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Seduta del 26/1/2006


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Seguito dell'esame della proposta di relazione territoriale sulla Campania.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito dell'esame della proposta di relazione territoriale sulla Campania, come previsto dalla programmazione dei lavori definita dall'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi.
Sul testo da me predisposto sono state presentate proposte emendative che vorrei illustrare alla Commissione, rinviando ad un momento successivo l'esame di quelle presentate dall'onorevole Sodano, temporaneamente assente perché impegnato nei lavori parlamentari del Senato.
I senatori Pascarella e Piglionica hanno presentato le seguenti proposte di modifica: la proposta n. 1 (pagina 16 del fascicolo contenente le proposte presentate dal senatore Pascarella e dall'onorevole Piglionica, che è stato distribuito ai commissari) è volta a sopprimere le parole «rimessa nel concreto alle scelte del Commissariato». Ritengo che possa essere accolta, come pure la proposta n. 2 (pagina 18), tendente a sostituire le parole «la circostanza ritenuta tuttavia ininfluente ai fini della minore qualità del CDR, i cui valori medi dei parametri risulterebbero compresi nei limiti di cui al DM 5 febbraio 1998» con le seguenti: «la circostanza che occasionalmente tale umidità del CDR misurata nella stessa».

GENNARO CORONELLA. Perché «occasionalmente»?

PRESIDENTE. Occorre sempre riferirsi all'ordinanza in cui si fa riferimento alla parola «occasionalmente»; lo ritengo utile come suggerimento per rimanere quanto più aderenti possibili ad essa.
Ritengo accoglibile anche la proposta n. 3 (pagina 18): alla fine del terzo capoverso del paragrafo 2.5, aggiungere le parole: «L'Ordinanza 391 del 03 dicembre 2002 aveva comunque una validità temporale fissata sino al 31 dicembre 2003 (vedi audizione del 24 febbraio 2006 P.M. Giuseppe Noviello - fine pag. 12). Con essa veniva dato un anno di tempo per effettuare le manutenzioni straordinarie, anche tenuto conto che FIBE avrebbe smaltito per il 2003 negli altri impianti CDR della regione, i rifiuti della Provincia di Salerno, in quanto l'impianto di Battipaglia (come si evince a pag. 4 dell'ordinanza 391/2002) aveva subito ritardi per problemi di localizzazione. Si provocava, così, un ulteriore sovraccarico degli impianti stessi. Pertanto, lasciando inalterati tutti gli altri parametri del decreto ministeriale del 05.02.1998 si tollerava con una serie di cautele indicate nel dispositivo dell'Ordinanza, che per il 2003 solo i parametri umidità e potere calorifero fossero


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leggermente diversi dal decreto ministeriale del 05.02.1998».
Alla proposta n. 4 (pagina 19) sono stati presentati due subemendamenti, uno a firma del relatore ed una del senatore Sodano. La soluzione prospettata da me è la seguente: al primo capoverso del paragrafo 2.6, dopo le parole «18 luglio 2003», aggiungere il seguente periodo: «Nel verbale di accordo veniva indicata la cifra di euro 109.709.912,23 quale ammontare delle riserve azionate dal dicembre del 2002 cui FIBE rinuncia; tuttavia, non veniva comunicata, inizialmente, dalla stessa FIBE agli istituti di credito; solo successivamente, veniva trasmesso da FIBE alle banche un addendum nel quale si menzionava la somma di euro 19.709.912,23 (come riferito in sede di audizione da Stefano Cassella, della West LB S.p.A.)».

DONATO PIGLIONICA. Non è un dettaglio da poco...

PRESIDENTE. Esatto. In questo senso riferiamo entrambe le cose, cioè riferiamo il «fatto».
Accantoniamo l'illustrazione della proposta n. 0.4 Sodano, in attesa che arrivi il presentatore.
Per quanto riguarda la proposta di modifica n. 5 (pagine 21-21-bis) ricordo che le cifre riportate nella relazione sono quelle tratte dalla relazione svolta dalla stessa struttura commissariale all'atto del subingresso di Catenacci ai sensi dell'OPCM n. 3.343 del 12 marzo 2004; più precisamente, si tratta di cifre desunte dalle pagine 11 e 12 della relazione Bassolino: dunque non saprei da dove provengono questi dati! Non so se esista una fonte che ci suggerisce che quei numeri sono errati, ma io li ho presi dalla relazione Bassolino, che ritengo essere la fonte più autorevole e serena. Peraltro, non mi ritrovo neanche sulle somme dei dati della proposta n. 5: come mai, infatti, la somma dell'importo pagato e quello da pagare non corrispondono all'importo complessivo impegnato? Aggiungendo 272 a 586 si ottiene 859 e non 863. Pertanto, non ritengo di accogliere tale proposta, come pure la n. 6 (pagina 22), tendente a sostituire le parole «E. 558.377.690,39» con le seguenti: «452,5 M Euro», in quanto si tratta di una citazione testuale dalla medesima relazione.
Non ritengo di accogliere la proposta n. 7, mentre sono favorevole alla n. 8.
La proposta n. 9 (pagina 23) è volta a sopprimere le parole dell'inciso «significativo delle priorità seguite dalla struttura commissariale nella gestione della liquidità».

DONATO PIGLIONICA. A proposito delle percentuali, quali che siano le cifre pagate, affermare che alcuni progetti siano stati liquidati al 100 per cento e altri al 10 per cento non indica obbligatoriamente una priorità: si tratta di una deduzione!

PRESIDENTE. Così come ho compreso il concetto, ne comprendo anche la ragione...

DONATO PIGLIONICA. Se vogliamo dire che quelle cifre sono state pagate percentualmente, diciamolo. Il fatto che il commissariato aveva dato priorità ai progetti rispetto alle somme dell'emergenza è una deduzione o addirittura un giudizio!

PRESIDENTE. È un dato, però, onorevole Piglionica.

DONATO PIGLIONICA. È un dato, che ognuno valuterà come vuole, ma scrivendolo ci si «infila» in una cosa discutibile. In sostanza, si sopprime un inciso che può sembrare un giudizio.

