XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 4080




        Onorevoli Colleghi! - Sono oramai molti anni che si dibatte sugli obiettivi e sulle modalità di utilizzo di uno degli strumenti democratici più importanti previsto dalla nostra Carta costituzionale: il referendum abrogativo. Questo istituto ha, al suo attivo, battaglie di diritto e di princìpi epocali, per le quali è stata di grande importanza la consultazione popolare. Si pensi semplicemente ai referendum sul divorzio e sull'aborto, che hanno rappresentato un passaggio storico per il nostro Paese e per la nostra società. Negli ultimi anni abbiamo però assistito a due trasformazioni che hanno contribuito a snaturare e ad indebolire l'efficacia dello strumento referendario:

                a) un uso improprio dello stesso (che si potrebbe quasi definire abuso) che è consistito nel chiedere ai cittadini di esprimere la propria opinione su settori marginali o eccessivamente "tecnici" della legislazione, causando inevitabilmente un atteggiamento di rifiuto o di indifferenza;

                b) il ricorso - da parte dei sostenitori del "no" al quesito referendario - al "non voto" per esprimere la propria contrarietà al quesito referendario. Un strumento - di per sé lecito, poiché previsto dall'articolo 75 della Costituzione - ma che altera profondamente i rapporti di forza tra i due schieramenti, poiché il "no" parte indubitabilmente con un vantaggio percentuale molto elevato, pari all'astensionismo fisiologico e quindi di gran lunga superiore al 10 per cento.

        Basti pensare che oltre i tre quarti delle competizioni elettorali di tipo maggioritario (il cui sistema è quindi paragonabile a quello del referendum) sono decisi con un margine di voti inferiore al 10 per cento dei voti complessivi. E a questo incredibile vantaggio se ne aggiunge un altro, altrettanto significativo: per esprimere il proprio voto contrario non è necessario modificare in alcun modo i propri programmi o le proprie attività, mentre coloro che sostengono il quesito referendario sono costretti a rinunciare a parte del proprio tempo per recarsi alle urne. E, inoltre, si sta diffondendo un processo di semplificazione per il quale chi, pur essendo favorevole al referendum, non riesce ad andare a votare, viene automaticamente iscritto nel novero dei contrari o degli indifferenti.
        Da un lato quindi è opportuno aumentare il numero delle firme necessarie per depositare un quesito referendario, per impedire l'inflazione di referendum che è stata una delle cause di una preoccupante disaffezione alle urne, dall'altro lato è doveroso diminuire il quorum, in modo da obbligare tutti coloro i quali abbiano a cuore l'esito del referendum (nell'una o nell'altra direzione) a compiere il gesto che è alle base di ogni democrazia: l'esercizio del diritto di voto.
        L'obiettivo pertanto della presente proposta di legge costituzionale è quello di responsabilizzare maggiormente chiunque e a qualunque titolo promuova consultazioni referendarie, in modo che ricorrano al voto popolare solo su argomenti e su materie che siano realmente di interesse diffuso e sulle quali ci sia un'attenzione - e possibilmente una consapevolezza - ampia e convinta, ma anche di attribuire una maggiore responsabilità ai cittadini che sapranno di doversi recare alle urne per poter influire sul risultato finale della consultazione.




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