XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3591
Onorevoli Colleghi! - Per la storia del nostro pianeta,
l'epoca che stiamo vivendo rappresenta un momento critico in
cui l'umanità dovrà scegliere il proprio futuro.
Alla fine della metà del secolo scorso nessuno pensava che
la mano dell'uomo potesse diventare distruttiva per la sua
stessa sopravvivenza e per ogni altra specie vivente.
Terminato il secondo conflitto mondiale, una rinnovata
fiducia nell'intelligenza umana animò di speranza il fare di
ognuno e la voglia di costruire un mondo nuovo sulle ceneri
della guerra.
Eppure quell'entusiasmo sincero si è rivelato a distanza
di cinquant'anni la più incontrollabile opera di devastazione
che l'uomo abbia mai operato al pianeta.
La società fondata unicamente sull'economia di mercato se
da un verso ha portato maggior benessere, distribuito in un
numero sempre maggiore di individui, oggi subisce
un'implosione nel suo centro avendo erroneamente e per troppo
tempo considerato i beni della Terra un fattore di produzione
alla stregua di un semplice bene strumentale da cui attingere
risorse in maniera inesauribile.
Questa concezione - ossia considerare le risorse del
pianeta non come un "sistema finito", che in quanto tale
presenta dei vincoli - ha portato all'impoverimento e al
depredamento dei suoli, all'erosione, all'inquinamento delle
falde, all'eutrofizzazione dei mari, alla deforestazione.
Senza contare che i vantaggi dello sviluppo non sono stati
distribuiti equamente ed il divario tra ricchi e poveri è
diventato sempre più profondo. L'ingiustizia, la povertà,
l'ignoranza e i conflitti violenti in tutto il mondo si sono
largamente diffusi a causa di questo modello di produzione e
delle conseguenze che ha sviluppato.
Le forze della natura rendono l'esistenza, oggi più che
mai, un'avventura ardua ed incerta, ma la Terra ha fornito le
condizioni essenziali all'evoluzione della vita.
La sfida per il futuro è bloccare questo sistema
autodistruttivo e costruire una società che sappia coniugare
la tutela dell'ambiente allo sviluppo sociale ed economico
delle comunità locali e conduca ad un'equa distribuzione delle
risorse per le future generazioni.
Creare una "società ecologicamente sostenibile" si profila
la scelta più importante ed indispensabile del nuovo
millennio. Una società globale sostenibile fondata sul
rispetto della natura e dei diritti umani universali.
La capacità di recupero della comunità vivente e il
benessere della persona dipendono dalla preservazione di una
biosfera sana con tutti i suoi ecosistemi, di una ricca
varietà di piante e animali, di suoli fertili, di acque pure
ed aria pulita. L'ambiente mondiale e le sue risorse non
rinnovabili sono una preoccupazione condivisa da tutta
l'umanità ed è una sacra responsabilità a cui non possiamo
esimerci di pensare.
Serve una nuova "cultura del rispetto". Le conoscenze
scientifiche e tecnologiche di questi ultimi cinquant'anni non
sono valse a salvaguardare la salute del sistema ma,
paradossalmente, la scienza può essere l'unica a salvare la
Terra dall'uomo creando alternative ai processi di produzione
e di sviluppo.
Possediamo le conoscenze e le tecnologie adatte a
provvedere a tutti e per ridurre l'impatto sull'ambiente.
"Energie rinnovabili" al posto della "società in
crescità": è questo, in breve, il tentativo dell'economia
ecologica. Mi riferisco all'energia eolica, all'energia
geotermica, all'energia delle biomasse, all'idroelettricità.
Non serve allora condannare l'economia. Lo sbaglio è stato
imporre le leggi del sistema economico al sistema
ecologico.
La perdita delle biodiversità è causa degli squilibri dei
cicli vitali del carbonio e dell'ossigeno, nonché dei
cambiamenti dei climi che stanno procurando in tutto il mondo,
Italia inclusa, enormi e sempre più frequenti catastrofi.