PRESIDENTE. La proposta verrà recepita.
La proposta di modifica n. 10 (pagina 24) intende sopprimere tutto il capoverso dalle parole «È interessante» fino alle parole: «emergenza nell'emergenza». Mi sembra un po' eccessivo.

DONATO PIGLIONICA. Si tratta di un'estensione del concetto di prima, in senso più lato...


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PRESIDENTE. Quello di prima l'ho accolto, ma questo non ritengo di recepirlo, mentre accolgo la proposta n. 11 (pagina 27), volta ad aggiungere le parole: «Tali spese per la dirigenza vanno rapportate alle attività e agli impegni di spesa anno per anno. Vanno fatte le seguenti puntualizzazioni: le spese per il Commissario Vicario e Vice Commissario sono riferite all'intero comparto Bonifiche, Acque e Rifiuti; le retribuzioni del Sub Commissario alle Acque, del Sub Commissario alle Bonifiche e del Vice Commissario del Comune di Napoli non rientrano nelle spese per i Rifiuti».

DONATO PIGLIONICA. Presidente, propongo di sopprimere, nella didascalia del grafico di pagina 27, le parole da «ai fini della descrizione» fino a «Campania». È lo stesso concetto che ritorna, risultando quasi ridondante.

PRESIDENTE. Sta bene.
Concordo con quanto previsto nella proposta di modifica n. 12 (pagina 28), ma dopo le parole «euro 17.790 all'anno» aggiungerei le seguenti: «per un totale di euro 857.000, come riferito dall'Ispettore Natale Monsurrò nell'audizione del 19 ottobre 2005».

DONATO PIGLIONICA. Sono d'accordo.

PRESIDENTE. Sulla proposta n. 13, volta a sopprimere le parole da «(solo con il Commissario Catenacci» fino a «metà)», intravedo qualche difficoltà.

DONATO PIGLIONICA. Si potrebbe parlare di «ultimi periodi di gestione commissariale».

PRESIDENTE. L'ispettore Monsurrò, nell'audizione del 10 ottobre 2005, ha riferito dei dati relativi alla consistenza del personale: 129 per il 2001, 152 per il 2002, 164 per il 2003 e 64 per il 2004.

DONATO PIGLIONICA. Presidente, lei sa perfettamente che le gestioni commissariali sono state separate e che sono andate una da una parte e due dall'altra.

PRESIDENTE. Qual è dunque la sua proposta emendativa, onorevole Piglionica?

DONATO PIGLIONICA. È volta a far presente che negli ultimi periodi di gestione commissariale si è avuta una riduzione.

PRESIDENTE. Quindi, non con il commissario Catenacci ma genericamente «negli ultimi periodi». Intende dunque sostituire le parole «(solo con il Commissario Catenacci)» con le seguenti: «negli ultimi periodi commissariali».
Sta bene.
Passiamo alla proposta n. 14, volta a sopprimere le parole «senza decreto di conferimento». Non ne comprendo la motivazione.

DONATO PIGLIONICA. Le parole «senza decreto di conferimento» attengono ad un dato accertato?

PRESIDENTE. Per quanto mi riguarda sì, comunque lo verificheremo subito.

DONATO PIGLIONICA. Se la mancanza di decreti di conferimento è verificata, lo potremo scrivere.

PRESIDENTE. Il dato emergerebbe dalla tabella degli ordinativi di pagamento allegata alla relazione, ai sensi dell'OPCM n. 3.343, laddove nella casella «decreto» si legge numerose volte che l'atto è mancante.

DONATO PIGLIONICA. Lo dice Monsurrò.

PRESIDENTE. Certo, lo dice Monsurrò: non abbiamo altro strumento che questo. Se volete, possiamo inserire un riferimento alla relazione.


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DONATO PIGLIONICA. Sarebbe meglio procedere ad un accertamento presso le strutture commissariali.

PRESIDENTE. O procediamo ad una verifica oppure inseriamo il termine «mancasse». In sostanza, invece delle parole «senza decreto di conferimento», inseriamo le seguenti: «ove mancasse il decreto di conferimento».
Passando alla proposta n. 15 (pagina 29), volta a sostituire le parole da «siamo rimasti» a «logistica» con le parole: «Tutti aventi per obiettivo di modulare al meglio le scelte relative all'impiantista e alla logistica», ricordo che il professor Arena, nel corso dell'audizione del 29 novembre 2005, ha affermato: «Il software è stato presentato pubblicamente a Castel dell'Ovo. All'epoca il subcommissario era Giulio Facchi, che ha apprezzato particolarmente il nostro lavoro. Siamo francamente stupiti che la vicenda non abbia poi avuto un seguito».

DONATO PIGLIONICA. Ogni consulente, quando presenta una relazione, pensa di aver fatto un capolavoro e molte volte, commentandola, diciamo che si tratta di uno splendido contributo. Possiamo riflettere sul fatto che di tante cose che la pubblica amministrazione commissiona non se ne vede l'attuazione pratica: non mi sembrerebbe sorprendente se fosse successo anche questa volta!

