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Seduta del 22/4/2004


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Seguito dell'audizione del commissario straordinario, dottor Marco Staderini, e del direttore generale, dottor Luigi Marchione, dell'Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell'amministrazione pubblica (INPDAP).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sui risultati dell'esame dei bilanci consuntivi per il 2002 e preventivi per il 2003 degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale, il seguito dell'audizione del commissario straordinario, ingegner Marco Staderini, e del direttore generale, dottor Luigi Marchione, dell'Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell'amministrazione pubblica (INPDAP). È inoltre presente il dottor Maurizio Benetti, dirigente generale della direzione centrale studi, comunicazioni e relazioni internazionali.
Avverto che la documentazione consegnata dai rappresentanti dell'Istituto nazionale di previdenza dei dipendenti dell'amministrazione pubblica sarà pubblicata in allegato al resoconto stenografico della seduta odierna (vedi allegato).
Do la parola ai nostri ospiti per la replica alle domande poste nella seduta di ieri dai membri della Commissione.

LUIGI MARCHIONE, Direttore generale dell'Istituto nazionale di previdenza dei dipendenti dell'amministrazione pubblica (INPDAP). Fornirò alcune prime risposte riguardanti le finalità istituzionali dell'ente, quindi il trattamento pensionistico, ed il presidente replicherà alle domande poste ieri riguardanti il patrimonio ed il sistema informativo.
Il materiale consegnato oggi serve a chiarire alcuni aspetti, in primo luogo l'apporto dello Stato alla cassa dei trattamenti pensionistici dei dipendenti dello Stato, istituita il primo gennaio 1996. Si tratta di una cassa priva di un precedente fondo. L'allora Ministero del tesoro ha preso dai lavoratori il contributo senza versamenti da parte delle altre amministrazioni statali, ed al momento del trasferimento vi è stata una considerevole differenza tra i contributi versati da quella data in poi dalle amministrazioni statali e dai lavoratori e le pensioni in carico alla stessa data. Si è quindi resa necessaria una contribuzione aggiuntiva per coprire la differenza tra il debito che il Ministero del tesoro aveva nei confronti dei pensionati ed i contributi versati. Abbiamo ritenuto opportuno fornire la documentazione in cui sono richiamate le norme, la quantità dei contributi aggiuntivi ed i trasferimenti operati dallo Stato.
Inoltre, accogliendo una richiesta, nella documentazione sono state inserite due schede, la prima evidenzia il rapporto tra la spesa pensionistica dell'INPDAP ed il


