XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3726
Onorevoli Colleghi! - Durante il dibattito parlamentare
per l'istituzione del "Giorno della memoria", in ricordo dello
sterminio degli ebrei nei lager nazisti, molti oratori
posero l'accento sulla necessità di non dimenticare anche
tutti gli altri crimini commessi nel secolo trascorso.
La Shoah, come fu messo in evidenza in numerosi
interventi, ebbe un carattere di "unicità" tale da
giustificare l'approvazione della legge (la legge 20 luglio
2000, n. 211), in base alla quale la data del 27 gennaio di
ogni anno, nella ricorrenza dell'abbattimento dei cancelli del
campo di concentramento di Auschwitz, è, dal 2001, dedicata -
come dice il testo - a "ricordare la Shoah, le leggi
razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli
italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la
morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti
diversi, si sono opposti al progetto di sterminio e, a rischio
della propria vita, hanno salvato altre vite e protetto i
perseguitati"
Alla Camera dei deputati il provvedimento venne approvato
praticamente all'unanimità (442 voti favorevoli e 4
astensioni), a riprova della partecipazione di tutti i
deputati e del comune sentimento di orrore e di indignazione,
al di là di ogni differenziazione politica, per un crimine
senza precedenti nella storia dell'umanità.
Nel corso delle manifestazioni che si sono svolte nel 2002
e nel 2003 è stata ribadita l'esigenza di non dimenticare
l'immane tragedia e di rinnovarne il ricordo soprattutto
presso le giovani generazioni richiamate - come ha rilevato il
Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi - al "dovere
della memoria". Nei numerosi incontri e dibattiti organizzati
in tutta Italia si insiste, giustamente, sulla necessità di
"non perdere la consapevolezza di cosa l'uomo è stato capace
di commettere".
Il "dovere della memoria" si pone anche per una serie di
altri crimini che rappresentano pagine buie e terribili del
secolo passato.
Non possono essere ignorate, infatti, le stragi, le
deportazioni, le persecuzioni che in nome del comunismo sono
state condotte particolarmente nell'ex Unione Sovietica e
anche nelle altre parti del mondo in cui i regimi comunisti
hanno imposto la legge della persecuzione sistematica degli
oppositori.
Secondo dati più volte citati e mai smentiti, si calcola
che siano state almeno 85 milioni le vittime di un sistema
caratterizzato dall'oppressione e dalla violenza, dalle
deportazioni, dalla negazione dei diritti umani e delle
elementari libertà civili e religiose. Di tutto questo vi è
ampia testimonianza nelle ricostruzioni storiche e nelle opere
di illustri scrittori russi come Alexander Solgenitzin che,
nella sua Giornata di Ivan Denisovic, descrive la vita
in un campo di lavori forzati nella Siberia di Stalin dove
morirono milioni di innocenti.
Tutto ciò era già previsto fin dalla fondazione del
partito comunista. Marx ed Engels, nel loro Manifesto
del 1848, spiegarono con precisione gli obiettivi perseguiti.
Nell'ultimo capoverso si legge: "I comunisti sdegnano di
nascondere le loro opinioni e le loro intenzioni. Essi
dichiarano apertamente che i loro scopi non possono essere
raggiunti che con l'abbattimento violento di ogni ordinamento
sociale esistente. Tremino pure le classi dominanti davanti a
una rivoluzione comunista". E seguirono per decenni le
applicazioni pratiche.
A partire dalla Rivoluzione d'ottobre (1917) il regime
subentrato al dominio degli Zar si macchiò di una lunga serie
di delitti allo scopo di eliminare sistematicamente gli
avversari politici e perfino intere classi sociali. Fu così
per i kulaki (cinque milioni), piccoli proprietari terrieri
tolti di mezzo come classe potenzialmente ostile; per i
contadini ukraini (sei milioni) scomparsi a seguito di una
carestia creata dal regime comunista. Le "purghe" staliniane
degli anni '30 significarono la condanna a morte o la
deportazione di tutta la vecchia guardia bolscevica, che privò
fra l'altro l'Armata rossa di oltre la metà dei suoi
comandanti più prestigiosi. E poi le "pulizie etniche"
condotte contro i calmucchi, i kirghisi, i russi-tedeschi, gli
ebrei russi costretti, anche in anni recenti, a riparare
all'estero.