PRESIDENTE. Il problema però su questo punto è un po' diverso. Si potrebbe dire «siano rimasti di qualsivoglia considerazione, benché apprezzati».
La proposta non è comunque recepibile, così come le nn. 16, 17 e 18, ritenendo che ciò che viene detto costituisce il minimo che si possa dire, rimanendo il più istituzionali possibile.
La proposta n. 19 (pagina 30) è volta a correggere un errore materiale. Occorre quindi sostituire le parole «400 milioni euro» con «400.000 euro».
Per quanto concerne la proposta n. 20, può essere accolta, ma va riformulata nel senso di sostituire le parole che vanno da «Con ordinanza» a «ARPAC» con le seguenti: «Con ordinanza n. 601 del 21.12.2001, il Commissariato approva il progetto, o per meglio dire, la nota con cui qualche giorno prima il consorzio «S.T.A» (Sviluppo Tecnologie Ambientali, del quale è parte la già menzionata «C.I.D.»), comunicava di disporre di un progetto avente ad oggetto l'istituzione di un «call center ambientale». Va precisato, con riferimento alla documentazione progettuale, che non è dato sapere, almeno per quanto accertato da questa Commissione, se il progetto effettivamente fu allegato alla predetta comunicazione. Fatto sta che nella nota del 20.12.2005 a firma del vicecommissario Vanoli è scritto che l'originale del progetto «call center ambientale è allegato alla convenzione repertorio n. 94 del 31.12.2002. Successivamente, con l'ordinanza n. 14 del 16 gennaio 2002 si dispone l'approvazione dello Schema di Statuto della Società per azioni mista PAN, fatto pervenire dal Consorzio S.T.A. con nota del 7.1.2002; con l'ordinanza n. 228 del 2002 si delibera l'approvazione dello schema di convenzione tra il Commissario e la società mista PAN, autorizzando la liquidazione in favore di quest'ultima a titolo di acconto della somma di un milione di euro, su un impegno di spesa totale di oltre 3 milioni di euro (cui dovranno aggiungersi i costi per i lavoratori socialmente utili assunti successivamente al 31.12.2002, come consegue da quanto stabilito al punto d) dell'ordinanza n. 601 del 2001)». In tal modo si fa chiarezza sulla vicenda cui tiene molto il senatore Sodano.
Non ritengo di recepire la proposta n. 21 (pagina 32). Il tema è il fatto che non è consentita la scelta del partner privato senza evidenza pubblica: se è discutibile, ma possiamo darlo per praticabile, il fatto di affidare ad un'azienda mista in cui si ha la prevalenza pubblica, è indiscutibile il fatto che non è consentita la scelta del partner privato senza l'evidenza pubblica, soprattutto quando tale scelta è finalizzata all'assegnazione di determinati servizi. A questo proposito c'è - ed è riportata - una sentenza del Consiglio


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di Stato. Il problema non è quello dell'affidamento del servizio, ma è quello della scelta del partner privato.
Le proposte nn. 22 e 23 (pagina 32) e 24 (pagina 33) sono accolte, mentre in riferimento alla n. 25 (sopprimere le parole da «È singolare» a «aggiudicatario») va detto che si tratta di dati non contestabili. Invece di «È singolare» si potrebbe dire «Si segnala» oppure «Si fa notare».

DONATO PIGLIONICA. Sono d'accordo.

PRESIDENTE. Non comprendo invece il significato della proposta n. 26: si tratta di fatti riferiti da Monsurrò nell'audizione citata.

DONATO PIGLIONICA. Presidente, potremmo specificare che ciò è riferito da Monsurrò.

PRESIDENTE. Sono d'accordo.
Passiamo ad illustrare la proposta n. 27 (pagina 24), tendente a sopprimere le parole da «nonostante» a «locali».

DONATO PIGLIONICA. Anche qui si tratta di un altro giudizio.

PRESIDENTE. Propongo di togliere la parola «nonostante» e di dire: «Il Commissariato all'epoca già disponeva di più sedi e relativi locali».

DONATO PIGLIONICA. Non sappiamo che esigenze avesse.

PRESIDENTE. Risulta avere più sedi.

DONATO PIGLIONICA. Il problema non sussiste, perché poteva avere necessità anche di molte più sedi.

PRESIDENTE. Infatti, non diciamo «nonostante».

DONATO PIGLIONICA. Sì, però il fatto di segnalare che aveva quattro sedi può significare che secondo noi non servivano.

PRESIDENTE. No, perché altrimenti lo avremmo detto.

DONATO PIGLIONICA. L'uso della parola «nonostante» indicava una cosa di quel genere.

PRESIDENTE. Se non servivano, l'avremmo detto, ma si tratta di una valutazione che non possiamo e non vogliamo fare. Non siamo posti nella condizione di farla. Si accetta, quindi, la proposta come riformulata, eliminando la parola «nonostante».
Passiamo ora alla proposta n. 0.1 Sodano (contenuta nel relativo fascicolo distribuito ai commissari), volta a sostituire il termine «termovalorizzatori», in tutti i casi in cui esso viene utilizzato, con quello previsto dalle direttive comunitarie di «inceneritori», più corretto dal punto di vista terminologico. A tale proposito, occorre anche rilevare come il commissariato usi spesso il termine di «termovalorizzatori». Potremmo utilizzare la parola «termovalorizzatori», spiegando in una nota finale che, ai fini della terminologia comunitaria, si intende parlare di «inceneritori».
Sospendo brevemente la seduta, colleghi.

La seduta, sospesa alle 14,20, è ripresa alle 14,40.

PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame della bozza di documento conclusivo passando alle altre proposte presentate dal senatore Sodano.
Accetto la proposta n. 0.2. Passiamo alla n. 0.3.

TOMMASO SODANO. La proposta di modifica n. 0.3, volta a sopprimere, a pagina 4, il terzo capoverso dalle parole «Il piano» a «(articolo 2, dell'O.P.C.M. n. 3.100, del 22.12.2000)», è una conseguenza: infatti la proposta n. 0.2 è un'esplicitazione del lungo iter dell'approvazione del bando, per far comprendere i momenti in cui si è passati da sette inceneritori a due.


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PRESIDENTE. A questa proposta ho presentato il seguente subemendamento: «In particolare, la decisione relativa all'organizzazione impiantistica venne definitivamente assunta dal Commissario Presidente della Regione Campania Rastrelli, il quale, anche su sollecitazione del Ministero dell'Ambiente ed a seguito dell'O.P.C.M. n. 2560 del 2 maggio 1997, con l'ordinanza commissariale n. 27 del 9 giugno 1997, ridimensionò il numero dei termovalorizzatori previsti nel piano originario, da sette a due, e quello degli impianti di produzione di CDR da nove a sette». In realtà, Rastrelli aveva previsto un piano originario di sette.

TOMMASO SODANO. Nelle carte abbiamo trovato sicuramente l'ipotesi iniziale di nove termovalorizzatori, ma il piano presentato da Rastrelli ne prevedeva sette. Poi, a seguito di uno scambio di corrispondenza con l'allora Ministero Ronchi, si arrivò...

PRESIDENTE. La proposta n. 0.4 è accolta come riformulata dal subemendamento da me presentato.
Verrà recepita anche la proposta n. 0.6.

