XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 4151
Onorevoli Colleghi! - Esprimere delle considerazioni
sulla importanza di una nuova legge è sicuramente retorico.
Infatti, se una proposta di legge viene presentata, è perché,
sia per motivi oggettivi dei presentatori sia dei
rappresentanti civili che la sostengono, se ne sente il
bisogno.
La presente proposta di legge propone l'istituzione della
provincia del Basso Lazio) con capoluogo Cassino. Un accenno
alle motivazioni che legittimano questa istituzione sarà utile
a chiarire come ormai un ulteriore suo rinvio al domani sia
deleterio e dannoso per l'economia, la cultura, lo sviluppo e
le aspettative del territorio sede della nuova provincia.
Il territorio del Lazio meridionale che va dal golfo di
Gaeta al Parco nazionale d'Abruzzo, costituisce un unicum
etnico e geografico raramente riscontrabile nella penisola
italiana. Che questo comprensorio dovesse avere un'autonoma
gestione amministrativa, è stato sempre ribadito; anzi, il
fatto che ancora non l'abbia, fa emergere come l'attuale
situazione circoscrizionale rappresenti un paradosso
geo-politico. Della istituzione di questa provincia in senso
moderno, si è cominciato a discutere durante il regime
fascista. L'atto legislativo decretante la sua nascita, però,
non fu mai redatto e ciò per favorire altri interessi ed altre
città. Di conseguenza, l'unità sociale, culturale, economica e
politica del Basso Lazio venne meno e, con un'operazione di
smembramento artificiosa ed antistorica, furono istituite
nuove province, di Frosinone prima e di Littoria poi,
separando e riducendo in confini mai esistiti prima
popolazioni e territori omogenei, che tuttavia sono riusciti a
conservare attive le loro antiche relazioni culturali ed
economiche. Gli sviluppi delle aree del golfo di Gaeta, del
cassinate e dalla valle di Comino da allora hanno subìto una
visibile battuta di arresto, a vantaggio delle zone di Latina
e di Frosinone, che, al contrario, hanno goduto di un intenso
incremento demografico e infrastrutturale. Parallelamente a
ciò un acuto fenomeno di regressione ha colpito il Basso
Lazio; il suo territorio si è trovato, infatti, a dover
assolvere l'insostenibile ruolo di estrema appendice di due
province verticali, a loro volta appendici della forte e
compatta area romana, senza averne i mezzi amministrativi e
gestionali che necessariamente erano e sono indispensabili.
Queste deficenze hanno relegato il comprensorio
circoscrizionale sede dell'istituenda nuova provincia a
sostenere il poco gratificante ruolo di estremo bacino di
sfogo e di compensazione demografica, idoneo solo a rilassare
tensioni socio-economiche e di svolgere copiose funzioni di
contribuzione, senza mai poter decidere autonomamente e
consapevolmente come determinare il suo sviluppo e quale
indirizzo dare al suo futuro. Durante gli ultimi decenni, ad
intervalli costanti, numerosi esponenti politici hanno fatto
propria l'istanza di portare a termine questo importante
progetto, salvo poi scoprire che negli atti legislativi lo
stesso non è stato mai depositato. E' opportuno ribadire che
l'esigenza dell'istituzione di questa provincia vive con
rigogliosa energia nelle coscienze delle genti che ne faranno
parte, tanto da far ritenere ormai improcrastinabile un rinvio
ulteriore dell'esame e dell'approvazione della presente
proposta di legge. Motivi di carattere geografico, culturale,
economico e di possibilità di un più florido sviluppo
dell'area meridionale del Lazio concorrono a dare legittimità
alla nuova provincia, i cui confini coincideranno con quelli
che già furono delle "terre di San Benedetto". La millenaria
gestione benedettina ha dato al territorio non solo una
omogeneità geografica, ma anche un'impronta unitaria che
perdura inalterata da decenni e che ad un certo punto è stata
ancora rafforzata sotto il Regno borbonico di Napoli con
l'istituzione delle sottoprefetture di Gaeta e di Sora in
provincia di "Terra di lavoro". Oggi, la comune origine ed
omogeneità richiamate fanno sì che le popolazioni interessate
siano culturalmente autonome da quelle che costituiscono il
nucleo centrale delle attuali province da cui dipendono e da
cui, da sempre, rivendicano autonomia amministrativa e
gestionale. Dal punto di vista politico, bisogna sottolineare
che le attuali amministrazioni provinciali centrali da sempre
hanno omesso di progettare una seria politica di sviluppo per
il Basso Lazio, tanto che esso ha dovuto autonomamente
inventarsi degli obiettivi da raggiungere, a volte riuscendoci
con enormi sprechi di energie, a causa della mancanza di un
coordinamento politico che regolasse le forze in atto, altre
volte fallendo con perdite secche, a danno della comunità
meridionale del Lazio. Fenomeni del genere possono essere
evitati e valorizzati solo amministrando con cognizione di
causa le risorse presenti e cioè con una gestione che sia
autoctona ed abbia coscienza delle potenzialità che vi sono
presenti e le sappia valorizzare.
