XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3548
Onorevoli Colleghi! - Spesso sono i fatti di cronaca a
smuovere le coscienze individuali e le sensibilità collettive
e ad orientarle verso la consapevolezza dei problemi. Così, il
doloroso evento della cassa integrazione alla FIAT o la
successione degli episodi tragici che hanno colpito bambini
poveri o, più semplicemente, l'incontro casuale nelle nostre
opulente strade commerciali con qualche homeless in un
inverno particolarmente rigido, possono avere causato la
fugace ed emotiva intersecazione con un mondo di esclusi,
sottraendolo per un momento alla letteratura e alla
sociologia.
Solo per un momento, però, perché il flusso alluvionale di
impulsi informativi, la straordinaria energia di una ordinaria
quotidianità che tutto risucchia e spalma sotto l'altare della
"normalità" e, forse, anche il montare di paure più forti,
come la guerra e la recessione, hanno avuto gioco facile nel
rimuovere le immagini dei padri di famiglia senza lavoro, di
bambini mendicanti uccisi dalla fame e dal freddo, di
senza-tetto alla ricerca di qualche precaria fonte di calore
nelle lunghe nottate d'inverno.
Le statistiche esibiscono numeri: nel 2000 in Italia il
piccolo popolo dei bambini in condizione di povertà estrema
tocca 1.704.000 unità. Solo 200.000 riescono, in qualche modo,
a trovare assistenza. La sociologia abbandona, finalmente, le
categorie economicistiche per l'interpretazione della realtà
dell'indigenza estrema, che si allarga con la progressiva
riduzione della spesa pubblica: il povero non è più solo il
destinatario di carità sociale, ma è soggetto agente del
proprio quotidiano. In lui è perduta o seriamente compromessa
la percezione della propria identità. Subentrano altri
elementi, non esclusivamente materiali, a connotarne la
condizione: si scopre la distinzione tra povertà estrema ed
esclusione sociale ed anche la non ineluttabilità della
permanenza definitiva nella categoria della povertà.
L'Unione europea si fa carico di questa drammatica realtà
e dimostra una sensibilità cui i singoli Paesi membri non
sempre sono in grado di corrispondere: è il vertice di Lisbona
del 2000 a dare accesso, nell'agenda delle priorità
dell'Unione europea, alle "politiche per lo sradicamento della
povertà", stimolando alcuni governi alla introduzione del
reddito minimo d'inserimento. Laddove gli apparati non
rispondono, spesso supplisce una grande rete di solidarietà
umana, ispirata da ragioni religiose o anche laiche, che si fa
carico di coloro i quali sono stati definiti "i cittadini del
quarto mondo".
Esistono, dunque, fondamentali ragioni politiche -
l'ottemperanza alle direttive europee, costituzionali,
l'adempimento ad un dovere di solidarietà - ma anche culturali
e storiche che spingerebbero il nostro Paese a farsi carico
della povertà che in esso alligna con plaghe sempre più
larghe.
Ma c'è n'è una che sovrasta ogni altra: ed è quella che
sgorga naturalmente dalla nostra umanità per il fatto puro e
semplice di essere al mondo. Una umanità che percepisce come
necessaria e ineludibile la restituzione della dignità ad ogni
povero. Dice Wresinski, il prelato che dedicò l'intera vita
alle opere concrete di lotta alla povertà: "l'esperienza
diretta in tutti i continenti ci insegna che questo ritorno
alle fonti della dignità dell'uomo è un atto naturale per gli
uomini e le donne di tutte le fedi. Là dove gli uomini sono
disarmati di fronte alle sofferenze e alla angoscia della
miseria, là dove gli uomini sono chiusi nella loro
disperazione e nell'impossibilità di farsi ascoltare, altri
uomini e donne si rendono volontariamente liberi e
disponibili, pronti ad ascoltare il grido che si leva verso di
loro, pronti a rispondervi e a trasmetterlo". "In nome di che
cosa questa tenacia individuale, quando ormai la comunità ha
abbandonato una popolazione che non sembra più avere un volto
umano? Perché sono uomini ....". E' l'umanità, dunque ad
interpellare il più profondo dei nostri sentimenti.
La presente proposta di legge non inserisce profili
relativi all'intervento statale in materia, ma si pone un
obiettivo diverso: svolgere un ruolo maieutico presso la
popolazione italiana, in ispecie le giovani generazioni, in
ordine alla consapevolezza dei temi dell'esclusione e della
povertà, affinché nella pubblica opinione, che pure avverte
una grande sensibilità su questi temi, siano tenute vive la
solidarietà e la conoscenza.
Per raggiungere questo obiettivo, si propone di istituire
per il 17 ottobre di ogni anno la "Giornata del rifiuto della
povertà", in ottemperanza alla dichiarazione del 1992 delle
Nazioni Unite istitutiva della giornata mondiale, regolarmente
celebrata dall'ONU da un decennio.
In occasione della istituzione della "Giornata del rifiuto
della povertà", tutti gli edifici pubblici esibiranno la
bandiera nazionale e quella dell'Unione europea e si
incoraggeranno, ad opera del Ministero dell'istruzione,
dell'università e della ricerca, iniziative di
sensibilizzazione nell'ambito delle scuole ed ogni altra utile
attività, ad opera del Governo centrale e degli enti locali,
volta a promuovere la più ampia partecipazoine da parte della
popolazione.