TOMMASO SODANO. Presidente, se accogliamo il subemendamento da lei presentato alla proposta 0.4 va accolta anche la mia proposta n. 0.8, in quanto la frase cui si riferisce - «impianti di incenerimento che da quattro scendevano a due» - non ha più alcun senso.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo alle proposte di modifica nn. 0.9 e 0.10.

TOMMASO SODANO. Anche per queste vale lo stesso discorso. Nella relazione si fa riferimento ad un solo bando di gara, mentre si tratta di due bandi di gara, di due gare, di due contratti (infatti vi è FIBE e FIBE Campania) e di due ordinanze.

PRESIDENTE. Bene.
Passiamo alla proposta n. 0.11.

TOMMASO SODANO. Propongo una correzione alla mia proposta: al penultimo rigo, invece di inserire le parole «possibili fenomeni», si possono inserire le seguenti: «possibili turbative», in quanto il termine «fenomeni» non sarebbe corretto.

PRESIDENTE. È accolta.
La proposta n. 0.12 è conseguentemente assorbita.
Per quanto riguarda i subemendamenti da me presentati, i primi quattro sono stati accolti prima della sospensione. Nel quinto preciso che la prima aggiudicazione è avvenuta a seguito di gara, mentre poi sono state date proroghe ad libitum. Vorrei anche far presente che nel quarto subemendamento da me presentato si precisa il percorso delle date, ovviamente senza esprimere giudizi, così come ci risulta.

TOMMASO SODANO. Perché non viene mai esplicitato il progetto Sirenetta?

PRESIDENTE. È esplicitato nella relazione.

TOMMASO SODANO. Presidente, dato che non ho potuto partecipare alla fase di esame delle proposte emendative a firma Pascarella e Piglionica, vorrei far presente che non concordo con la n. 2.

PRESIDENTE. L'ordinanza n. 391 effettivamente utilizza l'avverbio «occasionalmente»: nemmeno io sono troppo entusiasta, ma le cose stanno così.

TOMMASO SODANO. L'ordinanza non ci esime da una nostra valutazione rispetto ai riscontri avuti nel corso degli anni, e cioè che non era «occasionalmente» che la misura del CDR fosse...

PRESIDENTE. Però questo è riportato successivamente, onorevole Sodano, insieme alla valutazione di merito che chiarisce questo dato.

GAETANO PASCARELLA. Presidente, poiché anch'io non ho potuto partecipare


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alla prima fase della seduta in quanto impegnato in aula al Senato, relativamente alla proposta n. 6 vorrei far presente che i fondi non ministeriali (POR, regione, bonifiche e acque) sono stati utilizzati non solo per l'emergenza nell'emergenza, ma anche per opere discendenti dai protocolli d'intesa per mitigazione ambientale, per pagamento dei lavoratori per i quali, a fronte di uno stanziamento iniziale di circa 10 milioni di euro, sono stati spesi circa 144 milioni di euro. Va precisato che i fondi regionali e POR erano destinati al settore rifiuti anche se non previsti dallo stanziamento iniziale delle ordinanze ministeriali.
Per ciò che concerne invece la proposta n. 18, ricordo che per il progetto Sirenetta, rispetto alla congruità, è stata indetta una gara europea con bando appalto-concorso gara RC-005-2000, fornitura Sirenetta (Sistema Informativo Regionale emergenza rifiuti network e tecnologia ambientale) con un avviso sui quotidiani di invio del bando all'ufficio GUCE il 30 novembre 2000 con la pubblicazione delle ditte partecipanti: RTI con capogruppo Sistemi Informativi Spa, Selfin Spa, Pro.Gen.Sar Srl, ENEL.it Spa; RTI con capogruppo Finsiel Spa, IVU, Datitalia, Unisys, Telecom; RTI con capogruppo e mandataria Ericsson Enterprise Spa, Daelit Srl, Cid Software Studio Srl.
Rispetto all'opportunità, essa deriva dalle ordinanze ministeriali: la struttura commissariale, in attuazione del disposto dell'articolo 2, punto 1.13, dell'O.M. 2948 del 1999 che dispone «la realizzazione in ciascun Consorzio, in collaborazione con il Presidente dei medesimi e sentiti i sindaci dei Comuni interessati, di sistemi di trasporto della frazione dei rifiuti urbani residuali dalla raccolta differenziata agli impianti di produzione del combustibile derivato dai rifiuti che consentano la massima economicità ed il minor inquinamento» ha previsto la realizzazione di un sistema informativo regionale emergenza rifiuti Network e Tecnologia Ambientale finalizzato alla razionalizzazione dei flussi dei rifiuti in Campania.
Inoltre, con OM n. 3.011 del 1999 all'articolo 1, comma 7 «Il Commissario delegato (...) realizza le infrastrutture di collegamento e di mitigazione ambientale degli impianti di produzione e di utilizzo del combustibile derivato dai rifiuti».
Ancora successivamente con OPCM n. 3.286 del 2003, all'articolo 2, comma 9, si ribadisce che «Il Commissario delegato dispone la esecuzione di tutti gli interventi utili al fine di ridurre l'attuale livello di alterazione ambientale nei comuni sede di impianto di utilizzo del combustibile derivato da rifiuti».
Quanto alle proposte nn. 20, 21, 22 e 23, riguardo alla genesi della società PAN e del progetto call center ambientale è stata presentata la proposta di progetto prot. n. CU/01-10/lp del 3 dicembre 2001 (prot. Commissariato n. 37665 dell'11 dicembre 2001), formulata dal Consorzio STA di stabilizzare, in ottemperanza al decreto legislativo n. 468 del 1997, trentaquattro lavoratori socialmente utili, al fine di realizzare un progetto di call center ambientale, in grado di erogare informazioni e servizi on line agli enti e ai cittadini.
Il 21 dicembre 2001 il commissario delegato ha firmato l'ordinanza commissariale n. 601 con la quale ha approvato la proposta di progetto presentata dal Consorzio STA. In tale ordinanza è riportata la preliminare istruttoria giuridica, compiuta al riguardo da personale della struttura, che spazia dalla normativa interna a quella comunitaria nonché al disposto delle OOMM n. 3060 del 2000 e n. 3100 del 2000 relativamente alla parte in cui viene disciplinato l'utilizzo dei lavoratori socialmente utili nell'ambito delle amministrazioni straordinarie. Essa si configura come atti di indirizzo, di carattere programmatico, con il quale il commissario di Governo ha inteso soddisfare anche l'interesse pubblico all'informazione ambientale, tutelato dalla normativa comunitaria e nazionale.
L'ordinanza n. 601 del 2001 (e non l'ordinanza n. 228 del 2002) prevede altresì un impegno finanziario di 3.098.741,39 euro, comprensivo della


