di esprimere un voto importante: vi pregherei di prestare attenzione perché tutti questi commenti non fanno che allungare i tempi.
RENZO LUSETTI. Presidente, stavo rispondendo ad alcune considerazioni che i colleghi di maggioranza hanno avanzato.
Ripeto: non riesco a comprendere come sia motivata la richiesta di proroga di un anno, visto che essa può essere anche di un giorno. Tra l'altro, non ci è stato consentito un controinterrogatorio del teste Igor Marini: se ci fosse stato permesso di farlo, avremmo avuto qualche elemento in più.
In conclusione, mi pare che il documento al nostro esame debba essere oggetto di una profonda riflessione, che non è possibile esaurire in quattro o cinque minuti. Ritengo che la proroga di un anno non sia sufficientemente motivata e vi prego di evitare le strumentalizzazioni politiche intorno a questa vicenda perché la magistratura sta facendo la sua parte su un altro piano. Sappiamo benissimo che in luglio comincerà la Presidenza italiana dell'Unione europea: non vorrei che questo fatto inficiasse sul piano politico i lavori che diligentemente questa Commissione vuole condurre.
GUIDO CALVI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Se intende fare una dichiarazione di voto, per il suo gruppo si era prenotato l'onorevole Kessler.
GUIDO CALVI. La dichiarazione di voto sarà resa dal rappresentante di gruppo. Poiché però debbo votare, vorrei specificare...
GIUSEPPE CONSOLO. Ma siamo in fase di dichiarazione di voto!
PRESIDENTE. Senatore Consolo, la presidenza vuole capire qual è il motivo della richiesta del senatore Calvi, se si tratti cioè di un intervento per dichiarazione di voto o sull'ordine dei lavori.
GUIDO CALVI. La dichiarazione di voto per il mio gruppo la farà il rappresentante di gruppo.
PRESIDENTE. Lei è già intervenuto nel merito, allora.
GUIDO CALVI. Ma nel frattempo vi sono stati interventi che a mio avviso hanno tradito le ragioni per le quali ho espresso una serie di riserve; peraltro, alcuni colleghi del mio stesso gruppo...
PRESIDENTE. Mi scusi se la interrompo...
GUIDO CALVI. Presidente, ruberò solo tre secondi. Oggi sul nostro tavolo è arrivata una proposta di proroga che, a norma della legge istitutiva della nostra Commissione, deve essere motivata. Il presidente ha illustrato in modo ampio, esauriente e preciso le ragioni per cui chiede la proroga. Io non dissento, anzi...
PRESIDENTE. Senatore Calvi, questo l'ha già detto: non ripeta l'intervento precedente.
GUIDO CALVI. Aspetti, presidente. Avrei sicuramente approvato la proroga: voglio intervenire nell'ambito della motivazione
- preciserò su quale aspetto - e per questo ho chiesto non un rinvio ma un termine per proporre modifiche.
PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Calvi, ma questo lo aveva già detto precedentemente.
GUIDO CALVI. Poiché lei ha parlato di una sospensione di un'ora, che non mi sembra praticabile, chiedo un giorno o due per poter proporre emendamenti.
PRESIDENTE. La Commissione ha già votato respingendo la proposta dell'onorevole Kessler in tal senso.
GUIDO CALVI. In questa proposta si fa riferimento alle denunce presentate ai tribunali penali di Roma e di Torino ed alla Corte dei conti: non vedo alcuna ragione perché tale riferimento sia contenuto in una richiesta di proroga. Avrei proposto la cancellazione di questa espressione e di altri punti: per questo abbiamo chiesto di poter migliorare, mediante la presentazione di emendamenti, la proposta in esame. Poiché tali emendamenti non possono essere presentati...
PRESIDENTE. D'accordo, senatore Calvi: aveva parlato di tre secondi, invece sono già tre minuti che sta parlando.
PRESIDENTE. Essendosi esauriti gli interventi di merito, darò ora la parola ai colleghi che la richiederanno per dichiarazione di voto.
GIOVANNI KESSLER. Annuncio il voto contrario del mio gruppo alla proposta che viene avanzata non perché - come abbiamo sufficientemente spiegato - siamo contrari per principio alla continuazione delle indagini, ma perché viene formulata una proposta che deve essere motivata per legge. Abbiamo chiesto di poter interloquire su tale proposta, affinché si precisasse meglio l'ambito dell'indagine futura per cui si chiede la proroga: nella proposta attuale, a nostro avviso, non viene sufficientemente spiegato che cosa si intende fare nel corso del periodo oggetto della proroga e di conseguenza non appare affatto motivata la scelta del tempo massimo richiesto.
È una proposta che ci viene presentata, questa sì, con arroganza istituzionale: prendere o lasciare. Se questo è quanto ci viene proposto dalla maggioranza (o la prendete così o niente, senza neanche darci la possibilità di interloquire, di approfondire, di spiegare ai Presidenti delle Camere, destinatari della nostra richiesta, i motivi per cui chiediamo la proroga, per fare che cosa e di quanto tempo abbiamo bisogno) non intendiamo concedere a questa Commissione una delega in bianco, con i problemi politici ed istituzionali che ci sono. Se questa è la posizione della maggioranza, prendere o lasciare, diciamo «no».