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prodotto interno lordo; la seconda chiarisce un errore nella predisposizione della tabella 8 del materiale consegnato ieri riguardante le spese del personale. Le percentuali erano state calcolate sul preventivo 2003 e sono state in questo caso aggiornate al preconsuntivo 2003. La differenza è dovuta al fatto che l'Istituto non ha ancora completato l'acquisizione di tutte le competenze da parte delle pubbliche amministrazioni e l'organico, previsto per far fronte alla prestazione, era superiore alle diecimila unità.
Fino ad oggi è stata approvata una deliberazione leggermente superiore alle 7.500 unità, convenendo comunque con i ministeri vigilanti - che avevano asseverato l'impostazione dell'Istituto sul fabbisogno di organico - di integrarlo attraverso la mobilità da parte delle altre amministrazioni statali appena l'Istituto avesse completato l'acquisizione delle competenze. In particolare, erano previste circa 500 unità da parte del Ministero dell'istruzione (anch'esso interessato da un grande progetto organizzativo di riforma), per coprire il trasferimento delle quali erano state messe somme in bilancio. La differenza riduce notevolmente quella incidenza, tenendo anche conto che in questi anni, a seguito dell'applicazione di una norma di legge, l'Istituto sta prendendo in carico i portieri degli stabili dismessi. Si tratta di 362 unità con una incidenza del 2 per cento sulle spese del personale. Riteniamo che alla fine delle dismissioni tale somma sarà raddoppiata.
Affrontando l'aspetto che riguarda più direttamente la parte pensionistica, confermiamo che il numero degli assicurati è in diminuzione per la cassa per gli enti locali e per la cassa per lo Stato. La tendenza appare irreversibile. Ciò è dovuto alla costituzione di aziende con natura privatistica ed iscrizione INPS, che svolgono già compiti precedentemente assolti dalle istituzioni che comportavano l'iscrizione alle casse dell'INPDAP.
Un altro fattore degno di rilievo, conseguente alla riforma del lavoro, è la fornitura di risorse umane anche per le amministrazioni pubbliche da parte di società private che iscrivono il personale all'INPS. Il trasferimento del personale produce un effetto importante: al di là della diminuzione delle contribuzioni, infatti, vi è anche il trasferimento di tutte le posizioni assicurative presso l'INPS con un intervento notevole sulla liquidità della gestione.
L'effetto di assoluta novità che può destare sorpresa è che nelle privatizzazioni viene offerta la possibilità di optare per mantenere l'iscrizione alle casse gestite dall'INPDAP oppure inserirsi all'INPS, come previsto obbligatoriamente della nuova forma giuridica. Si sta assistendo ad un esodo massiccio verso quest'ultimo istituto che offre un trattamento pensionistico più vantaggioso diversamente dal convincimento generale che il trattamento pubblico sia più favorevole.
Un esempio viene dato dalla Cassa depositi e prestiti, che recentemente è stata costituita in società per azioni e tutti i suoi 450 dipendenti hanno scelto l'INPS (scelta effettuata anche prima che scadessero i termini di opzione). Anche le Authority, che dovrebbero essere iscritte all'Istituto, cercano di iscrivere il proprio personale presso l'INPS.
Questa scelta è dovuta al fatto che, essendo la retribuzione accessoria elevata rispetto agli stipendi base che presiedono all'erogazione della pensione per il trattamento pubblico per la parte antecedente al primo gennaio 1993, ciò rende più favorevole il calcolo sulla media di una retribuzione onnicomprensiva di più anni, rispetto al calcolo dell'ultima retribuzione.
Quest'ultima annotazione, che possiamo chiamare quota «A», relativa all'ultima retribuzione per l'anzianità contributiva antecedente al primo gennaio del 1993, si aggiunge alla modifica intervenuta con la legge finanziaria del 1994 che prevede, dal primo gennaio 1995, un rendimento uguale per tutte le pensioni (del 2 per cento) come avveniva per l'INPS.
La differenza che veniva richiamata ieri tra il trattamento degli statali e quello degli enti locali deriva proprio dal bagaglio