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quota di partecipazione al capitale della società da costruire e dell'onere scaturente dall'acquisizione della proprietà delle strutture da realizzare.
Il 31 dicembre 2001 tra il commissario delegato Antonio Bassolino e il consorzio STA è stata stipulata, in forma pubblica amministrativa dall'ufficiale rogante Pietro Vasaturo, la convenzione repertorio n. 94. Essa si pone come atto attuativo dell'ordinanza n. 601 del 2001 che ha solo carattere programmatico. Gli obblighi per il commissario discendono, dunque, da tale convenzione attuativa senza la quale l'ordinanza n. 601 del 2001 sarebbe restata priva di concreta efficacia. Come precisato dalla nota n. 209/CD/U del 9 gennaio 2006 a firma del vice commissario, inviata al presidente della Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti successivamente all'audizione del 14 dicembre 2005, gli elaborati progettuali del call center ambientale, di cui si discute, sono allegati alla convenzione n. 94 del 2001, così come si evince pure dall'articolo 6 della medesima e dall'attestato prot. n. 27060/CD-RIF del 20 dicembre 2005 redatto dall'ufficiale rogante. Nella convenzione in commento è stata pure operata la scelta di costituire una società mista, individuando così la soluzione alternativa posta dall'ordinanza n. 601 del 2001.
Con l'ordinanza n. 14 del 6 gennaio 2002 è stato approvato lo schema di statuto della costituenda società mista, fatto pervenire dal Consorzio STA con nota del 7 gennaio 2001. Successivamente con atto notarile rep. n. 27657, raccolta n. 8775, del 1o febbraio 2002, è stata costituita la società per azioni a maggioranza pubblica denominata PAN Protezione Ambiente e Natura Spa con capitale sociale di euro 500.000,00, sottoscritto per il 51 per cento dalla parte pubblica. La società mista costituisce una forma di gestione del servizio pubblico prevista dalla vigente normativa (articolo 22 della legge n. 142 del 1990, articolo 12 della legge n. 498 del 1992, articolo 113 del decreto legislativo n. 267 del 2000, così come modificato dall'articolo 35 della legge n. 448 del 2001) e, in particolare, dall'articolo 10, comma 1, del decreto legislativo n. 468 del 1997, il quale dispone che: «Allo scopo di creare le necessarie e urgenti opportunità occupazionali per i lavoratori socialmente utili (...) le Amministrazioni Pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 29 del 1993, al momento della progettazione di lavori stessi (...) promuoveranno la costituzione di apposite società miste».
L'ordinanza n. 228 del 2002 è la prima relativa alle cessioni gratuite di quote azionarie di proprietà della parte pubblica. Le dette cessioni gratuite di azioni risultano in linea con il parere n. 52330 del 2002 espresso dall'avvocatura distrettuale dello Stato, su specifica richiesta dell'amministrazione commissariale. Alla data, l'assetto societario è il seguente: 48,66 per cento commissariato di Governo; 2,34 per cento ARPAC; 49,00 per cento Consorzio STA. Da tanto risulta che la parte pubblica detiene la maggioranza del capitale sociale. La prevalenza del capitale pubblico assicura alla pubblica amministrazione un ampio controllo e indirizzo dell'attività sociale verso il conseguimento degli interessi pubblici che hanno motivato la scelta societaria.
Per consolidata giurisprudenza, ai fini dell'ammissibilità dell'affidamento in house (vedi infra) da parte delle singole amministrazioni socie della società mista, la prevalenza del capitale pubblico deve essere valutata con riferimento all'insieme degli enti titolari di partecipazioni sociali e non a ciascuno di essi (cfr. Consiglio di Stato, V sezione, 30 giugno 2003, n. 3864; Consiglio di Stato, V sezione, 30 aprile 2002, n. 2298).
Per quanto riguarda il problema relativo al cosiddetto «affidamento in house» alla società PAN Protezione Ambiente e Natura Spa, lo stesso è stato effettuato sulla base dell'istruttoria giuridica compiuta dai funzionari e sulla scorta di pareri legali al riguardo che possano sintetizzarsi come segue: l'affidamento diretto della gestione del servizio è consentito senza ricorrere alle procedure di evidenza pubblica nel caso in cui l'amministrazione


