XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3217
Onorevoli Colleghi! - L'Istituto "SS. Trinità e
Paradiso" nasce nel 1677 per volontà di Monsignor Giambattista
Repucci, già Vescovo della città di Vico Equense in provincia
di Napoli. Il presule, infatti, con atto pubblico del 26
maggio 1677, rogato Cioffi, diede vita al Conservatorio
femminile detto, appunto, della "SS. Trinità e Paradiso", il
cui fine primario era quello di "provvedere alla educazione ed
istruzione di fanciulle appartenenti a famiglie di civile
condizione".
L'Istituto "SS. Trinità e Paradiso" è uno degli istituti
della Campania che, insieme agli educandati, ai collegi di
Maria e ad alcuni altri istituti, costituiscono il complesso
degli istituti pubblici di educazione femminile esistenti in
Italia.
Tali istituti sono ordinati dal regio decreto 23 dicembre
1929, n. 2392, e dal regio decreto 1^ ottobre 1931, n. 1312.
Pertanto l'Istituto "SS. Trinità e Paradiso", come tutti gli
altri istituti compresi nella tabella n. 4 allegata al citato
regio decreto n. 1312 del 1931, è da considerare ente pubblico
non statale, soggetto pertanto alla normativa degli enti
pubblici, anche sotto il profilo patrimoniale.
L'Istituto "SS. Trinità e Paradiso" è amministrato da un
consiglio di amministrazione, composto da un presidente e due
consiglieri, nominato dall'allora Ministero della pubblica
istruzione. L'articolo 6 del citato decreto n. 2392 del 1929
prevede che il consiglio può essere sciolto e in tal caso il
governo dell'ente è affidato ad un commissario straordinario
per la durata massima di un anno.
Nel corso degli anni molteplici consigli di
amministrazione e gestioni commissariali si sono succeduti nel
tempo, senza raggiungere i risultati previsti dallo statuto,
mediante la necessaria e proficua gestione del patrimonio
immobiliare.
In modo particolare negli ultimi decenni il passivo
finanziario è cresciuto al punto che dal bilancio consuntivo
al 31 dicembre 1997 si rilevava un disavanzo di lire
3.704.158.262.
Del grande patrimonio immobiliare dell'ente risulta a
tutt'oggi disponibile solo il fabbricato sede dell'ente
stesso, che si trova in un precario stato di conservazione, e
l'annessa chiesa non agibile a seguito del sisma del 1980. I
numerosissimi fondi agricoli di proprietà dell'ente furono
ceduti con contratti di enfiteusi e oggi di fatto non
forniscono nessuna rendita.
Nonostante il consiglio di amministrazione in carica abbia
avviato un programma di risanamento finanziario basato sulla
cessione in fitto di ampie parti del fabbricato sede dell'ente
al comune di Vico Equense, la situazione finanziaria appare,
comunque, irrecuperabile.
Per quanto premesso, risulta inevitabile (come già
avvenuto per casi analoghi) l'estinzione dell'Istituto
pubblico di educazione femminile "SS. Trinità e Paradiso" ed
il trasferimento del relativo patrimonio al comune di Vico
Equense, rispondendo così alla sollecitazione della pubblica
opinione vicana, nonché alla volontà ed agli orientamenti dei
fondatori, affinché l'Istitutò "SS. Trinità e Paradiso" possa
continuare ad assolvere la funzione educativa e culturale che
lo caratterizza.
Di questa sollecitazione si è reso anche interprete il
consiglio comunale di Vico Equense.
Inoltre, a testimonianza del grande stato di dissesto
finanziario dell'Istituto, si allega alla presente relazione
una sintesi della situazione finanziaria-gestionale (allegato
1).
L'articolo 1 della proposta di legge sancisce l'estinzione
dell'Istituto e trasferisce il patrimonio al comune di Vico
Equense.
L'articolo 2 stabilisce l'esenzione fiscale degli atti
necessari al trasferimento.
ALLEGATO
Relazione sintetica sullo stato finanziario-gestionale
dell'Istituto
"SS. Trinità e Paradiso" di Vico Equense (Na)
Premessa.
La presente relazione vuole rappresentare in modo
sintetico la situazione finanziario-gestionale dell'Istituto
"SS. Trinità e Paradiso" di Vico Equense.
Essa è articolata nei seguenti paragrafi:
1) situazione normativa e rapporti con l'ente tutore;
2) stato del patrimonio immobiliare dell'Istituto "SS.
Trinità e Paradiso";
3) situazione finanziaria.
Si ricorda che l'Istituto "SS. Trinità e Paradiso" è un
istituto pubblico di educazione femminile ai sensi dei regi
decreti 23 dicembre 1929, n. 2392, e 1^ ottobre 1931, n.
