XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 4028
Onorevoli Colleghi! - La Sardegna settentrionale è
certamente una "Regione storica" dell'Italia con
caratteristiche di forte omogeneità storica, culturale,
sociale, economica e geografica. La geografia ha profondamente
segnato la storia della Sardegna, isolata nel Mediterraneo,
con scarse vie di comunicazione tra le diverse parti
dell'isola, che, come ha scritto il grande geografo francese
Maurice Le Lannou, non ha mai avuto una "vera e propria vita
regionale unitaria e omogenea".
Numerose sono le sub-regioni (Campidano, Logudoro,
Gallura, eccetera) nelle quali si sono insediati lungo i
secoli gruppi umani diversi per stirpe, cultura e
organizzazione interna. Tuttavia in questa frammentazione si
possono individuare due grandi aree: la Sardegna
settentrionale e la Sardegna centro meridionale.
I confini di esse sono segnati dallo sbarramento
orografico Muntiferru-Goceano e, oltre a differenze ambientali
le stesse si distinguono per importanti caratteristiche
etniche: nella parte meridionale, chiamata Capo di Sotto, si
fissarono elementi libici, in quella settentrionale, Capo di
Sopra, si insediarono invece popolazioni giunte dalla Corsica
e dalla Liguria. Il logudorese e il gallurese sono le varietà
dialettali prevalenti nel nord dell'isola, mentre il
campidanese domina nella Sardegna centro meridionale.
Si precisa immediatamente che la sottolineatura delle
suddette differenze non vuole avere nessun significato
discriminatorio nei confronti di nessuna parte dell'isola ma
costituisce semplicemente la premessa storica al fine
giustificare la presente proposta di legge costituzionale.
Inoltre, l'estensione territoriale della Sardegna la pone
quale terza tra le Regioni esistenti con 24.090 chilometri
quadrati (prima la Sicilia e secondo il Piemonte) e quale
terzultima per densità di popolazione con 68 abitanti per
chilometro quadrato (penultima la Basilicata e ultima la Valle
d'Aosta, che però hanno una superficie enormemente inferiore a
quella della Sardegna). Sicilia e Piemonte, invece, sono al
settimo e al nono posto della graduatoria generale di densità
demografica.
La Sardegna settentrionale, costituita dalla Provincia
nazionale storica di Sassari e da quella nuova regionale di
Olbia-Tempio, ha una popolazione di 450.000 abitanti e
un'estensione territoriale di 7.520 chilometri quadrati.
Questa popolazione e questa superficie sono nettamente
superiori a quelle della Regione Molise, ultima nata tra le
Regioni d'Italia, che ha 336.000 abitanti e 4.438 chilometri
quadrati.
Ma i numeri richiamati per la Sardegna settentrionale sono
superiori anche ad altre Regioni d'Italia, solo che mi limito
a citare la Regione Molise in quanto ultima istituita e il cui
reddito, dal momento della nascita e nel giro di qualche anno,
ha avuto un'impennata straordinaria al punto di
decuplicarsi.
Va rilevata, ancora, la straordinaria arretratezza della
rete viaria, (la Sardegna è l'unica Regione d'Italia a non
avere un'autostrada) da considerare a livello dei Paesi del
terzo mondo. Inoltre l'esperienza autonomistica nel suo
complesso è da considerare deficitaria con particolare
riferimento al settentrione dell'isola. C'è da dire, infatti,
che il potere reale sempre più si è spostato e si sta
spostando dallo Stato centrale alle Regioni e quindi la
volontà politica e il grado di buon governo rappresentano
elementi fondamentali per coltivare prospettive di sviluppo
che nella storia autonomistica sono state fortemente frustrate
con particolare riferimento al nord della Sardegna. In pratica
la Regione nei confronti del settentrione dell'isola è stata
spesso "matrigna" e per dimostrarlo basti pensare al modello
di sviluppo nell'area di Sassari-Porto Torres-Alghero, fondato
sulla chimica e sul carbone, che ha fatto danni ambientali
incalcolabili senza preservare l'occupazione e danneggiando le
vocazioni naturali del territorio (turismo, artigianato,
agricoltura, pesca, eccetera); alla prospettiva di utilizzare
carbone altamente inquinante del Sulcis nel nord Sardegna solo
per far lavorare i minatori; alla bocciatura del Master
Plan della Costa Smeralda, con migliaia di posti di lavoro
persi, e all'ostinato diniego persino di un adeguato
decentramento sanitario con la mancata autonomia dell'azienda
sanitaria locale (ASL) delle zone interne del nord Sardegna
(ASL di Ozieri).
Tutto ciò rappresentato si evidenzia che i dati generali e
le considerazioni particolari sulla Sardegna nel suo complesso
impongono una nuova idea di federalismo istituzionale
nell'isola che può tradursi esclusivamente nell'istituzione di
una nuova Regione con capoluogo Sassari e con vice capoluogo
Olbia, definendola "Regione Sardegna settentrionale" che
avrebbe la possibilità di autogestire il proprio sviluppo in
un quadro armonico di collaborazione con l'altra Regione
(quella centro meridionale) dell'isola.
La presente proposta di legge costituzionale diventa tanto
più attuale in quanto a breve il Parlamento dovrà discutere di
analoghe proposte di legge relative all'istituzione della
Regione Romagna.