XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 3305




        Onorevoli Colleghi! - Il giorno 16 ottobre 1897 dal notaio Antonio Gasparini, in presenza di quattro testimoni, fu redatto il testamento del signor cavalier d'Errico. Lo stesso fu aperto e pubblicato il 2 novembre, in seguito alla morte del de cuius avvenuta il 30 ottobre 1897.
        Il cavalier d'Errico disponeva: "E' mia assoluta volontà ancora che l'intero Palazzo di mia attuale e costante abitazione, nel quale visse e morì il mio adorato e compianto genitore, e nel quale vi contiene tanti preziosi dipinti, opera di celebrati pittori e tanti libri tutti da me acquistati, rimangano esclusivamente destinati per uso Biblioteca, Pinacoteca (pubblica) nel modo come si troverà all'epoca del mio decesso".
        Il d'Errico puntualizzava, inoltre, che nessuno poteva abitare nel Palazzo tranne il suo congiunto Vincenzo Lichinchi incaricato "di provocare il decreto regio per la creazione in Ente Morale della Biblioteca e Pinacoteca, che porteranno il mio nome e cognome. La Biblioteca e Pinacoteca saranno in perpetuo alloggiato nel detto mio Palazzo di abitazione come ora lo sono".
        Con regio decreto 18 luglio 1914, n. 963, su proposta del Ministro della pubblica istruzione dell'epoca, veniva eretta in ente morale la raccolta artistica e bibliografica lasciata dal defunto Camillo d'Errico con il nome di "Biblioteca e Pinacoteca Camillo d'Errico".
        Il 16 dicembre 1919 veniva approvato lo statuto che regolamentava il funzionamento dell'ente e stabiliva la sede nel Palazzo del cavalier Camillo d'Errico a tale scopo destinato in Palazzo San Gervasio (articolo 2 dello statuto).
        Il 10 giugno 1939 veniva presentato al Senato del Regno il disegno di legge n. 298 che nei primi due articoli recitava:

        "Articolo 1. - La "Biblioteca e Pinacoteca Camillo d'Errico" con sede a Palazzo San Gervasio eretta in Ente Morale con regio decreto 18 luglio 1914, n. 963, è trasferita a Matera. Il Ministero dell'Educazione nazionale destinerà all'uopo i locali adatti in Matera ed ha facoltà di aggregare la Biblioteca e Pinacoteca ed altre istituzioni similari della città.
        Articolo 2. - Sarà provveduto con decreto Reale, su proposta del Ministro per l'Educazione nazionale, alla riforma dello Statuto dell'Ente in quanto sia resa necessaria dal trasferimento di esso in Matera ed all'emanazione in ogni altra norma per l'attuazione della presente legge".

        Le motivazioni alla base di questa proposta erano due: la prima, che la Biblioteca e Pinacoteca, aperte al pubblico, avevano richiamato pochissimi visitatori, in quanto, per condizioni oggettive, Palazzo San Gervasio era abitato da gente "dedita completamente, o quasi, alle industrie agricole"; la seconda, che con il trasferimento della Biblioteca e Pinacoteca gli immobili potessero tornare in possesso degli eredi d'Errico.
        La proposta fu approvata e divenne legge 13 luglio 1939, n. 1082. Quando il convoglio partì da Palazzo San Gervasio con il prezioso carico, vi fu una fiera opposizione da parte della popolazione, defraudata di una legittima proprietà, che sfociò in numerosi arresti.
        Da quella data si è sviluppato un continuo contenzioso: da una parte l'ente nazionale Camillo d'Errico e la municipalità di Palazzo San Gervasio, protesi a riottenere il proprio patrimonio, e dall'altra l'amministrazione dello Stato, più che altro disinteressata a ripristinare la volontà testamentaria del d'Errico.
        In diverse circostanze (si vedano, in particolare, la nota n. 10659 del'8 gennaio 1958 indirizzata al comune di Palazzo San Gervasio ed al Museo Ridola di Matera con la quale la Direzione generale delle antichità e belle arti affermava "pur apprezzando i lodevoli intendimenti della città di Matera, ha ritenuto di confermare un precedente parere, e cioè che la raccolta d'Errico, in ossequio alla volontà del municipio donatore, debba ritornare a Palazzo San Gervasio" e le recenti prese di posizione del presidente della provincia di Matera favorevoli al rientro a Palazzo San Gervasio della Pinacoteca e Biblioteca) vi sono stati riconoscimenti del diritto di Palazzo San Gervasio, ma, per la difficoltà di abrogare la citata legge n. 1082 del 1939, non si è riusciti ad ottenere giustizia.
        La Città di Matera, così orgogliosa del suo patrimonio e ricca di civiltà giuridica, non può non convenire sul legittimo diritto dei "palazzesi", compaesani del "cavaliere", di riavere quanto loro appartiene.
        Così come la cittadina di Palazzo San Gervasio non può non riconoscere le premure e la cura con le quali le autorità materane hanno custodito a valorizzato in tanti anni il patrimonio d'Errico e, di conseguenza, il diritto "morale" della città dei sassi di poter continuare ad ospitare "in qualche modo" la Pinacoteca e Biblioteca d'Errico.
        Va segnalato, infine, che il comune di Palazzo San Gervasio, in ossequio alla volontà del d'Errico, ha acquisito al patrimonio comunale l'intero Palazzo d'Errico e con un intervento di restauro conservativo lo ha predisposto per accogliere la Pinacoteca e Biblioteca.
        Tanto premesso, appare indispensabile porre fine ad anni di sterile contenzioso e definire rapidamente la questione riportando la Biblioteca e Pinacoteca a Palazzo San Gervasio ed assicurando, però, la possibilità di esporre il ricco patrimonio di quadri e di libri anche nella città di Matera, attraverso un'opportuna intesa tra l'amministrazione comunale di Palazzo San Gervasio e la soprintendenza di Matera che ha in custodia Biblioteca e Pinacoteca.
        I quattro articoli della presente proposta di legge mirano, dunque, a questo risultato, prevedendo anche l'abrogazione della legge n. 1082 del 1939 che tradì forzatamente il testamento del cavaliere.
        In questo modo, finalmente, la volontà del gentiluomo Camillo d'Errico sarà effettivamente rispettata!




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