XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 4337
Onorevoli Colleghi! - "Esiste un'Italia dello Stivale e
un'altra Italia".
Quasi 60 milioni di abitanti nella Penisola ed altrettanti
sparsi per il mondo. Stessa lingua, stessa cultura e stesse
tradizioni. Nell'America del sud, in Canada, Belgio, Germania,
Francia e Inghilterra le comunità italiane sono sempre più
numerose, ricche e integrate.
Tra l'ottocento e il novecento milioni di italiani
lasciarono il suolo patrio per rincorrere il sogno di una vita
migliore. Salirono su navi e su treni affollati, accompagnati
da una valigia di cartone, da dubbi, paure, speranze e da una
domanda: "sarà stata la scelta giusta?".
Per molti lo è stata: alcuni hanno trovato il lavoro che
l'Italia non gli avrebbe dato e hanno fatto fortuna. Alcuni di
loro hanno messo da parte lo sperato "gruzzolo" e hanno pagato
il biglietto di sola andata anche ai familiari rimasti in
patria. Altri lo stesso "gruzzolo" lo hanno usato per tornare
in Italia e costruirsi il futuro sulla propria terra. Altri
ancora sono riusciti a guadagnare soltanto il necessario per
pagare il biglietto di ritorno.
Tra il 1860 e il 1985, 29 milioni di italiani sono partiti
dall'Italia alla volta dei Paesi americani. L'Argentina, il
Brasile e gli Stati Uniti sono le "tre Italie fuori Italia"
più numerose del mondo. In alcuni Paesi hanno raggiunto un
tale grado di integrazione da rendere difficile la loro
individuazione numerica.
Ognuno di questi individui vive il desiderio di essere un
cittadino italiano, ognuno vive tra popolazioni diverse, con
pensieri diversi, immerso in una cultura diversa ma moltissimi
interessi, affettivi, economici, culturali, politici e sociali
lo legano ancora all'Italia e alle sue origini.
Esistono e sono vivi una cultura, una tradizione, uno
stile italiano che si sono amalgamati con altre società. Al di
là di un impulso etnico-nazionalista, ha sicuramente senso
parlare di uno spirito italiano-internazionale, di un made
in Italy che è un elemento di caratterizzazione molto forte
della nostra comunità all'estero.
Questi "italiani" vogliono esserlo a tutti gli effetti,
desiderano acquistare o, meglio, riacquistare, la cittadinanza
italiana, facendola, di conseguenza, acquisire ai propri
figli, e iscriversi all'anagrafe degli italiani residenti
all'estero (AIRE).
La cittadinanza italiana si basa sul principio dello
ius sanguinis (diritto di sangue), in virtù del quale il
figlio nato da padre italiano o da madre italiana è
italiano.
Oggi la legge stabilisce l'importante principio per cui il
cittadino italiano può acquistare spontaneamente una
cittadinanza straniera senza per questo perdere quella
italiana.
Si è cittadini italiani se si nasce, in Italia o
all'estero, da almeno un genitore italiano, però, in base a
una discussa sentenza della Corte costituzionale, la donna
trasmette la cittadinanza solo a decorrere dal 1^ gennaio
1948, chi è nato prima di questa data ha ricevuto la
cittadinanza solo dal padre, mentre chi è nato dopo la riceve
indifferentemente dal padre o dalla madre.
Prima del 15 agosto 1992, però, prima, cioè, dell'entrata
in vigore della legge n. 91 del 1992, chi acquistava
spontaneamente una cittadinanza straniera perdeva la
cittadinanza italiana. Anche i cittadini minorenni perdevano
il loro status acquistando la cittadinanza straniera per
volontà dei genitori. Non perdevano la cittadinanza italiana -
e quindi continuavano a trasmetterla ai discendenti, solo per
linea maschile, coloro che vedevano modificato il loro
status di cittadini per effetto oggettivo di norme di
legge, in particolare per il "diritto di nascita" (jus
soli) vigente in tutti i Paesi extraoceanici; ecco perché
la maggior parte dei discendenti delle prime ondate
emigratorie (le più importanti, dal 1870 al 1910 circa) sono
ancor oggi in possesso della cittadinanza italiana.
In seguito, soprattutto in Nordamerica, l'acquisto
"spontaneo" della cittadinanza locale (detto
"naturalizzazione"), e la conseguente perdita di quella
italiana, sono divenuti una prassi sempre più comune.
Occorre, inoltre, tenere conto che oggi l'Italia non è più
quella di un tempo. Prima era un Paese povero, ora è diventato
ricco, almeno in media. Da Stato-nazione autonomo e
centralizzato si sta trasformando in Paese europeo sempre più
articolato. Ma, soprattutto, da terra di emigrazione si è
trasformata in terra di immigrazione.
