XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3797
Onorevoli Colleghi! - Quando venne approvata dal
Parlamento la delega al Governo per la riforma del diritto
societario (legge 3 ottobre 2001, n. 366), era chiaro a tutti
quali erano i veri obiettivi che si intendevano perseguire con
tale provvedimento.
I deputati dell'Ulivo, intervenendo in Aula, durante la
discussione generale sull'articolo 11 del disegno di legge
delega (atto Camera n. 1137), riguardante le modifiche alla
normativa sul falso in bilancio, ripeterono tutti la medesima
dichiarazione, affinché rimanesse agli atti e fosse
comprensibile all'opinione pubblica quale riforma Governo e
maggioranza stavano per approvare.
Il testo letto in Aula era il seguente: "Signor
Presidente, il Paese deve sapere che la nuova disciplina del
falso in bilancio è la soluzione legislativa dei guai
giudiziari del Presidente del Consiglio in carica, onorevole
Berlusconi. La formulazione proposta dal partito di Berlusconi
e fatta propria dal Governo presieduto da Berlusconi avrebbe
un effetto immediato e diretto sui processi in corso che
riguardano Silvio Berlusconi. Tutti i reati di falso in
bilancio per i quali Berlusconi è oggi imputato nei processi
All Iberian, SME, Milan, saranno estinti per
prescrizione. A ciò si aggiunga che a legiferare sul falso in
bilancio sarà lo stesso Governo presieduto da Berlusconi, che
la nuova formulazione del falso in bilancio è stata proposta
dal capogruppo del partito di Berlusconi in Commissione
giustizia, che il relatore del provvedimento è il legale di
Silvio Berlusconi" (Resoconto stenografico, 2 agosto 2001,
pagine 110 e seguenti XIV legislatura).
Il provvedimento venne approvato definitivamente dalle
Camere il 28 settembre 2001 ma solo con la pubblicazione nella
Gazzetta Ufficiale del decreto legislativo 11 aprile
2002, n. 61, sono entrate in vigore le nuove norme penali sul
falso in bilancio e sui reati societari, le quali continuano
ad essere collocate nel codice civile, anche se incidono
considerevolmente sia sul testo unico delle leggi in materia
bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 24
febbraio 1998, n. 58, sia sul testo unico delle disposizioni
in materia di intermediazione finanziaria di cui al decreto
legislativo 1^ settembre 1993, n. 385.
La nuova normativa ha permesso al Presidente del Consiglio
dei ministri, Silvio Berlusconi, di uscire dai processi che lo
vedevano coinvolto in qualità di imputato di falso in
bilancio.
Enormi però sono stati i danni provocati all'Italia, non
solo sul piano dell'ordinamento giuridico, "è stata abbassata
la legalità del nostro Paese", ma anche per quanto concerne
"l'immagine dell'Italia nel mondo, facendola apparire come un
Paese che ama l'illegalità" (vedi: onorevole Pinza,
dichiarazione di voto, Resoconto stenografico, 2 agosto 2001,
pag. 14, XIV legislatura).
A questa vicenda si è interessata la stampa di tutto il
mondo; il noto settimanale britannico The Economist, in
un articolo apparso nel luglio del 2002, osservava: il
Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, "è adesso quasi
fuori dalla portata dei tribunali italiani" grazie proprio
alla nuova legislazione introdotta dal suo Governo in materia
di falso in bilancio.
Mentre l'Italia decideva di procedere su questa strada -
depenalizzando il falso in bilancio, derubricato da reato
perseguibile d'ufficio a ipotetica figura criminosa
perseguibile a querela di parte - gli Stati Uniti e l'Europa
di fronte al crollo delle borse provocato dai falsi in
bilancio di società come Enron, WorldCom, Vodafone e al
comportamento collusivo di società di revisione e controllo
come la Arthur Andersen, hanno intrapreso una strategia
opposta adottando provvedimenti restrittivi anche sotto il
profilo penale con forti inasprimenti di pena.
Del resto la crisi delle borse e in generale la crisi di
credibilità dei mercati azionari impongono l'adozione di
misure efficaci per assicurare la trasparenza e la repressione
dei comportamenti infedeli.
Pertanto venuta ormai meno l'esigenza di salvaguardare il
Presidente del Consiglio dei ministri dai processi che lo
riguardavano, considerati i danni provocati, ravvisiamo
l'opportunità di abrogare il decreto legislativo 11 aprile
2002, n. 61, recante disciplina degli illeciti penali e
amministrativi riguardanti le società commerciali a norma
dell'articolo 11 della legge 3 ottobre 2001, n. 366.