XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 4415
Onorevoli Colleghi! - Il Mediterraneo, l'antica via di
scambio di merci e di culture, rappresenta oggi la tragedia
dei migranti, il luogo del naufragio simbolico dei loro
diritti e del naufragio fisico con la perdita di centinaia di
vite umane negli ultimi anni. La Sicilia assiste, ancora una
volta, a una tragedia del mare senza nome e senza
spiegazione.
Il più grave dei naufragi nel Canale di Sicilia è avvenuto
la notte di Natale 1996, quello che, per cinque anni, fino a
quando è stato ritrovato il relitto in fondo al mare di Capo
Passero, era stato archiviato come "naufragio fantasma": quasi
300 i morti che ancora gridano giustizia. Ma di naufragi,
soprattutto nei mari siciliani e pugliesi, ne sono avvenuti
tanti altri negli anni successivi, fino a quello recente di
Lampedusa; come di seguito elencato.
19 gennaio 2003. Al largo delle coste pugliesi, a 20
miglia da Capo Santa Maria di Leuca, vengono recuperati sei
cadaveri di clandestini, di nazionalità curda irachena. La
piccola imbarcazione sulla quale viaggiavano gli immigrati
viene intercettata dalla petroliera russa "Brother 4". A
bordo ci sono sei uomini sopravvissuti, mentre sono ventitré i
dispersi. Lo stesso giorno annegano, al largo del Marocco,
diciotto clandestini che si trovavano a bordo di un gommone e
che cercavano di raggiungere l'Europa. Gli immigrati tentavano
di sfuggire alle Forze dell'ordine che li avevano intercettati
all'alba del 17 gennaio 2003 su una spiaggia a 17 chilometri a
sud di Tangeri, in Marocco. Soltanto tre persone, due
marocchini e un senegalese, vengono portate in salvo.
1^ dicembre 2002. Vengono recuperati in tutto
quarantaquattro cadaveri, vittime di due naufragi a largo
delle coste della Libia e del Marocco.
22 settembre 2002. Uno scafista abbandona in mare, a 300
metri dalla spiaggia di Scoglitti, in provincia di Ragusa, un
carico di tunisini. Muoiono quattordici immigrati clandestini,
i cui corpi vengono ritrovati a 40 chilometri da Ragusa ed
un'altra cinquantina di tunisini si salvano. Lo scafista viene
arrestato in mare mentre tenta la fuga verso Gela. Tra le ore
24 e le 13 avvengono quattro sbarchi di clandestini.
15 settembre 2002. Affonda un'imbarcazione a circa mezzo
miglio da Capo Rossello, sul litorale agrigentino. Vengono
recuperati i corpi di trentasette immigrati clandestini sulle
coste di Realmonte, in provincia di Agrigento. Si tratta di
liberiani, novantadue dei quali riescono a scampare al
naufragio. I due scafisti vengono arrestati.
18 settembre 2002. Settantotto immigrati africani e
asiatici vengono soccorsi a 30 miglia da Lampedusa. I
clandestini erano a bordo di un'imbarcazione in avaria, forse
salpata dalle coste turche.
22 luglio 2002. A Valona, in Albania, in uno scontro tra
un gommone carico di clandestini e una motovedetta della
Guardia di finanza muoiono due immigrati.
12 giugno 2002. Muoiono a Kelibia, in Tunisia, undici
immigrati che tentavano di imbarcarsi clandestinamente per
l'Italia. Le vittime cercavano di raggiungere a nuoto la nave
che si trovava ormeggiata al largo.
8 giugno 2002. A poche decine di metri dalla costa di
Castro Marina, in provincia di Lecce, degli scafisti albanesi,
avvistati dalla Guardia di finanza, gettano in mare quaranta
clandestini e accoltellano quelli che oppongono resistenza.
Vengono recuperati in mare quattro cadaveri.
11 marzo 2002. Sei cadaveri di immigrati legati allo scafo
di un gommone in avaria vengono recuperati sulla costa di
Otranto. Il gommone, che era partito da Valona, in Albania, si
era incendiato. Vengono salvati ventitré clandestini.
7 marzo 2002. Nel canale di Sicilia, a 65 miglia da
Lampedusa, naufraga un'imbarcazione di sette metri. Sono
dodici i clandestini morti, mentre è incerto il numero dei
dispersi.
14 gennaio 2002. Due scafisti, per sfuggire alla polizia
di frontiera di Otranto che li aveva intercettati, lanciano
sugli scogli un gommone carico di clandestini. Una decina di
immigrati cadono in acqua e un albanese di 25 anni viene
ferito gravemente.
10 giugno 2001. Muoiono a Trani, in provincia di Bari,
dodici clandestini albanesi, forse gettati in mare dagli
scafisti. I superstiti sono ventidue.
9 luglio 2001. Quattro clandestini gettati in mare dagli
scafisti muoiono mentre tentano di raggiungere a nuoto le
coste del ragusano, tra Punta secca e Scoglitti. Gli immigrati
erano stati abbandonati a diverse centinaia di metri dal
litorale siciliano.
4 maggio 2000. Un gommone carico di immigrati sperona
un'imbarcazione della polizia a quattro chilometri dalla costa
del Salento. Muoiono due clandestini e sono almeno dieci i
dispersi.
16 maggio 1999. Sei clandestini, tra cui alcuni bambini,
muoiono in seguito allo scontro del gommone su cui viaggiavano
contro uno scoglio nelle acque di Valona, in Albania.
15 agosto 1999. Al largo delle coste montenegrine sarebbe
naufragata una "carretta del mare" carica di famiglie Rom.
Sarebbero oltre un centinaio i morti.
Dicembre 1999. Affonda un gommone carico di clandestini
nel canale d'Otranto. Muoiono cinquantanove immigrati.
9 settembre 1998. Tre scafisti gettano in mare, nelle
coste del Salento, nove bambini, tra cui tre neonati, che si
trovavano a bordo del loro gommone. Alcuni di loro vengono
salvati dai genitori, altri vengono recuperati dai
carabinieri.
28 marzo 1997. In seguito ad uno scontro con la corvetta
della Marina militare italiana "Sibilla" affonda la nave
albanese "Kater I Rades". Vengono recuperati i cadaveri
di quattro clandestini, mentre trentaquattro di loro vengono
tratti in salvo. Nel successivo mese di ottobre viene
recuperato il relitto dell'imbarcazione, con a bordo altri
cinquantaquattro cadaveri.
21 novembre 1997. Sedici clandestini albanesi partiti da
Durazzo muoiono nel canale d'Otranto per lo scoppio del
gommone.
Il mare Mediterraneo da culla della civiltà si è
trasformato in un cimitero per disperati che affrontano il
mare su navi-carrette per sfuggire alla fame, alla miseria e
alle guerre. La presente proposta di legge mira alla
costruzione di un monumento a memoria di tutti i migranti
ignoti vittime di naufragi e caduti in mare.