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pubblica eserciti sulla società partecipata un controllo gestionale e finanziario stringente (circostanza assicurata dallo statuto societario che prevede che la maggioranza dei rappresentanti del consiglio di amministrazione sia di nomina pubblica). In ogni caso, va evidenziato che la società PAN è stata costituita in conclamata applicazione delle disposizioni ex articolo 10 del decreto legislativo n. 468 del 1997. Con tali previsioni il legislatore nazionale ha attribuito a tutte le amministrazioni pubbliche la facoltà di costituire società miste alle quali affidare attività in continuità con i progetti afferenti a lavori socialmente utili, senza il previo esperimento di procedure di evidenza pubblica (articolo 10, primo comma). Pertanto, nella fattispecie in esame ricorrono i presupposti per l'affidamento in house previsti dalla vigente normativa e precisamente: capitale totalmente pubblico, ovvero con composizione mista pubblico-privato con partecipazione pubblica maggioritaria (51 per cento); conseguente potere di nomina in capo ai soci pubblici degli organi societari di gestione di controllo; potere di controllo sulle attività espletate dalla società; la società affidataria deve svolgere la gran parte della propria attività in favore della pubblica amministrazione affidante.
Per quanto riguarda la nomina dei componenti del consiglio di amministrazione, si evidenzia che, in osservanza di quanto previsto dagli articoli nn. 2458 e seguenti del codice civile e dell'articolo 17 dello statuto sociale (approvato con ordinanza commissariale n. 14 del 2002), il commissario delegato ha provveduto alla designazione dei propri rappresentanti in seno al consiglio di amministrazione della società con l'ordinanza commissariale n. 116 del 18 marzo 2002.
Per quanto concerne la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili, va precisato che 150 di essi sono riferibili al progetto MONAI della provincia di Napoli.
Quanto alla proposta di modifica n. 25, l'ordinanza commissariale n. 256 del 3 ottobre 2003 (approvazione delle modifiche e degli aggiornamenti tecnologici) dispone «adeguamento tecnologico del Sistema Informativo denominato S.I.R.E. N.E.T.T.A.», la cui natura non modifica strutturalmente il progetto approvato e non si apportano ulteriori oneri a carico della PA, mentre si richiedono ulteriori forniture. In particolare si richiedono varianti rispetto ad hardware e software, fornitura di modem GSM e software per integrazione del Data Center, fornitura di apparecchiature slave per automezzi e relative istallazioni in numero tale da compensare quanto precedentemente previsto (quanto esposto è stato riferito nell'audizione di Vanoli del 14 dicembre 2005, a pagina 28).
Passando alla proposta n. 26 in ordine all'ordinanza commissariale n. 290 del 28 agosto 2002 (modifica articolo 11 del contratto rep. n. 102 del 2002 ed approvazione schema atto aggiuntivo articolo 11, rep. n. 102 del 2002 - consegna e durata dei lavori), si dice: «Le attrezzature relative all'oggetto del presente contratto dovranno essere consegnate entro i termini stabiliti ed indicati nell'offerta presentata dall'ATI aggiudicataria e ritenuta, dalla Commissione Giudicatrice, la più congrua, così come riportato nell'articolo 4 Capitolato di Oneri. Qualora si registrassero ritardi nella consegna l'ATI sarà soggetta, per ogni giorno di ritardo, alla penale pecuniaria stabilita nel Capitolato di Oneri articolo 10. Le operazioni di cui all'articolo 4 del Capitolato avranno inizio contestualmente con la formalizzazione del presente atto».
L'ordinanza n. 290 dispone di modificare soltanto il primo periodo dell'articolo 11 con il seguente: «Le attrezzature relative all'oggetto del presente contratto dovranno essere disponibili, dalla consegna, a cura della PA, dei locali che risulterà da apposito verbale, entro i termini stabiliti ed indicati nell'offerta presentata dall'ATI aggiudicataria e ritenuta, dalla Commissione Giudicatrice, la più congrua, così come riportato nell'articolo 4 del Capitolato di Oneri. Qualora si registrassero ritardi nella consegna l'ATI sarà soggetta, per ogni giorno di ritardo, alla penale pecuniaria stabilita nel Capitolato di Oneri articolo 10. Le operazioni di cui all'articolo


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4 del Capitolato avranno inizio contestualmente con la formalizzazione del presente atto.» Pertanto non abolisce le penali (tanto è stato riferito nell'audizione di Vanoli del 14 dicembre 2005 alle pagine 33, 34, 35 e 36).
In riferimento alla proposta n. 27, come già illustrato nell'emendamento 12, l'aumentata attività del commissariato nel settore bonifiche ed acque, con relative conferenze di servizi per gare e lavori, commissioni di gara, aumento numero di addetti, ha necessitato una redistribuzione degli spazi. All'atto della divisione del commissariato sono rimaste al commissariato bonifiche ed acque la sede di viale Gramsci per un fitto pari a 2.025 euro al mese e quella di via d'Isernia per un fitto pari a 2.600 euro al mese. Quindi, non pubbliche relazioni ma maggiori spazi per attività di carattere soprattutto istituzionale previste dalla normativa vigente.

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.

GAETANO PASCARELLA. Chiedo alla presidenza l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale della mia dichiarazione di voto.

GENNARO CORONELLA. Dichiaro il voto favorevole del gruppo di AN e chiedo alla presidenza l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale della mia dichiarazione di voto.

TOMMASO SODANO. Anch'io dichiaro il voto favorevole del gruppo di rifondazione comunista e rivolgo richiesta analoga a quella dei colleghi Pascarella e Coronella.

PRESIDENTE. La presidenza autorizza la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale delle dichiarazioni di voto.
Prima di passare alla votazione chiedo che la presidenza sia autorizzata a procedere al coordinamento formale del testo approvato. Se non vi sono obiezioni, rimane così stabilito.
(Così rimane stabilito).

Pongo in votazione la proposta di relazione, nel testo riformulato, che sarà pubblicato in allegato al resoconto stenografico della seduta odierna (vedi allegato).
(È approvata).

Dichiaro conclusa la seduta.

La seduta termina alle 15,05.

DICHIARAZIONE DI VOTO DEL SENATORE PASCARELLA

GAETANO PASCARELLA. Lo stato d'emergenza nel settore rifiuti risale al febbraio 1994, quando fu nominato commissario il prefetto di Napoli. Ciò si rese necessario anche a seguito dell'approvazione della legge regionale n. 10 del 1993, che prevedeva, attraverso la costituzione dei consorzi di bacino, una rivoluzione nel campo delle attività di gestione delle discariche. Infatti tale legge disponeva che nella gestione delle attività di smaltimento dei rifiuti i consorzi di bacino subentrassero ai privati, che fino ad allora ne detenevano l'esclusiva gestione.
Risulta evidente che alla metà degli anni '90 la volontà della regione Campania era quella di assegnare le attività di smaltimento ai consorzi di bacino intercomunali. In ossequio a tale indirizzo il prefetto di Napoli, nelle more della costituzione dei consorzi di bacino, provvedeva ad effettuare la requisizione delle discariche attive sul territorio regionale, affidandone provvisoriamente la gestione all'ENEA. Nel 1996 il presidente della giunta regionale fu nominato commissario di Governo per la redazione del piano regionale per lo smaltimento dei rifiuti, e successivamente lo stato di emergenza fu prorogato a seguito dell'approvazione del decreto Ronchi, al


