XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 4549
Onorevoli Colleghi! - La presente iniziativa è stata
concepita nell'ambito di una sentita esigenza di saldare il
patrimonio comune della cultura della pace, con le radici di
una moderna funzione della pena, concepita nel rispetto della
dignità dell'uomo e della sua centralità.
La contrarietà ad ogni forma di conflitto bellico e
l'avversione nei confronti della pena di morte nei sistemi
processuali, rappresentano, dunque, due caratterizzanti
princìpi scaturiti dal medesimo patrimonio di valori etici e
culturali, impressi indelebilmente nella Carta
costituzionale.
Sul punto, due articoli della Costituzione rappresentano
le direttrici lungo le quali si snoda la celebrazione di una
giornata che fornisca slancio vitale alla non violenza e alla
contrarietà alla cultura della morte.
Il primo, l'articolo 11, afferma solennemente che
"L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla
libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle
controversie internazionali"; il secondo, l'articolo 27,
espressamente stabilisce che, nel nostro ordinamento "Le pene
non possono consistere in trattamenti contrari al senso di
umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato".
Dalla sintesi delle richiamate disposizioni, può
svilupparsi una riflessione unitaria in relazione alla
assoluta contrarietà verso ogni forma e tipologia di
aggressione estrema della vita umana.
Le recenti e drammatiche vicende terroristiche, che hanno
sconvolto le coscienze di noi tutti, evidenziano altresì
l'esistenza di una cultura "della morte" e della soppressione
dell'avversario, cultura che è stata alimentata e incoraggiata
da integralismi fanatici.
A tali irreversibili scelte di lotta e di affermazione
delle proprie idee, dei propri convincimenti, delle proprie
culture, è necessario contrapporre il rispetto della vita come
valore supremo ed assoluto che non può e non deve mai essere
sacrificato.
Il rispetto della vita, tuttavia, oltre che permeare la
scelta di una comunità contro le violenze e gli integralismi
in genere, trova naturale estensione anche in ordine alla
risposta punitiva dello Stato nei confronti dei cittadini che
violano la legge penale.
In molti Stati, ancora oggi, nel terzo millennio, nei
sistemi processuali è in vigore la pena capitale, una risposta
punitiva estrema ed irreversibile che connota la sanzione di
un carattere brutale e repressivo "senza ritorno".
Il rispetto della vita, senza deroghe e senza distinguo,
deve rappresentare la risposta culturale ed etica da
contrapporre al dilagante disprezzo della stessa, sempre più
praticato e diffuso ed assolutamente innaturale anche quando è
prodotto dalla disperazione per le iniquità dei sistemi
economici e sociali.
La "cultura della pace" va esaltata come bene supremo del
mondo moderno; la "cultura della morte" va contrastata anche
attraverso la promozione di specifiche iniziative finalizzate
alla sensibilizzazione, principalmente diretta ai giovani, del
dialogo della solidarietà, della tolleranza, del rifiuto della
violenza.