Un'analisi macroscopica dell'area strutturale della nuova
provincia fa emergere chiaramente come nei fatti essa sia già
operante; manca, in effetti, solo la sua formalizzazione
legislativa. A Cassino, città individuata quale capoluogo
della provincia del Basso Lazio, sono già presenti tutti gli
enti, le aziende e gli istituti pubblici che erogano i servizi
indispensabili alla vita di una provincia; vi sono addirittura
uffici e strutture che province già esistenti e famose ancora
non hanno. Sono presenti servizi di competenza regionale e
provinciale come il settore decentrato dell'assessorato
regionale ai lavori pubblici (ex Genio civile), l'ufficio
delle imposte dirette, l'ufficio del registro, la sede
dell'Istituto nazionale della previdenza sociale; il distretto
notarile e, prossimamente, l'ufficio della motorizzazione
civile. Fiore all'occhiello del Basso Lazio è l'ateneo
cassinate, che in pochi anni si è fortemente sviluppato ed è
oggi meta per gli studi di migliaia di studenti provenienti da
tutta Italia; ad esso si affiancano tutti gli istituti
scolastici previsti dall'ordinamento nazionale e che sono
frequentati da alunni di tutte le regioni confinanti.
L'economia è abbastanza vivace, anche se le attuali crisi,
unite alla mancanza di una seria programmazione provinciale di
sviluppo, ne hanno pericolosamente minato la continuità.
Il settore industriale è tra i più vasti del Mezzogiorno:
vi troviamo la FIAT, la SKF, le cartiere SCALA e SARRI, OS, le
industrie litografiche "La Pietra" di Sora e centinaia di
insediamenti che vivificano l'indotto.
Non mancano le infrastrutture viarie che sia
longitudinalmente che trasversalmente, passando per Cassino,
uniscono il nord al sud e il Tirreno all'Adriatico. Istituendo
la nuova provincia, prevedendo sedi periferiche di uffici
operativi dislocati in città, in cui vi sia più affinità o
vocazione e quindi necessità, con quella disciplinata
dall'ente locale, coordinando nel territorio le linee di
sviluppo che si devono perseguire, si darà al Basso Lazio una
vera opportunità di crescita economica e sociale conservabile
nel tempo e, soprattutto, si farà finalmente decollare una
risorsa peculiare per troppo tempo sacrificata all'inerzia: il
turismo, con il litorale del sud pontino, di irripetibile
interesse paesaggistico e storico, con la celebre abbazia di
Montecassino, ricca di storia e di cultura, con gli antichi
centri montani della valle di Comino, richiamo irresistibile
per gli appassionati di folclore e di colore paesano e sede di
tante attività artigianali, come le floride industrie di
mobili del sorano, con i monti delle Mainarde su cui sconfina
il parco nazionale d'Abruzzo e dove si pratica una notevole
attività sportiva invernale ed estiva. Tutto il territorio,
già oggi intensamente visitato, con una attenta programmazione
unitaria, può candidarsi come polo turistico di interesse
nazionale ed internazionale, dando respiro ad un'economia che
ne ha assolutamente bisogno.
Tecnicamente, per istituire questa nuova provincia ed
elevare la città martire di Cassino, già centro geografico
della circoscrizione, a capoluogo di provincia, si applicano,
in particolare, le procedure del comma 3, lettere c) e
d), e del comma 4 dell'articolo 21 del testo unico delle
leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267.