XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 4065
Onorevoli Colleghi! - In Europa gli
ultrasessantacinquenni dovrebbero passare, fra il 2003 e il
2020, dal 15 per cento della popolazione totale al 19,4 per
cento. Nell'ambito europeo l'Italia è il paese in cui il
sorpasso degli anziani sui giovani si prospetta, già oggi,
come una realtà largamente consolidata.
L'anzianità è un concetto relativo, perché dipende
essenzialmente dal modo in cui la persona percepisce se
stessa. Il diventare anziani può dipendere invece da fattori
esterni che influiscono anche sulla dimensione sociale della
persona. Quest'ultimo aspetto, ovviamente, influenza anche il
primo.
Studi sociologici dimostrano che la transizione al
pensionamento, cioè la fuoriuscita dal mondo produttivo, viene
temuta anche per la prospettiva di perdere definitivamente il
sistema di relazioni esterne. A ciò si accompagna spesso la
rottura del sistema di relazioni familiari e l'esclusione
dell'anziano all'interno della sua stessa famiglia. Nella
nostra epoca e nelle società avanzate gli anziani, sia pur con
numerose eccezioni, troppo spesso si trovano a vivere in una
triste condizione di invisibilità, di mancanza di potere, di
emarginazione, soli e senza conforto.
Vero è che costituisce condizione esistenziale di ogni
essere vivente affrontare nemici pressoché invincibili, quali
la malattia, la vecchiaia e la morte. Però sono proprie
dell'uomo la dimensione sociale, la spiritualità e la
razionalità. Quest'ultima vuole che, in ragione del comune
destino umano, chi è giovane, sano ed attivo persegua
l'impegno della solidarietà. Quanto ai policy makers, i
cambiamenti - conseguenti alla rivoluzione demografica che ha
investito i paesi industrializzati - richiedono una nuova
consapevolezza verso i problemi sul tappeto e capacità di
definire strumenti per la gestione del nuovo e complesso
fenomeno.
Dalla Relazione biennale al Parlamento sulla condizione
dell'anziano 2000-2001 emerge una figura di anziano che
necessita di cure ma ha bisogno anche di sentirsi protagonista
del contesto cui appartiene attraverso la partecipazione
attiva alla vita della società. In questa legislatura il
Parlamento non si è mostrato insensibile nei confronti degli
anziani e della loro condizione: basti pensare all'aumento dei
minimi pensionistici oppure all'esenzione dal pagamento del
canone annuo di abbonamento alle radiodiffusioni nonché
dall'imposta sugli intrattenimenti disposta dalla legge
finanziaria per il 2003 in favore dei centri sociali per
anziani.
Se è vero che compete essenzialmente agli enti locali
adottare politiche a sostegno di queste entità associative,
esistono comunque ambiti di intervento che sono propri ed
esclusivi del legislatore nazionale.
Con la presente proposta di legge si intende proseguire
lungo la linea, tracciata con l'articolo 92 della legge 27
dicembre 2002, n. 289, volta a riconoscere l'utilità civile e
culturale dei centri per anziani ed a favorirne le attività
tramite l'eliminazione di oneri impropri, che mal si
conciliano con la natura sociale dei centri medesimi. Tra
questi rientrano tuttora i diritti di autore che i centri sono
costretti a corrispondere alla Società italiana autori ed
editori (SIAE) per le esecuzioni realizzate a favore dei loro
associati. Si è parlato di oneri impropri, in quanto le
associazioni in questione possono e devono essere considerate
come cerchie private equiparate a quelle di cui al secondo
comma dell'articolo 15 della legge n. 633 del 1941 (famiglia,
convitto, scuola, istituti di ricovero), le quali vengono
espressamente esonerate dal contributo alla SIAE.
Onorevoli colleghi, quello proposto è un intervento
legislativo quanto mai opportuno, perché tende a migliorare la
vita degli anziani all'interno delle strutture sociali dagli
stessi frequentate. Serate culturali e teatrali, feste
danzanti e la visione di filmati sono tra i momenti di svago
più elementari e che creano socializzazione più diretta.
La presente proposta di legge mira solo a fare in modo che
il dato letterale alla base della disposizione di cui
all'articolo 15 secondo comma, della legge n. 633 del 1941
tenga conto, in base ai tradizionali canoni
dell'interpretazione evolutiva, del nuovo scenario sociale che
tutti abbiamo di fronte, in coerenza con la sua ratio
originaria.
Auspichiamo che il Parlamento sappia proseguire in
quell'azione meritoria e lungimirante che nel corso di questa
legislatura lo ha visto più volte sensibile nei confronti dei
problemi dei nostri concittadini anziani.