XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 4523




        Onorevoli Colleghi! - L'articolo 8 della nostra Costituzione sancisce l'importante principio in base al quale tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge e hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, purché non contrastino con il nostro ordinamento giuridico. I rapporti tra il nostro Stato e le diverse confessioni religiose sono regolati per legge sulla base di intese con le rispettive rappresentanze.
        Orbene, la presente proposta di legge costituzionale intende premettere un nuovo comma al medesimo articolo 8, recante l'importante riconoscimento del nostro patrimonio spirituale e religioso cristiano.
        Già nel corso dei lavori preparatori del Trattato europeo è stato vivo e fortemente sentito il dibattito sulla opportunità o meno di inserire nel preambolo della Carta fondamentale l'espresso riferimento alla tradizione culturale e spirituale cristiana del continente europeo.
        Un emendamento volto a modificare il preambolo nel senso di un richiamo al patrimonio religioso giudaico-cristiano come uno dei fondamenti spirituali dell'Europa fu proposto dal Governo italiano durante i lavori della Convenzione.
        Certamente da più parti è stato sostenuto che uno Stato di diritto deve garantire un'assoluta imparzialità ed uguaglianza fra tutti i cittadini assicurando la laicità delle istituzioni, e tuttavia l'opinione pubblica, la volontà del popolo, oltre che politici, opinionisti, e la stessa Chiesa cattolica, si sono immediatamente schierati per l'espressa menzione nella Costituzione europea delle nostre radici cristiane, così che il nostro passato, la nostra storia e la nostra stessa cultura non vadano dimenticati, ma si pongano come forte baluardo contro la perdita di valori cui costantemente assistiamo e il pericolo di una società frammentata e priva di una reale identità.
        Quando si parla di laicità delle istituzioni democratiche infatti, così come di autonomia della politica, si fa riferimento ai princìpi fondamentali di uno Stato di diritto, posti a perseguimento e a garanzia del bene comune, della libertà e dei credo di tutti. Ma nessuna istituzione può dirsi realmente neutra se agisce nel rispetto dei valori di autonomia e di laicità poiché questi stessi valori sono prodotto e derivazione del Cristianesimo.
        Oggi viviamo in un clima di profonda crisi identitaria. Si sente dire che tutte le religioni sono uguali e che non esistono criteri seri e validi per distinguerle o per affermare che una sia più o meno "vera" delle altre. Questo relativismo alimenta solo la confusione e il sincretismo, ossia conduce ad una mescolanza di temi religiosi presi un po' da una religione e un po' da un'altra, secondo i bisogni e le esigenze del momento, dando vita ad una religione "su misura", diremmo "personalizzata".
        Si assiste sempre più nella nostra società moderna, o meglio "postmoderna", al sorgere di un "individualismo sincretistico", a una forma esperienziale religiosa, paradossalmente senza bisogno di religioni. Aumentano così i particolarismi, gli egoismi individuali, soprattutto delle nuove generazioni e l'impressione è che ci si avvii verso un'epoca in cui più niente conta, ha valore.
        Tutto ciò, se spinto all'eccesso, può portare solo a separazioni, conflitti, violenze.
        Le cause sono più culturali che religiose, il relativismo e il sincretismo in campo religioso sono la conseguenza di una cultura in cui sembra contare la vuota apparenza sulla sostanza.
        I valori sono diventati sempre più delle "senzazioni".
        In questo quadro si iscrivono episodi sconcertanti come quello relativo all'ordinanza del tribunale de L'Aquila che ha imposto la rimozione del crocifisso dalle pareti della scuola elementare di Ofena, perché violerebbe il principio di uguaglianza per chi professa altri credo. Una decisione che ha scatenato un acceso dibattito e molti problemi, provocando l'unanime reazione di condanna del Parlamento e della Chiesa.
        Tutto ciò accade perché non si riconoscono più le tradizioni culturali, prima ancora che religiose, alla base della nostra stessa esistenza come popolo, in nome di un principio di libertà estremizzato, esasperato.
        Il Crocifisso resta un simbolo irrinunciabile della nostra storia e della nostra civiltà, come ha riaffermato di recente il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, citando la famosa massima di Benedetto Croce, filosofo laico, secondo cui "non possiamo non dirci cristiani".
        Il Crocifisso nelle scuole, ribadisce il Capo dello Stato, "è sempre stato considerato non solo come segno distintivo di un determinato credo religioso, ma soprattutto come simbolo di valori che stanno alla base della nostra identità". Dunque un simbolo di valori e non soltanto un'icona di fede.
        Anche coloro che sono di formazione laica riconoscono che il cristianesimo, ed i suoi simboli, esprimono il fondamento stesso della libertà.
        Questi sono i valori su cui si basano la nostra cultura e le nostre stesse origini.
        Nell'ambito della discussione sorta durante l'incontro dei Ministri dell'Unione europea sulla Costituzione europea molti hanno condiviso che il "riferimento alle radici cristiane" si pone come "elemento di pace"; un riferimento che non va inteso come invocazione di uno "Stato teocratico" ma come garanzia della pluralità di opinioni, della democrazia e della tolleranza. Il Papa stesso più volte ha richiamato l'attenzione sull'importanza di prevedere il richiamo al cristianesimo nel Trattato europeo affermando che se in nome di una scorretta interpretazione del principio di eguaglianza si rinunciasse ad esprimere tale tradizione religiosa e i connessi valori culturali, la frammentazione delle odierne società multietniche e multiculturali potrebbe facilmente trasformarsi in un fattore di instabilità e quindi di conflitto.
        Per i motivi sin qui illustrati è importante che anche nella Costituzione della nostra Repubblica vi sia un richiamo esplicito alle tradizioni religiose cristiane. Il riferimento è a quel patrimonio spirituale cristiano che, senza voler essere escludente, si esprime in quei valori che hanno contribuito al processo di formazione europeo.
        L'identità dell'Occidente nasce dalla cultura greco-romana, cui dobbiamo la nozione di "polis" e l'origine del concetto stesso di "Stato", nonché dalla cultura cristiana, di cui è massima espressione l'idea di "persona".
        L'impostazione personalistica permea di sé tutta la parte prima della Costituzione e pertanto appare opportuno esplicitare sinteticamente la sua radice, individuabile nel patrimonio religioso cristiano.
        E' dunque importante che l'Occidente, garante dei diritti fondamentali della persona, difenda la propria identità da ogni forma di relativismo.
        Lasciare il nostro Stato e la nostra Costituzione, nell'epoca attuale, come uno spazio vuoto di valori non rende più facile la convivenza, anzi può costituire un serio rischio di fronte alla pressione di culture e di fedi religiose che propugnano valori estranei alla nostra consolidata tradizione.




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