Nel 1914 la Direzione generale della statistica definisce
gli emigranti come "quei cittadini che, viaggiando in terza
classe o in classe equiparata alla terza, si recano in Paesi
posti al di là dello Stretto di Gibilterra e al di là del
Canale di Suez". Nel terzo millennio tutto è cambiato. Anche
se dal meridione sono ancora molti quelli che emigrano per
necessità, è diminuito il numero di quanti vanno all'estero
rispetto a quelli che si fermano nelle regioni dell'Italia del
nord.
Oggi sono i professionisti che vanno a vivere nei Paesi
stranieri, lavoratori specializzati che portano il loro
know how fuori dai confini territoriali per aziende
italiane e anche per multinazionali estere. Ad esempio, vi
sono oltre 6 mila ricercatori italiani che lavorano
all'estero. Sono tantissimi anche i giovani che passano fuori
dall'Italia periodi mediamente lunghi per studiare e
specializzarsi. Le comunità italiane all'estero costituiscono
così un patrimonio per l'Italia, grazie all'esperienza che
maturano a contatto con due sistemi e con due stili di vita.
Da oltre confine arrivano contributi di idee, conoscenze e
scoperte. Le comunità italiane si propongono alla società e
allo Stato con una nuova potenzialità di valori culturali,
economici e sociali. Così come nell'immediato dopoguerra gli
emigranti hanno contribuito, nella misura del 50 per cento,
alla rinascita dell'Italia riattivando l'economia nazionale
grazie ai soldi che inviavano dall'estero, oggi è la
conoscenza il nuovo surplus garantito.
Tramontata l'immigrazione di massa, ora si può parlare di
emigrazione tecnologica. La presenza dell'italiano del mondo è
per eccellenza, e da secoli, aperta e potenzialmente
globale.
Molti di loro sono oggi imprenditori, ma anche uomini
politici - come ha dimostrato l'ultimo vertice europeo del
dicembre 2000 a Nizza caratterizzato dall'Italia - o
personaggi famosi nello spettacolo e nell'arte. Gli italiani
nel mondo, quindi, non solo hanno superato una serie di
cliché negativi, ma sono riusciti anche ad integrarsi a
tutti i livelli. Non dappertutto è così, però. In alcuni
Stati, come in America latina e in Africa, permangono alcune
situazioni di disagio e di bisogno.
Per le motivazioni storiche e sociali esposte si ritiene
necessario modificare le normative relative alla cittadinanza
e all'iscrizione anagrafica degli italiani all'estero.
Oggi, infatti, molti di coloro i cui antenati hanno
perduto la cittadinanza italiana a causa delle diverse
vicissitudini, umane e familiari, desiderano fortemente
riacquistarla.
Le procedure previste dalla normativa vigente in materia
di acquisto e di riacquisto della cittadinanza da parte di
discendenti di cittadini italiani è a tutt'oggi eccessivamente
complicata e di ardua esecuzione. La ricostruzione genealogica
raramente è lineare. L'emigrazione, l'immigrazione, le
famiglie allargate, le adozioni e quant'altro fanno sì che la
questione della cittadinanza può diventare un vero rompicapo.
Raggiungere, poi, le sedi consolari ove espletare tutte le
formalità è spesso difficoltoso in nazioni di grande
estensione e, spesso, economicamente impegnativo.
A ciò si aggiunge, inoltre, l'esigenza di tutela degli
italiani nel mondo, che spesso devono affrontare pressanti
problemi sociali (soprattutto in alcuni Paesi come l'America
latina), tra cui il riconoscimento dei propri diritti quali la
pensione, nonché l'assistenza sanitaria e sociale per gli
anziani e per i disabili.
Per quanto attiene all'iscrizione anagrafica, i cittadini
che si trasferiscono stabilmente all'estero devono, ai sensi
della legge 27 ottobre 1988, n. 470, farne dichiarazione
all'ufficio consolare competente, ai fini della relativa
iscrizione anagrafica stessa. Anche in questo caso la
procedura e gli adempimenti sono assai complessi, tanto che vi
è un'enorme sproporzione, tra i cittadini italiani nel mondo,
che secondo stime ufficiose sono oggi circa 60 milioni di
persone, e coloro che sono regolarmente iscritti all'AIRE,
circa quattro milioni.
Per le motivazioni illustrate si ritiene opportuno
semplificare e modernizzare sia la concessione della
cittadinanza che l'iscrizione anagrafica degli italiani
all'estero, le quali, anche grazie alle innovazioni
telematiche e tecnologiche successive al 1988, oggi possono
essere notevolmente semplificate sia nella trasmissione che
nella comunicazione.
La presente proposta di legge consta di due articoli.
L'articolo 1 interviene sulle leggi 5 febbraio 1992, n.
91, e 12 gennaio 1991, n. 13, al fine di semplificare le
procedure in materia di norme sulla cittadinanza ivi
previste.
L'articolo 2 interviene, invece, sulla legge 27 ottobre
1988, n. 470, sostituendo l'articolo 6, sempre in funzione di
semplificazione di procedure in materia di iscrizione
anagrafica dei cittadini italiani residenti all'estero.