XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 4449
Onorevoli Colleghi e Colleghe! - La società italiana,
così come succede ormai in maniera crescente in tutti i Paesi
occidentali, è attraversata da complesse dinamiche di incontro
tra culture diverse, istanze di autorappresentazione dei
soggetti che appaiono loro remote, memorie e genealogie di
riferimento lontane, quando non divaricanti. A rendere tutto
ciò più complicato concorrono i processi economico-sociali e
politico-culturali del mondo globalizzato, in primo luogo,
certamente, l'immigrazione ma anche l'estrema mediatizzazione
e velocizzazione della comunicazione, con gli shock
informativi che essa produce.
In un contesto di mutamenti tanto complessi è evidente
anche per il nostro Paese la difficoltà a far convivere le
grandi acquisizioni democratiche, di civiltà giuridica e di
civiltà delle relazioni sociali che la nostra storia ci ha
consegnato, con le differenze culturali, religiose e
simboliche che il mondo globale ha fatto irrompere
prepotentemente all'interno del Paese e che sono destinate a
moltiplicarsi. E' evidente anche il rischio che a fronte di
mutamenti così radicali si consolidi e si estenda anche da noi
la tendenza alla riscoperta di radici identitarie di tipo
tradizionale, ormai completamente avulse dal contesto
sentimentale e di significato che in passato aveva offerto
loro una qualche, grande o piccola, legittimazione sociale.
Esse diventano invece strumenti funzionali soltanto a
costruire un distanziamento ostile dall'altro. Simboli e
concetti, ormai, divenuti "significanti" privi di significato
specifico e cogente o fortemente depotenziati del loro
significato originale in ragione delle trasformazioni
culturali e di senso della nostra società, rischiano di
ricaricarsi all'improvviso di negative valenze ideologiche, di
umori irrazionali tali da alimentare nuove crociate e da
rendere sempre più difficile il necessario cammino
dell'incontro tra gli irrinunciabili princìpi fondativi della
nostra democrazia e il fondamentale arricchimento che alla
nostra cultura, alla nostra vita sociale e agli apparati
simbolici che danno senso alla nostra vita pubblica e privata
può derivare dalla e nella reciprocità con le culture altre
con cui i grandi fenomeni della globalizzazione ci mettono in
relazione. E' evidente la difficoltà a stabilire la cornice di
riferimento per governare e orientare queste dinamiche, per
costruire un mondo condiviso con altri e con altre. In
particolare sembra emergere il rischio di una sorta di perdita
collettiva di memoria sul significato profondo e sui contenuti
fondamentali del patto costituzionale del 1948, sui grandi
valori che avevano ispirato i Costituenti: dare al Paese non
solo gli strumenti necessari all'esercizio del potere in uno
Stato democratico, ma anche una Carta fondamentale che
definisse il profilo di una responsabilità pubblica nazionale
e istituzioni adeguate a questa responsabilità.
Ciò che veramente distinse quell'esperienza fu un
eccezionale senso di responsabilità delle forze politiche
nella ricerca di un risultato da tutti accettabile, con ogni
probabilità frutto delle durissime lezioni della storia da cui
tutti erano freschi reduci e della conseguente volontà di
ricostruire davvero una solida casa comune. Occorre
riconoscere che a distanza di oltre cinquant'anni, la
Costituzione, procedendo come una sorta di fiume carsico, dopo
essere stata davvero la fondamentale protagonista di sviluppo
di regole di convivenza del Paese e dopo che i suoi princìpi
fondanti hanno modellato lo Stato in ogni sua parte,
trasformando l'Italia in uno Stato moderno ispirato ai
princìpi della democrazia, della libertà e della giustizia
sociale, rischia oggi di essere fortemente depotenziata e di
non svolgere quel ruolo di "bussola" della vita pubblica che
invece deve e può ancora svolgere per fare fronte a tutti i
mutamenti.
La Carta del 1948, infatti, sancisce a pieno il carattere
laico dello Stato, la divisione tra Stato e Chiesa, ponendo i
princìpi fondativi dell'uguaglianza di uomini e donne e
l'obbligo per la Repubblica di rimuovere gli ostacoli che vi
si frappongono. La Costituzione italiana è oggi più che mai lo
strumento per raffrontare e cercare di risolvere le grandi
questioni, le contraddizioni, le aporie che la contemporaneità
ci consegna. Il fecondo rapporto di scambio tra le diversità è
compreso e garantito così come la dialettica e l'interazione
tra i diversi credi religiosi. Questa visione laica, contenuta
appieno nell'articolo 3 della Carta costituzionale, ha
informato di sé il nostro Paese, malgrado le molteplici
fratture, antiche e recenti, che si sono via via prodotte
nella nostra storia e malgrado ricorrenti suggestioni e
tentazioni restaurative. Un patrimonio e un valore accomunanti
su cui dobbiamo fare leva.
Il senso di appartenenza deve dunque tradursi e
concretizzarsi sempre più nella condivisione, consapevole, di
quei valori democratici, solidaristi e di giustizia sociale,
che caratterizzano il nostro patto costituzionale. Vicende tra
loro tanto diverse - la salvaguardia dei diritti fondamentali
di libertà in presenza di fenomeni inquietanti come il
terrorismo, l'isolamento delle spinte secessioniste, la tenace
volontà di difendere l'essenza materiale della "democrazia" -
stanno a dimostrare che la Costituzione della Repubblica è
stata una bussola importante e può ancora essere uno strumento
importante di alimento per l'identità nazionale e oggi per
l'accoglimento, da parte della Repubblica, delle nuove istanze
del mondo globalizzato nel richiamo e nel riconoscimento dei
valori universali di una democrazia plurale e solidale.
Occorre riprendere e rilanciare una cultura della
Costituzione che informi la coscienza civile delle nuove
generazioni.
L'esposizione in maniera visibile in ogni aula, ufficio e
luogo di incontro delle scuole pubbliche statali di ogni
ordine e grado, della riproduzione conforme del frontespizio
della Gazzetta Ufficiale n. 298, edizione straordinaria,
del 27 dicembre 1947 affiancata ai dodici articoli che
costituiscono il corpo dei princìpi fondamentali della
Costituzione stessa, può contribuire efficacemente a esprimere
sul piano simbolico il senso profondo e radicato di uno Stato
democratico che mette il valore della libertà,
dell'uguaglianza e della solidarietà a fondamento della sua
stessa essenza, con un'efficacia che nessuna altra immagine
iconografica può avere, e diventa strumento di una consapevole
azione, in tale senso, nei luoghi deputati alla formazione e
al sapere delle nuove generazioni.
In questo modo le scuole pubbliche statali possono
diventare strumento fondamentale per il cambiamento di cui
abbiamo bisogno nella vita pubblica. Luoghi di costruzione di
nuove cartografie che rappresentino anche sul piano simbolico
l'incontro tra le differenze e laboratori di quell'impegno
comune, oggi assolutamente necessario, per stabile nuovi
orizzonti e nuova pratica di una cittadinanza democratica e
cosmopolita.