XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 4534
Onorevoli Colleghi! - La tipologia e la tecnica
costruttiva delle mura di cinta e di fortificazione,
influenzate come sono dalle più diverse esigenze pratiche,
costituiscono una pagina del tutto distinta nella storia
dell'architettura avendo uno sviluppo indipendente da quello
dell'architettura templare e monumentale in genere.
Le città prese in considerazione, pur trovandosi nello
stesso territorio, hanno differente origine etnica: ernica
(Alatri, Ferentino e Veroli) e volsca (Atina e Arpino). Si
tratta in generale di centri che mostrano in origine la
configurazione di rocche fortificate organizzate in comunità
di villaggio (pagi e vici), ma che in seguito si
sviluppano secondo un modello pienamente urbano.
Un elemento che le accomuna ad altre città antiche del
Lazio, tra cui si citano le vicine Segni e Norba, è costituito
dalle imponenti cinte murarie perimetrali nei diversi livelli
di conservazione, che a tutt'oggi rappresentano le
testimonianze monumentali più significative. Esse sono il
segno tangibile del sovrapporsi dei vari gruppi etnici in
queste zone e delle vicende politiche e belliche che li hanno
coinvolti, dalle quali sono derivate forti esigenze di difesa
e di controllo del territorio.
Le cinte fortificate in opera poligonale, che si
conservano talora in modo imponente in questi centri del Lazio
meridionale interno, rappresentano un ingrediente fortemente
caratterizzante della natura insediativa di questo territorio
e ne costituiscono quasi il tessuto connettivo dello sviluppo
storico e paleografico.
In queste zone, gravitanti sulle valli del Sacco e del
Liri, il tessuto topografico è molto condizionato
dall'orografia. Le alture più significative da un punto di
vista strategico, che dominavano i principali canali di
transito naturali, divennero sede di altrettanti insediamenti
che si cinsero di fortificazioni. Queste, nel loro perimetro,
si adattarono all'andamento del terreno, seguendone il profilo
e la quota. Le evidenze archeologiche ci permettono di
distinguere, fra tutti i siti fortificati, due tipologie: i
centri sommitali, vere e proprie fortezze con funzione
strategica, che racchiudono un'area ridotta, pari a circa 4
ettari, ed i centri abitati, dotati di un abitato più ampio e
contemporaneamente di una fortezza, che si identificano di
solito in insediamenti posti in punti di sbocco o di snodo di
itinerari di passaggio percorsi da greggi e da carovane.
La natura del terreno, essenzialmente calcarea, determina
la tecnica costruttiva di queste fortificazioni, poiché la
materia prima, conformata naturalmente secondo blocchi a
sagoma geometrica o che potevano essere tagliati agevolmente
seguendo fessurazioni rettilinee, generò la caratteristica
opera poligonale, realizzata secondo vari livelli di
raffinatezza e di accuratezza delle giunzioni.
Questa tecnica, proprio per la larga disponibilità della
materia prima, fu ampiamente usata, oltre che per le cinte
murarie, anche per torri, recinzioni e terrazzamenti; inoltre
il suo uso si protrasse lungamente nel tempo, tanto che a
tutt'oggi ne è quasi impossibile una precisa datazione in
assenza di dati di scavo.
Sappiamo comunque per certo che la diffusione
generalizzata dell'opera poligonale inizia per lo più dal V
secolo avanti Cristo, anche se non mancano esempi più antichi
(tra cui Ferentino e Arpino), specialmente per le
fortificazioni urbane, e si protrae almeno fino al I secolo
avanti Cristo. Significativa e indicativa in questa tecnica
costruttiva appare la tipologia delle porte, che si presentano
con stipiti verticali ed architrave monolitico, stipiti
inclinati e architrave monolitico o a ogiva completa.
L'opera poligonale delle città fortificate, erniche e
volsche, è estremamente varia nelle forme e nel grado della
finitura. Si possono trovare sia mura imponenti formate dalla
sovrapposizione, spesso per semplice rotolamento, di enormi
massi appena sbozzati (chiamati tradizionalmente "ciclopici")
che murature accuratissime con blocchi parallelepipedi di
considerevoli dimensioni perfettamente incastrati l'uno con
l'altro in modo da creare bellissimi motivi grafici astratti.
Caratteristica frequente nei muri di fortificazione in opera
poligonale di quest'ultimo tipo è la differenza fra la faccia
esterna liscia e curata e la faccia interna con i blocchi
lasciati pressoché nel loro stato di estrazione.