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fine di consentire l'adeguamento di tale piano regionale al decreto legislativo citato.
Le competenze del presidente della regione - commissario a partire da tale anno - si ampliavano, soprattutto per quanto concerne gli indirizzi strategici da dare al settore, mentre le competenze sulle attività relative allo smaltimento dei rifiuti continuavano a restare in capo al prefetto di Napoli. È in quel momento che gli indirizzi politici che il legislatore campano aveva impresso alla legge regionale n. 10 del 1993, ovvero far sì che le attività passassero ai soggetti pubblici, sono completamente stravolti: infatti, viene indetta la gara nella quale (cfr. capitolato tecnico) si determinano le condizioni di un unico sistema tecnico, di un unico affidatario, totalmente privato, al quale veniva lasciata anche la facoltà di individuare i suoli per la localizzazione degli impianti da realizzare.
Le problematiche scaturite da tali scelte sono sotto gli occhi di tutti e non possono essere ricondotte a chi, per continuità amministrativa, ha ereditato quegli indirizzi.
Si può ravvisare una preoccupante analogia con la situazione attuale, forse perché i protagonisti di quelle scelte sono gli stessi degli indirizzi dell'emanando nuovo testo unico in materia ambientale. Se, come detto, in quegli anni il prefetto di Napoli aveva la responsabilità di individuare e allestire i necessari volumi di discarica, fra l'inizio del 1999 e la fine del 2000 i presidenti della regione Campania (Rastrelli, Losco e Bassolino) provvedevano, rispettivamente, ad espletare la gara, aggiudicarla e firmare il contratto. Quando, all'inizio del 2001, si è verificata la prima vera emergenza per la chiusura delle discariche esistenti e la mancata apertura di nuovi siti, il presidente della regione commissario di Governo fu costretto ad intervenire, stante l'esigenza di garantire il regolare conferimento dei rifiuti. Dal 2001 al 2003 il presidente della regione - commissario, pur in presenza di un altro commissario, il prefetto di Napoli, ha dovuto continuare a svolgere quelle attività. Anche l'attuale commissario Catenacci, nominato con OPCM n. 3341 del 2004, ha provveduto ad assicurare il regolare conferimento dei rifiuti.
Sulle valutazioni di come siano state gestite tali attività durante le emergenze bisognerebbe che ciascuno facesse correttamente anche lo sforzo di contestualizzare gli interventi resisi necessari. A tal proposito è importante sottolineare che il precedente commissario, Bassolino, ha prodotto e consegnato, alla fine del 2004, la relazione di rendicontazione sulle attività relative alla sua gestione, sulla quale - ad oggi - non si conoscono i riscontri e le valutazioni degli organismi che hanno sollecitato tale documento.
Si segnala che, per quanto riguarda la Campania, da anni le discussioni riguardano solo i RSU (il sacchetto di casa nostra), mentre cala un silenzio irragionevole sull'intera questione, che in Italia interessa 130 mln di rifiuti, di cui solo 30 sono RSU e gli altri sono rifiuti speciali: in Campania i RSU sono meno di 3 mln, su un totale di oltre 9. Ciò ha prodotto una pericolosa banalizzazione del problema, riconducendo qualsiasi cosa al commissariato di Governo; si vedano ad esempio gli incendi delle piattaforme di rifiuti IRM, in provincia di Avellino, e Fondeco, in provincia di Salerno, sui quali una opportunistica assimilazione all'emergenza rifiuti consente, in questa ed in altre vicende, di discutere di questioni completamente diverse.
La Campania, come altre regioni meridionali, è piena di discariche abusive, di incendi incontrollati e di inquinamenti causati dalle varie ecomafie, e anche di tante aziende, cosiddette legali, che non governano lo smaltimento dei loro rifiuti; da anni la caccia all'untore si risolve, a seconda di chi ricopre questo ruolo, nella facile soluzione di incolpare il commissario. Nella regione sono stati in questo periodo realizzati 7 impianti di CDR che, al di là delle valutazioni tecniche sui sottoprodotti in uscita, determinano che tutti i rifiuti prodotti nella regione subiscano attività di trattamento prima della loro collocazione, o a recupero o a smaltimento.


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Tale situazione non è riscontrabile in nessun'altra regione meridionale e neanche in qualche regione dell'Italia centrale.
Volendo fare un'istantanea della situazione attuale si può affermare che, contrariamente a quanto accade nelle altre regioni, in Campania non esistono discariche per il tal quale e non esistono dubbie società private che le gestiscono. Il dato della raccolta differenziata per il 2004, seppur non lusinghiero, è maggiore di tutte le regioni meridionali e anche del Lazio, anche se la Campania occupa il secondo posto nel paese per produzione di rifiuti. Sono, inoltre, in via di realizzazione gli impianti per il trattamento delle frazioni umida e secca provenienti dalla raccolta differenziata, per quantitativi intorno alle 250 mila tonnellate l'anno. Tali impianti si realizzeranno attraverso fondi europei resi disponibili dalla regione Campania.

DICHIARAZIONE DI VOTO DEL DEPUTATO CORONELLA

GENNARO CORONELLA. La proposta di relazione territoriale sulla Campania che ci apprestiamo a votare è il risultato di una puntuale e meticolosa attività di indagine espletata attraverso le tante audizioni e altrettante missioni in loco. La relazione è coerente con la reale situazione della Campania e disegna perfettamente le cause dell'emergenza e le patologie delle complesse situazioni riconducibili anche a fenomeni di infiltrazioni con la malavita organizzata. Vengono definite e individuate, in maniera cristallina, i livelli di responsabilità per quanto attiene alla gestione in rapporto ai vari commissari che si sono alternati. Una struttura, quella del commissariato per l'emergenza rifiuti in Campania, almeno per quanto attiene al periodo 1999-2004, troppo improntata alla gestione fine a se stessa, con colossali sprechi che hanno completamente condizionato l'attività del commissariato, che ha lasciato, così, un vuoto incolmabile per la mancata realizzazione degli impianti. Nella confusione gestionale e nel vuoto istituzionale hanno sicuramente «sguazzato» elementi della malavita organizzata, come dimostrano le diverse inchieste giudiziarie ancora in corso.
Va evidenziato, nel contesto di una gestione discutibile, il comportamento di esemplare correttezza del Governo nei confronti della regione Campania. Correttezza che si è manifestata attraverso l'approvazione di due provvedimenti di legge riguardanti l'emergenza rifiuti.
Esprimo pertanto il voto favorevole del gruppo di AN alla proposta di relazione de quo.

