XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 4429
Onorevoli Colleghi! - In primo luogo, la presente
proposta di legge costituzionale introduce l'azione di tutela
costituzionale sul patrimonio culturale, oggi assente dalla
Costituzione vigente e dalla proposta di legge costituzionale
presentata in materia dal Polo delle Libertà.
Probabilmente i Costituenti intesero la tutela della
cultura all'interno della dizione "il paesaggio e il
patrimonio storico e artistico" (articolo 9, secondo comma,
della Costituzione); in ogni caso l'antropologia culturale e
la filosofia al livello accademico da una parte, e il pensiero
politico dall'altra, avevano cinquantacinque anni fa un
interesse ridotto alla "cultura". La cultura invece significa
il modo di vivere collettivo, il pensiero scientifico,
l'alimentazione, i costumi, la rappresentazione dei conflitti
di classe nella loro capacità di modificarsi continuamente: è
il movimento contro la staticità.
Nel testo elaborato, come si vede, manca a bella posta
qualunque riferimento a considerazioni economiche: ad esempio
la sostenibilità, ancorché scorretta scientificamente e
politicamente, non deve essere comunque introdotta all'interno
di un articolo come l'articolo 9 della Costituzione, che deve
prescindere da considerazioni economiche.
In poche parole, si è cercato di introdurre una
definizione di ambiente, in senso vasto e non limitato al suo
cosiddetto "ambito naturale", non ipostatizzato come sacrale,
cosa cara al pensiero giusnaturalistico e all'ambientalismo
tradizionalistico: così si evidenzia tutta la sua storicità
con un vincolo al futuro per le prossime generazioni.
Anzi, la storicità acquisisce una caratterizzazione
metaumana in quanto i cicli idrogeoloci esistono con l'uomo ed
esistevano prima dell'uomo. L'umanità non ha il diritto in
nome del progresso e dell'industrialismo di minare
irreversibilmente la riproducibilità dei cicli idrogeologici.
Né si ha il diritto di intaccare significativamente la
biodiversità, in quanto il patrimonio genetico individuale e
delle specie è il frutto irripetibile di miliardi di anni di
tentativi ed errori di adattamenti: gli acidi nucleici degli
esseri viventi contengono una inimmaginabile quantità e
qualità di informazioni e di storia che scompaiono per sempre
con il venire meno di una specie o di una varietà. Il più
umile degli esseri viventi attuali potrebbe essere l'unico
essere vivente a sopravvivere in caso di eventi catastrofici,
non programmabili sulla scala dei prossimi miliardi di
anni.
Come si vede la difesa della biodiversità non è quindi
soltanto la tutela nei confronti di genomi da custodire
gelosamente al fine dell'eventuale produzione di farmaci e di
molecole da sfruttare industrialmente.
Quanto alla "difesa (...) dell'equilibrio degli
ecosistemi", il termine "equilibrio" sottende un approccio in
linea con le correnti più avanzate della comunità scientifica
dei naturalisti e degli ecologi, che tendono appunto a
considerare gli equilibri in termini di flussi e di
feed-back in una prospettiva di omeostasi complessa. Il
termine "integrità" applicato sugli ecosistemi sarebbe invece
deleterio e tenderebbe ad impedire qualunque significativa
interazione tra l'uomo e l'ambiente naturale. Insomma, la
difesa dell'equilibrio degli ecosistemi semplicemente inibisce
in linea di principio le "rotture" di tipo irreversibile.
Infine, "la difesa (...) dei cicli idrogeologici" si
apparenta ai concetti espressi nel periodo precedente
includendo acqua, suolo e atmosfera; per esempio con un testo
costituzionale così concepito sarebbe un compito fondamentale
della Repubblica l'opposizione strenua all'aumento dei
cosiddetti "gas serra" oppure la riconversione dei cicli
industriali che stravolgono l'habitat circostante agli
insediamenti produttivi, che attualmente lasciano anche alle
generazioni future una mortifera eredità tossicologica. La
considerazione dei beni e dell'integrità ambientali va infine
indirizzata nel suo alveo "naturale" come patrimonio
collettivo dell'umanità.