La definizione tipologica convenzionalmente adottata per
le mura poligonali consiste in una distinzione tra I e II
maniera, per identificare le fasi più arcaiche e
stilisticamente meno perfette e tra III e IV maniera, per
identificare le fasi più recenti e di migliore resa estetica,
molto vicine all'opera quadrata romana.
Per quel che concerne Alatri e Ferentino, città erniche
situate nell'alta valle del Sacco, esse presentano da un punto
di vista archeologico le caratteristiche urbane peculiari dei
centri preromani del Lazio meridionale, abitati dagli italici
e successivamente finiti sotto l'influenza di Roma.
Le mura della cinta esterna di Alatri, appartenenti per la
maggior parte alla cosiddetta "III maniera" dell'opera
poligonale, con brevi tratti di II maniera e di opera
pseudoisodoma, costituiscono un esemplare di ottimo livello
estetico e strutturale, con la facciavista lisciata e in
alcuni casi la smussatura degli spigoli dei blocchi lungo i
giunti, creando il caratteristico disegno a rete. Compiendo un
circuito di circa 40 chilometri, la cinta esterna racchiude
interamente la città bassa per una superficie totale di circa
25 ettari, raggiungendo in alcuni punti una notevole altezza.
Le mura sono a doppia cortina senza riempimento e, oltre a
funzioni difensive, esse hanno anche una funzione di sostegno
del terrapieno retrostante. Purtroppo lo sviluppo del centro
moderno ha notevolmente danneggiato le cinte esterne,
lasciando meglio conservate quelle dell'Acropoli.
L'Acropoli è fortificata con una recinzione propria, forse
contemporanea all'altra e con le stesse caratteristiche,
contraddistinta dall'apertura di cinque porte delle quali la
più grande, Porta Civita, raggiunge un'altezza di 4,50
metri.
Discorso analogo può essere fatto per le mura di Ferentino
(spesso paragonate con quelle di Micene), le quali tuttavia, a
differenza delle precedenti, presentano all'interno del
panorama archeologico delle numerose fortificazioni antiche
pervenuteci, una quasi unica coesistenza di diverse fasi
stratigrafiche costruttive. Infatti, sulla possente opera
poligonale di calcare locale che include una superficie di
circa 17 ettari con un percorso di 2.440 metri e ascrivibile
alla I, II, III e IV maniera, si trova l'opera quadrata,
costruita dai romani attraverso l'impiego del travertino nella
cosiddetta "opera pseudoisodoma" Gli effetti estetici
raggiunti con questo sistema costruttivo sono d'alto livello,
essendo i blocchi tagliati in forma di parallelepipedi
regolari e disposti, a secco, in filari orizzontali ed
alternati. Con la sovrapposizione dell'opus quadratum,
nei tratti meglio conservati, l'altezza complessiva delle mura
raggiunge i 13 metri. Al di sopra dell'opera quadrata è
inoltre possibile osservare esemplari risalenti all'epoca
medievale che fanno assumere, alla cinta muraria di Ferentino,
una non trascurabile rilevanza didattica.
La considerevole estensione perimetrale e l'esistenza, per
entrambi i casi, di una doppia cinta muraria in opera
poligonale, comprendente la città bassa e l'Acropoli, nonché
la collocazione strategica di numerose porte nei circuiti
murari e la progettazione di un sistema di viabilità interna
ed esterna ancora oggi estremamente funzionale, mettono in
risalto l'ottimo livello di organizzazione raggiunto da quei
popoli e permettono di annoverare le due città tra i prototipi
di elevata progettazione urbanistica antica.
A differenza dei numerosi resti di cinte murarie
conservati in tutto il mondo, per la maggior parte isolati e
periferici, quello delle mura di Alatri e Ferentino è uno dei
pochi esempi in cui si assiste all'assoluta convivenza di
strutture così antiche con abitazioni odierne di origine
medievale e moderna. Nel caso specifico la cinta muraria,
costituendo un'ottima e solida base di edificazione, è stata
utilizzata come fondazione delle abitazioni sovrastanti,
sviluppatesi verso la parte interna della stessa e allineate
alla cortina muraria antica. Questo fenomeno è di maggiore
persistenza a Ferentino, dove le mura poligonali sono
sottoposte a sollecitazioni meccaniche piuttosto forti che, a
causa dei vuoti creatisi, risultano essere poco
equilibrate.
Le fortificazioni di Alatri e di Ferentino sono quindi
oggi parte integrante della vita sociale dei due comuni, ne
coinvolgono pienamente le scelte urbanistiche costituendo un
sicuro e documentato fattore di attrazione turistica. Nelle
porzioni in cui, poi, sono stati apportati opportuni e
tempestivi interventi di restauro (piuttosto remoti) e dove
non si sono verificati crolli spontanei o dovuti ai
bombardamenti, è possibile apprezzare tutta l'imponenza di
queste meravigliose opere, riuscendo a valutarne le misure
reali corrispondenti in pieno a quelle della loro costruzione
in epoca antica.
