XIV LEGISLATURA
RELAZIONE - N. 3201 - 3200-bis-A-ter
Onorevoli Colleghi! - La nostra relazione (che è la logica
proiezione della mozione alternativa di politica economica
recentemente da noi presentata e articolata in centocinquanta
emendamenti alla finanziaria) intende assumere un significato
politico forte nel nuovo contesto. Noi pensiamo che vi sia la
necessità di cominciare ad organizzare, anche sul piano
programmatico, un altro punto di vista. Viviamo un mutamento
di fase. La tendenza generale, infatti, è quella di un'onda
lunga del conflitto sociale. La critica sociale al governo
assume tendenze più marcatamente classiste. La nostra
impostazione è del tutto autonoma da quella dell'Ulivo che
mostra, su punti rilevanti, una coazione a ripetere errori di
rigorismo liberista o, a volte, di illusorio alleantismo
politicista. Noi intendiamo collocarci su un tratto preciso
della nuova fase: riteniamo, oggi, più realistico il passaggio
dalla resistenza alla costruzione di obiettivi alternativi,
sui quali tenteremo di costruire la massima unità possibile
delle opposizioni. Vi sono le condizioni per rompere gli idoli
imposti dall'egemonia liberista su due punti discriminanti:
sul ruolo dello stato e sul Patto di stabilità europeo. Vi è
un vero e proprio mutamento dei paradigmi dentro la crisi
della prima fase della globalizzazione liberista; in un
contesto internazionale in cui il protezionismo militare
accompagna la guerra "preventiva" di Bush, mentre si
moltiplicano i segnali di crisi come il crollo delle borse ai
livelli del 1987. Proprio in fasi siffatte occorre costruire
politiche economiche che incidano sulla formazione sociale,
che siano in grado di mutare il ciclo: parlo di una critica
sul campo dell'economia politica liberista, articolata punto
per punto, contrapponendo nostri parametri a quelli del
governo.
Un preciso disegno strategico
E' un abbaglio, infatti, illudersi che questa
finanziaria sia debole e puramente propagandistica. Essa ha un
preciso impianto strategico: scioglie, sotto l'incalzare della
crisi, l'intreccio tra populismo e liberismo (che è l'identità
di questo governo) in una direzione padronale e proprietaria.
Emerge dai disegni strutturali: smantellamento di tutte le
pubbliche amministrazioni, della sanità e della scuola
pubblica, privilegiamento della rendita, esaltazione
dell'affarismo, identificazione del profitto delle imprese con
le politiche di sviluppo. Il governo si affida, nel contesto
della crisi, agli "spiriti animali" del mercato, evoca la
detassazione delle fasce medio-alte come fattore automatico di
sviluppo, devasta il patrimonio ambientale e culturale,
considera il Sud un territorio "senza qualità". La finanziaria
penetra profondamente nella struttura sociale, la frammenta,
la corporativizza. Gli enti locali subiscono un attacco
durissimo: blocco delle assunzioni, divieto di ricorso
all'indebitamento per mutui, taglio delle spese in beni e
servizi. E' una trappola devastante: devoluzione liberista da
un lato e patto di stabilità interno dall'altro. Dobbiamo
saper costruire, per reagire, una connessione tra assemblee
elettive e cittadinanze, anche attraverso adeguate forme di
mobilitazione e di "disubbidienza" alla finanziaria. Partendo
dalla difesa
e dalla qualità dei servizi pubblici per cittadine e
cittadini, sia utenti dei servizi, sia lavoratrici e
lavoratori.
Patto di stabilità europeo
L'effetto macroeconomico della manovra sarà restrittivo
sulla domanda finale. Il saldo totale prevede una riduzione
della spesa pubblica dello 0,5 per cento del PIL ed una
riduzione dell'indebitamento pari a 12,5 miliardi di euro per
rispettare i vincoli del Patto (mentre l'economia è immersa in
una stagnazione prolungata che rischia di tramutarsi in aperta
recessione). E' necessario (e possibile) mettere in
discussione il Patto, aprire spazi reali ad una politica
monetaria anticiclica, individuare forme di controllo della
circolazione dei capitali, imporre una ridistribuzione dei
redditi più equa e di sostegno della domanda interna,
ricercare una politica industriale comune europea, battersi
per una Carta dei diritti dei lavori e dell'ambiente. Prodi
scopre proprio ora che quel Patto è "stupido" perché il
"baraccone liberista" non regge più e sono saltati tutti i
criteri fissati dai Trattati. Le politiche restrittive hanno
concorso attivamente alla crisi economica e sociale del
continente. Oggi la rimessa in discussione del Patto può
coincidere con l'allargamento ad altri dieci paesi che
produrrà, alle condizioni attuali, centinaia di migliaia di
nuovi disoccupati. Il governo italiano si allinea alle
tecnocrazie europee. Mentre il governo francese e quello
tedesco, con un'indicazione politica decisa, annunziano forti
pressioni per la revisione, politiche monetarie più espansive,
deciso aumento degli investimenti pubblici. La rimessa in
discussione del Patto si proietta, per noi, anche su un ruolo
alternativo dello Stato e dello spazio pubblico.