Di questi crimini si ebbe una testimonianza non sospetta
quando il successore di Stalin, Nikita Kruschev, al XX
Congresso del PCUS (1956), li denunciò pubblicamente
confermando le informazioni già filtrate da tempo in occidente
nel silenzio dei partiti comunisti locali. Da allora altre
prove si sono aggiunte e nessuno può più dubitare della
assoluta verità di quanto è stato commesso. Come ha ricordato
lo storico Renato Mieli, Nikita Kruschev, incontrando nel 1956
Celeste Negarville e altri esponenti del PCI, recatisi a Mosca
per sapere qualcosa di più a proposito del famoso rapporto sui
crimini di Stalin, si sentirono chiedere: "Secondo voi, quante
furono le vittime di quelle stragi?". "Forse un milione",
azzardò Negarville. "No - replicò Kruschev - almeno 15
milioni".
In Russia, come si è appreso di recente, nuove fosse
comuni vengono di tanto in tanto scoperte. L'ultima, nei
pressi di San Pietroburgo, conterrebbe dai 25 ai 30 mila
corpi. Un'altra fu a suo tempo trovata non lontano da
Mosca.
Fra gli orrori del comunismo devono essere elencati anche
quelli di cui si sono resi responsabili Mao Tse Tung in Cina,
Pol Pot, definito l'"architetto del genocidio", in Cambogia.
Né si possono dimenticare i caduti nel tentativo di
attraversare il muro di Berlino o i boat people, uomini,
donne e bambini, annegati per fuggire dalla Cuba di Fidel
Castro o dal Vietnam del sud invaso dai vietkong. E ancora le
vittime delle repressioni nell'ex Cecoslovacchia, in Ungheria,
Romania, Bulgaria, Albania ed ex Jugoslavia e negli altri
Paesi del "socialismo reale". Il terribile bilancio comprende
anche gli italiani (circa, mille, come ha recentemente
documentato la Fondazione Feltrinelli: vedi sito INTERNET
www.gulag-italia.it) morti o comunque scomparsi nei campi di
concentramento staliniani, e, come per beffa, "riabilitati"
dopo il XX Congresso del PCUS e le migliaia di vittime dei
partigiani titini nelle foibe del Carso triestino.
Questo quadro, sommario e incompleto perché sui crimini
commessi dal comunismo non sono stati fatti studi accurati e
scientifici, vuole soltanto riportare alla mente dei
disinformati o distratti quanto, in nome del comunismo, è
stato fatto nel mondo e che merita di non essere cancellato
come se non fosse mai accaduto. Eppure la "guerra comunista di
classe" viene riproposta dalle Brigate Rosse, che si rifanno
alle radici della Rivoluzione bolscevica, come è scritto nel
documento di rivendicazione dell'assassinio del professor
Marco Biagi diffuso dalle "BR per la costruzione del fronte
combattente antimperialista".
La presente proposta di legge, che intende ricordare i
crimini del comunismo, non vuole certo ricercare un equilibrio
o una sorta di compensazione con l'istituzione del "Giorno
della memoria" dedicato alla Shoah. Ognuna delle "due
memorie" ha la sua unicità drammatica. Semmai si potrebbe
storicamente notare che la "memoria" dei crimini dei regimi
comunisti è stata per troppo lungo tempo dimenticata, in
Italia, a livello politico e culturale. Tende a fare in modo
che i giovani, poco o nulla informati anche nella scuola della
storia del secolo che ci siamo lasciati alle spalle, non
dimentichino e pensino ed agiscano per evitare il ripetersi di
simili atrocità.
Occorre indicare una data significativa per commemorare
gli eventi di cui si tratta. Forse il giorno più adatto è il
13 aprile. Fu, infatti, il 13 aprile del 1943 che il mondo
apprese del ritrovamento degli ufficiali polacchi -
ventiduemila, un'intera generazione - fatti assassinare dai
sovietici e sepolti nelle Fosse di Katyn.
Un'altra data potrebbe essere quella del 9 novembre nella
ricorrenza (9 novembre 1989) della caduta del muro di Berlino
che simbolicamente chiuse il capitolo dei regimi comunisti
dell'est europeo.
Altre indicazioni potrebbero essere suggerite nel corso
del dibattito parlamentare.
La proposta di legge consta di un solo articolo nel quale
dovrà essere indicato il giorno scelto per le commemorazioni e
assunto l'impegno a ricordare i tragici eventi particolarmente
nelle scuole di ogni ordine e grado e a favorire, con adeguate
iniziative, la pubblicazione di libri e documenti
rievocativi.