Lo scenario è quello dell'innalzamento della temperatura
media del pianeta con eventi meteorologici estremi in rapida
intensificazione come inondazioni e dissesti idrologici che,
tra l'altro, in Italia sono concausa dell'aumento delle
portate dei corsi d'acqua nel Nord. Infatti, lo "zero termico"
- quota oltre la quale le precipitazioni diventano nevose -
amplia la superficie sulla quale piove e conseguentemente il
loro "deflusso" verso valle.
Le emissioni di carbonio in atmosfera sono passate da 5,9
miliardi di tonnellate nel 1992 agli oltre 6,3 miliardi di
oggi. Anche il livello degli oceani è salito mettendo a
rischio di sommersione una trentina di arcipelaghi del
Pacifico meridionale e dell'Oceano indiano e la perdita di 51
miliardi annui di metri cubi di ghiaccio nella sola
Groenlandia.
L'Italia, che si era posta l'obiettivo di ridurre al 6,5
per cento le emissioni climalteranti entro il 2010, al
contrario ha registrato un aumento del 5,4 per cento.
Il tasso annuo di deforestazione solo negli anni Novanta è
stato compreso tra gli 11,5 (fonte FAO) ed i 14,5 (fonte WWF)
milioni di ettari, equivalenti a circa la metà della
superficie dell'Italia e pari a circa il 10 per cento delle
foreste planetarie.
Altro significativo problema è costituito dal progressivo
impoverimento delle risorse idriche: già ora un miliardo di
persone non dispone di risorse idriche sufficienti alla vita e
si prevede che nel 2025 oltre tre miliardi saranno le persone
che vivranno in situazioni a rischio (fonte WWF).
Le specie oggi stanno scomparendo ad un ritmo sempre più
sostenuto. Si stima che nel 2020 oltre un quinto delle specie
vegetali e animali potrebbe essere scomparso o condannato a
prematura estinzione.
Purtroppo, riguardo alla biodiversità, l'Italia detiene un
triste primato. Ha contribuito in maniera rilevante alla
perdita di questo patrimonio principalmente per le specie
animali visto che il numero di razze autoctone che il nostro
Paese ha perso dall'inizio del secolo scorso ad oggi è
elevatissimo e, percentualmente, il più alto in tutta Europa
(fonte WWF - Dipartimento scienze università di Torino).
La fragilità che caratterizza lo scenario del mondo
odierno porta con sè un futuro di grandi rischi ma anche di
possibili cambiamenti.
Per questo sono convinto che vincolare a livello di
precetto costituzionale, nel novero dei princìpi fondamentali,
la tutela dell'ecosistema e di tutte le specie viventi del
pianeta sia un monito per creare una "cultura del valore
dell'ambiente" nell'intento di risvegliare la coscienza di
ogni individuo, di ogni famiglia e di ogni comunità e
soprattutto l'impegno rivolto alle nuove generazioni per
consentire loro in futuro di adempiere pienamente e
coscientemente al fondamentale compito di creare una società
sostenibile.
Nel 1993 uno dei personaggi più eminenti del nostro Paese
nello scenario mondiale, la professoressa Rita
Levi-Montalcini, premio Nobel per la medicina e fisiologia nel
1986 ed oggi anche senatrice a vita per nomina del Presidente
della Repubblica Ciampi, ha lanciato un appello per salvare il
pianeta dai pericoli che lo minacciano - quali appunto la
compromissione degli equilibri della biosfera - promovendo una
"Magna Charta dei doveri umani". Un codice di etica e di
condivisione di responsabilità che reca un messaggio ben
preciso: "La Terra è la casa nella quale viviamo popolata da
una straordinaria varietà di culture e forme di vita ma sempre
e comunque in un'unica comunità terrestre con un destino
comune".