DICHIARAZIONE DI VOTO DEL SENATORE SODANO

TOMMASO SODANO. Esprimo il voto favorevole del gruppo di rifondazione comunista alla relazione conclusiva relativa alla regione Campania, una relazione complessa e scrupolosa nel tentare di tratteggiare una situazione, quale quella dell'emergenza rifiuti in Campania, che dopo dodici anni di commissariamento continua a destare preoccupazione per il prossimo futuro. È un tentativo di portare alla luce i punti di criticità e di sofferenza unitamente anche ad alcune eccellenze che hanno caratterizzato alcune esperienze. Dalla relazione, frutto di un lungo lavoro di audizioni, missioni e lettura documentale, emerge un quadro di responsabilità gravi e rispetto a molte delle quali si attendono i risultati del lavoro delle procure per comprenderne fino in fondo anche le responsabilità soggettive.
Due questioni sono da evidenziare: la gara che ha portato all'individuazione della FIBE come soggetto gestore unico dell'intero ciclo dei rifiuti e l'uso eccessivo delle ordinanze commissariali, che hanno consentito di derogare alle normative vigenti.
La gara mantiene a mio avviso molti dubbi sin dalla fase della preparazione dei bandi, passando per le commissioni di gara, all'aggiudicazione, alla firma del contratto e alle successive varianti. È bene


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ricordare che il tutto avviene attraverso tre momenti di passaggio da un commissario ad un altro: Rastrelli, Losco, Bassolino e con alcuni personaggi che mantengono, a mio avviso, un atteggiamento ambiguo. Mi riferisco, in particolare, al dottor Paolo Togni, che aveva un ruolo al commissariato al momento della preparazione dei bandi, che è stato membro della commissione di gara e successivamente è divenuto capo di gabinetto del Ministero dell'ambiente, e in questa funzione è stato tra i più strenui oppositori di una valutazione di impatto ambientale per l'impiantistica prevista in Campania. Il dottor Togni, che in passato aveva avuto un ruolo di spicco con la multinazionale Waste Management con forti interessi per la costruzione di inceneritori in Italia, è stato a mio avviso tra i maggiori responsabili della scelta di predisporre un capitolato di gara incentrato sul prezzo più basso piuttosto che sulla tecnologia e il rispetto per l'ambiente. E la conseguenza è che ad aggiudicarsi la gara è stata una cordata, con capofila il gruppo Impregilo, con una offerta tecnologica che è stata valutata dalla commissione di gara ampiamente insufficiente, tanto è vero che uno dei commissari gli ha assegnato uno zero. Si tratta di fatti ben descritti nella relazione e che spiegano le forti tensioni che si sono generate nei territori interessati alla costruzione degli inceneritori. È un piano fatto a tavolino, senza una VIA in grado di offrire le garanzie di tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini; un piano che da anni denunciamo come non in grado di rispondere alle effettive esigenze della Campania e che si è voluto difendere in modo strumentale contro l'evidenza dei fatti, e con il passare degli anni alle sue deficienze si sono aggiunte quelle tecnologiche dell'impiantistica (CDR, FOS, sovvallo) e le incapacità gestionali della FIBE. Dopo anni di dure contestazioni, di denunce alle procure e successivi sequestri si è arrivati alla decisione di rescissione del contratto con la FIBE.
Permangono comunque per me molti dubbi su alcune scelte fatte e che potrebbero creare nuove tensioni con le comunità locali, a breve, se non si affrontano con coraggio alcune scelte concernenti la delocalizzazione di taluni impianti di supporto alla gestione integrata del ciclo dei rifiuti, a cominciare dagli inceneritori previsti ad Acerra e a Santa Maria la Fossa; delocalizzazione che nasce non da scelte campanilistiche o ideologiche di contrarietà agli inceneritori (pur essendo tra coloro che pensano che la soluzione «rifiuto zero» sia percorribile) ma dall'acquisizione fatta dalla Commissione sulla situazione drammatica dal punto di vista ambientale che riguarda, in primo luogo, il territorio di Acerra: pozzi inquinati nelle falde profonde con divieto di emungimento dell'acqua, presenza di diossine nel latte di animali con rischio di possibile coinvolgimento degli esseri umani, incidenza tumorale elevata. Si tratta di situazioni oggettive e drammatiche che richiedono in via prioritaria un investimento straordinario per le bonifiche.
Sul secondo punto relativo alla gestione commissariale e all'abuso delle ordinanze per poter derogare alle normative vigenti e favorire un sistema di affidamenti, quanto meno di dubbia legittimità, un ruolo di spicco lo ha avuto il professor Vanoli, subcommissario sin dai tempi del commissario Losco fino all'arrivo del commissario Catenacci. Un personaggio che ritroviamo in molte delle scelte più discutibili che hanno caratterizzato questi anni di gestione: consulenze inutili, affidamenti a società nate ad hoc per gestire progetti costati alla comunità svariati milioni di euro e che non hanno mai visto la luce, presenze e rapporti inquietanti nello scenario del mondo dei rifiuti in Campania. In questo contesto si leggono le vicende relative alla nascita di società come PAN o progetti come Sirenetta, o gli affidamenti diretti a società pubbliche che a loro volta affidavano in modo diretto senza evidenza pubblica e spesso ad aziende con interdittiva antimafia.
In conclusione ed in estrema sintesi possiamo affermare che in Campania in questi anni di commissariamento si è


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assistito ad un lungo black out democratico, con le istituzioni estranee ai processi decisionali e la gran parte delle decisioni vissute come imposizioni dalle comunità locali.
La fine del commissariamento, il ritorno alla gestione ordinaria e la costruzione condivisa e partecipata di un nuovo piano, unitamente all'approvazione della legge regionale, sono passaggi indispensabili se si vuole finalmente uscire dall'emergenza. Permangono ancora molte ombre sugli anni passati, ma questa relazione apre squarci importanti che possono favorire il superamento delle difficoltà fin qui incontrate.

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