XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 3715




        Onorevoli Colleghi! - Le recenti polemiche inerenti l'uso e l'esposizione delle bandiere "arcobaleno" della pace, soprattutto dagli edifici pubblici, hanno proposto all'attenzione dei mass media, dell'opinione pubblica italiana e a quella di noi parlamentari, il grande desiderio di pace della popolazione italiana.
        Da sempre, tale vessillo è un simbolo che si richiama a un valore universale, sancito anche dalla nostra Costituzione, che la cittadinanza italiana ritiene giusto, sacrosanto e legittimo esporre, come affermazione e monito, come pratica concreta per rafforzare un obiettivo condiviso e come momento di sensibilizzazione collettiva, tesa alla conferma di un valore di per se stesso forte e avvertito: quello, appunto, della pace.
        La bandiera della pace, insieme ad altri vessilli inneggianti ai prinćpi e ai valori della salvaguardia e della promozione dei diritti umani, è entrata a far parte, nel corso degli anni, nella coscienza della cittadinanza, come segno tangibile che racchiude significati civili, culturali, etici, umani e solidaristici che vanno al di là dell'oggetto in sé. L'uso e l'esposizione di tali simboli rafforza e rinvigorisce la coscienza della nostra identità e l'appartenenza ad una comunità che si richiama ad alti e nobili valori, tipici di un certo modo di pensare, vedere e intendere il mondo.
        Un mondo senza guerre è un mondo capace di fondare sul dialogo e sul confronto - base fondamentale su cui si poggia la politica - la pratica quotidiana della propria vita. E' quindi anche un discorso culturale, per le attuali e per le future generazioni e se è lo Stato, archetipo essenziale della vita collettiva di ognuno di noi, regolatore e amministratore della nostra quotidianità e della nostra esistenza, a farsi promotore e diffusore di tali simboli, tutto cị viene colto e percepito dalla cittadinanza come speranza di costruire un futuro diverso, sano, robusto e solidale.
        La presente proposta di legge invita la Repubblica italiana a farsi interprete di questo sentire comune, come un momento di coesione tra lo Stato e la società, negli interessi generali dei principi e dei valori, universalmente riconosciuti a livello internazionale e capace di parlare e dialogare con chi, pur non riconoscendosi nei simboli, è chiamato ad interrogarsi sulla storia del mondo, in ogni tempo ed in ogni luogo.
        Pur condividendo ampiamente la legge 5 febbraio 1998, n. 22, approvata durante il Governo dell'Ulivo, opportunamente confezionata per impedire negli edifici pubblici l'esposizione di qualunque drappo, appartenente a qualunque gruppo o partito politico - basti ricordare cị che avveniva da parte della Lega Nord, che, in quegli anni, era pronta ad esporre il proprio vessillo sui comuni elettoralmente conquistati (un costume che, oltre che di parte, rischiava di rappresentare un simbolo di vero e proprio sfregio all'unità del Paese) - si ritiene necessario modificare, nel senso descritto in precedenza, tale normativa, per consentire a tutte le istituzioni, comprese le autorità locali, che rappresentano la totalità della comunità, simboli universalmente riconosciuti e questi ś di chiari e validi prinćpi.




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