Il primo dovere dell'uomo planetario è quindi quello di
rispettare ciò che lo ha preceduto ed ha permesso la sua
formazione ed evoluzione perché la modifica irreversibile
della biosfera non solo danneggia l'equilibrio dell'ambiente
ma, essendo la vita un insieme unico, ogni alterazione offende
e minaccia il tutto. Senza contare che l'estinzione di una
specie trascina con sé ad "effetto cascata" tutte le altre
popolazioni sopravvissute.
La Carta dei doveri umani si pone l'obiettivo di
risvegliare una "responsabilità universale dell'uomo" andando
oltre le comunità locali e identificandosi con l'intera
comunità terrestre, in quanto siamo contemporaneamente
cittadini di nazioni diverse e di un unico mondo. Questo è il
concetto di "Unità della biodiversità".
E' quindi dovere della specie umana:
istituire e salvaguardare parchi e riserve per la
biosfera realizzabili, comprese zone selvagge e marine, per
proteggere i sistemi che sostengono la vita della Terra,
mantenendo le biodiversità e la nostra eredità naturale;
promuovere il recupero delle specie e degli ecosistemi
in pericolo;
controllare e sradicare gli organismi non indigeni o
geneticamente modificati dannosi per le specie autoctone e per
l'ambiente e impedire l'introduzione di tali organismi
dannosi;
gestire l'uso delle risorse rinnovabili quali acqua,
suolo, prodotti della foresta e della vita marina in modo da
non superare il ritmo naturale di rigenerazione;
gestire l'estrazione e l'uso di risorse non rinnovabili
quali minerali e combustibili fossili secondo modalità che
consentano di ridurre al minimo lo sfruttamento;
prevenire l'inquinamento di qualsiasi parte
dell'ambiente e l'accumulo di sostanze tossiche, radioattive o
di altre sostanze pericolose;
utilizzare l'energia in modo efficace ed efficiente,
scegliendo in misura sempre più crescente le fonti
rinnovabili;
promuovere lo sviluppo, l'adozione e l'equo
trasferimento di tecnologie ecocompatibili;
proteggere gli animali domestici dalla crudeltà e dalle
sofferenze a cui sono esposti;
proteggere gli animali selvaggi dai metodi di cattura,
di caccia e di pesca che causano condizioni di sofferenza
estreme, prolungate o inutili;
prevenire quanto più possibile la cattura e la
distruzione indiscriminata di specie animali;
sostenere i giovani delle nostre comunità per consentire
loro di adempiere pienamente il fondamentale compito di creare
società sostenibili.
Da questa "Carta delle responsabilità" è nato, insieme
alla collaborazione della stessa professoressa
Levi-Montalcini, uniti dalla stessa comunione di intenti,
l'impegno di sviluppare tali princìpi in una sorta di
"dichiarazione programmatica" da suggellare nella Carta
costituzionale italiana, che dovrà vincolare future scelte e
soprattutto dare impulso ai giovani per la nascita di valori
nuovi e di ideali da difendere e da perseguire con
entusiasmo.
Quello che per anni non abbiamo capito è che avevamo un
capitale in prestito da restituire integro alle generazioni
future.
Se non si porrà subito freno a questo meccanismo non
rimarrà altra alternativa che quella basata su una tecnologia
in grado di creare un "ambiente Terra" artificiale che
fornisca energia, aria ed alimenti sintetici.
Dobbiamo, allora, lasciarci alle spalle
quell'antropocentrismo che metteva l'uomo su un gradino
superiore nella natura, sostituendolo con una consapevole
coscienza del posto che l'uomo occupa nel vasto ordine delle
cose, nel rispetto del mistero dell'esistenza.
Affinché "l'umiltà prevalga sull'arroganza e l'altruismo
sulla logica dell'ognun per sé" - come ha affermato il
Ministro della cultura di Mali Traoré all'ultimo vertice di
Johannesburg - per lasciare alle future generazioni il compito
di reinventare un nuovo mondo più costruttivo, che possa
gestire la pace e la protezione di tutte le specie vegetali ed
animali, uomo compreso.