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posseduto al momento del passaggio a questa nuova normativa. Le cure di rendimento, che erano presenti prima per lo Stato e per gli enti locali, erano diverse a secondo dell'anzianità, per cui, a quella data, ciascun lavoratore ha un rendimento diverso a seconda dell'anno di iscrizione e questa differenza viene portata avanti fino alla cessazione del servizio.
Per quel che riguarda gli statali, la norma del 2 per cento non ha trovato in molti casi applicazione con un'anzianità elevata, perché il rendimento cresceva con l'anzianità, e ciò è accaduto perché negli ultimi anni il rendimento dello Stato è pari all'1,8 per cento mentre questa norma, riducendo i rendimenti superiori al 2 per cento, lasciava inalterati quelli inferiori al 2 per cento. Si tratta di differenze minime rispetto invece ad una differenza di grande sostanza tra le pensioni erogate dall'INPDAP e quelle erogate dall'INPS.
Devo anche dire che l'Istituto, più volte, ha cercato di rispondere ad una domanda formulata in questa sede, ossia la necessità di armonizzare i trattamenti all'interno dello stesso INPDAP. Peraltro c'è una norma che impone all'INPDAP, già al momento della sua costituzione cioè dieci anni fa, di predisporre dei regolamenti tesi a disciplinare le prestazioni e le entrate contributive. Abbiamo predisposto più volte questi testi: la prima volta nell'ambito di una legge delega, la legge n. 335, che tendeva ad uniformare i diversi trattamenti del settore pubblico e privato in un testo unico, ma dato che la legge delega non è stata più esercitata dal ministro Salvi, il tutto è decaduto. Attualmente è stata riproposta nel testo della legge delega attualmente in discussione al Senato e ci auguriamo che venga approvata.
Nel frattempo, attraverso il Ministero della funzione pubblica abbiamo presentato un regolamento di semplificazione per uniformare le procedure tra le varie categorie di dipendenti, ma anche questo regolamento non ha trovato il conforto dei Ministeri del lavoro e del tesoro, per cui la proposta, che conteneva una serie di criteri idonei a raggiungere l'obiettivo da voi indicato, è stata bloccata, ed il contenuto verrà inserito nel testo unico previsto dalla legge delega in discussione. Vi lascio immaginare lo sforzo per l'Istituto di trattare i dipendenti con procedure diverse, mentre una modifica di questo genere ci avrebbe permesso di ridurre le incombenze a livello amministrativo.
L'Istituto va verso il settore privato, ma non ha le condizioni normative concrete e reali per applicare queste norme - cito, per esempio il settore dell'invalidità e le pensioni di privilegio -.
Stiamo predisponendo un'analisi aggiornata sulla popolazione iscritta perché c'è un ringiovanimento delle unità iscritte al pubblico impiego, il che dovrebbe portare nel corso dei prossimi anni ad un rallentamento dei flussi di uscita delle pensioni Vi invieremo i dati aggiornati non appena avremo il quadro complessivo della situazione.
C'era poi un'altra richiesta di chiarimenti sui prestiti degli enti locali alle cooperative (servizio che non forniamo più da sette anni) che è stato affidato alla Cassa depositi e prestiti.
L'ultima annotazione riguarda l'arretrato e i tempi di liquidazione. Per il trattamento di fine servizio, intendendo la buonuscita per gli statali e l'indennità di fine servizio erogata agli enti locali, non ci sono arretrati, ma dobbiamo rispettare il differimento di sei mesi per la liquidazione delle pratiche per coloro che cessano dal servizio prima dei limiti di età, ai sensi della norma introdotta con la legge n.87 del 1997.
Per quel che riguarda il trattamento di fine rapporto c'è un arretrato indotto - stiamo parlando prevalentemente di contratti di lavoro a tempo indeterminato brevi -. Abbiamo un cumulo di arretrato notevole dovuto al fatto che il Ministero della pubblica istruzione soltanto recentemente, su nostra iniziativa, sta inviando le pratiche per la liquidazione. Ci stiamo adoperando per avere questi dati on line, attraverso un accordo con il Ministero della pubblica istruzione. I tempi sono notevolmente ridotti per quel che riguarda la liquidazione di queste pratiche e verranno


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ulteriormente accelerati: contiamo entro i primi mesi del prossimo anno di smaltire tutto l'arretrato relativo al trattamento di fine rapporto.

ANTONIO PIZZINATO. Quanti mesi trascorrono tra la presentazione delle domande e la liquidazione?

