XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 3482




        Onorevoli Colleghi! - La modifica della XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione, approvata definitivamente dalla Camera dei deputati lo scorso 11 luglio e ormai entrata in vigore, va intesa esclusivamente come la rimozione ormai doverosa di una disposizione costituzionale fortemente derogatoria rispetto a princìpi supremi di libertà, solennemente affermati dalla stessa Costituzione e dalle Carte dei diritti internazionali sottoscritte e condivise dall'Italia. E' opinione largamente condivisa che tale disposizione fosse ormai priva delle giustificazioni che ne avevano consigliato l'adozione nel 1948. Deve essere però ben chiaro che tale modifica è stata dettata soltanto dalla necessità di abolire una ormai ingiustificabile limitazione delle libertà individuali che devono essere riconosciute e garantite ad ogni cittadino italiano: essa non deve essere invece minimamente intesa come l'espressione di un giudizio storico e politico retrospettivo assolutorio nei confronti dell'operato dell'ex Re Vittorio Emanuele III, responsabile di fronte alla storia e al Paese di avere cooperato allo smantellamento delle istituzioni della democrazia liberale e delle libertà garantite dallo Statuto albertino, di avere sanzionato e promulgato le leggi fasciste di discriminazione razziale, di avere avallato la dichiarazione di guerra contro le potenze democratiche liberali e la rovinosa e scellerata alleanza con la Germania nazista.
        Considerato che alla memoria dell'ex Re Vittorio Emanuele III risultano tuttavia ancora intitolate, in varie parti d'Italia, vie, strade, piazze, edifici, impianti, caserme e altre istituzioni pubbliche, si propone che proprio in questa occasione il Parlamento voglia chiarire quale sia stato il proprio intendimento, ponendo fine, per quanto di competenza dello Stato, ad una situazione che si trascina per inerzia o per incuria, ma che potrebbe ora divenire anche motivo di equivoco.
        Le gravissime responsabilità di Vittorio Emanuele III non devono peraltro tradursi, a parere del proponente, in un indiscriminato discredito nei confronti dell'opera di tutti i predecessori di tale Sovrano: ciò va anzi sottolineato, perché recenti indirizzi politico-storiografici, che hanno purtroppo trovato l'attivo sostegno di ambienti politici di rilievo e anche quello finanziario di alcune regioni, fanno correre il rischio di coinvolgere in un indiscriminato giudizio negativo l'intero processo risorgimentale. Anche per questo, e visti anche i bassissimi costi che l'operazione comporterebbe, stante la minima differenza intercorrente fra i nomi dei due ex Sovrani, appare opportuno suggerire che tali beni vengano reintitolati ope legis alla memoria di Re Vittorio Emanuele II, cortefice dell'unità del Paese e soprattutto dell'edificazione di un ordinamento giuridico, in relazione ai suoi tempi, avanzato, liberale e laico, dopo secoli di arretratezza civile e di oppressione clericale.
        Il proponente ritiene che l'approvazione della presente proposta di legge potrebbe valere a chiarire il significato politico-culturale della modifica apportata alla XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione e a prevenire ogni ipotesi di rivalutazione o di celebrazione pubblica e ufficiale dell'operato dell'ex Re Vittorio Emanuele III, come ad esempio l'ipotizzata traslazione della salma e la sua sepoltura monumentale e celebrativa nel Pantheon.




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