XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 3652




        Onorevoli Colleghi! - La pratica di qualsivoglia attività sportiva, che richieda un impegno fisico, è considerata fondamentale per lo sviluppo ed il mantenimento armonioso della persona, sia dal punto di vista fisico che psicologico.
        Così come per ogni sport, tuttavia, anche le discipline dello sci alpino, dello snowboard e dello sci da fondo, implicano un coefficiente di pericolosità che è strettamente correlato, a nostro giudizio, ad alcuni fondamentali fattori: lo stato dei luoghi in cui si svolge l'attività; lo stato fisico di coloro che svolgono l'attività; lo stato delle attrezzature che vengono utilizzate per la pratica sportiva; il rispetto di un codice comportamentale.
        Gli sport sulla neve, oggetto della presente proposta di legge, sono ormai diventati sport di massa, anche sull'onda dei successi degli atleti italiani come Deborah Compagnoni, Alberto Tomba, Piero Gros, Gustavo Thoeni, ma nulla è stato fatto, a livello centrale, per disciplinare e regolamentare la movimentazione sulle montagne di milioni di sciatori che creano, tra l'altro, un positivo ed in alcuni casi irrinunciabile indotto, sia commerciale sia turistico ed occupazionale, valutabile in svariati milioni di euro.
        Il tema della sicurezza, non solo sulle piste da sci, è diventato di giorno in giorno sempre più sentito, sia dall'utenza, sia da parte dei gestori degli impianti di risalita, sia dagli enti locali.
        I tragici avvenimenti delle ultime settimane, di cui i mass media hanno dato ampia eco, hanno nuovamente portato all'attenzione di tutti lo stato di carenza legislativa del settore che, fatta eccezione per alcune regolamentazioni a livello regionale, è completamente sprovvisto di una norma univoca valida su tutto il territorio nazionale, finalizzata alla tutela della salute degli ormai innumerevoli praticanti di queste discipline sportive.
        Una legge quadro per garantire maggiore sicurezza agli appassionati di questi sport si rende perciò opportuna, per evitare che un crescente allarme nell'opinione pubblica allontani dalle piste parte della potenziale utenza, con negative pesanti ricadute sull'economia turistico-alberghiera.
        Allo stesso tempo, è indispensabile non creare dei falsi allarmismi, causati da una scorretta informazione, ma valutare il fenomeno sulla base di dati rilevati scientificamente.
        Da studi recentissimi, elaborati dal pool sci Italia in collaborazione con l'università degli Studi di Venezia, si è potuto accertare come lo sci si attesti, ad esempio in Austria (mancando in Italia un ente che raccolga i dati sugli infortuni), ad un livello di pericolosità media, equiparabile al rischio di sport quali il tennis e la ginnastica aerobica.
        Eseguendo poi un raffronto (dati riferiti alla Francia) tra sci alpino, snowboard e sci da fondo, basato sul rapporto tra percentuale di incidenti e percentuale di praticanti, si evince come la pericolosità dello snowboard sia leggermente superiore alla pericolosità dello sci alpino.
        Le cause degli infortuni, sulla base dei dati forniti dalla Polizia di Stato di Moena e dalla provincia autonoma di Trento, si riassumono principalmente in due grandi casistiche: cause occasionali legate al singolo praticante, e la collisione tra utenti o contro ostacoli.
        Altra importante causa di infortunio è quella legata alla manutenzione dell'attrezzatura.
        I dati forniti dall'Associazione ski-men sottolineano infatti come, ad esempio, lo stato generale degli sci sia non buono nel 15 per cento dei casi, lo stato generale delle lamine sia non buono nel 42 per cento dei casi, e la verifica della regolazione dell'attacco sia discreta solo nel 54 per cento dei casi.
        Da ciò si deduce che per lo sci, come in tutti gli sport ad elevata tecnologia, l'acquisizione e la manutenzione dell'attrezzatura richiedano una grande attenzione ai fini della sicurezza dell'utente.
        Appare invece, secondo gli studi citati e contrariamente a quanto a volte ritenuto, che l'introduzione degli sci sciancrati (carving) e l'utilizzo di neve artificiale programmata, non abbiano sostanzialmente alterato l'indice di pericolosità dello sci.
        Per affrontare quindi, in modo concreto e scientifico, il problema della sicurezza sulla neve, la proposta di legge è stata suddivisa in distinti settori ed in particolare, prevede:

            la dichiarazione di pubblica utilità per tutte le piste da sci;

            la disciplina delle aree sciabili al fine di garantirne la sicurezza;

            la pratica degli sport dello sci esclusivamente su piste preventivamente autorizzate dalle regioni;

            una normativa quadro chiara, sia nelle definizioni delle varie tipologie di pista, sia nella loro struttura dal punto di vista tecnico, sia nella loro identificazione (prevista uniforme per tutto il territorio nazionale);

            la separazione delle piste riservate allo sci alpino da quelle esclusive per snowboard e monoski;

            l'obbligo di chiusura delle piste in occasione di allenamenti e di manifestazioni agonistiche;

            la delega alle regioni per tutte le competenze in materia autorizzativa delle piste, sentiti il Soccorso alpino, la Commissione nazionale valanghe e gli organi tecnici del Club alpino italiano;

            l'istituzione della figura del gestore di pista, quale referente ed unico responsabile dell'agibilità, fruibilità e manutenzione delle piste;
            la realizzazione, tramite le regioni, di un Osservatorio nazionale della traumatologia da sci, al fine di studiare in maniera scientifica cause ed effetti dei traumi che si verificano e poter così prevedere le necessarie misure correttive tese ad una maggior sicurezza dell'utenza;

            le norme di comportamento dello sciatore. Queste norme, in gran parte esistenti da anni quale decalogo dello sciatore, sono state integrate, prevedendo anche il divieto generico dello sci fuori pista, attività che continua a mietere vittime e a causare danni alla flora ed alla fauna delle nostre montagne, demandando alle regioni la funzione di disciplinare in maniera specifica questo settore. Importante innovazione prevista è l'obbligo per gli sciatori di copertura assicurativa per la responsabilità civile verso terzi;

            l'obbligo di utilizzo del casco protettivo per i minori di anni quattordici;

            la responsabilità ed i compiti di vigilanza, demandando alle regioni il compito di stabilire il sistema sanzionatorio.

        Ritenendo, con questo nostro progetto, di aver esaurientemente e responsabilmente affrontato il grande problema della sicurezza sulle piste da sci, contiamo su una veloce discussione e approvazione del testo di legge, soprattutto in vista degli importantissimi appuntamenti che la nostra nazione ospiterà nei prossimi anni: i campionati del mondo di sci alpino di Bormio 2005 e l'olimpiade invernale di Torino 2006.




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