LUIGI MARCHIONE, Direttore generale dell'Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell'amministrazione pubblica (INPDAP). Esistono due tempi diversi. Il Ministero della pubblica istruzione ci invia le pratiche dopo due anni dalla cessazione del rapporto e poi ci sono i tempi che intercorrono tra la domanda e la liquidazione effettiva.
Dal prospetto di ieri potete vedere la differenza tra le pratiche presentate e quelle liquidate. In questo modo è possibile avere un'idea del potenziale di produzione che abbiamo, che conforta ciò che sto dicendo, con l'aggiunta dell'accordo con il Ministero della pubblica istruzione, che da solo copre il 70 per cento delle pratiche di trattamento di fine rapporto. Tutti i pubblici dipendenti hanno la liquidazione della pensione il mese successivo a quello della cessazione dal servizio: questo va chiarito perché, quando parliamo di arretrati, sembra che le persone siano in attesa ancora della pensione, mentre l'arretrato è dovuto alla differenza tra la pensione provvisoria e quella definitiva. Infine, con il provvedimento definitivo occorre del tempo tra la pensione definitiva e il reale pagamento. In questi due anni stiamo incidendo fortemente su tutto ciò, abbiamo indirizzato gli incentivi esclusivamente su questi prodotti, riducendo i tempi ed arrivando alla soluzione di tale questione.
Tuttavia, devo anche precisare che una volta parlavamo di acconto di pensione, il quale veniva erogato direttamente dall'amministrazione datrice di lavoro, mentre quella definitiva veniva pagata successivamente dall'ente assicuratore. Tutto ciò portava a delle differenze notevoli e sostanziali perché non c'era il computo del riscatto della ricongiunzione, se non in modo predeterminato e in percentuale. Questo acconto non c'è più e da anni liquidiamo con pensione provvisoria, avendo già decentrato sul territorio la definizione dei riscatti e delle ricongiunzioni. Quindi, la pratica viene già chiusa computando questi periodi e, di conseguenza, la pensione provvisoria e definitiva sono equivalenti.
Comunque, abbiamo cercato di eliminare anche quest'ultimo inconveniente. Proprio in questi giorni è partito un progetto per la liquidazione ed il pagamento della pensione definitiva ed abbiamo svolto corsi su tutto il territorio nazionale sia agli operatori degli enti, sia ai nostri dipendenti. Per la prima volta l'Istituto paga direttamente la pensione definitiva, togliendo la responsabilità agli operatori degli enti che, fino ad ora, la mantenevano in caso di differenza tra pensione provvisoria su indicazione dell'ente e quella definitiva erogata dal nostro Istituto.

MARCO STADERINI, Commissario straordinario dell'Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti amministrazione pubblica (INPDAP). Approfondisco la questione della gestione del patrimonio anche per eliminare qualche equivoco. Intanto, sopprimiamo un equivoco di fondo: non sono contro l'outsourcing né lo è l'Istituto filosoficamente. Credo che la scelta fatta a suo tempo fosse necessaria e le considerazioni che abbiamo tenuto in conto per cambiare rotta sono semplicemente legate al processo di dismissione in atto ed oggi in fase di completamento (con un lungo tempo davanti a noi, probabilmente, la scelta sarebbe stata diversa).
Nel 1996 la gestione del patrimonio è stata affidata con gare pubbliche a diversi operatori. Il contratto siglato allora, probabilmente, risentiva di un'inesperienza generale nel settore. Anche le società che vinsero le gare non erano particolarmente esperte nella gestione del patrimonio e sul campo si sono verificati una serie di inconvenienti che hanno comportato alcune conseguenze, ancora non sanate, nel rapporto tra l'Istituto e le società di gestione. Nel 2002 si è svolta una nuova gara