MICHELE LAURIA. Annuncio il voto contrario del gruppo della Margherita alla bozza proposta dal presidente Trantino. Quello che si sta consumando oggi è un atto grave: vengono violati i diritti più elementari della dialettica parlamentare e non si è dato tempo all'opposizione (un tempo breve e ragionevole, che non inficiava le procedure di proroga) di esaminare una bozza proposta dal presidente che, tra l'altro, è assente dai lavori. Il presidente, in un passaggio così delicato...
MAURIZIO EUFEMI. La sua assenza è un fatto di garbo istituzionale!
CARLO TAORMINA. Questo è un modo per ingiuriare il presidente!
MASSIMO BONAVITA. È un fatto, non un'opinione!
MICHELE LAURIA. Taormina, si capisce cosa voglio dire!
PRESIDENTE. Colleghi, per favore!
MICHELE LAURIA. Il presidente è assente: non si tratta di un'ingiuria ma dell'individuazione di un vulnus alle procedure parlamentari. Questa è l'ulteriore prova che alcuni, con arroganza, vogliono servirsi di questa Commissione a fini di lotta e propaganda politica. Il voto contrario a questa bozza, tra l'altro, prelude ad atteggiamenti che riconsidereremo per quanto riguarda la nostra presenza in questa Commissione, la quale sempre più prende la strada di uno strumento di giustizialismo politico che noi delegittimeremo in tutti i modi consentiti dalla legge e dalla procedura parlamentare, oltre ad appellarci all'opinione pubblica.
GIOVANNI RUSSO SPENA. Come avevo già detto a nome del mio gruppo nel corso dell'intervento in discussione generale, riteniamo la proposta in esame inutile e dannosa. Voglio aggiungere due ulteriori motivazioni. Credo che a nessuno, nemmeno ad autorevoli ed importanti esponenti della maggioranza qui presenti, sfugga il fatto che siamo di fronte ad un'anomalia istituzionale non da poco. Ho fatto parte per dodici anni di Commissioni bicamerali: stiamo mettendo i Presidenti di Camera e Senato di fronte ad una difficoltà, ad una possibile contrapposizione nel corso del dibattito in Assemblea. È bene che gli autorevoli rappresentanti di gruppo della maggioranza, che stimo, sappiano che questo è un modo un po' particolare di governare le Assemblee.
Il motivo di tutto ciò, come avevo tentato di dire, è un vizio iniziale. Mi rivolgo anche all'onorevole Taormina, con il quale abbiamo discusso pubblicamente questo tema altre volte: noi come gruppo non facevamo parte del Governo che vedeva invece impegnati importanti ministri e sottosegretari, oggi segretari di partito, che si intende mettere «sotto schiaffo» con questa Commissione; non abbiamo quindi interesse a salvare alcunché.
Proprio per sottolineare l'anomalia rappresentata da questa Commissione e affinché ne resti traccia negli atti, sottolineo che, mentre parlava il collega Lusetti, il senatore Consolo non faceva altro che dire, soddisfatto: vedete, non volete la proroga!
GIUSEPPE CONSOLO. Ma è quello che ha detto Lusetti e poi il senatore Calvi!
GIOVANNI RUSSO SPENA. Non volevo suscitare una rissa: si tratta solo di una osservazione, senatore Consolo. Lei sa che sono molto pacato e che amo la discussione istituzionale.
La Commissione bicamerale che deve indagare non può diventare mai una sede di amplificazione di propaganda. Se l'onorevole Lusetti avesse detto di non volere la proroga - il che non è vero - e il collega Consolo si fosse sentito di conseguenza soddisfatto, ciò sarebbe dovuto al fatto che egli pensava già all'articolo sul giornale di domani, al comunicato, all'intervista. Vi rendete conto che invece siamo investiti di un'altra funzione, altissima, di ispezione, di controllo, di indagine?
Sono questi i motivi per cui ritengo sbagliata questa Commissione, che, come altre, non è sede di dibattito e di confronto: rappresenta semplicemente un tentativo di amplificazione propagandistica e politica per tenere sotto schiaffo alcuni dirigenti, una strada che si è sempre rivelata inefficace. La storia e le vicende politiche ce lo insegnano: quando si governano così le Commissioni comunque la propaganda è inefficace, perché la gente non ci crede.
Ripeto quindi che a mio avviso questa proroga è inutile e dannosa, cosa che ribadiremo nell'incontro che il Presidente Casini ci ha concesso per discutere questo tema ed in Assemblea, in tutte le forme che il regolamento ci consentirà.
PRESIDENTE. Sono così esauriti gli interventi per dichiarazione di voto.
Pongo in votazione la proposta di richiesta di proroga di un anno del termine
di conclusione dei lavori della Commissione (vedi allegato). Trattandosi di una proposta che viene dalla presidenza, voterò anch'io.
(È approvata).
MICHELE LAURIA. Un'altra anomalia (Commenti)! Questa Commissione da oggi è finita! Avete calpestato tutto! Il caso Marini vi scoppierà tra le mani dopo che lo avete montato (Vivi commenti - Proteste)!
PRESIDENTE. Dichiaro conclusa la seduta.
La seduta termina alle 15,40.
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