Intervento pubblico in economia
Facciamo qui proposte che alludono alla qualità dello
sviluppo, al rapporto tra produzione ed ambiente, tra
territorio e socializzazione, ai diritti del lavoro. Partiamo,
classicamente, dai punti di massima crisi sociale. Mettiamo a
tema, quindi, innanzitutto, la diffusa emergenza occupazionale
(nel settore privato, nella scuola, nella sanità, negli enti
pubblici, nelle autonomie locali). Una crisi del lavoro che si
ricollega ad un "declino industriale" vero e proprio, ad un
ruolo sempre più marginale nella divisione internazionale
delle produzioni e dei lavori, ad una competitività ricercata
nell'inseguimento del lavoro al prezzo più basso e nella
precarizzazione estrema, invece che nella qualità del
prodotto, nell'innovazione tecnologica, nella formazione.
Mentre l'uso proprietario del territorio, dell'acqua,
trasformano i beni in merci, ne fanno luogo privilegiato del
processo di accumulazione del capitale. Il Governo non vuole
vedere il "disastro" di un'inflazione al 2,7 per cento, non
dipendente né da fattori oggettivi, né internazionali (è la
tassa più odiosa contro i più deboli); né vuole ammettere che
non vi è un solo indice economico che non peggiori. E non vi è
più l'arma della svalutazione; sarebbe obbligatorio cambiare
radicalmente politica economica (ma il Governo deve rispondere
ai suoi azionisti di maggioranza). Abbiamo presentato come
emendamento la nostra proposta sulla nazionalizzazione della
Fiat che a questo allude: la vicenda Fiat è cartina al
tornasole del fallimento di un'intera strategia industriale.
Aggrediamo il nodo dell'intervento pubblico in economia,
dentro l'orizzonte della riconversione della Fiat in un polo
pubblico della mobilità e un modo nuovo di concepire il "bene
auto", in una ricerca di formule partecipative e autogestite,
con una riduzione dell'orario di lavoro in un rapporto
alternativo tra tempi di lavoro e di vita. Intervento pubblico
in economia è anche il nodo, per noi così significativo, della
"nuova questione meridionale": contro la "zona franca" che il
Governo sta costruendo, rilanciamo programmazione,
pianificazione, politiche strutturali. E' sbagliato e dannoso
considerare solo politiche di incentivazione alle imprese. Vi
sono spazi, costruendo mobilitazione, organizzando conflitto,
per un
nuovo intervento pubblico: salario sociale, piani per il
lavoro che raccordano nuova occupazione e messa in sicurezza
del territorio, rilancio strutturale dei lavori socialmente
utili in un impianto di sviluppo autocentrato.
Social Forum Europeo
Accanto al misero trucco populista governativo - che
dobbiamo saper demistificare anche con i numeri - riguardante
l'IRPEF, abbiamo, invece, abbattimenti reali dell'IRPEG e
dell'IRAP, la riproposizione dello "scudo fiscale"
(ringraziano gli evasori ed anche i riciclatori di denaro
sporco), il concordato fiscale (che il Governo si affanna a
trasformare in condono fiscale), la sanatoria delle liti
fiscali pendenti. Dobbiamo, a livello di massa, lavorare sui
dati delle associazioni dei consumatori che dimostrano che,
alla fine del rapporto fra sgravi IRPEF e mancati
trasferimenti agli enti locali, alcune centinaia di euro
l'anno usciranno dalle tasche delle classi medio-basse,
compresa la reintroduzione degli odiosi tickets sulla
salute; in secondo luogo, dobbiamo ricordare che, per la prima
volta, esplicitamente in una finanziaria, lo Stato-datore di
lavoro prevede licenziamenti, a partire dalla scuola. Si sta,
inoltre, preparando il colpo definitivo alle pensioni e alla
loro pubblicità, facendosi scudo di una iniziativa europea a
cui, del resto, con un proprio pessimo progetto, il governo
italiano sta attivamente contribuendo. All'abbattimento della
sanità pubblica ed alla privatizzazione della scuola e della
formazione, contrapponiamo proposte di qualificazione,
socializzazione, crescita dell'occupazione, stabilizzazione
dei precari.
Così come all'imbroglio fiscale di Tremonti, che abbatte
anche i codici costituzionali della progressività,
contrapponiamo proposte di riforma fiscale alternativa
fortemente progressiva, tesa a ridurre evasione ed elusione
fiscale, a far pagare speculazione e rendita finanziaria. Un
ampio schieramento politico ripropone la Tobin tax. La
nostra idea di ridistribuzione equa delle risorse trova anche
attuazione nelle proposte di adeguamento salariale automatico
all'inflazione reale, di aumento della pensione per tutti con
conseguente tetto per le pensioni "massime" affinché non
possano superare di dieci volte quelle "minime", di una
riforma della sanità che la renda realmente gratuita,
efficiente, mettendo al centro la persona e i soggetti che
esprimono bisogni maggiori a partire dal proletariato
migrante. Noi pensiamo, in definitiva, che si possa imporre,
con il conflitto sociale, un rovesciamento del paradigma
dominante; proponiamo che i "parametri liberisti" siano
sostituiti da "parametri sociali", da una grammatica, cioè,
dei diritti e dei poteri sociali. Il Forum sociale europeo,
che si svolge nei medesimi giorni nei quali si discute la
finanziaria, è, non a caso, luogo di confronto ed iniziativa
che allude ad un possibile mutamento di rotta.
Giovanni RUSSO SPENA,
Relatore di minoranza