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e si è riaffidata la gestione praticamente agli stessi interlocutori, che hanno soltanto cambiato raggruppamenti e posizioni nel territorio. Il nuovo contratto, preciso e puntuale, è stato definito con il supporto della Deloitte e prevede una serie di adempimenti nei due sensi: l'Istituto chiede e il gestore esegue, la rendicontazione deve avvenire in un certo modo, esiste uno scambio informatico e via dicendo.
Nella realtà, tutto questo processo ha funzionato molto male per carenze di entrambe le parti: i gestori per gravi inadempienze e, da parte di alcuni di essi per gravissime irregolarità ancora sotto accertamento e, da parte dell'Istituto, per una certa incapacità nei controlli e nella denuncia tempestiva degli inadempimenti. Ovviamente, non tutti i gestori sono dei furfanti o degli inadempienti, ma si sono verificati molti inconvenienti anche diversificati sul territorio (magari un gestore opera bene in una zona e malissimo in un'altra). In questo modo le conseguenze del primo contratto - gli accertamenti in base ai quali l'Istituto non ha liberato le fideiussioni ed ha bloccato le ultime fatture - hanno inasprito completamente i rapporti tra l'Istituto e i gestori, condizionando anche l'esecuzione del secondo contratto. In questa situazione di tensione e di contenzioso - che avviene nei due sensi perché, se l'Istituto non sblocca la fideiussione, la controparte avvia un forte contenzioso, chiedendo danni e quant'altro -, il processo di cartolarizzazione ci ha imposto di retrocedere alla SCIP l'85 per cento del bollettato e rende insostenibile il costo della gestione all'esterno che vale circa il 30 per cento.
Sulle condizioni effettive del servizio prestato e sui motivi del mancato funzionamento dei controlli sarà necessaria un'analisi approfondita ed attenta. In questo senso, sarà molto utile il risultato dei controlli che si stanno facendo in sede di riappropriazione del patrimonio, quando l'Istituto contesterà, punto per punto, tutte le inadempienze che il gestore ha fatto in ciascun compartimento, ovviamente, con la possibilità di controdeduzioni da parte del gestore stesso. Questo non significa mettere una «pietra sul passato» o trovare un accordo transattivo, ma soltanto delimitare i campi di discussione alle effettive, ed eventualmente reciproche, responsabilità. In questa attività l'Istituto mette il massimo delle energie e si avvale di supporti tecnici qualificati per cercare di evidenziare tutte le gravissime inadempienze contrattuali. Un tema particolare è stata la gestione della componente informatica, che era basata su uno scambio di dati dal gestore al sistema informativo dell'Istituto, un protocollo molto rigido che ha provocato una serie di disfunzioni delle quali alcuni gestori hanno largamente abusato : ora si sta verificando se queste disfunzioni erano dovute ad una cattiva fornitura dei dati ovvero ad una presunta cattiva lettura.
In assenza della capacità da parte dell'Istituto di obbligare il gestore al rispetto degli impegni contrattuali, l'informatica ha proceduto con lentezza, e la stessa struttura che aveva la responsabilità amministrativa a livello compartimentale ha dovuto ricreare una situazione cartacea per proseguire nel controllo amministrativo delle attività affidate alle società esterne. Il disallineamento ha ovviamente ridotto la capacità della tecno-struttura di esercitare un controllo efficace.
Tra le problematiche sorte, il contratto prevede tipicamente che la società di gestione sia responsabile della manutenzione ordinaria ed abbia considerato nel proprio corrispettivo una percentuale di lavori di ordinaria manutenzione, per piccoli interventi di natura correttiva, al di sotto della quale l'Istituto può richiedere la differenza con quanto pattuito contrattualmente. Si tratta di una soglia, ripeto minima, stabilita contrattualmente. Nello schema contrattuale tutti gli interventi di manutenzione ordinaria dovrebbero essere a carico del gestore. In pratica è risultato che la soglia minima diventasse il tetto massimo e che qualsiasi lavoro al di sopra diventasse indifferibile e di manutenzione straordinaria, e quindi rimborsato dall'Istituto. Ciò ha comportato che, ad esempio, la perdita di una tubazione determinasse