1312.
1. Situazione normativa e rapporti con l'ente
tutore.
L'Istituto è retto attualmente sulla base di uno statuto
del 1908. Le norme contenute nei citati regi decreti predevano
l'adeguamento dello statuto a quanto previsto dagli stessi. Da
una ricerca condotta su tutti gli atti disponibili presso
l'Istituto risulta che tale statuto, pur redatto ed inviato
agli organi di controllo, non è stato mai approvato dagli enti
preposti.
In ogni caso lo statuto mai approvato e quello vigente
prevedevano che l'ente tutore effettuasse un controllo sugli
atti ed autorizzasse spese che eccedevano la ordinaria
amministrazione.
Tale controllo si esplicava con un visto di approvazione
sulle deliberazioni del consiglio di amministrazione e
principalmente sul bilancio preventivo e consuntivo.
Agli atti risulta che tale controllo si è di fatto fermato
al 1978, periodo a cui fanno riferimento le ultime delibere
restituite con il visto di approvazione del provveditorato
agli studi.
L'attuale consiglio di amministrazione cercando di
restaurare un rapporto formale di corretta procedura
gestionale dell'ente ha sollecitato in varie forme e modi il
provveditorato agli studi di Napoli non ottenendo alcuna
risposta.
Da un punto di vista puramente formale tutti gli atti
successivi alla mancata approvazione dei bilanci di previsione
e consuntivi sono nulli. In conseguenza di ciò, tutti i
consigli di amministrazione che si sono succeduti da allora
avrebbero operato in modo illegittimo.
2. Stato del patrimonio immobilare dell'Istituto "SS.
Trinità e Paradiso".
Alla sua fondazione il patrimonio immobiliare
dell'Istituto era enorme ed era costituito da un fabbricato di
circa 4.000 metri quadrati coperti con annessa chiesa, che
costituiva la sede dell'ente, nonché da decine di fondi
agricoli distribuiti su tutto il territorio del comune di Vico
Equense.
I fondi agricoli furono ceduti con contratti di enfiteusi.
Parte di tali contratti si sono risolti con l'affranco e la
definitiva perdita di proprietà dell'ente, con somme risibili
ricevute dall'ente stesso e altri contratti sono ancora in
essere con rendite enfiteutiche annuali anch'esse risibili,
che per molti anni non sono state nemmeno riscosse.
Nel 1995 l'amministrazione dell'ente effettuava una
ricognizione su tali contratti da cui emergeva che i fondi
originali avevano subìto frazionamenti ed i costi legali
nonché le perizie di valutazione rendevano problematico e
antieconomico procedere sia per il recupero delle somme dovute
per i canoni enfiteusi sia per l'eventuale affranco, reso del
resto impossibile dalla mancanza di un qualsiasi contatto con
l'ente tutore.
Il fabbricato sede dell'Istituto è stato danneggiato dal
sisma del 1980 ed in seguito a tale evento il convitto, che
ancora funzionava, venne definitivamente chiuso.
Successivamente furono effettuati dei lavori di consolidamento
che non hanno interessato la chiesa annessa al fabbricato che
è inagibile e da allora chiusa al culto.
L'immobile, nonostante siano stati fatti negli ultimi due
anni lavori di manutenzione, si presenta in un precario stato
di conservazione e sono da rifare tutte le facciate esterne e
parte dei tetti di copertura, parte degli impianti elettrici e
degli impianti idraulici, non esistono un impianto di
riscaldamento, un impianto antincendio e le scale di
sicurezza. Tali lavori, escludendo il restauro della chiesa,
ammontano ad oltre 1 milione di euro.
3. Situazione finanziaria.
Le risorse economiche a disposizione dell'Istituto erano
originariamente costituite da:
a) rendite patrimoniali (censi e canoni);
b) contributi ministeriali;
c) rette delle convittrici.
Con gli anni si è verificata una modifica sostanziale di
tali fonti di finanziamento, in particolare i contributi
ministeriali sono cessati, verso la metà degli anni 70, con il
trasferimento delle competenze alle regioni e poi ai comuni
circa le rette a carico dello Stato.
Le rendite patrimoniali per i motivi esposti, si sono di
fatto ridotte a valori insignificanti.
Così, in effetti, la voce di entrata su cui per molti anni
si è basato il bilancio dell'Istituto è costituita dalle rette
pagate non già da convittrici ma da studentesse esterne.
L'Istituto si è trovato a gestire scuole materne ed
elementari per bambini e bambine ed un istituto magistrale
solo femminile a cui si aggiunse poi un liceo linguistico.