Inoltre, prospicienti a diversi tratti delle mura e sul
naturale pendio delle colline, nei punti in cui le condizioni
orografiche non hanno consentito lo sviluppo di nuovi
insediamenti abitativi, è possibile incontrare numerose aree
vegetative piuttosto nutrite, le quali creano una suggestiva
armonia con il paesaggio circostante.
Un altro centro ernico di una certa importanza era Veroli.
Del nucleo urbano antico si conservano solo pochi resti, tra
cui alcuni tratti di mura in opera poligonale molto antichi di
I maniera, che presentano restauri in opera pseudoisodoma e in
opera reticolata (del I secolo avanti Cristo) e rifacimenti
medievali. Sotto l'attuale Palazzo-comunale, in piazza del
Duomo, è conservato un grande terrazzamento in opera
poligonale di IV maniera, che probabilmente doveva essere il
podio di un tempio.
Fuori dalle mura di Veroli, nel 1922, furono scoperte
numerose tombe alla cappuccina, del IV-V secolo dopo Cristo.
L'iscrizione di una di queste era incisa sul rovescio di una
lastra con i Fasti Verulani, ossia la parte di un calendario
del primo secolo dopo Cristo del quale sono conservati i mesi
da gennaio a marzo.
Altri resti di opera poligonale aventi un particolare
rilievo sono riscontrabili nelle città volsche di Atina e di
Arpino.
Atina, circondata da un'unica grande cinta muraria
prevalentemente in opera poligonale di II maniera, conserva
diversi tratti di mura nei quali si notano restauri e
rifacimenti in opera incerta e reticolata. Più volte distrutta
dai terremoti e colpita dai bombardamenti, Atina ha conservato
ben poco delle strutture antiche, anche se il buon livello di
quanto resta e le numerose iscrizioni ci danno un'idea del suo
passato splendore.
Resa celebre da Mario e da Cicerone, nati in ville del
territorio, Arpino conserva imponenti mura urbane, lunghe
complessivamente circa 3 chilometri e costruite in opera
poligonale di II maniera, con un'altezza massima di 6 metri.
Le caratteristiche generali della cinta inducono a proporre
una datazione piuttosto alta, intorno al V secolo avanti
Cristo e quindi non troppa lontana dalla prima creazione del
centro ad opera dei volsci. La cinta muraria dell'acropoli è
godibile nel suo complesso in seguito ad un consistente
intervento di valorizzazione, che ne ha permesso il recupero
nonché la realizzazione di percorsi attrezzati e di
infrastrutture (quali un parcheggio) che ne favoriscono la
vocazione turistica.
Il monumento più importante della città è la porta a ogiva
situata nella Civitavecchia, detta "Porta dell'Arco". Di tipo
"sceo", essa si apre in un saliente che obbliga chi si
avvicina ad esporre il fianco destro, non protetto dallo
scudo. L'apertura è costituita da un falso arco alto 4,20
metri, a blocchi via via sporgenti e tagliati ad ogiva. Questo
tipo particolare di porta ebbe quindi fini essenzialmente
militari difensivi. La porta rappresenta l'unico esempio
conservato integralmente e ha contribuito, con i suoi tratti
di arcaicità, ad attribuire alla cinta muraria una datazione
piuttosto alta.
Particolare caratteristica delle mura è che esse non sono
state sempre costruite con il calcare locale ma anche con
l'utilizzo della locale puddinga travertinosa, una
roccia sedimentaria terrigena formata per cementazione di
depositi ciottolosi, con effetto tendente all'opera
quadrata.
Grazie alla singolare tecnica costruttiva, alle notevoli
dimensioni dei blocchi utilizzati, alla resistenza del calcare
locale contro le intemperie esterne e alle elevate cure e
maestranze applicate nella messa in opera, è ancora oggi
possibile ammirare questi grandi monumenti dell'antichità,
emblemi della civiltà antica dei luoghi che li ospitano e
patrimonio dell'umanità, ai quali un intervento di ripristino,
di stabilizzazione strutturale e di riqualificazione, a
salvaguardia dei princìpi della tutela e della conservazione
dei beni archeologici, conferirebbe una maggiore e giusta
valorizzazione, consegnandoli ad un futuro senza data.
Da qui la necessità della presente proposta di legge, che
prevede apposite disposizioni per la tutela e la
valorizzazione delle mura poligonali di Alatri, Ferentino,
Veroli, Atina e Arpino.