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il rifacimento dell'intero bagno. La situazione ha portato un evidente squilibrio anche nei costi di gestione.
Le indagini avviate dalla magistratura su alcune gravi fattispecie di truffa, perpetrate ai danni dell'Istituto nell'ambito del primo contratto e da questo denunciate alla magistratura competente, hanno determinato una presa di coscienza, con conseguente maggiore attenzione da parte dei funzionari dell'Istituto, a volte anche provocando reazioni da parte dei gestori sul piano del contenzioso.
Ci siamo quindi chiesti se per i rimanenti diciotto mesi fosse opportuno indire una nuova gara pubblica europea, alla quale probabilmente avrebbero risposto gli stessi soggetti, anche se diversamente raggruppati. La scelta adottata ha tenuto conto del breve periodo e della possibilità di essere supportati dall'Agenzia delle Entrate, alla quale affidare la parte più importante della bollettazione e che si farà carico anche di prendere la banca dati dall'Istituto e dalle società di gestione, per utilizzarla ai fini della bollettazione stessa e restituirla all'Istituto in condizioni tecnicamente corrette.
Nella seduta di ieri credo di aver erroneamente parlato di 839 immobili. Rettifico il dato: sono 389, una dimensione contenuta a livello nazionale con la possibilità di affidarla a tecnici esperti nel settore. L'istituto con la scelta adottata ha la possibilità di completare il piano di dismissione, rasserenare i rapporti con gli inquilini e gestire al meglio il contenzioso in essere, soprattutto recuperando tutte le inadempienze delle società di gestione.
Il tema dell'informatica sottende situazioni di inefficienza dell'Istituto; si tratta di un settore che non è sotto controllo. L'Istituto è nato dalla somma di enti diversi ciascuno dei quali ha portato «in dote» un proprio sistema informativo con una propria cultura. Ancora oggi la situazione risente della presenza di queste differenze. In un percorso ideale di informatizzazione, tenendo presente la realtà e le necessità dell'Istituto connesse con l'introduzione del nuovo sistema di contabilità, valutiamo che la parte esistente sia nell'ordine del 25 per cento rispetto all'obiettivo finale del 100 per cento.
La scelta fatta, sottoposta all'approvazione (siamo fiduciosi che l'approvazione avvenga in tempi brevi) del CNIPA, Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione, è di adoperare il software dell'INPS, riutilizzabile fino al 70 per cento. Larga parte delle procedure di quell'Istituto, dati i propri compiti, sono identiche alle nostre. La possibilità di utilizzare gratuitamente, adattandolo alle nostre esigenze, questo software, ci metterebbe in condizione di ridurre fortemente i tempi per giungere a regime risparmiando enormemente anche sui costi. Inoltre, questa possibilità consentirebbe una maggiore integrazione tra i due Istituti, dal momento che avrebbero gli stessi strumenti informatici e lo stesso linguaggio con un taglio evidente di costi anche per nuovi sviluppi. La strategia è condivisa dal Governo (e penso anche dal CNIPA) e ciò permetterà di giungere con maggior rapidità ad un sistema informativo efficiente, in grado di colloquiare con i cittadini alle stesse condizioni di efficacia dell'INPS.
Abbiamo osservato anche sistemi informatici di altri Istituti e potremmo utilizzare sulla stessa base connettiva altre esperienze.
Mi riservo di approfondire e produrre alla Commissione un documento completo di dati, tempi e costi.

PRESIDENTE. Do ora la parola ai colleghi che intendano approfondire alcuni elementi e porre ulteriori quesiti.

ANTONIO PIZZINATO. Ringrazio il direttore generale che ha illustrato le valutazioni relative alle diversità di trattamento esistenti tra i vari Istituti e chiedo se sia possibile determinare quali ricadute vi saranno sul piano dei costi effettuando una proiezione di dieci o venti anni. Ho coscienza del problema essendo stato tra i proponenti dell'emendamento alla legge finanziaria non attuato; allora il Governo non era favorevole.


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In secondo luogo, a fronte della situazione nel settore informatico, chiedo alla presidenza dell'ente di esprimere un'opinione sul sistema informatico unico, considerato che deve essere realizzato per norma di legge l'archivio generale di tutte le pensioni esistenti nel paese. È sbagliato pensare che un unico sistema informatico consentirebbe di accelerare i tempi, oltre ad eliminare inconvenienti?