Complessivamente l'Istituto è giunto a contare oltre 500
studenti.
La gestione effettiva delle istituzioni scolastiche era
affidata, mediante un rapporto di convenzione, a delle
religiose che fornivano anche parte del corpo docente. Agli
inizi del '900 tutto il corpo docente era formato da suore ed
era previsto un sistema di reclutamento mediante concorsi
locali secondo quanto previsto dallo statuto e dalle leggi di
riferimento. Con l'incremento delle alunne esterne non
convittrici e con la riduzione delle suore disponibili si è
sempre più fatto riferimento a docenti esterni che venivano
reclutati per lo più in modo discrezionale.
Un gruppo di docenti, verso la fine degli anni '80, inizia
in blocco un'azione legale contro l'Istituto che porta a delle
sentenze definitive di condanna verso l'inizio degli anni
'90.
Parte di tale gruppo di docenti ha diviso in due azioni le
proprie rivendicazioni e per la seconda parte pendono ancora
delle vertenze presso gli uffici giudiziari di Sorrento. A
seguito delle sentenze definitive l'Istituto nazionale della
previdenza sociale (INPS) effettuò una verifica ispettiva
elevando un verbale di contestazione.
Nel modello C/1 allegato al bilancio consuntivo 1997
dell'Istituto si rileva che sul residuo passivo calcolato in
lire 3.704.158.262 si possono individuare le somme:
a) lire 2.789.187.093 per rivendicazioni di ex
docenti comprensive dei compensi ai legali;
b) lire 640.900.110 per importi dovuti
all'INPS;
c) lire 212.066.079 per stipendi antecedenti al
1993 non corrisposti;
d) lire 95.116.568 per forniture e prestazioni non
pagate antecedenti al 1994.
Per le somme di cui alla lettera b) per importi
dovuti all'INPS si è usufruito dell'ultimo condono
previdenziale per la somma di 393.000.000, suddiviso in 60
rate di lire 6.550.000, mentre per la restante quota pari a
lire 240.000.000 è stato presentato ricorso in quanto la somma
non è dovuta quale ente di diritto pubblico.
La somma di cui alla lettera a) fa riferimento a:
1) 33 vertenze con sentenze definitive: lire
1.905.411.969;
2) 30 vertenze ancora in corso: lire 730.412.079;
3) oneri per i legali di parte avversa: 69.074.060.
Dal 1997 il consiglio di amministrazione dell'Istituto ha
deciso di affittare al comune di Vico Equense parte
dell'immobile, sede dell'Istituto stesso, per la scuola
materna comunale, per la biblioteca e per uffici per
l'Informagiovani in modo da ricavare delle risorse da
destinare a coprire sia le spese ordinarie che a ripianare
debiti pregressi secondo un piano che prevede un maggiore
coinvolgimento del comune di Vico Equense e di altri enti.
Attualmente l'Istituto ha:
a) due unità di personale di segreteria con
contratto a tempo indeterminato per 36 ore settimanali;
b) una unità di personale ausiliario con contratto
a tempo indeterminato per 24 ore settimanali;
c) un corpo docente e direttivo, pari a 16 unità,
con contratto a tempo determinato.
L'Istituto ha attualmente attive solo 3 classi:
a) IV anno magistrale (ultimo anno);
b) II anno liceo psicopedagogico con 10 alunni;
c) III anno liceo psicopedagogico con 15
alunni.
Nell'anno scolastico 1997-1998 è stato chiuso il liceo
linguistico per mancanza di iscritti. Nell'anno scolastico
1998-1999 non si è formata la classe I del liceo
psicopedagogico per mancanza di iscritti.
Il consiglio di amministrazione aveva deliberato che se
per l'anno scolastico 1999-2000 non si fosse formata una prima
classe con almeno venti unità, si sarebbe proceduto alla
chiusura del liceo psicopedagogico. Questo perché le rette
pagate dall'esiguo numero di ragazze frequentanti non avrebbe
permesso di far fronte alle spese correnti tra cui,
principalmente, il pagamento degli stipendi, secondo quanto
previsto dai contratti di lavoro, al personale e quindi di
prevenire ulteriori vertenze di lavoro.
Conclusioni.
In definitiva da quanto esposto appare evidente che:
a) l'Istituto non è in grado di far fronte con le
esigue risorse disponibili al risanamento finanziario e alla
conservazione della proprietà immobiliare costituita dal
fabbricato sede dell'Istituto stesso e dell'annessa chiesa;
b) con la chiusura delle istituzioni scolastiche
per mancanza di iscritti viene a mancare il fine principale
dell'Istituto.