XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 4071
Onorevoli Colleghi! - Il secondo "Rapporto
sull'integrazione degli immigrati in Italia" stilato dalla
Commissione per le politiche di integrazione degli immigrati
ha evidenziato come il lavoro e la formazione siano i canali
privilegiati per realizzare, in modo concreto, l'immissione
dei cittadini extracomunitari nel tessuto sociale del
Paese.
Il flusso migratorio di lavoratori non membri dell'Unione
europea verso l'Europa - e dunque verso l'Italia - è in
costante aumento e la sua gestione è uno dei principali
problemi ai quali i governi devono dare una risposta immediata
ed efficace.
In Italia, con una buona dose di realismo, si sono avviate
- in diverse stagioni
politiche - procedure per evitare che la forza-lavoro
proveniente dai Paesi extracomunitari ricadesse, per la
maggior parte, nelle zone d'ombra dell'illegalità e
dell'occupazione sommersa e, dunque, per far sì che lo
straniero trovasse nel nostro Paese le condizioni per poter
diventare cittadino a tutti gli effetti.
Purtroppo, le prime procedure di regolarizzazione hanno
visto fallire in buona parte i loro obiettivi anche a causa
dell'eccessiva burocratizzazione del procedimento, la quale è
stata all'origine anche della diffidenza con cui tali
strumenti sono stati accolti da parte degli stranieri.
Per questo motivo si è reso necessario un ripensamento
dell'intera materia, con particolare riguardo alla possibilità
di favorire l'emersione del lavoratore straniero e di
incentivarlo a seguire la strada della legalizzazione. Il
nuovo testo di legge in materia di immigrazione, varato nel
luglio del 2002, ha introdotto una procedura di emersione che
- pur improntata ad una necessaria severità - risulta priva
delle rigidità presenti nei precedenti esperimenti in cui il
numero delle domande presentate è stato di gran lunga
inferiore a quello registrato nel novembre del 2002, quando si
sono esauriti i termini per la presentazione delle istanze.
Uno dei principali motivi del fallimento registrato nelle
precedenti regolarizzazioni è senza dubbio da imputare
all'eccezionale durata della procedura amministrativa, che,
oltre ad aver costretto i presentatori delle domande a
proseguire nel lavoro nero, ha impedito in non pochi casi che
l'offerta di lavoro si sia tradotta in effettiva
assunzione.
Bisogna, dunque, evitare questi effetti "distorsivi" e la
presente proposta di legge dispone interventi in
quest'ottica.
Sono, infatti, moltissimi i lavoratori extracomunitari che
sono impiegati nel settore della ristorazione e sono addetti
alla manipolazione di alimenti, nel settore
socio-assistenziale, o magari nel settore delle cure alla
persona (estetisti, parrucchieri, barbieri); fino ad oggi
questi lavoratori, che hanno inoltrato la domanda di
regolarizzazione e sono ancora in attesa che si concluda il
relativo iter, non possono ottenere il prescritto
libretto di idoneità sanitaria per gli alimentaristi (LISA)
rilasciato dalle aziende sanitarie locali (ASL) se non
presentando il permesso di soggiorno.
Il rischio è, da un lato, che i lavoratori perdano il
posto e, dall'altro, che essi vengano impiegati ugualmente pur
senza controllo sanitario, con conseguenze pericolose per la
salute dei cittadini.
La presente proposta di legge individua, pertanto, un
percorso attraverso il quale i lavoratori stranieri, in attesa
di regolarizzazione, possono accedere agli accertamenti medici
cui le ASL sottopongono tutti i lavoratori per i quali è
prescritto; si evita, in tal modo, di vanificare, nei fatti,
una legge che tra i suoi principali obiettivi ha quello di
incentivare l'integrazione dei cittadini extracomunitari nel
nostro tessuto sociale.