EMERENZIO BARBIERI. Mi associo anch'io al ringraziamento per i dati forniti dai rappresentanti dell'INPDAP. Concordo sul fatto che, proprio alla luce delle dichiarazioni del direttore, sarebbe utile avere i dati relativi alle previsioni per i prossimi quindici anni.
La seconda questione è rivolta al presidente, che molto garbatamente non ha fornito i nomi delle società di gestione: noi vorremmo conoscerli perché la questione non è interna all'INPDAP, dato che è stata oggetto di discussione in Parlamento. Le società di gestione hanno assunto nei confronti dell'INPDAP un comportamento non corretto, anche se è vero che, come ha detto il presidente Staderini, non tutti sono truffatori.
Inoltre, non ho ben capito quale sia la natura del rapporto tra INPDAP e Agenzia delle entrate per quel che riguarda la gestione del patrimonio immobiliare.
Come ultima considerazione, vorrei avere qualche spiegazione sulla situazione dei portieri degli stabili oggetto di dismissione. Vorrei sapere se esiste un progetto di riconversione professionale per queste figure, anche perché parliamo di 382 persone.

VALTER ZANETTA. Devo sottolineare il fatto che le vostre risposte ci preoccupano sempre di più. La nostra Commissione ha il diritto di approfondire la gestione del patrimonio immobiliare e quindi mi associo anch'io alla richiesta di conoscere nel dettaglio la situazione.
Sono problemi che meritano approfondimento. Lo spirito di questa iniziativa è di monitorare la situazione degli enti previdenziali a cui si somma l'esigenza di avere un sistema informatico adeguato.
Dovremmo avere dei meccanismi informatici efficienti e invece sappiamo da voi che non esiste ancora una banca dati completa. Constatiamo la vostra buona volontà e prendiamo atto del percorso che state compiendo per colmare queste lacune, ma vorremmo avere maggiori informazioni su ciò che è avvenuto, anche per evitare ricadere negli stessi errori dell'ultima fase di questo processo. Vi chiederei, quindi, di fornire una documentazione più completa su questo argomento e sui relativi riflessi di natura giudiziaria.

PRESIDENTE. Per quel che riguarda la sua richiesta, valuteremo in sede di ufficio di presidenza se sia il caso di dar luogo ad ulteriori audizioni in argomento o se non sia il caso di procedere ad una visita presso la sede dell'INPDAP che può essere utile per ulteriori chiarimenti.

TIZIANO TREU. Il presidente dell'INPDAP ha fatto un cenno ad un'analisi approfondita che è in corso, perché ciò che ha detto ha aumentato le nostre preoccupazioni. Eufemisticamente si è parlato di inconvenienti con le società di gestione, ma vorremmo capire quali sono questi inconvenienti che hanno provocato scostamenti notevoli e vorremmo capire che tipo di controlli sono stati fatti.

PRESIDENTE. Do la parola ai nostri ospiti per le repliche.

MARCO STADERINI, Commissario straordinario dell'Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell'amministrazione pubblica. Ho usato espressioni forse anche eufemistiche per una situazione molto complessa. Per far fronte alle vostre richieste prepareremo al più presto una relazione che dia conto del percorso storico dal 1996 ad oggi, compresi ovviamente i principali dati riferiti alle dieci società di gestione, relazione che però non potrà dar conto dell'attività di controllo oggi in corso e che si concluderà soltanto tra tre mesi. Siamo ovviamente a disposizione anche per un'eventuale seconda audizione.


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Un'altra domanda riguardava il rapporto con l'Agenzia delle Entrate. Si sta sottoscrivendo una convenzione con l'Agenzia delle Entrate, in base alla quale la stessa procederà alla bollettazione verso l'inquilino e produrrà un F24 precompilato che riporterà i dati dell'affitto e degli oneri accessori. Questi dati oggi vengono presi dalla nostra banca dati e da quella del singolo gestore, mentre in seguito, appena l'attività dell'Istituto subentrerà a quella del gestore, il dato relativo all'onere accessorio e alla rivalutazione dell'affitto lo fornirà l'Istituto su base informatica.
Anche per il recupero delle morosità, é previsto, ma non è presente ancora in questa convenzione, il ricorso al supporto dell'Agenzia delle Entrate che si sta costituendo in Agenzia della riscossione, con funzionari che cureranno la riscossione anche coattiva della morosità sul territorio. I dati economici sono identici a quelli di convenzioni con altre realtà pubbliche.
Per quanto riguarda i portieri, per legge rimarranno alle dipendenze dell'Istituto
In questo caso, insieme con gli altri Enti pubblici non economici, abbiamo trovato un importante accordo con le OO.SS.LL., approvato dai Ministeri competenti, in base al quale i portieri vengono inquadrati fuori ruolo nella categoria più bassa e, quindi, fanno parte a pieno titolo della struttura dell'INPDAP, mentre fino ad ora avevano una gestione contrattuale basata sul contratto di portierato. Di conseguenza, i portieri potranno esercitare le mansioni di più basso livello dell'Istituto, mentre per la parte prevalente stiamo portando avanti un progetto che riguarda l'archiviazione fisica dell'enorme documentazione dell'INPDAP - oggi si trova in uffici pubblici situati anche in zone centrali, con evidenti costi di occupazione di spazi -, concentrandola, come già fanno molte realtà societarie anche private, in capannoni industriali dotati di tutte le misure di sicurezza (antincendio, antintrusione e via dicendo).
Il mio progetto è di creare una società dell'INPDAP in cui queste figure possano trovare anche uno sbocco professionale, affidando loro queste attività e rendendoli anche disponibili per servizi ad altre amministrazioni, con una possibile fonte di ricavo per l'Istituto. In molte zone l'Istituto può disporre di idonee strutture edilizie e, quindi, con il personale potremmo realizzare tutto ciò. Comunque, tutte le tensioni interne con i portieri sono state eliminate ed abbiamo risolto il problema dell'inquadramento che si trascinava da tanto tempo.

LUIGI MARCHIONE, Direttore generale dell'Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell'amministrazione pubblica (INPDAP). Volevo fare una riflessione sulla banca dati. Si parlava dell'unificazione del casellario dei pensionati, che oggi è già presente presso l'INPS, e nella legge delega viene previsto anche un casellario degli attivi. Le sinergie di cui parlava prima il presidente - dove convivono normative simili che riguardano la gestione del personale e il pagamento della pensione, ma anche differenze che riguardano la liquidazione della pensione - comportano il fatto di avere strumenti simili per poter dialogare ma anche la banca dati.
Questa amministrazione ha posto il problema della banca dati come centrale ma, ovviamente, per rispondere a questo obiettivo ha bisogno di alcune funzioni informatiche oggi assenti. Tale situazione ha fatto stazionare un'enorme mole di dati che avevamo acquisito (probabilmente, avete sentito parlare del progetto Sonar tra il nostro Istituto e gli enti locali). Questi strumenti potranno funzionare bene se riprenderemo e concluderemo con molta decisione il progetto Sonar, così come se verrà avviato e completato quello degli statali, che è la vera differenza rispetto all'INPS. In altre parole, occorre dialogare con queste amministrazioni per ricostruire le posizioni storiche che, poi, permetteranno, con la legge delega e con il casellario degli attivi, di sommare le gestioni: quindi, ognuno avrà il proprio patrimonio di dati da poter sommare agli


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altri per certificare il diritto alla pensione in caso di eventuali riforme approvate nel paese.

PRESIDENTE. Rimaniamo in attesa della documentazione riguardante il patrimonio e la popolazione che contribuisce, in modo da avere delle previsioni a 10-15 anni. Tutto ciò riguarda la disaggregazione per fasce di età, considerato il ringiovanimento della popolazione assicurata dall'INPDAP a cui si faceva cenno. Una volta acquisiti questi elementi, valuteremo se sarà il caso di invitare nuovamente la dirigenza dell'INPDAP.
Ringrazio i nostri ospiti per la partecipazione e dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 9,40.

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